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Michele Di Salvo
20 Jan

Obama e la riforma dell'Nsa

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Nsa, privacy, prism, Cia, web, datagate

Obama e la riforma dell'Nsa

DATAGATE - Secondo alcune fonti ben informate della Casa Bianca sarebbe stata questa emergenza ad aver richiamato nella strettissima cerchia di Obama Jim Messina, l’artefice delle due vittorie alle presidenziali, stratega politico che proprio a giugno aveva accettato di curare la comunicazione strategica di Cameroon e del partito conservatore inglese. Definito dal Post “la persona più potente di Washington di cui si parla meno” e soprannominato “the fixer” (il risolutore) Messina ha “firmato” il suo rientro nello staff mettendo alla porta alcuni dipendenti che, con falsi profili social, diffondevano materiale sensibile dagli uffici di Pennsylvania Avenue. Il nodo che oggi è chiamato a sciogliere è portare avanti e condurre in porto la riforma fortemente voluta da Obama sia del Patriot Act che dell’intera governance dei Servizi di intelligence americani, senza che questo appaia un’ammissione di responsabilità diretta del Presidente nelle intercettazioni illegali, né, sul fronte interno, un atto di debolezza, in cui la Casa Bianca cede alle pressioni politiche internazionali. - Terminava così un mio articolo del 28 ottobre 2013 proprio su l’Unità.
Quel progetto politico legislativo pare oggi - almeno nelle sue linee generali – delineato e realizzato.
Dopo aver creato un “comitato di esperti” per valutare l’intera situazione e il complesso delle leggi e regolamenti in materia, il presidente ha convocato una conferenza stampa in cui ha illustrato il lavoro del suo comitato, ne ha resa pubblica la relazione con le indicazioni, ed ha con precisione illustrato quali di quei suggerimenti intende adottare, come atti dell’esecutivo, quali tralasciare del tutto e cosa invece indirizzare al parlamento per la valutazione in un’azione legislativa ordinaria.
WASHINGTON - Nel suo discorso del 16 gennaio il presidente Obama ha citato, senza nominarla, un passaggio chiave della sentenza del tribunale dello stato della Virginia che ha dichiarato “incostituzionali” le intercettazioni massive quando ha dichiarato che “i progressi tecnologici hanno reso più difficile difendere la nazione e contemporaneamente sostenere le libertà civili”, ha annunciato modifiche “accuratamente calcolate” alle politiche di sorveglianza affermando che avrebbe limitato la capacità delle agenzie di intelligence di accedere a dati telefonici.
Obama non ha intaccato gli elementi più significativi della vasta rete di sorveglianza della National Security Agency, e ha lasciato le modalità di attuazione di molti dei suoi cambiamenti al Congresso e alle stesse agenzie di intelligence.
Obama ha precisato con chiarezza che sarebbe dovuta intervenire un’approvazione del tribunale preliminare per l’accesso ai dati telefonici. Ha anche detto che sarebbero state proibite le intercettazioni sui leader dei paesi alleati, dopo che la notizia di tali attività avevano innescato una tempesta diplomatica con la Germania e altre nazioni amiche, come Italia e Francia, ma ha anche difeso con forza l’impianto dell’intelligence nazionale, affermando che non vi era alcuna prova di “un abuso di potere” e che molti dei metodi adottati erano necessari per proteggere gli americani da una serie di minacce negli anni successivi all’11 settembre 2001.
Il presidente non ha accettato una delle più importanti raccomandazioni del suo comitato consultivo in materia di pratiche di sorveglianza: richiedere l’approvazione preventiva del tribunale per le cd. lettere di sicurezza nazionale, che il governo utilizza per richiedere informazioni sulle persone dalle aziende. E nel lasciare gran parte dell'attuazione delle sue decisioni al Congresso ha probabilmente aperto la porta a nuovi accesi dibattiti.
Come ha spiegato un consigliere del presidente “Obama è consapevole che un’azione diretta dell’esecutivo sarebbe stata più forte e immediata, ma è anche consapevole che una materia così delicata non può lasciare dubbi o ombre che in qualunque modo il potere esecutivo possa mettere le mani sulla privacy dei cittadini senza un passaggio – anche se più lungo – per la camera dei rappresentanti e per il Senato federale”.
L’unico riferimento a Edward J. Snowden, l'ex appaltatore NSA cui si deve la divulgazione di informazioni riservate che hanno un clamore nazionale e internazionale sulle pratiche di sorveglianza americane è stato quando ha affermato che le sue azioni hanno “messo in pericolo la difesa della nazione e innescato un dibattito che ha "spesso versato più sul calore che sulla luce" anche se, ha aggiunto, ha riconosciuto che le sue rivelazioni hanno “sollevato profonde questioni di equilibrio tra libertà e sicurezza”.

