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Michele Di Salvo
08 Nov

Dieci anni fa... l'ultimo numero di Cuore (18 settembre 2011)

Pubblicato da micheledisalvo  - Tags:  Cuore, Editoria, giornali, Italia, Standard, satira

Dieci anni fa chiudeva definitivamente “Cuore” – la storica testata di satira.

Avevo ventiquattro anni quando ne divenni editore.

Altri tempi, un paese che stava cambiando e nemmeno lui sapeva quanto e verso dove.

Ci impiegammo tre mesi a immaginare la nuova testata, ripensare una satira di cui si pensava non ci fosse più bisogno, persi dietro la comicità spettacolo offerta in maniera apparentemente gratuita dalla televisione commerciale.

Quella creava miti, idoli, e guadagni facili.

A me la testata piaceva, e la vedevo come una sfida.

Soprattutto nel mettere insieme le persone, e tenerle nel giusto equilibrio di spazi limitati delle sedici pagine…

Immaginammo tutto daccapo: formato, carta, grafica, redazione…

Demmo spazio a ragazzi che per la prima volta scrivevano su una testata periodica accanto a nomi “giganti”.

Una redazione in cui Riccardo Mannelli riuscì a tenere dentro, in costruttività e rispetto, Susanna Schimperna (straordinario direttore responsabile), Permaria Romani, David Vecchiato, Geraldina Colotti, Francesca Crisafulli, Ciaci El Kinder, Giulio Gargia, Alberto Graziani, Giga Melik, Luca Saraceni, Gaetano Leonardi, Fulvio Abbate, Manuela Aldabe, Cristiano Armati, la redazione (tutta) di Blob, Enrico Caria, Stefano Disegni, Desiderio, Luca Falcone, Toni Frigo, Gipi, Francesca Longo, Daniele Luttazzi, Carmelo Maiorca, Miguel Angel Martin, Matteo morder, Beppe Mora, José minoz, Gino Nardella, Roberto Perini, Luisa Pronzato, Stefano Ricci, Amerigo Rosticini, Federico Simoni, Marco Travaglio, Vauro, Vincino, Mario Addis, Brunella Ascari, Roberto Battestini, Francesca Di Mattia, Daniele Faiola, Stefano Libertini, Francesco Malcom, Maicas, Claudio Sccarpelli, Sandro Staffa, Max Trager, Carlos Trillo, Marta Palazzo, Maurizio Minoggio, Michele Fiore, Madame Chandra, Kaman, Andrea Natella, Carlo Nannetti, Maurizio Ribichini, Helena Velena, Stefano Ricci, Silvia Angelucci, Chiara Rapaccini... e certamente dimentico molti collaboratori...

……

C’era un rito alla redazione del Pigneto: la colazione del giovedì mattina.

Quando il numero settimanale era stato chiuso e trasmesso in tipografia e …quel giorno dopo non si aveva nulla di particolare da fare.

E si parlava di tutto, e ci si confrontava, grandi e piccoli, veterani e “carne fresca”, di cosa fosse il buongusto, la satira, la battuta, la realtà…

È in quella redazione e in quel modo di fare e vedere le cose, che la mia tendenza al “pensiero terzo” si è radicalizzata ed ha attinto a piene mani la voglia inarrestabile di cercare sempre una terza interpretazione delle cose.

Ed è lì che capii definitivamente che un pensiero veramente intellettualmente onesto e indipendente fosse un valore, e la sua cartina di tornasole di autentica indipendenza fosse il non essere di parte.

Era l’estate del duemilauno.

L’anno del G8 di Genova, in cui la mia redazione era alla Diaz, ed io l’unico editore che accompagnava la redazione. In un lungo interminabile e bellissimo viaggio in macchina da Roma a Genova, passando per Pisa, Firenze e Livorno per incontri con i lettori.

A Genova noi smontammo alle 20.30… e alle 21.04 ci fu l’irruzione.

Avevamo appena passato il casello.

Alle volte nel mio lavoro incrocio spesso discussioni in cui accidentalmente si mettono in mezzo questioni di “buongusto”, di cosa sia bello, di cosa sia appropriato o meno dire o scrivere… e il mio pensiero torna a quella redazione, a quelle parole libere… in un giornale in cui come editore credo di non aver mai messo bocca, se non per allargarne la redazione…

Oggi dopo dieci anni mi chiedo se ci sia spazio ancora per la satira, quella vera, in questo Paese.

E la mia risposta è sempre la stessa: no.

Ci si accontenta, tutti, sella sopravvivenza situazioni sta in rete di qualche voce, di qualche vignetta, di qualche intervento, che ci dia l’illusione culturale e collettiva che la realtà sia ancora dissacrabile e affrontabile e discutibile.

E invece no, è un anestetico collettivo.

Persi in questo paese che ancora persevera nel dibattere sul “buongusto” di una campagna pubblicitaria, del “non è il caso di criticare la propria parte altrimenti si favorisce l’avversario”, in cui “la verità” va bene – intellettualmente – solo se di parte e solo se ci favorisce.

Pronti ad autoassolverci – tutti e indistintamente – con l’attenuante generica dell’altro che è peggiore di noi, e del facile voyeurismo del vizio altrui e della magagna.

Questo è il paese in cui non c’è nemmeno posto per le inchieste giornalistiche che non siano o politicamente corrette o versione notizia di articoli proprio di settimanali rosa.

Nella Francia che talvolta critichiamo e la cui sinistra spesso stimiamo, fu un giornale di satira, Le Canard Enchaîné, a portare in auge lo scandalo dei diamanti di Bokassa, a seguito del quale non venne rieletto l’allora presidente francese Valéry Giscard d'Estaing.

Il Canard ancora oggi vende 400mila copie settimanali.

Da noi i miti sono i tronisti, che fanno le copertine dei giornali che tirano unmilione di copie.

No, in questo paese non c’è posto per la satira.

La realtà, come amaramente commentavamo dieci anni fa, la supera da sola.

http://www.facebook.com/media/set/?set=a.110036592376344.4776.100001100109593&type=1

http://disalvoeditorenet.wordpress.com/tag/il-cuore/

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