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Michele Di Salvo
15 Mar

MU878 - i manganellatori neri del M5S

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Beppe Grillo, MeetUp, troll, fake, Casaleggio, squadrismo, violenza, m5s, share

MU878 - i manganellatori neri del M5S

Se fossimo negli anni di piombo, la cronaca partirebbe da una determinata sezione di partito, da questo o quel gruppetto “più radicale” e ne descriverebbe le gesta. Nel partito della rete immaginato da Grillo e Casaleggio non esistono indirizzi, non esiste un immobile in cui la Digos possa fare irruzione e sequestrare materiale che possa essere mostrato alla gente per mostrare qual è il tuo vero volto, al di là degli slogan e delle parole.

Nella realtà laziale tuttavia un luogo virtuale esiste, ed è il MeetUp 878.
È questo il luogo da cui sono stati votati, scelti, supportati e spinti sino ai vertici del Movimento alcuni nomi noti tra cui Paola Taverna, Roberta Lombardi, Alessandro Di Battista.
I suoi membri, 556, sono soprannominati “i manganellatori del Movimento” che “mettono in riga” i «buonisti» di sinistra. Buonismo. «Supercazzola di sinistra». O anche «immondizia ipocrita», sempre di sinistra. Molti non lo ricorderanno, ma nella notte della riconferma di Napolitano Beppe Grillo si mise in viaggio verso Roma, e un giro di telefonate della Questura “gli fecero cambiare idea” perché si cominciava a spargere la voce che “i militanti di Forza Nuova” erano pronti a unirsi alla piazza e fare da “servizio d'ordine”. Già, con Forza Nuova non sono pochi i collegamenti.
Ultimo in ordine cronologico il neo-economista di Grillo, tale Eugenio Benetazzo “economista di chiara fama” che partecipa al "congresso nazionale di Forza Nuova", e la cui ricetta per uscire dalla crisi è nazionalizzare le banche.

Leader indiscusso del gruppo 878 è Ernesto Leone, attivo in rete col nome di Tinazzi.
Il suo ruolo guida nel tenere tutti “fedeli alla linea” mantenendo fissa la barra a destra emerge pubblicamente poche ore dopo il voto dei due senatori del M5S in commissione giustizia a favore dell’emendamento che abroga il reato di clandestinità. Molte ore prima del post di Grillo Ernesto Leone scrive: «Con un emendamento il movimento 5 stelle abolisce il reato di clandestinità, seguito a ruota dal Pd. Questa è una scelta grave e seria che alcuni nostri parlamentari hanno compiuto in buona fede, ma che doveva essere discussa e votata sul portale del movimento, oggi chiamato sistema operativo. E’ un invito a venire allegramente in Italia. Andate e moltiplicatevi in little Italy dove c’è prosperità e lavoro per tutti. Fate quello che vi pare, ma non prendetemi per il culo». E in un secondo post «Basta con il facile protagonismo. Esiste un altro movimento M5S che fa esattamente il contrario, cavalcando un buonismo, diventato stupidismo e visto il problema immigrazione, emenda una amnistia/indulto togliendo dai reati la clandestinità».

Senza un territorio, trasversale, contenitore ormai collaudato dei duri e puri, di quei pasdaran della linea ortodossa di Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio il MeetUp 878 è il circolo di riferimento per alcuni eletti, soprattutto di Paola Taverna e Alessandro Di Battista (che partecipa spesso alle loro riunioni).

Ernesto Leone però diventa “famoso” nella costellazione pentastellata per essere l'autore – sul blog di Grillo – di un famoso post "Falsi amici, il Fatto Quotidiano è il nuovo organo del Pd" un post al vetriolo contro il giornale, 'colpevole' di aver messo in piedi una "possente campagna" contro il leader, "con articoli di basso livello e mediocri ricchi di insulti".

Lontani i tempi in cui qualcuno, nel Movimento laziale, era riuscito a opporsi allo strapotere del suo MeetUp. Si perchè Ernesto Leone stava per essere candidato Presidente della Regione quando gli altri gruppi territoriali sollevarono la questione del “numero” dei suoi adepti, che erano decisamente “troppi” rispetto alla media degli altri MeetUp. All'epoca si finì a diffide reciproche, e alla fine trionfò Davide Barillari.
Ma il peso di Leone è cresciuto proprio per i suoi numeri: 556 iscritti ad un MeetUp ad esempio alle parlamentarie a 5 stelle, in cui sei in lista con meno di 150 voti, sono decisamente numeri, e in quell'occasione lui li ha fatti pesare, mettendo in lista molti suoi nomi.
Oggi lui dichiara di lavorare per il Movimento. Si definisce “dirigente d’azienda con ampia autonomia nella piccola industria”, ha collaborato con l’ex sindaco di Albano Laziale del Pdl, Marco Mattei, quello della polemica sul caso Priebke che accusò la sinistra di essere ipocrita a non far seppellire il criminale nazista nella sua Albano.

