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Michele Di Salvo
08 Nov

La vecchia Europa e quella che verrà

Pubblicato da micheledisalvo  - Tags:  Banche, debito pubblico, Economia, europa, finanza, Italia, lavoro, Mercato, Merkel, Politica, Standard, Sarkozy

Cosa c'è davvero dietro a quel sorriso di scherno e intesa tra la Merkel e Sarkozy?

C'è la nuova intesa tra le due economia più importanti del vecchio continente, che sino a tre anni fa costituivano il 40% del pil europeo, ed oggi, grazie alla "crisi finanziaria", alla loro capacita' produttiva interna, alla loro "solidità" economica, pesano, da soli, il 60%.

Francia e Germania, da soli, attraverso le proprie banche, hanno in mano il 60% del debito pubblico greco, il 45% del debito spagnolo e portoghese, e il 40% di quello italiano (la Francia da sola ha circa 450mld di euro di titoli italiani).

A differenza del nostro Paese, cresciuto con "piccole banche" che facevano grandi favori alla politica locale e e nazionale (e per questo rimasto tutto sommato "piccolo" e spesso con logiche e dimensioni provinciali) nel resto d'Europa il sistema bancario e' stato sempre visto come una "istituzione paritetica" in cui alla pari il governo poteva chiedere interventi diretti, imporre regole chiare, e i grandi istituti di credito e finanziari a loro volta, soprattutto nelle scelte di espansione e di acquisizione all'estero, potevano contare sul supporto del proprio Stato.

Dietro alle grandi opere e infrastrutturali tedesche, prima dei fondi pubblici, sempre le grandi banche a sostegno di opere "vere", utili, e redditizie.

Dietro la politica estera francese post coloniale, i grandi interventi, massicci e protetti anche militarmente, di societe' generelle, nelle partecipazioni in banche estere, nella negoziazione delle grandi transazioni di armi e preziosi, nelle attività minerarie.

Sempre la mediazione e l'assistenza del governo nei grandi affari di credit agricole, bnp, credit commerciale, sia nell'acquisto di società all'estero che, soprattutto, nell'acquisizione di altre banche.

Nel sistema americano, la finanza e' la terza gamba dello stato. Alle speculazioni di mercato viene affidata la valutazione delle politiche industriali, e dalle performance finanziarie dipendono pensioni e liquidazioni (basti pensare che in quel sistema, il 40% del reddito medio e' di natura finanziaria, dai fondi pensioni, a quelli assicurativi).

Nel sistema "europeo" franco-tedesco le banche sono una sorta di braccio-armato-operativo dei governi, che non potendo più intervenire in maniera diretta sui mercati e sulle imprese, "garantiscono" (ne e' un esempio il "fondo di ricapitalizzazione" di cui si sta parlando) le operazioni che fanno compiere alle loro banche.

Sia la Merkel che Sarkozy oggi sono "deboli" nel proprio paese. Lo sono per ragioni differenti, ma soprattutto perché la gestione di una crisi porta sempre con se' scelte impopolari. Ma lo sono anche perché l'Europa, complessivamente, ha agito con ritardo, disunita, e spesso in maniera disorganica, alla situazione mondiale complessiva.

La percezione di francesi e tedeschi e' che l'unità, che avrebbe dovuto dare stabilita' e forza alle economie, si sia rivelata uno strumento di difesa (con costi a carico delle economie più forti) di paesi più indebitati, meno sviluppati, e con una minore capacita' di ripresa e sviluppo.

Ovviamente ogni paese ha una storia a se' e differenze strutturali ed organizzative che difficilmente possono sempre venire comprese e spiegate.

La sensazione, oggi, e' che il nuovo asse franco-tedesco sia essenzialmente fondato su una esigenza comune: evitare che il debito di alcuni Paesi (come l'Italia, sommato a quello della Grecia, della Spagna, del Portogallo, dell'Irlanda e dell'Islanda) portino con se' anche i "detentori di quel debito".

E questo non tanto e non solo per la difesa del mercato europeo, ma soprattutto per evitare le ripercussioni interne già immaginate: stretta del credito, riduzione della circolazione monetaria, aumento dell'inflazione, minori risorse disponibili per il mercato interno; in altre parole la paralisi del sistema industriale franco-tedesco su cui si fonda l'intera Europa, per come la conosciamo.

Non da oggi, ma almeno da un anno, di comune accordo, le banche francesi e quelle tedesche hanno, con capitali e su mandato dei rispettivi governi, cominciato a "rastrellare" il debito pubblico di alcuni Paesi, tra cui l'Italia.

Nella certezza che i tassi di interessi pagati da questi paesi sarebbero saliti (e di molto) hanno prima "venduto" i titoli in portafoglio, generando una situazione di allerta e facendo "scendere" il rating, e, una volta che i tassi sono saliti, hanno cominciato (circa sei mesi fa) ad acquistare... Confermando così nella sostanza il rating basso indicato dal mercato.

In pratica, almeno all'80%, hanno acquistato il nostro debito pubblico con i nostri stessi soldi (dal momento che quando hanno venduto loro, abbiamo acquistato noi, "per evitare l'eccessivo deprezzamento").

Oggi si parla di "fondo di ricapitalizzazione delle banche".

Si tratta in sostanza di dare nuove risorse agli istituti di credito per "sostenere" (leggi acquistare) i titoli pubblici.

Si parla di 100mld di euro - che con una "normale" leva finanziaria, significa dire alle banche "potete operare per altri 1.500miliardi di euro".

Si tratta di finanziare la politica franco-tedesca per una cifra pari all'intero debito pubblico italiano!!!

E dato che in Europa tutto si muove in maniera "proporzionale", noi ci dobbiamo metterà anche il 15% di questa cifra.

Pena essere spazzati via dai mercati alla prossima asta titoli.

Aver consegnato il nostro debito pubblico in queste percentuali, soprattutto avere un debito pubblico così alto e circolante, farà si che il nostro paese non potrà sottrarsi ad alcuna richiesta da parte dei tedeschi, ma soprattutto dei francesi, con cui abbiamo terreni di competizione fortissimi.

Dalle quote airbus, ai loro interessi in Alenia, alle quote di controllo di ENI, al traffico ferrioviario transeuropeo, alle grandi compagnie aeree, agli asset tra Enel ed Edf, ai contratti petroliferi e minerari in Nigeria, Congo e Libia.

Con i tedeschi ci giochiamo alcuni equilibri bancari strategici, tra cui il controllo di Unicredit, i grandi equilibri della produzione metalmeccaniche (ad esempio nel comparto auto) e soprattutto ci giochiamo la partita sul gasdotto scandinavo (il presidente della societa' e' l'ex cancelliere shreder) il primo che non transita per nessun paese, e che quindi porterà il gas verso l'Europa a costi bassissimi, più bassi di quello che l'Eni paga per il gas dalla Libia.

Ma la va partita in gioco, e' quella della nostra autonomia nazionale, nelle decisioni che anche se dure e sofferte, dovrebbe toccare, solo a noi scegliere per come pagare il nostro debito e come ridisegnare il nostro stato.

E più in generale,a la vera partita che qui giochiamo e' di quale modello di Europa vogliamo, e chi ne saranno ala fine i veri padroni.

Perché quello che al momento appare davvero chiaro e' solo che oggi quattro banche da sole decidono cosa far fare a due capi di governo, che da soli possono imporre a quindici altri paesi cosa fare e come farlo ed in che tempi.

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