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Michele Di Salvo
08 Nov

il profumo del gelsomino (14 maggio 2011)

Pubblicato da micheledisalvo  - Tags:  Appunti di viaggio, Gelsomino, Standard

Stamattina sono uscito per venire in ufficio.

Come sempre, per dedicarmi a quelle piccole cose che richiedono calma, attenzione, e che ci trasciniamo per tutta la settimana.

Oggi a Napoli fa caldo. Giornata di mezzo tra la primavera e l’estate che attendiamo tutti. Non solo da un punti di vista climatico e stagionale.

A metà della mia passeggiata, una intera parete di gelsomini in fiore, dal profumo acre e delicato.

Proprio ieri, in treno, ho letto un articolo secondo cui in Cina hanno appena vietato la vendita di questo piccolo e tenace fiore.

Simbolo di serenità questa volta è toccato al fiore con cui in Cina si aromatizzano tè e pietanze, il gelsomino, colpevole di poter evocare immagini rivoluzionarie. Da quando è diventato il simbolo delle rivolte tunisine contro Ben Ali, Pechino ha deciso di censurare la parola divenuta l’emblema della democrazia.

La scure della censura si è così abbattuta nel Paese: qualsiasi documento che rechi la traduzione cinese della parola gelsomino è censurata, il festival del gelsomino, evento che si tiene ogni anno nello Guanxi, è stato annullato e persino i fiori sono stati tolti dal mercato. Molti dei fiorai, che da marzo hanno registrato un crollo vertiginoso dei prezzi relativi al gelsomino (ora a circa 75 centesimi a pianta), hanno accusato perdite ingenti. Anche il video in cui il presidente Hu Jintao che recita “Mo Li Hua” (un poema dedicato al gelsomino) è scomparso dalla rete, mentre sono stati bloccati su pc e cellulari i caratteri cinesi che compongono la parola gelsomino. Da circa 3 mesi, cioè da quando sono iniziate le rivolte nei Paesi nordafricani e del mondo arabo, il governo cinese sta facendo di tutto per tentare di controllare eventuali venti di sommossa, giungendo perfino a censurare la pianta considerata sovversiva. Nei mesi di febbraio e marzo erano infatti circolate via web alcune proposte per una rivoluzione del gelsomino cinese, che hanno avuto scarso seguito ma dalle quali le autorità di Pechino hanno evidentemente voluto mettersi ai ripari.

Ma i miei ricordi sono andati alla tradizione siciliana, terra “gialla” nei miei ricordi di infanzia, dal sole forte e dai visi “antichi” che mi hanno accolto a lungo quando ero adolescente.

Il gelsomino in Sicilia è quasi avvolto da una dolce e romantica sacralità, che lo vede impiegato negli aromi di pasticceria, di liquori, di profumi… e quando è primavera è come se l’amore stesso accompagnasse la voglia di rinascita e rigenerazione attraverso lo sbocciare di questa pianta.

Secondo una credenza araba il paradiso è profumato di gelsomino perché questo fiore simboleggia l'Amore divino.

Una leggenda araba racconta che un giorno la madre di tutte le stelle, Kitza, stava preparando nel suo palazzo di nuvole gli abiti d'oro per i suoi figli quando giunse un gruppo di stelline che si lagnavano delle loro vesti. "la mia è troppo larga", "la mia non risplende abbastanza", "la mia non è guarnita di gemme", " io la vorrei attillata", "io meno fulgida". Strepitavano confondendo la povera madre. "Bimbe mie, non fate chiasso" pregava Kitza. "Non fatemi perdere tempo. Molte sorelle sono ancora nude e potrebbero ammalarsi". Ma le stellucce capricciose non le davano retta e continuavano a protestare. Finchè passò da quelle parti il re degli spazi, Micar;udendo quel chiasso, entrò nel palazzo: "Che succede qui dentro?" domandò con voce tonante.

Le stelle, spaventate, diventarono sottomesse e docili, ma non poterono nascondere la verità. Allora Micar, sdegnato urlò:" Poichè siete così egoiste e pretenziose, vi caccio dal firmamento". Strappò loro gli abiti d'oro e le scagliò come ciottoli nel fango della terra.

La madre cadde in un inconsolabile dolore: "mi hai tolto dalle vene molte gocce di sangue, inflessibile Micar. Che mai faranno le mie povere stelle in mezzo al fango? Gli uomini e le bestie le calpesteranno e le umilieranno".

La Signora dei giardini, Bersto, provò pietà per la povera madre. "Kitza" disse "potrei aiutare le tue povere figlie. Le trarrò dal fango trasformandole in fiorellini profumatissimi". Così nacquero i gelsomini, le stellucce della terra.

Ogni gelsomino, secondo la specie e il colore, che può variare dal bianco al rosa al giallo e al rosso, esprime un sentimento, uno stato d'animo o un desiderio.

Il bianco è segno di Amabilità, il giallo di Felicità.

Se si è timidi e non si sa come farlo capire alla propria amata, le si regalerà un gelsomino notturno, emblema di Timidezza. Se si vuole semplicemente esprimere Simpatia si cercherà quello del Malabar, a fiore doppio. Quando si è giunti alla sospirata conclusione del corteggiamento, il gelsomino rosso delle Indie dirà:"Desidero carezzarti,voglio attacarmi a te!". E per vincere le ultime resistenze sarebbe opportuno aggiungere quello del Goa per dire:" Tu superi ogni beltà".

Ma anche gli amori tramontano: e chi vorrà far capire delicatamente che è giunto il momento della Separazione invierà un gelsomino della Virginia.

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Simbolo di tranquillità e serenità.

Simbolo d’amore.

Segno di bellezza e delicatezza.

Simbolo rivoluzionario.

Qualsiasi sia il suo significato… il gelsomino (jasmìn – la principessa di aladino) è risveglio sereno… tranquillità dell’abbraccio… affetto e “aroma” delle cose dolci e buone…

E questo suo profumo… in questo giorno… con i suoi significati e le sue leggende e le sue storie… spero vi “abbracci” e vi faccia una “carezza di compagnia” come ha saputo regalare a me.

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