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Michele Di Salvo
15 Oct

Guerra e pace a 5 stelle

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  m5s, Marco Travaglio, Beppe Grillo, Peter Gomez, Andrea Scanzi, Il Fatto Quotidiano, Gianroberto Casaleggio, demagogia, giornali, giornalismo

Guerra e pace a 5 stelle

Lite tra “fidanzati”. Ma non è mai troppo tardi per conoscersi.

Tutto nasce da un articolo di Andrea Scanzi sul suo blog. Articolo critico sulla scelta di Grillo e Casaleggio di sconfessare duramente l’emendamento dei due senatori 5 Stelle. Articolo sul web, che si limitava a esporre una serie di motivi per cui quel post, quel metodo e quei toni non erano appropriati e potevano anche essere controproducenti.

Forse il punto è che semplicemente da scelte ontologicamente xenofobe e toni decisamente antidemocratici non sono ammissibili nemmeno dai sostenitori della prima ora, a patto ch siano esseri senzienti.
L’unica replica stizzita è a firma di Gianroberto Casaleggio che precisa di non essersi mai candidato nelle liste di Forza Italia. Vero. Lui era candidato in una lista di colazione che appoggiava il candidato sindaco di Forza Italia. Una candidatura di servizio, spiegò, che portò ben sei voti.
Il post però non deve essere piaciuto a Grillo e Casaleggio, che prontamente lanciano come vero e proprio post un commento a firma “Tinazzi” titolato “i falsi amici” che esordisce con “Possente campagna sul Fatto Quotidiano, che ha sostituito l'Unità come organo del PD (menoelle, ndr), ricca di battute e insulti contro Beppe Grillo (nuovo leghista...) e parte della rete M5S che non si prostra alle gonnelle piddine e al'ipocrisia del momento sul tema immigrazione. Con articoli di basso livello e mediocri ricchi di insulti, velate porcate e accuse di xenofobia, borghezio oriented e invito a mandare a fare in culo i garanti dell'M5S, nonchè sobillare i nostri senatori e deputati. Inutile linkare, potete andare a leggere sul loro sito. Sempre vero: meglio nemici diretti, che falsi amici. Posso solo non acquistare il fatto quotidiano; più serio comprare l'Unità o nulla (come faccio da tempo), giornale di partito non mascherato che non ti prende per il culo."

Nemmeno al Fatto devono averla presa bene. È il direttore del sito Peter Gomez a prendere schermo e tastiera e rispondere “Tinazzi è libero di pensarlo, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sono liberi di mettere on line il suo scritto, così come i lettori sono liberi di farsi un’opinione sulla veridicità di queste affermazioni. Magari – è meglio, ma non obbligatorio – dopo aver dato di nuovo un’occhiata alle centinaia di articoli da noi messi in rete in questi anni. Storie e notizie scovate e raccontate dai nostri cronisti che, al pari di quelle riguardanti altri partiti e altri personaggi dell’economia e della finanza, sono state spesso utilizzate da Grillo e dal M5S per fare attività politica e di denuncia.”
Quasi piccato dell’irriconoscenza per il tanto lavoro fatto.

È sempre il sito a replicare. Fabrizio Tonello afferma che “in fondo non è sorprendente che la paranoia di Grillo superi ogni giorno se stessa: la mentalità complottista è un ingrediente essenziale dei movimenti populisti. Per evitare di essere frainteso, dirò subito che i movimenti autenticamente populisti hanno un sacco di buone cose a loro favore: nascono a causa di sofferenze reali, sono per i poveri e contro i ricchi, spesso si comportano eroicamente in battaglie disperate. Il problema è che manca loro una teoria coerente della società, sostituita da semplificazioni come “Tutti ladri!” o altre invettive, anche nei confronti di chi guarda con simpatia alle loro battaglie.”

Secondo Antonello Caporale “Beppe Grillo usa il mercurocromo con il suo movimento. Lo disinfetta da ogni possibile contaminazione, lo pulisce dalle abrasioni e dalle passioni della politica svuotando periodicamente (come fosse una bacinella piena d’acqua) la sua rappresentanza parlamentare di ogni senso politico. Da deputati portavoce a cittadini portaordini. Da teste dritte a capi chini. Da attuatori ed elaboratori di un programma comune ad esecutori muti del disegno d’origine” e aggiunge “A Grillo interessava e interessa altro. L’ha confessato quando ha specificato: “Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto risultati da prefisso telefonico”. Ecco il punto: la questione si fa unicamente elettorale. I voti si contano, non si pesano.”

Ma sempre Gomez chiude il suo articolo così “Ovviamente si è liberi di pensarla in un altro modo. E se lo si fa non si è per questo dei pericolosi xenofobi. Sarebbe però il caso di argomentare le proprie posizioni. Sarebbe bene fornire dati, cifre, esempi e analisi. Ma lo sappiamo. Farlo costa tempo e fatica. Ed è sopratutto rischioso: anche perché, se i fatti per supportare le proprie tesi non si trovano, invece che far cambiare idea agli altri, se si è intelligenti, si finisce per mutare la propria. E allora meglio non pensarci e urlare, un po’ ridicoli, ai servi di partito. In fondo non era Paul Valery a dire che “quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore”?

