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Michele Di Salvo
29 Jan

Renzi e la sindrome di Alarico

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Francesco Nicodemo, Matteo Renzi, partito democratico, PD, legge elettorale, segreteria, Partecipazione, giovani

Renzi e la sindrome di Alarico

Per quanto possa sorprendere, sono d'accordo con Francesco Nicodemo.
Almeno in larga parte. E cito dichiaratamente dal suo articolo.
"In verità non è che sia sorpreso dall’antirenzismo militante. Soprattutto a sinistra. La chiamo la sindrome dell’usurpatore. Renzi che conquista il quartier generale come Alarico. Un barbaro che non ha rispetto di belletti, liturgie, pomposità di un impero che è già caduto e che si illude di perseguire la gloria di Roma imperitura. Facile immaginare alcuni dire sdegnosi ‘o tempora o mores!’. Ovviamente la sindrome dell’usurpatore prevede che gli ’sconfitti’ non accettino la vittoria del ‘barbaro’. "

Tutto vero e reale. E prosegue.

"Ma scusate cosa vi aspettavate? Pensavate davvero che stessimo scherzando? La rupture di cui tanto spesso abbiamo parlato non può essere un pranzo di gala, non chiede permesso né ‘per favore’. "

Ha perfettamente ragione.
Me lo domando spesso quando mi interpella qualcuno che vorrebbe da me un commento, riferendosi a questa o quella cosa, a questa o quella battuta, frase ad effetto, dichiarazione.
L'idea che ancora qualcuno aveva è che "vabbé dice così adesso, ma poi una volta eletto..."
Quell'idea malsana per cui l'unica linea della politica sia quella per cui dici cose rivoluzionarie prima e durante, mentre poi, dopo...
Renzi no, e lo dico con ammirazione per certi versi.
Matteo appare sciolto, disinvolto, bonaccione, ironico, ma è un quasiquarantenne decisamente determinato, politicamente freddo e deciso, e se vogliamo anche cinico alle volte. Te ne accorgi che il migliore spin doctor di Renzi si chiama Matteo, che è capace di ascoltare tutti ma di decidere da solo. In questo è meno propenso ai giochetti di un Berlusconi – cui spesso sbagliando di grosso viene paragonato.
Se a B., lo sappiamo tutti, interessa se stesso, il suo ruolo, le sue aziende, il suo patrimonio (non necessariamente nell'ordine), a Matteo Renzi interessa altro: il suo progetto, la sua idea, il suo obiettivo. Che certamente ha lui stesso al centro, ma mi chiedo davvero per quale leader politico non sia così.
E c'è un'altra cosa su cui concordo. Matteo Renzi non è influenzato dai suoi influencer (per usare una immagine cara ai neoguru del web), semmai il contrario. Ha costruito, con doti sue, ma anche con tempo e strategia, una vera e propria community di "persone renziane pensanti", che è lui ad influenzare e da cui essere "suggerito".
In questo ribalta – è la grande novità a sinistra – l'idea per cui le segreterie, gli staff, le classi dirigenti, devono essere "cencellinate". E ribalta anche l'idea che poi si debba "crescere" nel partito "contro" qualcun altro. La proposta di Renzi ai quarantenni che gli sono accanto è "cresciamo tutti insieme" e "voi siete la mia squadra".
Poi certo, c'è anche la declinazione distorta per cui si diventa ultras, ma fa parte più della nuova politica che sta nascendo – basti pensare ai grillini, ma anche alla lega nord, ma anche alla nuova forza italia, e così via – che non di una caratteristica tipica – o topica – del renzismo.

E ha ancora una volta ragione Francesco quando scrive che i conservatori sono da tutte le parti.
E aggiungo, sono proprio quelli che hanno appoggiato Renzi negli ultimi mesi, saliti sul carro del vincitore annunciato, semmai nella speranza che "lui vince, ma noi restiamo", a fare a gara a chi era più renziano dell'altro, finanche nelle puerili cancellazioni di twitt e messaggi su facebook in cui ne dicevano peste e corna meno di sei mesi prima...
La linea Renzi è molto semplice e la descrive senza limature Francesco Nicodemo in questo passaggio, che va preso letteralmente, senza doppie letture o attenuazioni:

"I conservatorismi che davvero sono trasversali agli schieramenti politici e che affossano il paese, i circoletti, la rete di protezione che tiene insieme da anni i gruppi dirigenti, non possono essere superati dal moderatismo dei piccoli passi impercettibili."
Quindi, buona pace per tutti, anche per i retroscenisti di professione e vocazione.
Renzi – sua forza e forse suo limite – agisce e agirà sempre con grandi passi, accompagnati da una comunicazione essenziale, twitteristica, diretta, che può avere parecchie spigolature, ma funziona, raggiunge le persone.
Certo per qualcuno sarà non senza qualche "semplificazione" di troppo, che per i detrattori significa banalizzazione, ma nell'era dei figli della televisione commerciale, ed al contempo dell'allontanamento dei cittadini dalla politica, avere il pregio di raggiungere le persone e dare un'idea di efficacia, è un plusvalore, verso cui storcere davvero poco il naso.

Al suo articolo Claudio Siglich ha commentato: quando vedrò Fassino, Chiamparino, Burlando, La Torre, Minniti, Franceschini,Veltroni, Bassolino, Emiliano, Cardinale, Papania, De Luca, Loiero etc. etc. buttati giù dal carrozzone di Renzi, capirò che fa sul serio e lo voterò....
Ma Renzi in questo ha risposto, ed anche questa poteva sembrare una "battuta efficace" ma non lo è.

