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Michele Di Salvo
08 Nov

L’economia dei bisogni fasulli

Pubblicato da micheledisalvo  - Tags:  bisogni, Economia, economia, falsi, finanza, Mercato, Standard, Società

Nel “mondo moderno” – fatto della e dalla comunicazione dell’apparenza e del bisogno indotto – le regole dell’economia sono semplificate essenzialmente a una: consumo.

In questa corsa, che viene drogata in ogni ambito, quasi fosse una sorta di caccia all’accaparramento, tutto è utile al risultato.

I nostri figli vogliono sempre qualcosa in più; non è “l’oggetto” in sé ma “l’oggetto ulteriore” – l’avere per l’avere”.

Questa “religione quotidiana” ad avere “altro” colpisce tutti, e induce le aziende, i manager, le banche, alla ricerca del “risultato di crescita numerica” come unico traguardo possibile e immaginabile, senza alcun limite alla sua declinazione metodologica.

Vogliamo ormai tutti sempre di più, a sempre meno.

E questo “meno” ha un costo ormai sempre più elevato.

Perché in economia, se da qualche parte togli, da qualche altra non puoi non mettere… o perdere!

Proviamo ad analizzare tre dati apparentemente differenti…

Il primo, riguarda in maniera quasi invisibile, quei piccoli oggettini di ogni tipo praticamente usa-e-getta made in China che ciascuno può comprare su qualsiasi “bancarella”.

Mediamente il prezzo al cliente si aggira intorno all’euro – e si va dal cacciavite, al giochino per bambini, alla torcia elettrica, al mouse… batterie incluse.

Mediamente ciascun euro viene così diviso: 6% costo di produzione (locale), 12% materie prime, 22% spese di trasporto, imballo, e di commercializzazione, 10% “ricavi”… 50% alle varie “criminalità” legate alla vendita ed alla importazione.

Il dato che manca è che per avere un prezzo “così basso” (come noi consumatori richiediamo e pretendiamo senza chiedere né chiederci nulla!!!) intanto le condizioni di vita e di lavoro e di tutela (per 6cent/euro) sono quello che sono, ma mediamente abbiamo un costo ambientale (in termini di danno diretto) di circa 1,90euro per ogni euro speso, e un’incidenza globale di altri 70cent (tra rifiuti degli imballi e costo ambientale per la lavorazione e il trasporto delle materie prime necessarie).

Traducendo questo semplicissimo dato: pur di pagare (semmai anche storcendo il naso, ritenendo il prezzo troppo elevato) un solo euro, finanziamo per 50cent la criminalità, inquiniamo per 2,60 euro, e alimentiamo condizioni di vita e di lavoro ai limiti della civiltà… poi scendiamo in piazza in difesa dei diritti civili in Cina… con le cuffie da un euro nel lettore mp3|

Il secondo dato riguarda una vicenda “piccola” che però è significativa e simbolica.

Louis Vuitton ha aperto di recente un mega negozio lussuosissimo a Napoli, in una delle vie commerciali valutate tra le prime dieci d’Europa (?!).

Costo del negozio “ufficiale” 6milioni per il primo anno (tra buonuscita dell’esercente precedente, ristrutturazione dei tre negozi, ceditura del precedente negozio, canoni e avviamento, personale, allestimento, merce, formazione, security…

Stipendio del direttore: 10mila euro al mese.

Dopo tre mesi la casa madre francese ha notato che “gli scontrini battuti superavano la “quantità” della merce entrata”… tradotto: nel negozio veniva venduta “una certa quantità” di merce contraffatta.

Direttore licenziato, tutto in perfetto stile francese mantenuto “in sordina”…

Quello che conta è “avere” la griffe del momento, nel negozio del momento. Un tempo equivaleva anche a richiesta di una certa qualità. Che un tempo, la si sapeva riconoscere. Adesso, conta solo in che negozio entri, e con quale borsa ti fai vedere. Quello che c’è dentro non lo si conosce nemmeno. E nemmeno conta.

Il terzo dato potrebbe sembrare “tecnico” ma non lo è, e ci riguarda tutti, molto più di quanto possiamo immaginare.

Nonostante le singole bolle speculative e crack finanziari, attualmente il “prezzo nominale” dei titoli circolanti nel mondo è pari a 12 volte il “reale” valore circolante.

Tradotto in cifre, per ogni 100euro, se mettessimo tutti all’incasso tutto, non potremo ricevere più di 8,34 euro!!!

La differenza tra i 100euro nominali e gli 8,34euro reali è nelle “stime”, nelle “valutazioni”, negli articoli di giornale, nel profitto dei professionisti, consulenti societari, e soprattutto (68%) banche!

E’ il mercato del “danaro in cambio di danaro” in un sistema tale per cui il debito si ripaga facendo altro debito, interessi inclusi, che si sommano al precedente senza che nulla vada a finanziare la produzione reale.

E sempre con il mercato del “debito” si finanzia un consumo drogato e necessario a tenere in equilibrio questa nave: che sia la carta di credito per acquistare la borsa Vuitton del negozio di Via de’Mille a Napoli, o il giocattolino da un euro per un bambino che ha inculcata dalla televisione la regola del chiedere e possedere. Televisione che sopisce e sostituisce la babysitter.

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