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Michele Di Salvo
16 Mar

Cosa avverrà in parlamento - il grande partito dei neoeletti

Pubblicato da micheledisalvo  - Tags:  Attualità, Beppe Grillo, Bersani, Camera, elezioni, m5s, Monti, partito democratico, pd

rumorsVisto che molti nel fine settimana diranno che “lo sapevano” mentre nessuno oggi lo dice, mi assumo io la responsabilità, con un paio di giorni di anticipo, di dire come andrà a finire la partita tra Camera e Senato. Lo dico non per rovinare il gioco di qualcuno, ma semplicemente per tutto ciò che invece sarebbe bello avvenisse e invece non avverrà. Sarebbe bello poter vedere che mille parlamentari si dimostrino responsabili del senso dello Stato e della dignità delle istituzioni, ma così evidentemente non è, anche se questo ci diranno “il giorno dopo”. Sarebbe bello che nei momenti difficili di un Paese si lasciassero a casa le pregiudiziali, e per farlo davvero tutti dovrebbero far fare un passo indietro a coloro i cui nomi sono ostativi per l’altra parte, e non già dire a parole “sono disponibile” senza rinunciare a nulla, troppo comodo.

È facile commentare che Grillo (com’è probabile) si aspettava un successo, ma non così grande, perché in questo momento, tutto considerato, politicamente, chi sta all’opposizione ha solo da guadagnare. Terno al lotto poi sarebbe fargli il regalo di essere l’unico all’opposizione, e poter rivendicare domani di non essere corresponsabile di alcuno dei sacrifici chiesti agli italiani e dissociarsi quotidianamente da qualsiasi riforma o misura economica, finanziaria e fiscale. Così come è altrettanto facile sparare sulla croce rossa, come si dice in certi casi, ricordando che governare è ben diverso dal gridare slogan da un palco senza contraddittorio, e richiamando l’esperienza di Parma, in cui, proprio perché governare è cosa seria e complessa, anche con una maggioranza a cinque stelle, beh, non si riesce a mantenere una sola delle promesse elettorali tanto sbandierate, anzi finendo con il far ricadere la propria incompetenza sui dipendenti comunali con delibere improponibili. E rientrerebbe nel vecchio più vecchio (altro che nuovo!) dire ancora “si ma dipende dal disastro lasciato da chi ci ha preceduto…” – si, ma lo sapevi prima di quel disastro, non lo hai scoperto all’improvviso. E così sarebbe al governo, anche un governo monocolore penta stellato, che però sarei tanto curioso di sapere chi proporrebbe agli esteri, all’economia, agli interni, alle attività produttive… visto che tutti non devono avere esperienza politica, non devono avere “hard-skills” (competenze specifiche profonde) etc etc Ma questa è un’altra storia, ed anche questa, almeno in parte, rientrerebbe nella polemica politica, se non contenesse quantomeno un elemento di serietà nel delineare una caratteristica del fare politica nelle istituzioni: non è solo una questione di numeri per governare, ma di capacità di dialogo e di mediazione, ecco cos’è la politica, perché se no, come negli ultimi ventanni, ogni volta che si vuol fare qualcosa perché la situazione precipita, si deve ricorrere ai tecnici, perché la verità è che nessuna vera riforma seria la si fa mai da soli, qualsiasi sia il colore della tua parte.

Ecco, tutte queste considerazioni sarebbero belle, così come due richiami: quello alla chiarezza ed alla trasparenza, e quello alla responsabilità. La prima che non può essere mistificata nella semplice declinazione di qualche riunione in streaming, questo altro non è che l’equivalente del trasformare la giustizia in una puntata di forum: lo show per la casalinga di Voghera (con rispetto parlando). Trasparenza sarebbe metodi chiari nelle parlamentarie, senza fake e voti multipli su liste scelte a porte chiuse, e liste scritte a porte chiuse. Trasparenza sarebbe conti chiari e pubblici, rendiconti veri e legali, uno statuto con organi collegiali… mentre credo che un parlamentare debba avere tempo, modo ed opportunità di lavorare a porte chiuse, senza che ciò debba assiomaticamente essere interpretato come un inciucio o una cosa poco chiara. Il secondo, che non può essere banalizzato nel “voto chi mi piace”, ma deve necessariamente andare nella direzione di migliorare la proposta altrui, nel dare emendamento per emendamento il proprio contributo costruttivo, motivato e fattivo; eh si, questo è molto più complesso.

Sarebbe bello, dicevo all’inizio, se tutto questo e tutte queste considerazioni entrassero nel dibattito politico serrato di questi giorni, così propedeutici per i prossimi mesi. Sarebbe bello un pdl che per una volta oltre a “dire” la sua disponibilità, la “desse” anche, facendo un passo indietro anche sul nome del suo leader se necessario; ecco, questa sarebbe responsabilità autentica. Sarebbe bello se un pd fosse anche chiaro e determinato, e dicesse chiaramente che “si va avanti lo stesso” per il bene e la necessità del paese, e non dare la propria fiducia oggi, significa essere (e poi farlo davvero) tagliati fuori da qualsiasi prospettiva di processo parlamentare… e lasciare chi sta fuori, come in un aventino virtuale. Perché se non accetti il peso della responsabilità, non è accettabile nemmeno l’opportunismo legiferante successivo.

Cosa avverrà invece da domani. Esiste un partito di circa 400 parlamentari, tra Camera e Senato, che è al suo primo mandato. Esiste già, da questi primi giorni, qualche nome che non verrebbe ricandidato, e la certezza che le nuove parlamentarie certamente darebbero esisti differenti nella scelta dei nomi dei candidabili. E che ciò riguardi il movimento 5 stelle è relativo, anche se determinante in questo arco parlamentare. L’unico obiettivo di questo gruppo parlamentare è durare almeno e non meno di due anni, sei mesi, un giorno, per assicurarsi il vitalizio, e un po’ per tutti “restare lì il più possibile”. perché le urne lo hanno dimostrato, il popolo è sovrano, e nessuno davvero può avere certezze di candidatura o di elezione. Ed allora accade semplicemente che queste giornate sono semplicemente gestite per dare le basi al “cadere in piedi” di dopodomani, quando si dirà che “non abbiamo dato la fiducia a nessuno”, non abbiamo barattato poltrone, non abbiamo chiesto posizioni, noi non siamo della casta o come loro. Avverrà che per una qualche magia verrà comunque dato un incarico a Bersani, che avrà un solo avversario, il suo partito, dall’interno. Avrà la fiducia alla Camera, e se la giocherà al Senato sul conto di un numero legale “abbassato” da qualche assenza e qualche defezione. Il che non è dare “voto di fiducia”, né astenersi perché al Senato equivale a voto contrario, ma semplicemente un tecnicismo che fa passare un governo che in quell’aula non può chiedere mai la fiducia su niente. Se nel pd stesso invece dovesse prevalere la logica (masochista) dei conti interni, allora sarà governo tecnico, ancora, nuovamente, e ripetutamente, a oltranza… regolando i propri conti in una dimensione congressuale, e come sempre lontano mille miglia dalle aspettative delle persone, e sprecando un’occasione unica e credo irripetibile per quel cambiamento di cui il paese ha davvero bisogno.

Insomma, tutti vincitori, tutti coerenti con le proprie posizioni, tutti “disponibili” per senso di responsabilità. E nessuno che queste cose le può dire oggi nella paura, il sentore, la miopia, che la semplice trasparenza possa essere un danno.

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