Ricordate? "Sul carro non si sale, lo si spinge".
E Renzi è stato chiaro al punto che nessuno di questi nomi è in segreteria, al punto che molti di questi nomi è bene che trovino qualcos'altro da fare, perchè sarà complesso ricollocarli, ma soprattutto per quanto "politici di lungo corso" non tutti questi nomi sono di persone impresentabili.
Poi, ciascuno si fa la propria idea, ed ha la sua opinione.

Renzi fa sul serio. Però, e c'è un però a tutto questo ed alle cose che ho citato e sulle quali convengo con l'idea di Francesco – che tra l'altro ha declinato chiaramente il suo ruolo di "responsabile comunicazione del pd" come "interprete autentico della linea di renzi".
Non sono d'accordo su questo passaggio "ma poiché Renzi gode di sostegno e riconoscimento pubblico, qualcuno teorizza che l’unica strada possibile siano azioni di guerriglia politica."
Così sarà per qualcuno, e questo qualcuno è un pò troppo legato al secolo scorso per poter anche solo immaginare una "guerriglia" politica efficace.
Chi vorrà sfidare Matteo Renzi, vuoi per ruolo, vuoi con una differente proposta politica, dovrà farlo a viso aperto, in maniera diretta, concretamente, e con uno stile comunicativo altrettanto efficace. E la differenza non la faranno le alleanze, vere o presunte (che bisogna poi verificare quanto pesano), ma la sostanza della proposta e della comunicazione. Ed in questo peseranno le reti, non tanto e solo virtuali, di persone reali che nel tempo verranno costruite.
Ma sbaglia Francesco Nicodemo nel confondere guerriglia politica e autentico, reale, contenutistico, il dissenso politico interno.
Perchè c'è, è autentico, ed ha una sua dignità e spessore di onestà intellettuale che non va sottovautato. Se da una parte c'è la necessità di ribadire che Renzi "ha vinto" con una larga maggioranza, la segreteria sbaglia a voler dare un imprimatur di "stravincere", nella direzione del "questa è la linea, o ti adegui o non c'è discussione", ribadendo quel "pacchetto completo prendere o lasciare" che non ha fatto bene al partito, e che continua a fare male.

La legge elettorale proposta non è una buona legge, nè la migliore possibile al momento.
Il JobAct è una lista di cose da fare, e come ho detto va declinato prima di essere commentato, perchè così contiene tutto e il suo contrario, non indica i modi (e i modi sono più che sostanza alle volte), non indica il cambiare cosa con che cos'altro (e questa è la vera novità da conoscere) e contiene elementi che cambiano l'amministrazione (ed è un bene) ma poco hanno a che vedere con il lavoro in sé.
Dire queste cose non è "guerriglia politica", non è un non riconoscere Renzi segretario, nè tanto meno considerarlo come un barbaro che entra in cattedrale, nè come un elefante in una cristalliera. Dire queste cose è – può essere – anche solo dialettica politica.
E considerare il confronto e il dibattito e il dialogo, non come un'opportunità di miglioramento, ma come un ostacolo sterile, una perdita di tempo, sul cammino del cambiamento non è un gran passo avanti, non fa bene alla democrazia e men che meno al partito democratico.
Se queste cose sono atto di lesa maestà, o vengono lette come un pezzo di conservatorismo, mi spiace. Non ho incarichi nè poltrone da difensere nè stipendi da tutelare, e quindi resterebbe da vagliare seriamente l'ipotesi che la mia possa essere banalmente una critica di idee, semmai costruttiva e propositiva.

Esitono più anime in questo partito. Ed esistono inquanto partito democratico.
In cui nessuno è padrone di un simbolo, nè ne dispenza o vieta l'uso per raccomandata di diffida. In cui non c'è uno che ti espelle se non sei d'accordo con lui.
Ma è bene che difronte a Renzi – che è un fenomeno nuovo, con una sua sintassi e un suo lessico differente e distante da altri – anche le altre componenti si decidano ad adottare simmetrie, logiche e sintassi nuove.
È bene imparare a dialogare e parlarsi, come fanno già, indipendentemente dagli ultras di turno e di parte, larghissime fasce di giovani di questo partito. Costruire una nuova e differente sintassi comune che non parta dall'idea – per certi versi strumentale – che sia guerriglia o conservatorismo chiunque "non sia d'accordo" e non segua pedissequamente la linea.
Se Renzi va sfidato, va sfidato sul progetto politico. Perchè Renzi fa sul serio, e non ci sono mediazioni da vecchia politica nè ricevibili nè proponibili.
Se Renzi vuole – come deve – gestire e guidare il partito, non può considerare tutti i dissidenti, o anche solo chi talvolta e su qualcosa non concorda, come un "fastidio" o come un ostacolo.
È bene che ripartissimo tutti da alcuni canoni di fondo.
Renzi è il segretario, va accettato da tutti e deve mediare con se stesso e fare in modo di essere il segretario di tutti, quelli che la pensano come lui, e soprattutto di tutti gli altri: non si vince solo con i numeri, e non si governa di autorità, ma di autorevolezza, e questa non dipende dai sondaggi.
La segreteria è la segreteria di tutto il partito, non il think-thank della linea del segretario. E le funzioni e le deleghe non sono "in funzione e verso renzi" ma in funzione ed al servizio del partito, tutto quanto e tutto assieme.
Se ripartissimo da questo, non solo avremmo un partito migliore, un segretario migliore, ma anche Matteo Renzi correrebbe il serio rischio di essere "migliore", e perchè no, anche chi verrà dopo di lui, certamente, sarà qualcosa di diverso da una semplice dicotomia vecchio-nuovo, e per questo, in sè, sarà migliore.

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