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Michele Di Salvo
28 Feb

Chi è contro le primarie

Pubblicato da micheledisalvo  - Tags:  Campagna elettorale, giovani, Giuseppe Civati, Partecipazione, partito democratico, pd, Politica, primarie

Ogni tanto fa bene “tornare bambini”, nel senso di ritornare a quei modi semplici ma chiari di distinguere le cose e chiamarle con il proprio nome. C’è un gran dibattito all’interno dei partiti, ed in particolare del PD, che le ha inventate in Italia, sull’opportunità o meno delle “primarie”, e sulla loro “estensione” – ovvero a cosa e su cosa si debbano o meno fare. Dibattito alimentato in certe regioni, come la mia, anche a causa di episodi certamente poco edificanti – ma che lo sono anche meno perché non c’è stata poi la risposta forte del partito e del commissario sia nel fare chiarezza e piena luce (prima) e sul dare un esito congressuale ai rapporti interni al partito (poi). Tutto ciò va a discapito della capacità di avere – e questo vale per tutti – una voce autorevole nel parlare di chiarezza – ed al contempo è utile strumento a chi si oppone alle primarie. Credo che il rischio concreto sia quello di buttare – come spesso accade – acqua sporca e bambini insieme. Forse, se davvero ci fossero sempre e comunque le primarie, ci sarebbe anche un rapporto più diretto ed una maggiore autorevolezza (che nessuno confonda con autorità!) nel “fare la politica” che attualmente è la grande latitante in molte, troppe, occasioni.

E allora, tornando ai “giochi” che si facevano da bambini, forse è il caso di fare una “lista”: chi e perché è contro le primarie, così, ma non più per gioco, come da bambini, ma per trasparenza e chiarezza, come si dovrebbe fare da adulti.

Sono contro le primarie i politici di professione, quelli che non hanno mai raccolto un consenso proprio. Sono contro le primarie i “tecnici di palazzo”, quelli che “è necessario che vengano eletti” anche se nessuno li conosce. Sono contro le primarie i personaggi “discussi”, quelli dai trascorsi e dalle prassi poco edificanti. Sono contro le primarie coloro che hanno costruito una propria dimensione politica attraverso logiche meccaniche di partito, attraverso i rapporti di amicizia, le clientele utili e utilitaristiche, e i piccoli favori strategici. Sono contro le primarie coloro che preferiscono essere scelti dalle segreterie di partito e in funzione di rapporti interni.

Certo, costoro ci metteranno in guardia dal facile populismo con cui qualcuno può ottenere consenso, dai “facili personaggi del momento”, dalla fallibilità delle decisioni plebiscitarie, e potrebbero anche dire che tramite le primarie si saldano e rinsaldano gli “equilibri delle tessere e delle correnti”. Forse è vero, e in parte lo è, ma sempre peggio che tutto ciò avvenga nel chiuso di una segreteria che obbedisce alla parte peggiore e più distorta di queste logiche.

Io credo che se c’è uno scollamento tra le persone e la loro rappresentanza politica, ciò avviene proprio perché i metodi con cui questa rappresentanza viene scelta ed espressa sono “scollati” distanti e rispondenti a delle logiche hanno poco o nulla di autenticamente rappresentativo. Una politica nuova, o semplicemente ed umilmente diversa, dovrebbe ripartire da questo, e considerare che una rappresentanza è autentica solo se è anche rappresentativa di qualcosa che esiste realmente nella società che ambisce rappresentare.

Ma sono contro le primarie, purtroppo, anche i giovani, una parte importante di quello che dovrebbe essere “il nuovo” di questo partito e di questo Paese. Giovani cresciuti troppo e troppo a lungo nelle segreterie e nelle sezioni, che trovano facile “essere messi in lista” in questa o quella circoscrizione, e non giocarsela facendosi scegliere. Meglio, se ad esempio si tornasse ai vecchi collegi, in cui se vinco vinco io, se perdo è la coalizione che ha perso. Ne è esempio e sintomo la battaglia in seno ai Giovani Democratici, per la scelta degli organi della segreteria nazionale – una scelta che internamente si sa riserverà anche alcuni “posti” da parlamentare – e non a caso è in discussione la scelta stessa se farle o meno le primarie nazionali.

Chi è nemico delle primarie è esattamente chi è riuscito a essere collante tra la prima lista di soggetti e quest’ultima categoria di “giovani”. In questo, la perfetta sintesi della mediocrità del nostro tempo e della sua classe dirigente. In questo si, davvero rappresentante e rappresentativa di una certa parte di questo Paese.

Il punto è, che l’Italia migliore, quella che si mette in gioco a livello nazionale ed internazionale, che lavora senza assistenzialismi e senza vivere di politica o con la politica, quella che combatte competitivamente sui mercati internazionali, che prova a creare sviluppo, e che con le proprie tasse mantiene questo Paese, questa Italia è semplicemente “da un’altra parte”. E il compito di una componente politica di ispirazione progressista dovrebbe essere avere la vocazione a rappresentarla.

Bersani la fiducia l’ha messa, sulle primarie per i parlamentari. E l’ha messa coram populo, non in un’intervista a qualche settimanale o in una delle mille dichiarazioni volanti, ma in assemblea nazionale. E l’ha messa nonostante la palese freddezza di molti pezzi da novanta, che hanno espresso tutte le loro perplessità nel corso del dibattito del sabato mattina. Dimostrando a tutti quanto fosse importante l’argomento, nonostante la superficialità con la quale è stato affrontato finora. La questione è tutt’altro che secondaria: fare le primarie per scegliere i parlamentari è una scelta che cambia la politica in profondità, perché costringe tutti a mettersi in gioco, e il Pd ad aprirsi andando ben oltre le ‘uscite’ retoriche che spesso stanno a significare il contrario. [http://www.ciwati.it/2012/01/23/le-fiduciarie]

Ci aspettiamo, adesso, senza distinguo o giri di parole, scelte concretamente consequenziali. Un partito serio ha il dovere di dare risposte serie a questioni serie. Si tratta di scegliere se rappresentare le istanze delle persone, i loro bisogni, le esigenze di trasparenza e di partecipazione e di passione politica, o scegliere di “fare un partito” mentre le persone stanno altrove, e crogiolarsi in dibattiti stantii su partecipazione, astensione, distacco tra cittadini e politica. …e non è solo un problema di legge elettorale, che anzi fa da utile schermo a scelte differenti.

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