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Michele Di Salvo
01 Oct

I partiti politici in rete

Pubblicato da micheledisalvo  - Tags:  Antonio Di Pietro, Beppe Grillo, Bersani, comunicazione, contenuti multimediali, elezioni, Emma Bonino, fli, FN, gianfranco fini, idv, La Destra, Lega Nord, m5s, Nuovo Psi, Partecipazione, partito democratico, pd, pdl, Peppe Civati, Politica, prc, Psi, Radicali, Renzi, sel, Silvio Berlusconi, siti statici, Società, tendenze, UDC, Vendola, web

Tutti i partiti politici ultimamente si stanno affrettando a parlare di centralità della rete, di partecipazione e dialogo con i cittadini, di interazione, di trasparenza. Abbiamo fatto un’analisi “quantitativa” della presenza in rete dei maggiori partiti politici, e cercato di analizzare in un quadro sintetico i dati delle visite degli utenti e della fruizione delle informazioni. Il quadro che si presenta mostra sostanzialmente in calo tutti i partiti a struttura tradizionale, anche quelli di costituzione più recente. La ragione essenziale è che nessuno di questi canali di comunicazione offre ai navigatori un vero motivo utile per accedervi. I siti internet si presentano in maniera statica, viene favorita essenzialmente la grafica, con una accessibilità ai contenuti poco funzionale, e spesso poco utile; la sensazione è di una filosofia di “parlare a se stessi”. Spesso molto ridotto il numero delle pagine offerte, soprattutto dai partiti maggiori che, proprio avendo un numero elevato di eletti dovrebbero invece poter offrire una informazione immediata e capillare – mission che non appare nemmeno prevista. I siti che “vanno meglio” o “meno peggio” sono quelli che offrono contenuti multimediali e capacità interattiva – che comunque sono estremamente ridotti rispetto alle normali tendenze del web. Non vi è corrispondenza tra fruitori dei siti e dei contenuti e apparente consenso elettorale, sintomo che il canale di comunicazione in rete non solo non viene visto come strategico, ma manca una vera e propria linea di comunicazione integrata e dialogo diretto, oltre che di condivisione e dibattito sui materiali. La percezione in rete è che la comunicazione si sposti da “organica” del partito/movimento/simbolo ad una comunicazione individuale e individualista, che spesso non ha una sua organicità o un luogo centrale, ma appare orientata maggiormente sull’uso di social-network. Facebook e Twitter i luoghi maggiormente scelti – spesso puntando esclusivamente ai numeri piuttosto che a una vera e propria interazione o alla comunicazione di contenuti, messaggi e programmi. Sulle relative presenze non mi dilungo, se non rinviando a due riferimenti il primo sui dati/fan facebook - http://www.baroncelli.eu/politici_italiani/ il secondo sui dati follower twitter - http://digitalevaluations.com/DE-Twitter-Politici.pdf Dati che vanno presi “con beneficio di inventario” proprio perché esistono molte aziende e molte applicazioni che consentono “uno start-up” sui social media acquistando un certo numero di followers o fans, che “spingono” l’apparente reputation e stimolano l’effetto emulativo.

Un dato da non sottovalutare – che è appunto ciò che dovrebbe avvenire – è proprio la capacità virale di una presenza sui social media: una volta comunicato un messaggio ad un certo numero di persone, ci si aspetta, come risultato, un certo seguito, anche espresso in numero di visite e letture del contenuto principale sul sito di riferimento. Ebbene proprio in politica questo “tasso di conversione” è praticamente nullo. Segno di un mix tra falsi fan/follower, poco interesse per il contenuto proposto dal profilo del politico, poca fruibilità ed interazione sul sito di riferimento principale.

Se il web 2.0 si caratterizza proprio per le capacità interattive degli utenti, la comunicazione politica è congelata in un modello statico e poco partecipativo, che non esclude i partiti di neo costituzione, in maniera assolutamente trasversale. Né una tipica adesione di nicchia militante, come può essere quella dei partiti più radicali o estremi, costituisce eccezione a questo modello.

