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Michele Di Salvo
01 Apr

Le balle di Grillo verso le europee

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Beppe Grillo, m5s, elezioni, europa, demagogia, Democrazia, comunicazione tossica, comunicazione politica, Casaleggio, web

Le balle di Grillo verso le europee

La novità del fine settimana è il sostegno di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio all'appello di Rodotà contro un rafforzamento dei poteri del premier - ove mai venisse presentata una riforma in tal senso.

Il loro appoggio è, come dire, "a titolo personale", anche se l'interpretazione è decisamente borderline dato che contemporaneamente Grillo è "capo politico", e qui siamo già alla prima anomalia interessante, anche se nell'appoggio di una mozione in sé "nobile". Il capo politico, autonominatosi tale, di un movimento che altro non è che un'associazione di tre persone (lui, il suo commercialista e suo nipote), proprietario del simbolo, giudice unico delle liste, insieme al "cofondatore", si esprime su una teorica riforma dello Stato in senso democratico.
Ripeto, la cosa è buona in sé, e tuttavia la difesa della democrazia ha una base solida e credibile se parte da casa propria.
Diventa una mossa di comunicazione politica demagogica e strumentale, oltre che opportunistica, se ad esempio consideriamo che il Movimento di Grillo è l'unico partito che – contemporaneamente – non rispetta la legge 6 luglio 2012, n. 96 (vero motivo per cui non può nemmeno richiedere i rimborsi elettorali), la Legge Anselmi n. 17 del 1982 e, non bastasse, gli articoli 18, 39 e 49, che la corte Costituzionale lesse "in spirito unico" quando stabilì che nei partiti, come per i sindacati e le altre associazioni richiamate dalla legge 17/1982... si debba ritenere implicitamente estesa la prescrizione di ...un ordinamento interno a base democratica.

Ciò che lascia da sempre perplessi tuttavia è questa continua ostinazione a parlare per proclami unilaterali, anche all'interno del Movimento. Ad esempio Grillo e Casaleggio redigono i loro bei "comunicati politici numero..." all'interno dei quali stabiliscono regole, criteri, norme interne... lo possono fare perché, ripetiamo, Grillo è legalmente proprietario del logo, portavoce, legale rappresentate, capo politico, presidente dell'associazione... tutto in uno e eletto o scelto o nominato da nessuno. Non esiste una base, un'assemblea, un qualsivoglia organo – anche solo di garanzia – eletto o collegiale che possa anche solo "eccepire"... le regole sono quelle o ti piacciono o te ne vai. La diretta trasposizione dal "one-man-show" al "one-man-party".

Da alcune settimane Grillo ha deciso che si gioca tutto alle Europee, uniche elezioni ad oggi in cui è possibile raccogliere consensi sfruttando la forza "del logo" più che la credibilità ed il radicamento delle persone. Del resto sono anche le elezioni in cui sono maggiormente avvantaggiati i partiti politici di opposizione e gli euroscettici. Almeno nella propensione dell'elettorato meno schierato.
E per esasperare un po' i toni, tecnica di comunicazione politica sempre efficace quanto vecchia, dopo i vari Vaffa, Tsunami e Oltre tour, Beppe Grillo rispolvera il tanto blasonato "siamo in guerra". Una guerra totale che non trascura e tralascia niente.
Sul blog, in cui non puoi replicare né rettificare, in cui chi critica è messo alla berlina, in cui "se dissenti ti sfiducio", in cui gli "eletti critici" diventano "fuoco amico" che ti spara alle spalle, puoi solo commentare, e questo viene spacciato come "unico luogo di libertà" in rete.
Sulla piattaforma in cui Grillo sa tutto, finanche come vota ciascun utente registrato, i risultati delle consultazioni escono senza che nessuno possa minimamente dubitare o verificare... perché lui è democratico e tutti gli altri no.

Grillo, che si rifiuta di rispondere alle domande scomode, però è anche quello che liberamente e impunemente può dire qualsiasi sciocchezza, cui una politica spesso pavida, non chiede con forza rettifiche, preoccupata di una "pace sociale auspicabile", consapevole che qualsiasi appello in tal senso a Grillo farebbe il suo gioco per fomentare le piazze, ma forse poco accorta nel capire che, per le strade, il punto di non ritorno della demagogia populista è stato già superato.