E oggi Andrea Scanzi chiosa “viene il dubbio che per loro il giornalismo ideale non sia quello libero, ma quello che gli dà ragione.”
Verrebbe da dire: meglio tardi che mai.
Verrebbe da ricordare che queste cose chi scrive le diceva (e scriveva) un anno e mezzo fa, e lascia sempre stupiti quando – dopo aver sostenuto ben altro per tutto questo tempo – queste affermazioni “sorgono spontanee” quando sulla gogna penta stellata finisce il Fatto Quotidiano. Reo, come gran parte del giornalismo italiano, semplicemente e quasi banalmente, di aver criticato un metodo, una forma, e con queste la sostanza di un partito politico. E personalmente sono lietissimo che Peter Gomez anche nel titolo abbia ricordato il sacrosanto diritto di critica.

Pace fatta tra Grillo e il Fatto?

La guerra in casa non conviene a nessuno, e la mano tesa parte da Marco Travaglio che il 12 ottobre ci omaggia di un post cerchiobbottista di primissimo livello.
Scrive la prima firma del Fatto: “nella politica italiana si fronteggiano ormai due modelli: da un lato quello fin troppo elastico dei vecchi partiti, che se ne fregano dei loro elettori e fanno il contrario di quello che han promesso in campagna elettorale perché tanto, poi, in qualche modo, i voti li raccattano lo stesso; dall’altro quello fin troppo rigido del Movimento 5 Stelle, ossessionato dal “programma” e dal rapporto fiduciario con gli elettori. Intendiamoci, la fedeltà agli elettori e agli impegni presi con loro è un valore: si chiama coerenza e trasparenza.”

E dopo una lunga analisi wikipediana sul cosa sia l’immigrazione e sulle sfaccettature di legge e distinguo sociali chiosa “Ma, sulla clandestinità, i due capi dei 5Stelle invece di scomunicare i loro bravi parlamentari, dovrebbero elogiarli per il servigio reso all’Italia, e poi fermarsi a ragionare a mente fredda, interpellando qualche esperto della materia, per riempire il vuoto programmatico su un tema cruciale come questo…” seguono consigli da spin doctor.

Mano tesa colta da Grillo, che affida la replica a un consigliere comunale di Bologna, Massimo Bugani. Per chiarire, Bugani è quello che discuteva con un amico del mestiere d “puttana” a Federica Salsi, e che incalzava definendo le esternazioni della collega “righiare”. Per intenderci il famoso fuorionda “Avevano detto che non si doveva fare gossip…il mestiere di…il mestiere di…della Fede…” dice un militante, ma un’altra voce risponde: “Puttana era e puttana resta”. Riprende il primo: “..non è mica andare in televisione, è fare qualcos'altro…”. Bugani è sempre quello che con Piazza diede abbastanza scandalo quando vennero pubblicate le mail con cui i due organizzavano una vera e propria attività di stalking verso la “dissidente”.
Bene, costui oggi scrive “Il tema dell’immigrazione è l’ultimo baluardo in mano al centro sinistra per differenziarsi dai soci e complici del centro destra. Perchè questo punto è ciò che consente loro di avere un’identità da dare in pasto ai propri elettori, consente di radicare un pacchetto di voti indissolubile.” La sua vera visione del tema immigrazione ce la spiega così “La Lega ha fatto costantemente leggi sul tema dell’immigrazione e, purtroppo per loro e per noi, hanno risolto davvero poco, molto poco, anzi, non hanno risolto niente, diciamo la verità: non hanno risolto un cazzo.”
Già, per Bugani l’immigrazione è un “problema da risolvere” non un “fenomeno da gestire” e semmai governare, semmai migliorando la qualità della vita e rispettando i diritti delle persone.
Ma il nostro va oltre e – per l’ennesima volta – dal blog di Grillo scopriamo il tatanismo dell’origine del problema.

Il tema dell’immigrazione è oltremodo complesso e di difficile soluzione perchè il nostro Paese da solo non può nulla senza una seria politica europea e mondiale su questo tema, perchè l’immigrazione è solo la più grave, drammatica e ben visibile conseguenza di una politica occidentale folle, cieca, consumista, globalizzante, multinazionalistica, imperiale, dominante e spietata. Devono cambiare tutte le politiche internazionali e occidentali per poter arrivare a ridurre le fughe dai Paesi senza alcun futuro, dai Paesi del terzo mondo.”
E chiude “una posizione forte e chiara come M5S nei prossimi giorni abbiamo il dovere di trovarla e la troveremo, L’importante è affrontare questo tema in profondità, verificando la realtà dei fatti, calandosi in questa complessità e abbandonando completamente pregiudizi, ideologie e demagogie.”
Pace fatta dunque. E a noi non resta che aggiungere che i metodo di affrontare i temi in profondità, verificando la realtà dei fatti, valga sempre, perché, sempre, la deriva qualunquista e populista e dietro l’angolo, ed è facile parlare alla pancia delle persone. Più difficile (e costa tempo e fatica) affrontare i problemi in maniera seria e documentata, anche scegliendo vie impopolari.

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