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Michele Di Salvo
08 Nov

Qui non si perde nemmeno più – 1 (aprile 2010)

Pubblicato da micheledisalvo  - Tags:  Campagna elettorale, elezioni, partito democratico, pd, Politica, Standard

La mia considerazione su questa tornata elettorale non può mancare – almeno a me – e anche perché per non meno di un altro anno ne farò anche io a meno. Come sempre – tra i diritti del lettore – c’è quello di non leggere – quindi chi volesse si può astenere tranquillamente. Intanto ormai non sconcerta più che tutti abbiano in qualche modo vinto… e se i campionati di calcio fossero elezioni non ci sarebbero più scontenti alla fine dell’anno! Francamente io credo che abbiano perso un po’ tutti – intanto. Perde il governo – che non si occupa del paese nel suo complesso, quando ancora una volta non dice che queste sono elezioni amministrative comunque locali – e cerca di trasformarle in un referendum o elezioni di medio termine per se stesso. Io non credo che gli elettori della Calabria o dell’Emilia abbiano votato pro o contro il Presidente del Consiglio… Perde un’opposizione quando fa lo stesso errore interpretativo e si considera “in ascesa” rispetto ad elezioni più o meno europee (sempre più o meno – perché anche lì si è chiesta una sorta di referendum – candidandosi il presidente del consiglio, rinomatamente incompatibile con il ruolo di europarlamentare). Perdono le regioni d’Italia – quando sulla loro “pelle amministrativa” si giocano partite che stanno altrove – e non si candidano le migliori persone possibili a livello locale – lasciando che siano i cittadini stessi a sceglierle semmai.

Se poi volessimo prenderci la briga di scendere nei dettagli, io rifletterei su poche piccole note…

Vince, come “sempre” il “solito” Vendola – radicatamente amato nella “sua” Puglia – e non comprendere il perché LUI vince, e vince alle primarie e vince oltre i partiti singoli, e vince oltre le alleanze… è questione di miopia politica: se in ogni regione fosse candidato il “Vendola” locale – si vincerebbe ovunque probabilmente – ma ancor meglio per una democrazia vera, sarebbe che anche “la destra” candidasse il “suo-vendola-equivalente” in quelle elezioni… Pensate che in questo caso si parlerebbe di astensione?

Vincono i partiti strutturati storicamente nelle Marche, Veneto, Umbria, Emilia, Toscana, Lombardia… dove sta la novità? Piuttosto non si comprende per quale motivo non si “sposti” nulla in quelle regioni se non in termini di “consolidamento” [perché se si legge anche una certa flessione in Emilia, e la si corregge accorpando il voto di quelle liste che per una poltroncina in più hanno “corso diversamente”, il risultato non cambia!]

C’è qualcosa da dire invece su Piemonte e Lazio. E di queste due regioni sarebbe davvero il caso di parlare [della Campania cercherò di fare campanilisticamente un ragionamento a sé] se vogliamo parlare di chi ha davvero “vinto”. Ha vinto la comunicazione. Hanno vinto – e diciamolo – i Velardi. Hanno vinto coloro che da anni affermano una verità che non si vuol cogliere: se la politica sposta il 55% del PIL – e in alcune regioni anche il 65%... allora va fatta da imprese della comunicazione, e non da un soggetto messo su in pochi mesi e che viene smembrato poco dopo. Claudio Velardi è persona di sinistra – è bene dirlo e ricordarlo. Ma è anche un imprenditore che fa il suo mestiere – e nel farlo più volte ha detto che la comunicazione è qualcosa che si struttura, si studia e si mette in pratica – non si inventa. Se no le elezioni si perdono. Pensate che sia vagamente anche solo immaginabile per un “semplice” candidato al Congresso negli Stati Uniti fare una campagna come quella fatta in questo paese da un intero partito?

Nella società dell’informazione e della comunicazione – ancora una volta – ha vinto chi di questa “cosa” ne ha fatto “un’arma da guerra”. E se per il Presidente del Consiglio è un mestiere da sempre – che conosce meglio di chiunque altro – e che può decisamente insegnare, ostinarsi a non capire la lezione è decisamente miope.

La sinistra aveva un solo vantaggio in queste elezioni: le cose fatte, concrete e davvero. Non averle sapute interpretare e comunicare fa sì che altri se ne approprino. E che vincano. E se una classe dirigente non comprende questa semplice regola – è meglio che smetta di fare la classe dirigente.