Ormai non c'è limite a quello che in una campagna elettorale si può dire o fare, da quando un alterato Di Battista ha accusato Roberto Speranza di aver rubato il pane al popolo, non ci si accontenta, e si accusa chiunque di essere moralmente e concretamente responsabile dei suicidi, mettendo il cappello anche sui morti.
Se si arriva a questo, passano decisamente in secondo piano fatti concreti su cui si è ormai "liberi di mentire" pur di fomentare la piazza e racimolare, da accattoni, qualche voto e qualche click sul blog, per qualche cent in più di pubblicità.
Titoli tanto allarmanti quanto gossippari e scandalistici per denunciare 98 miliardi delle lobby delle slot, senza che nessuno spieghi che al massimo erano 2,5 e che sono stati per altro finanche pagati.
Stesso tono per i 7,5 miliardi di "regalo coi nostri soldi" alle banche, e nessuno che si alzi e chieda "scusi Grillo, mi indica da quale capitolo di bilancio sono stati prelevati?".
Stesso tono quando Grillo tuona contro il governo che "mette all'asta 100 auto e ne acquista altre mille", senza che nessuno spieghi o possa far intendere che quelle in vendita sono ormai vecchie e quelle da acquistare sono blindate, destinate ad altri usi, e che le blindate oltre a costare di più, hanno anche una vita media più breve.
Grillo che tuona contro il miliardo di fondi pubblici all'editoria, non ha nessuno che gli replichi, dati alla mano, che questi fondi, tutti assieme, non arrivano a 80 milioni.

Non puoi nemmeno replicare a frasi come "...l'unica legge costituzionale che è stata fatta in parlamento come decreto legge è stata fatta da noi..." semplicemente ricordando che non è mai stata approvata alcuna legge proposta dal M5S, men che meno costituzionale (il cui iter è decisamente lungo e complesso) e incidentalmente ricordando che una legge è diversa da un decreto legge e che, infine, un decreto legge non può essere proposto da un partito, ma è atto del Governo.

Sul tema province poi è l'apoteosi. Non sarebbero nemmeno state abolite. In realtà si avevano a disposizione solo 9 giorni di tempo per impedire le elezioni di consigli e relative giunte, altrimenti avremmo avuto organi eletti per i prossimi cinque anni. Per tutti dovrebbe essere una buona notizia, soprattutto per chi ne ha fatto bandiera. E invece no. Grillo chiede "benaltro", e nessuno spiega che adesso che non ci sono più consigli e giunte, si può procedere, con i tempi giusti degli iter parlamentari, alla ridefinizione degli assetti dei relativi uffici ed amministrazioni.
Sempre sul tema Grillo tuona contro gli aumenti del numero dei consiglieri comunali e degli assessori. In parte ha ragione, ma in attesa di un riassetto legato al complessivo Titolo V della Costituzione ci sarebbe da riflettere sul fatto che "è una buona notizia" l'aumento della rappresentanza, che significa anche più trasparenza. Ma forse a Grillo non sta bene in realtà perché alle amministrative i suoi vanno decisamente maluccio, perché lì, nei piccoli comuni, conta davvero chi sei e che storia hai.
Grillo tuona contro l'aumento dei costi di tutti questi politici, e nessuno che gli risponda ricordando un semplice e banale comma di quel DDL: tutto andrà fatto senza aumento di costi. In altre parole se si aumentano i consiglieri, semplicemente, ogni consigliere costerà meno, ma i saldi di spesa resteranno invariati.

Contro i tagli alla spesa dei politici sono mesi che Grillo fa campagna sulle "restituzioni" dei suoi parlamentari. Afferma che quei soldi vanno alle imprese in crisi. E non è vero, perché vanno a un fondo di garanzia per le erogazioni da parte delle banche, e queste non possono erogare ad aziende in crisi. Ma questo non conta.
Il Movimento riempie il web di mezzo milione all'anno che i vari Fico e Di Maio avrebbero fatto risparmiare ciascuno, e invece per la verità, insieme, non arrivano a 60mila euro. Che non è poco, ma è molto distante da quel milione in due sbandierato.

Poco conta che il Movimento usi i fondi della comunicazione dei gruppi parlamentari per una trasmissione satirica su "La Cosa tv", come "Camera dei Deputati Caffé" in cui – ovviamente – si spara a zero su tutti, lasciando intendere, paventando complottismi e poteri occulti, e in cui alla fine arriva il parlamentare 5 stelle unico "bello bravo buono e perfetto".
Poco conta che alcuni collaboratori parlamentari, usando le strutture di Camera e Senato, coi soldi nostri, abbiano passato le giornate su blog e profili fasulli per creare false notizie atte a diffamare avversari politici.

Ma tutto questo non è colpa di Grillo.
Grillo fa bene a mentire agli italiani se questo gli porta voti. Dovremmo semmai chiederci che popolo siamo se siamo disposti a credere al primo comico che dice una balla, senza mai andare a verificare la credibilità delle sue affermazioni.
Ma in democrazia non è colpa del popolo.
La responsabilità di tutto questo è e resta degli "altri" politici, quelli che sono pagati "anche" per smascherare con forza queste e altre balle, e reagire energicamente contro questa sistematica attività che poggia tutto sull'abuso della credulità popolare.
Il tema, tuttavia, per farlo, è la volontà, oltre all'autorevolezza.
E quello di cui avremmo davvero bisogno sono più politici autorevoli che abbiano anche la voglia di spiegare e cassare e replicare, punto per punto.

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