A firma di Andrea Palladino il manifesto del suo MeetUp recita tra l'altro testualmente “da tempo si è assunto il ruolo di ‘manganellatore’ all’interno del M5S.”.
Il gruppo 878 ha oggi un peso molto forte sulla rete riunendo gente che ha una fede assoluta e incrollabile nelle teorie cospirazioniste del signoraggio, fan sfegatati del blog di Claudio Messora, gente che mal sopporta l’intera sinistra, vero obiettivo da abbattere.
A chi lo accusa di essere di destra il “Tinazzi del web” replica “Il paradigma è sempre lo stesso se non sei di sinistra sei di destra. Sbagliato: se non sei di sinistra nè di destra o sei nel movimento o lo sei a tua insaputa.”
Sarà vero? C'è una straordinaria assonanza tuttavia, nuovamente, con Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, che afferma “Oltre la destra e oltre la sinistra: Forza Nuova”. Già, “oltre”, come il titolo dell'ultimo Tour di Grillo.
Afferma Ernesto Leone “Difficile cambiare questo paese, forgiato da secoli di plagio ideologico ad uso e consumo strumentale alle seggiole e funzionale ad avere quei finanziamenti pubblici dell’editoria, che permettono di sopravvivere.” e in questo caso davvero è dura stabilire se sia lui ad aver plagiato i post di Grillo o viceversa.

L’elenco dei 556 attivisti del suo gruppo è blindato e accessibile solo a chi entra nel circolo. Una scelta che, all’interno del movimento nel Lazio, aveva causato qualche polemica. La loro battaglia è precisa, con la mission di espellere dal movimento chi non si allinea: «La base M5S non vede l’ora di andare a nuove elezioni per liberarsi di non tanti (ma nemmeno pochi) cialtroni che ha messo dentro e che nulla c’entrano col movimento 5 stelle per processi sbagliati in parte», scriveva Ernesto «Tinazzi» Leone il 13 agosto scorso.
L’obiettivo dichiarato è quello di isolare chiunque non segua l’indicazione di Grillo e Casaleggio, che puntano alle elezioni anche a costo di mantenere il Porcellum, evitando con cura ogni forma di dialogo con gli altri gruppi parlamentari: «Oggi il pretesto per gente che ha vinto la lotteria delle parlamentarie è la legge elettorale, alibi per cercare di apparentarsi col Pd. Man mano vengono fuori nuove persone, emergono da riempilista, nonne, zie, mamme senatori di deputati, ex quadri direttivi di Sel, segretari di partito, ex candidati nei partiti, partecipanti a primarie Pd, che da tavolazziana memoria fottono e chiagnono per la mancanza di dibattito, democrazia interna, dialogo e politica».

A Roma sono stati dichiaratamente appoggiati da questo gruppo Pietro Calabrese, Dante Santacroce, Andrea Aquilino, candidati alla Regione Lazio. Tutti e tre li ritroviamo nella querela dell'avvocato Piccarozzi, un attivista che ha redatto alcuni punti del programma del M5S, nei confronti di Roberta Lombardi. Il caso è specifico ma significativo.
La Lombardi e altri attivisti a lei vicini avrebbero aggredito Piccarozzi, reo di aver preso parte alla riunione riservata dell’11 gennaio a cui era stato invitato da Beppe Grillo. Per la Lombardi e altri attivisti la presenza di Piccarozzi non è gradita.