Ora, veniamo ad alcune considerazioni di sistema. Non si può dare – come metodo – la colpa a chi si candida. A Grillo che fa perdere la Bresso in Piemonte (perchè così è stato!) – sarebbe come dire che Vendola ha vinto perché si è candidata la Poli Bortone… [ed in questo vorrei fare un esempio concreto di quanto la coesione e la comunicazione contino. Nel Pdl Fitto si è dimesso – ma le dimissioni sono state respinte – se fosse successo nel Pd? Forse nemmeno si sarebbe dimesso il “soggetto equipollente”…] Semmai va ripensato un sistema che consente che si vinca o si perda in questo modo. Semmai va sanzionata una campagna elettorale falsa e violenta come quella di Cota. Ma la democrazia la dobbiamo amare e odiare tutta insieme e tutto compreso – ritenerla “buona” deve comportare accettare che sia anche “quella cosa buona che ha ucciso Socrate”.

E se i candidati alla carica di presidente, ne siamo certi, ce l’hanno messa tutta, se hanno dovuto lottare contro 5tg su 6 – contro praticamente l’intero asistema dell’informazione – o sistema della non informazione… hanno avuto una forza importante “in meno” su cui contare. Mentre il governo era compatto, ed è sceso “in campo” con tutto quello che aveva 8non meno rilevante il portafogli di spesa pubblica) – le “opposizioni nazionali” sono state ancora una volta divise, non coerenti nelle alleanze, prive di una forza “forte” nel difendere “i propri uomini” sul campo amministrativo – dando peso e forza adeguati alle cose fatte ed ai meriti…

E questa è una responsabilità – che nel paese delle irresponsabilità e del “abbiamo vinto tutti” – che se non si comincia a comprendere – almeno che esiste – farà sempre sì che anche alle prossime tornate elettorali si vinca tutti – per perdere in realtà tutti… e drammaticamente per far perdere chi davvero dovrebbe contare. I cittadini. Tutti.

Però adesso c’è il “dopo” – quello di cui “passata la festa e lo sconforto” (a seconda del punto di vista) non si parla… Ed ecco la sfida. Ricordiamoci tutti – e dico tutti – elettori di centro destra e di centro sinistra – cosa è stato detto in campagna elettorale. Ricordiamo le promesse di Cota in Piemonte – perché è facile farne senza alcuna responsabilità di governo e senza mai averne avute – ricordiamoci quello che ha detto la Poleverini per il Lazio, punto per punto, e quello che ha detto Scopelliti in Calabria. E dato che questo era anche nella mente del Presidente del Consiglio un referendum sul suo governo (tanto che ha candidato ovunque suoi ministri – e quindi delle due l’una o rimpasto di governo ho ha candidato fantocci!), vorrei due cose su cui la nostra attenzione deve chiedere – meglio se ogni giorno – conto, per non dimenticare: 1. Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, mancano esattamente 1.075 giorni (1.095 giorni sono i tre anni promessi, e venti giorni sono già passati) a sconfiggere il cancro… a che stiamo? 2. Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, esattamente, oggi, dove ha piantato 54.795 nuovi alberi (e già che ci siamo, domani dove ne pianterà altrettanti)? Sa, 100milioni di alberi in 5 anni sono 20milioni all’anno, ovvero 54.795…

Nella politica dell’era della comunicazione – sempre più globale – è sempre vero quello che ha detto il creatore” della comunicazione moderna come scienza [ovvero Goebels] per cui “più la balla è grande più la gente ci crede” – e quindi che “uno spot fatto bene vende anche un prodotto che non c’è” [Silvio Berlusconi ai manager Publitalia per fargli vendere spot – era il 1987…] ma è anche vero che esistono norme sulla pubblicità ingannevole – e la verità smaschera ogni inganno… se nel tempo non si perde la memoria…

Obbligare il grande comunicatore a dire di aver mentito è l’unico modo per mandarlo a casa. E sino a quando non impareremo a dotarci “a sinistra” di “fabbriche” come quelle di Vendola – che riprendono “fabrica” – quella dei Benetton – dovremmo sempre subire i “grandi comunicatori” di turno… e piccoli interessi di parte cui sono al soldo.

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