Un alto funzionario del governo ha dichiarato testualmente “anche se Obama ha pesato questi cambiamenti per mesi, ha preso una decisione definitiva sul ricorso giurisdizionale per la raccolta dei tabulati telefonici solo nella notte di giovedì, il che attesta l'estrema delicatezza di tali questioni e gli interessi in gioco.”
“Che cosa è veramente in gioco è come rimaniamo fedeli a ciò che siamo in un mondo che si sta trasformando a velocità vertiginosa.”

È questa la frase che racchiude l’elemento centrale di quella che potrebbe essere, nelle prassi, la più profonda riforma dell’intelligence, e in qualche modo anche del rapporto tra Stato e cittadini in termini di privacy e sorveglianza e le relative raccolte dati.

Mentre Obama ha detto che tale raccolta è importante per sventare complotti terroristici, ha riconosciuto che potrebbe essere abusata e tutto questo – ha ammesso - non era stato oggetto di un dibattito pubblico adeguato.
“I critici – ha affermato il presidente - hanno ragione a sottolineare che, senza adeguate garanzie, questo tipo di programma potrebbe essere usato per produrre ulteriori informazioni sulle nostre vite private, e aprire la porta ai programmi più intrusivi di raccolta di massa”.
Ad ascoltare Obama c’erano in prima fila il direttore dell'FBI James B. Comey, il direttore della CIA John Brennan, il direttore della NSA James Clapper e il Segretario alla Sicurezza Nazionale Jeh C. Johnson Stephen Crowley: da oggi e sino a che il parlamento non avrà continuato nella regolamentazione avviata dai decreti esecutivi presidenziali sarà il procuratore generale Eric H. Holder Jr a dover “interpretare” ogni programma di intelligence nello spirito indicato dal presidente, e non era mai successo che la Procura Generale che dipende dal Ministro Della Giustizia, intervenisse con tanta autorità nelle azioni della difesa.

Obama ha offerto protezioni più modeste ai non americani “in linea generale - ha detto – “le persone di tutto il mondo - indipendentemente dalla loro nazionalità - dovrebbero sapere che gli Stati Uniti non stanno spiando persone comuni che non minacciano la nostra sicurezza nazionale, e che prendiamo le loro preoccupazioni sulla privacy in considerazione.”

Quanto ai capi di stato e di governo esteri Obama ha detto “non ci scusiamo semplicemente perché i nostri servizi possono essere più efficaci, ma i capi di Stato e di governo con i quali lavorano a stretto contatto, e sulla cui cooperazione dipendiamo, devono sentirsi sicuri che li stiamo trattando come veri e propri partner.”

Obama non ha fatto menzione di due delle raccomandazioni del suo comitato di maggiore e pressante preoccupazione nella Silicon Valley e per tutta la comunità imprenditoriale, ovvero che la NSA “non sia in alcun modo in grado di modificare, compromettere, indebolire o rendere vulnerabili software commerciali, e che non usi bags nel software per condurre attacchi informatici o di sorveglianza” pratiche queste della NSA che stanno costando loro miliardi di dollari di vendite all'estero, in quanto i clienti in Europa e in Asia temono che i prodotti americani siano volutamente compromessi dall'agenzia.

Il rifiuto di Obama di affrontare il problema riflette una profonda divisione nella gestione, con alcuni funzionari dell'intelligence che lamentano che senza la capacità di “rompere la cifratura” per creare "porte" per entrare nei sistemi informatici all'estero e di sfruttare le falle nel software, gli Stati Uniti sarebbero disarmati unilateralmente in un momento di cyberconflitti imponenti.

Per i dirigenti delle società new e hi tech questo tema è al primo posto della loro agenda tanto che stanno già cercando di sviluppare prodotti "NSA resistenti". Nel frattempo, dalla Germania alla Cina, si parla di boicottare alcuni hardware e servizi cloud americani che sono visti come compromessi.

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