Si legge nella querela “Ilaria Loquenzi, sollecitata dalla Lombardi di cui è collaboratrice, ha tentato di impedire il mio ingresso alla conferenza spingendomi fuori, all’indietro, mettendomi una mano sul petto” Non essendo riuscita ad allontanarmi, la Lombardi irrompeva per la seconda volta nella sala riservata, stavolta accompagnata da Dante Santacroce, suo collaboratore e attivista M5s Roma, candidato alla Regione Lazio. I due si sono diretti verso di me e il Santacroce mi afferrava in maniera decisiva e violenta, mentre ero seduto al tavolo. Mi strattonava e tirava per farmi alzare e allontanare dalla riunione gridando testuali parole: “Tu non puoi stare qui, devi andartene. Hai capito? Altrimenti sono guai”. Frasi pronunciate anche dalla Lombardi, che era alterata.
“Terminata la riunione, appena Grillo è andato nella propria stanza, io e un mio collaboratore di studio siamo stati accerchiati nella hall dell’hotel. Erano almeno dieci, tutti appartenenti al M5s. Fra loro c’erano: Pietro Calabrese, Dante Santacroce, Andrea Aquilino (tutti e tre candidati alla Regine Lazio); Nicoletta Ferraro, più altri attivisti. In particolare Calabrese si è avvicinato in modo minaccioso a pochi centimetri dal mio volto, puntandomi un dito sul naso e dicendomi: “Te accio vedè io come ce se comporta nel Movimento, perché qui decidemo noi”. E il Calabrese, aggredendomi, ha urlato: “Perché tu hai fatto la diffida…”(…) La Ferraro mi intimava di stare zitto(…). Mentre Aquilotti mi contestava di aver partecipato a poche riunioni. Non contento il Calabrese mi minacciava: “L’hai fatto grossa, adesso te famo vedè noi”. Secondo la dichiarazione di Piccarozzi a “salvarlo” sarebbe stato il personale dell’hotel. Ma le minacce sarebbero continuate anche il 15 gennaio, quando un uomo si sarebbe presentato fuori dallo studio di Piccarozzi:
“La tasca del soprabito rigonfiata da un oggetto(…). L’uomo, accortosi di essere stato fotografato dal querelante è fuggito in direzione Largo Sarti; ripreso dalle telecamere”.
Questa storia, di un anno fa, venne pubblicata anche sul sito di Grillo e qualcuno commentò “Non mi piace sta cosa. Si stanno formando dei Gruppi che si muovono autonomamente, senza rendicontare una cippa.” L'autore del commento è stato cancellato.

Nonostante il MeetUp 878 sia chiuso, alcuni dei suoi utenti sono noti, e in maniera spontanea o ufficiale hanno dei ruoli organizzativi ben precisi in rete.

Manuela Bellandi è attivissima, con numerosi profili fake, e coordina anche l'attività di numerosi troll (disturbatori e provocatori) su twitter. Qualche giorno fa il suo locale utilizzato più volte per ospitare le riunioni locali della formazione politica“Prodotto Non Conforme” venne chiuso dalla Questura di Lucca in ottemperanza all’articolo 100 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza; in quanto, dopo una serie di controlli effettuali dalla Polizia, è risultato essere ritrovo abituale di «persone pregiudicate o pericolose». Anche il suo motto è simile a quello di Ernesto Leone (e di Roberto Fiore) “non ideologie di sinistra o di destra, ma idee.” Più che attivo, gestore e fondatore di numerosi gruppi “privati” su Facebook è Alberto Magarelli, tecnico informatico esperto di web e di reti.

Il leader dei “manganellatori” interviene di recente anche sul tema delle espulsioni e parla da persona che “se ne intende”: “La sfiducia del territorio a portavoce sta andando sempre piu' di moda ed in particolare riguarda parlamentari M5S. Perfettamente coerente che attivisti e rete possano far valere la loro fiducia e sfiducia ; ma questa è un'arma pericolosa e parziale se diventa il pretesto e maschera scontri interni fra gruppi dominanti e minoranze qualificate”. Come dargli torto? E precisa: “Beppe Grillo ha ben poche responsabilità sulle espulsioni. Cura i problemi. L'unica seria è che non si è fatto nulla per prevenirli, inserendo sconosciuti e miracolati con poco M5S o nulla alle spalle.”
Già, quasi una difesa della razza o dei “militanti della prima ora”, quelli duri e puri.

Quel cerchio magico stretto attorno a Grillo e Casaleggio sta apertamente puntando a recuperare i voti in fuga della destra populista. A cominciare dalla Lega nord.
Avevamo già visto l’alleanza sui temi economici che Casaleggio aveva stretto con i piccoli imprenditori veneti della Confapri - think tank veneto diretto dall’imprenditore Massimo Colomban.
Dalle commissioni parlamentari, fino ai dibattiti pubblici i fedelissimi richiamano moltissimi temi cari al centrodestra, a partire da quello delle tasse come l'Irap, l'imposta rapina che Grillo voleva abolire all'indomani della sua personale cartella esattoriale da 520mila euro. E oggi degli immigrati. Da anni, poi, Grillo spara a alzo zero contro le rappresentanze sindacali, tanto da proporre un «non sindacato» fotocopia del «non movimento».
I militanti del nord est di stretta osservanza - come l’ex consigliere comunale di Treviso David Borrelli - non negano di puntare a raccogliere il consenso tra i leghisti delusi, che rappresentano una buona fetta dell’attuale base elettorale grillina.
Del resto proprio ieri Gianluca Pini, vicepresidente del Carroccio alla Camera conferma i legami tra le due dirigenze al Nord. «Già da tempo ci sono contatti nei territori del Nord tra il nostro elettorato e la nostra dirigenza e quella locale del Movimento 5 stelle» - rivela ad Agorà - «il Movimento 5 Stelle - prosegue - si rende conto di quello che noi diciamo da vent'anni, cioè che la possibilità di dare risposte concrete alle esigenze del Nord passa dal radere al suolo il sistema burocratico romano».