I dati più significativi sono: - il forte calo del blog di Antonio Di Pietro rispetto a un anno fa, nonostante la struttura a blog che si presterebbe ad una maggiore interazione - la costante ascesa del sito di rifondazione, anche “a danno” di sel, che sembra (non essendo presente in parlamento) far convergere maggiori utenti sui contenuti di opposizione - rispetto a un dato generalmente in tendenza negativa del partito democratico, riscontri in costante ascesa sui siti dei candidati alle primarie alternativi a Bersani, in particolare la struttura di blog partecipativo offerta da Civati e il forte utilizzo della viralità che invece premia i gestori del sito di Renzi

Caso unico resta il blog di Grillo, per alcune sue specificità. Intanto una forte struttura accentrata per cui anche i riferimenti del movimento cinque stelle sono “sotto-domini” del suo blog. Una struttura fondamentalmente accentrata nella comunicazione che convoglia in un’unica sede tutti gli utenti di riferimento. Ben concepita anche la struttura del modello partecipativo in termini di commenti e l’ottimizzazione “friendly” di ogni aspetto del sito, il cui motore chiave dei numeri di accessi restano due strategie fondamentali: - una forte interazione con i portali “influencer” di riferimento (attraverso commenti e continui rinvii sui siti di informazione che consentono commenti) - una forte capacità di condivisione dei contenuti, prevalentemente su Facebook Da un punto dei vista dei contenuti particolarmente rilevante una scelta – consolidata in oltre undici anni di attività nel web con lo stesso dominio – sui contenuti, che attraverso un “dire la propria su tutti i temi” in oltre 134mila pagine generate, fa sì che il nome di “grillo” e del suo movimento politico vengano associati dai motori di ricerca a praticamente ogni altra parola chiave rilevante.

Una nota che emerge, su tutte, è che dati questi numeri, e dato lo straordinario dato di “arretratezza” della comunicazione politica in rete, della poca propensione alla interazione ed al dialogo diretto, effettivamente fare oggi, in Italia, comunicazione politica in rete, porta a risultati enormi con un dispendio di energie e risorse decisamente modesti. Si tratta di dati, in termini di numeri, di accessi, di pagine consultate, assolutamente alla portata di chiunque, ma che sottovalutati rischiano di lasciare indietro i partiti tradizionali e diventare bacino – di seguito e di voti – di “chiunque sappia e voglia trovare le parole giuste” in un sistema che faccia da collettore.

L’altro dato immediatamente riscontrabile è il forte personalismo della politica – nei partiti tradizionali ed ancor più in quelli di nuova formazione – tanto che spesso il sito “collettivo” del partito è molto dietro al sito “personale” del singolo parlamentare, leader etc. Così ad esempio nel PD quanto nel PDL. Una scelta che apparentemente favorisce una leadership interna, ma che in termini di comunicazione penalizza l’intero partito e la coalizione nel suo complesso, e da ultimo quindi anche il singolo esponente.

SCHEDE Scheda sintetica FLI Scheda sintetica FN Scheda sintetica IDV Scheda sintetica laDestra Scheda sintetica LegaNord Scheda sintetica M5S Scheda sintetica PD Scheda sintetica PDL Scheda sintetica PRC Scheda sintetica PSI e NuovoPSI Scheda sintetica Radicali Scheda sintetica SEL Scheda sintetica UDC

Alcune note sul metodo di analisi Normalmente quando qualcuno effettua una ricerca sistematica, puntualmente qualcun altro ne contesta il metodo e la scientificità. Quello tracciato attraverso queste brevi e sintetiche schede è un quadro di riferimento di massima, che tiene conto essenzialmente dell’andamento tendenziale dei dati degli ultimi novanta giorni su base domini che hanno una vita almeno superiore ai dodici mesi. Sia i punteggi che le valutazioni utenti sono radiografati ad un dato giorno, e sono perfettamente suscettibili nell’arco di anche una sola settimana di variazioni – anche se non sempre rilevanti. I dati inoltre non servono per tracciare un monitoraggio di “un singolo sito” ma per radiografare un confronto complessivo – in questo senso le variazioni e gli scostamenti sono ulteriormente ridotti. I dati sulle visualizzazioni giornaliere possono avere una attendibilità sino al 92% (margine di errore dell’8%), mentre quelli sulle visite nel trimestre e sulle pagine lette del 97% (margine di errore del 3%). Per il rilevamento dei dati sono state usate 6 piattaforme differenti e 12 indicatori multisessione. Di questi ultimi 4 sono specifici per siti di natura commerciale ed indicano i riferimenti alla propensione marginale media di “spesa e click pubblicitari” degli utenti, e il conseguente “valore medio statistico del sito” in termini puramente commerciali. Il dato – che apparentemente riguarda poco la politica – in realtà offre alcuni spunti valutativi sulla composizione del pubblico (che in questa sede è stata omessa) e sulla “stima di attendibilità del contenuto” (anche questa omessa).

 

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