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Michele Di Salvo
07 Dec

Ho visto cose... vi racconto le mie primarie Pd

Pubblicato da micheledisalvo

Ho visto cose... vi racconto le mie primarie Pd

C’è un video molto carino che il Pd ha fatto per invitare al voto.
Parafrasandolo vi racconto le mie primarie Pd. Dal privilegiatissimo punto di vista di chi non ha fatto “una campagna”, ma ha cercato di ridimensionare, di ricordare a tutti che il 9 dicembre l’avversario sarà un altro, che il Partito Democratico è e deve sempre più essere la casa comune di tutti i progressisti e democratici di questo Paese.
Difronte a ogni sorta di trionfalismo, di dato drogato, di previsioni oltre che bulgare, ho sempre cercato di dare dati e informazioni più realistiche, perché – secondo me – i dati finiti sono l’arma dei disperati, perché fanno parte di una comunicazione politica “tossica” che non ho mai condiviso, perché non è un bene per nessuno dire di essere stravincenti, per poi nella realtà giocarsela sulla soglia del 50% dei consensi.
Difronte a quell’idea distorta e malsana per cui manicheamente i buoni e gli onesti stano tutti da una parte, che solo uno è l’innovatore, che la partecipazione e il sostegno spontaneo sono solo da alcune parti, mentre “l’apparato, il vecchio, pagano…” è un’idea non solo sbagliata, ma soprattutto offensiva verso le centinaia e migliaia di giovani e di autentici volontari, senza guru o grandi società di comunicazione alle spalle, che ci mettono tempo, voglia, faccia per un’idea… e nessun impegno e nessuna idea è giusto venga mortificata.
Poi, per quello che riguarda me, la mia storia lo conferma: sono sempre dalla parte di chi parte svantaggiato, perché credo che le minoranze contino, che la vera democrazia stia nel pluralismo, che non sia mai un bene che ci siano plebisciti e “uomini soli al comando”, non credo negli tsunami purificatori e risolutivi, e credo che un grande partito che voglia essere anche un partito di massa, debba contenere tutte le voci possibili e non debba schiacciare nessuno, men che meno partire da logiche revanchiste - che la storia insegna hanno solo alimentato divisioni, guerre e faide.
Alla fine l’idea dovrebbe essere “il migliore segretario possibile nella migliore e più unificante visione possibile” di un partito comune che unisca e allarghi.
E vi racconto quello che ho visto io.

Ho visto ottimi giovani, candidati in tutta Italia in tutte e tre le liste. Persone che vorrei tutte nell’Assemblea Nazionale del Pd. Ma un’assemblea vera, e non un organo convocato una volta in un anno per ratificare qualcuno o qualcosa e che poi non conta nulla e non interviene mai.
Ho visto persone impegnate, sui candidati e sui contenuti, confrontarsi, metterci la faccia, dialogare e tornare a fare attivismo vero, e non solo bassa manovalanza da campagna elettorale. Per un partito, e non per una persona.
Accanto a tutto questo, che racchiuso in poche righe può apparire ridotto, ma che è parte grande e rilevante di questa campagna, come i ragazzi dei Giovani Democratici impegnati col freddo nel volantinaggio, nel tenere aperti gazebo e sezioni di partito, che speso erano loro ad offrire il caffè a te che passavi, ho visto anche dell’altro.

E questo altro, chiunque sia, e con qualsiasi maggioranza dovesse essere segretario, è qualcosa che non vorrei più vedere.

Ho visto dirigenti di partito, nominati in una segreteria a tempo, che doveva solo essere garante di tutti, del rispetto e delle regole e del congresso, schierarsi apertamente, scrivere “articoli contro” qualcuno, usare strumenti e strutture del “partito di tutti” per qualcuno…
Ho visto persone cambiare idea, verso e bandiera, al solo scopo di “assicurarsi posizioni consolidate o garantirsi ruolo, incarico, posizione…”
Ho visto – da ogni parte – gelosie personali trasformarsi in “fuoco amico”, non perdere occasioni per un narci-presenzialismo a tutti i costi ostentato, anche quando questo poteva danneggiare i rispettivi candidati e anche quando questo ha danneggiato il partito nel suo complesso ed interezza.
Ho visto giornalisti che non si sono schiodati dalle loro redazioni, che senza nemmeno alzare il telefono raccontavano scenari e retroscena tanto fantasiosi quanto fascinanti sulle campagne elettorali altrui.
Ho visto il tentativo dei mediocri di oscurare ragazzi con belle idee e creatività e allontanare persone davvero competenti per il timore di essere messi in ombra e perdere la loro unica forma di esistenza (e talvolta di sostentamento). Male enorme al di là del percepibile, perché un leader – chiunque – si vede da chi ha attorno, e soprattutto perché così facendo si priva l’intero partito di persone valide che se ne allontanano dal momento che – ringraziando il cielo – in questo paese, nonostante tutto, c’è chi vive e lavora anche senza “un partito alle spalle”… e allora dicono “ma chi me lo fa fare”?
Ho visto amici diventare ultras, proponendo attacchi e accuse che “in tempi normali” non si sarebbero sognati nemmeno immaginare e che, loro stessi, avrebbero definito risibili.
Ho visto componenti diverse, appoggiare lo stesso candidato, ma defilarsi per “incompatibilità” con l’altra componente che appoggiava lo stesso candidato.
La cosa anche più triste è che ho visto professionisti della comunicazione online arrivare a fine campagna talmente “disperati” da dimenticarsi che esiste un partito, una comunità, da attaccare a testa bassa e in maniera meschina, e pur di far parlare di sé inventare casi dove non c’erano, notizie dove non c’era il fumo di un fatto, e invettive e polemiche poggiate sul nulla. E va detto che queste cose – che occupano più righe – sono, per fortuna e nonostante e malgrado tutto, meno rilevanti delle prime, anche se danno più tristezza.

