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Michele Di Salvo
08 Oct

Giornali quotidiani e web - rapporto 2012

Pubblicato da micheledisalvo  - Tags:  Arena, Calabria Ora, Corriere della Sera, Documenti, Editoria, Gazzetta del Mezzogiorno, Gazzetta dello Sport, Il Fatto Quotidiano, Il Foglio, Il Giornale, Il Giornale di Sicilia, Il Giorno, Il Manifesto, Il Mattino, Il Messaggero, Il Resto del Carlino, Il Secolo XIX, il Sole 24 Ore, Il Tempo, L'unità, la Nazione, La Padania, La Repubblica, La Sicilia, La Stampa, Libero

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Il rapporto tra giornali e web è stato sempre conflittuale, oscillante tra chance e antagonismo. In un mondo dell’informazione abituato a definire in termini di “materialità” anche l’autorevolezza, il web appariva ancora dieci anni fa come qualcosa di “aleatorio”, e talvolta irrilevante e inaffidabile. Di queste percezioni si sono per anni avvantaggiati i grandi gruppi editoriali, che vantavano grandi contenuti da poter mettere in rete. Con il web 2.0, e con le spinte interattive dettate anche dai socialnetworks questo gap è stato rapidamente recuperato da nuovi soggetti che invece hanno investito in maniera strategica sulla comunicazione in rete, immaginando un modello veloce, di approfondimento, di interconnessione e di dialogo diretto con il navigatore/lettore. Sono cambiati gli scenari anche della raccolta pubblicitaria, e delle risorse messe a disposizione delle nuove piattaforme, in grado di offrire misure statistiche e di profilazione molto più capillari e dettagliate rispetto ai “vecchi media”. In più il web si presta sempre più ad un livello di contenuto multimediale oltre che ad una interazione ed aggiornamento molto più immediati.

Da queste considerazioni nasce questo studio – sviluppato sulle maggiori testate quotidiane italiane. Sulla propria presenza in rete e sul come sono cambiati – direttamente e in maniera tendenziale – i dati di navigazione e di traffico e di accesso da parte degli utenti. Un dibattito ovviamente sempre aperto, e suscettibile di imput diversi, provenienti dalle più svariate esperienze. Ovviamente si tratta di un primo studio, essendo particolarmente difficile in Italia avere dati “di prima mano” e non mediati dagli editori. Se questa è una lacuna iniziale, certamente ne è anche un vantaggio in termini di indipendenza – sia dalle testate che dalla rete commerciale – ed in questo forse anche la sua autorevolezza. Il dibattito come sempre è aperto.

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L’editoria digitale feudale « Michele Di Salvo 10/11/2012 15:37

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