Chi non accetta la linea - come Paola De Pin, uscita dal gruppo del senato qualche mese fa - viene pubblicamente bastonato dal quel «popolo della rete» del gruppo 878: «Ha tradito il suo elettorato, è un’opportunista e basta, mi auguro solo che l’abbia fatto per i soldi di cui spero abbia un estremo bisogno», è uno dei commenti sulla pagina Facebook del meetup di Ernesto Leone “Tinazzi”.

Stessi toni, senza mezzi termini, verso i recenti espulsi. Una routine che si ripete. Alle volte (coincidenza?) addirittura prima che sul blog di Grillo venga pubblicato il post di espulsione.
Il gruppo dei manganellatori della rete è lì, coordinato dal MeetUp 878, e c'è chi afferma che il “Tinazzi a 5 stelle” e i suoi rispondano direttamente a Casaleggio, addirittura con report settimanali.

Le parole non hanno solo un significato, raccontano chi sei, da dove vieni, qual è la tua formazione culturale, i tuoi valori. La loro sintassi descrive un mondo, descrive il mondo che vorresti, e l'insieme sociale di cui fai parte.
Una matrice di estrema destra nel Movimento 5 Stelle l'avevamo intuita da tempo. Dai “Vaffa” come parola d'ordine e titolo di un meeting, ai “me ne frego”, ai “boia chi molla” nell'aula della Camera, ad un non-rispetto verso le istituzioni democratiche attraverso le eco fuori dalla storia di programmi di nazionalizzazione delle banche, di discorsi contro partiti e sindacati visti come “le lobby che condizionano la politica”. Quel grido contro l'Europa che oggi diventa manifesto elettorale.
Un gioco a “buttare il sasso e nascondere la mano”, per cui boia chi molla diventa “frase storica dalle lontane origini” e non già quello che è, un motto neofascista.
Non c'è nemmeno da chiedersi perché tante persone, di sinistra, si siano sentite attratte da alcune parole d'ordine semplici e accattivanti, come reddito di cittadinanza: del resto – ed è bene ricordarlo – Mussolini veniva dal Partito Socialista, era stato direttore de l'Avanti, e il suo programma era intriso di quelle parole d'ordine e di quei temi che erano cari alla parte rivoluzionaria della sinistra.
Si potrebbe dire oggi di Grillo quello che disse di Mussolini Angela Balabanov “a lui non interessa quale sia la lotta, l'unica cosa che conta è che lui ne sia a capo, indiscusso”: il tema del reddito di cittadinanza si fonde con l'abolizione di Equitalia indistintamente con le teorie sul signoraggio, la nazionalizzazione delle banche e ai temi contro gli immigrati, primi tra tutti quelli sulla presunta sicurezza dei cittadini italiani.
Le parole, dicevamo, descrivono anche chi sei, quali sono i tuoi valori, esattamente come i metodi di gestione del tuo partito-movimento. Quella mancanza di democrazia reale, di organi collegiali, quel decidere tutto da solo, senza che nessuno ti abbuia eletto o nominato, padre padrone proprietario di logo, simbolo, giudice unico delle liste, arbitro supremo di chi resta e chi sta dentro.
Facile pensare che tutto questo abbia la semplice declinazione dello stato di necessità, di una guerra da combattere in cui rilanciano i tuoi fedeli scudieri che “non puoi stare in trincea guardandoti anche da chi ti spara alle spalle”. Già, i famosi traditori della causa.
Tutto questo era sinora stato scritto, da quella che – coerentemente con parole, miti, linguaggi, immagini e modelli dell'estrema destra – era la “macchina del fango dei pennivendoli servi del potere”, o dei “poteri forti”, e poteva essere visto come un attacco politico “della parte avversa”.
Tuttavia questo castello cade se oltre alle parole, c'è anche una storia fatta di persone tra loro associate, che descrive uno scenario, un modus operandi, una strategia, che hanno poco a c
he fare con le opinioni politiche e molto a che fare con uno squadrismo concreto.

p.s. Questo articolo non lo avrei mai potuto scrivere se non fosse stato per la collaborazione e le indicazioni di tante persone della rete. Prima tra tutte Barbara Collevecchio, che ha subito e subisce - e spesso condivide con me - continui attacchi, offese e minacce.

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