A chi tutto questo dovesse sembrare follia, delirio interno, io rispondo semplicemente che nelle prime cose va ricercata la forza e la chiave di un partito che nonostante tutto non muore, ed è vivo e vitale, e nel secondo elenco vanno ricercate – e secondo me si dovrebbe lavorare perché vengano rimosse – tutte le ragioni per cui il Partito Democratico fatica – e non poco – a raggiungere il suo ruolo nella politica italiana, e soprattutto nella società.
Comunque l’abbiate vissuta personalmente questa campagna, per chi l’ha osservata, per chi l’ha anche derisa, per chi ci ha sguazzato dentro, per chi ha goduto delle divisioni interne, io ricordo che questa è stata – e resta – l’unica occasione nella politica italiana in cui davvero un partito e una classe dirigente si è messa in gioco, nei tanti limiti che pure ho detto, credo in maniera bipartisan e senza censure .
Nessun altro partito o movimento politico fa primarie, rinnova con una vasta e aperta partecipazione popolare i propri dirigenti, dai circoli locali al segretario nazionale, passando per tutti gli organi assembleari locali. E questa è – comunque la pensiate – una buona notizia per tutto il Paese.
Resto fermo nella mia idea che non sia un bene un segretario plebiscitario, che non sia un bene una segreteria ristretta o una direzione ridotta. Credo che un grande partito debba innanzitutto avere la forza ed il coraggio di essere inclusivo ed allargato davvero, ed essere casa comune ed ospitale per tutte le sue anime.
Per questo – e con questo spirito – ho partecipato alle primarie pd, e solo in questa direzione concreta continuerò a collaborarci. Se così non dovesse essere, questo partito semplicemente non sarà più casa mia. Poco male. Peggio però se non lo dovesse più essere per “tutti quelli come me”.

P.s.
Pubblico questo articolo prima del voto. Scelgo di farlo perché parlare ex-post sembra una maniera ormai diffusa di “cadere in piedi”, e noi abbiamo bisogno di una politica fatta di “coraggiosi” che corrano rischi, e non di opinionisti del day-after che hanno ragione a prescindere.
Spero – e credo di non andare troppo lontano da ciò che sarà – che questo sia e resti nei risultati un partito “ricco” di eterogeneità. Che chiunque vinca, vinca di misura, e che sia “obbligato” a dare spazio e voce agli altri, perchè in una politica di solisti abbiamo bisogno di un coro.
Spero che non ci siano tsunami para-rivoluzionari prevalentemente distruttivi, ma un lavoro costante (semmai meno appariscente) di ricostruzione stabile, e per farlo serve il contributo di tutti.
In questa campagna ho sentito qualcuno dire che Civati era “un pericolo” – io sorrido e dico “ma lo avete visto Pippo, lo conoscete un pochino, ci avete mai parlato guardandolo negli occhi?”
Ho sentito qualcun altro esultare per le sale vuote o poco affollate per Renzi, e io dico che se fosse anche la più piccola tra le proposte di questo partito hanno poco seguito e sono poco ascoltate è una brutta notizia per tutti e c’è poco da esultare, perché essere “partito democratico” implica necessariamente bisogno vitale di partecipazione.
Ho sentito qualcun altro dire che Cuperlo è il male assoluto perché rappresenta il vecchio, e me ne dispiaccio, perché ho incontrato una persona ironica, preparatissima, con una passione civile e morale di cui questo paese ha un gran bisogno, e attorno a lui ho visto tanti ragazzi con gli occhi che brillavano, e questo secondo me è l’indice migliore.
Ecco, in “casa mia” ci sono stanze ospitali per tutte queste voci, e ce ne sono altre, perché non voglio vivere in un rifugio piccolo e stretto e poco luminoso, ma vorrei un grande loft in cui respirare assieme…
Dal 9 dicembre comincia comunque una nuova storia, un nuovo pezzo di strada, e le sfide più dure è sempre bene affrontarle insieme.

p.p.s.
Vorrei dedicare questo post ad alcuni amici che hanno fatto questa strada sin qui con me...
A Francesco Nicodemo e Cristiana Alicata, che hanno sostenuto Matteo Renzi.
A Paolo Cosseddu, Ilda Curti, Marco Saracino, Gennaro Acampora, Giovanni Diamanti, Domenico Pirozzi, che hanno sostenuto Pippo Civati.
A Alessandra Serra, Tania Ruffa, Daniela Mazza, Federico Mercuri, Tommaso Carmassi e ai ragazzi GD di Roma che hanno sostenuto Gianni Cuperlo.
...e ai tanti che colpevolmente ho omesso...

Il mio editoriale su l'Unità

Blogo del 6 dicembre - http://www.blogo.it/zoom/blogo-in-diretta-con-michele-di-salvo-4/

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Gianfranco Menghini 12/07/2013 14:04

Caro Di Salvo, trasecolo per queste cose. Ma davvero credi che i tre moschettieri in questione non lo facciano per la loro ambizione per arrivare, chissà, al fatto incontrovertibile, che non rimanga loro altro che intascarsi la paghetta e vivere di rendita e il più a lungo possibile, su quello stretto scranno rosso, scomodo è vero, ma redditizio di mille prebende? Cordialmente, Gianfranco