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Michele Di Salvo
24 Jan

Beppe e un certo analfabetismo digitale

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Beppe Grillo, m5s, Democrazia, demagogia, Partecipazione, democrazia liquida, sistema operativo, referendum

Beppe e un certo analfabetismo digitale

In questi giorni Beppe Grillo e i gestori del suo blog ci hanno propinato l'ennesimo referendum online, e ancora una volta ce lo hanno spacciato come "esempio di democrazia liquida diretta".
Tutto questo fa certamente molto effetto su un popolo di poco più che analfabeti digitale, quale è il popolo italiano, non per definizione mia ma a dar conto delle tabelle di digitalizzazione e alfabetizzazione digitale di tutti gli studi autorevoli in materia.
Ma la cultura digitale e soprattutto alcuni temi molto importanti come "democrazia partecipativa", democrazia liquida, sono cose ben più serie, e che meritano un rispetto che evidentemente non gli da chi è abituato a manipolare gli altri, la realtà, ed a parlare solo di ciò che può vendere, anche senza comprendere ciò di cui parla.
Grillo più volte ha fatto riferimento nei suoi spettacoli-comizio alla costituzione islandese, come esempio di partecipazione diretta. Dimentica di dire che quell'isola conta poco meno di 300mila cittadini, che sono quasi tutti connessi in rete, e che ci sono voluti due anni e una commissione di persone "reali" che elaborasse le circa 700 pagine nate "dalla rete". Mutuare quell'esempio, o anche semplicemente farlo nostro è folle, senza mezzi termini.
Così come questi referendum improvvisati, senza dibattito interno, senza informazione verso i "cittadini penta stellati digitali", aperti dalle 10 alle 19, conoscendo solo il capo-pensiero in proposito, sembrano più degli anestetici alla mancanza di vera democrazia interna, di organi collegiali, di assemblee "umane" di un confronto interno, che non una cosa minimamente accostabile alla democrazia liquida.
Allora spieghiamo a Beppe, e chi per lui, che la democrazia partecipata, nella cultura digitale, prevede che le persone collaborino attraverso un dibattito, non alla approvazione di un contenuto o meno, bensì alla sua stesura ed elaborazione.
È il caso del partito pirata tedesco ad esempio, che a livello locale esprime idee e proposte su temi e questioni precise, elaborate dai cittadini e con i cittadini, ed infatti a differenza del M5S se perdono consensi a livello nazionale, hanno propri rappresentanti nei parlamenti locali. Questo si spiega perché hanno una rappresentanza ed un contatto diretto col territorio, e non esprimono solo un malcontento generale, generalizzato diffuso e spesso qualunquista, suscitando quindi solo un voto di opinione che copre e nasconde sostanzialmente un vuoto politico.
E non offendiamo coloro che per anni si sono impegnati a sviluppare vere piattaforme di democrazia liquida, perché quelle esperienze hanno una dignità profonda, per altro molto integrate con la politica istituzionale, ad esempio nei paesi scandinavi, e non possono essere banalizzate né associate a un "sondaggio online", men che meno se fatto in un certo modo e con regole che farebbero accapponare la pelle a qualsiasi democratico, non solo digitale.

Nel blog di Grillo c'è questa famosa sezione che si ostina a chiamare "sistema operativo" che tale non è: "un sistema operativo in informatica, è un insieme di componenti software, che garantisce l'operatività di base di un calcolatore, coordinando e gestendo le risorse hardware di processamento (processore) e memorizzazione (memoria primaria), le periferiche, le risorse/attività software (processi) e facendo da interfaccia con l'utente, senza il quale quindi non sarebbe possibile l'utilizzo del computer stesso e dei programmi/software specifici" - quindi a meno che Grillo e Casaleggio non vogliano fare concorrenza a Microsoft, Apple o Linux, è molto difficile che si tratti di "un sistema operativo" ma parliamo banalmente di semplici applicazioni.
In questo "sistema", senza alcun dibattito né argomentazione sul tema, dando per scontato che tutti sappiano tutto, ogni tanto (a suo piacere, anche nel come e se e quanto preavviso dare) il comico genovese, o chi per lui, lancia un sondaggio: per votare si deve essere registrati (e decidono loro registrati "a quale data", e per registrarsi bisogna dare anche il proprio documento di identità!), bisogna accedere con mail e password ed esprimersi a risposta secca.
Peccato che attraverso questo sistema si registra perfettamente quel "cittadino a cinque stelle" cosa ha votato, quando, a che ora, da quale computer. In barba a qualsiasi criterio di democrazia, che prevede il voto segreto come garanzia di libertà di coscienza, anche a dispetto di quanto ne possa pensare Beppe Grillo.
C'è di più. Nelle votazioni vere esiste un quorum, per evitare che una minoranza decida per tutti - altro elemento tipico delle democrazie - e lo scrutinio è palese, così tutti possono volendo verificare che il risultato sia "autentico". Ed anche questa è una differenza sostanziale: chi verifica e certifica con certezza che quei risultati dichiarati sul blog siano anche "i veri risultati" di quei circa 30mila votanti medi del popolo penta stellato? Ci dice Grillo "vi dovete fidare", in barba alle "case trasparenti", alle aperture come scatolette di tonno e dicerie varie. Ma la democrazia, quella vera, è l'esatto contrario: non fidarsi ciecamente, ma essere vigili, controllare, essere partecipi e presenti. Per questo esiste un'opposizione del resto, e per questo esiste il dissenso. Anche questo come è noto poco gradito in casa Grillo.

Chi ci dice ad esempio che non si voti due o più volte?
È il caso - solo per citare l'ultimo - di Francesco Gigante, che su Facebook ieri ha raccontato il suo caso così: "Proporzionale o maggioritario ...ho votato entrambi. Questi giorni controllando la mia iscrizione al Movimento 5 stelle, mi sono accorto che inizialmente tempo fa avevo chiesto ad un amico di iscrivermi con i miei documenti, poi pensando non l'avesse fatta avevo proceduto io stesso ad iscrivermi con gli stessi documenti. Questi giorni casualmente ho scoperto di essere iscritto e certificato 2 volte con lo stesso nome e con gli stessi documenti, ho provato a votare la legge ed ho potuto farlo 2 volte. Mi chiedo quanto possano essere utili e vere tutte le votazioni fatte sino ad oggi? Se è così semplice farsi certificare 2 volte come il mio caso. Tutto questo apre spazi per poter pensare che si possano certificare le stesse persone all'infinito? Tutto ciò getta un ombra sulle votazioni online che sono il caposaldo del movimento 5 stelle,che ne ha fatto un baluardo di Democrazia diretta,per onestà ho voluto condividere questo fatto con tutti Voi."

E sul ruolo della vigilanza e trasparenza, un'ultima correzione, concettuale e semantica, riguarda il cd. "open data", che Grillo con grande faciloneria confonde con il rendere pubblici numeri e dati - spesso parziali e a suo piacimento e con qualche censura (come ha fatto con l'annuncio di rendere pubblici i bilanci dei quotidiani e poi si è fermato alla sola Unità, dando anche solo le cifre che voleva lui).

Caro Beppe, e chi per te, open data significare dare "tutti i numeri e le informazioni" e renderle fruibili, il che significa predisporre sistemi per cui i cittadini possano selezionare, approfondire, collegare, anche mischiare quei dati, per ricavarne macroinformazioni e dati aggregati. Ma mi rendo conto che parlare di opendata è facile, e si vende anche bene, entrare davvero in una cultura open, è qualcosa che appartiene al dna, e non lo si inventa dalla sera alla mattina, così come invece pare si possa fare nello scegliere di passare da comico a politico.

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