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Michele Di Salvo
22 Apr

Tutte le balle di Grillo in economia

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Grillo, euro, europa, economia, finanza, demagogia, Democrazia, elezioni

Tutte le balle di Grillo in economia

"Chiedete dieci opinioni a dieci economisti, e vedrete che dopo un anno almeno uno avrà ragione".
Se è vero che il numero degli economisti "veri e preparati" è inversamente proporzionale agli opinionisti in materia economica, è altrettanto vero che, nella differenza delle scuole di pensiero nella maggiore o minore centralità che ciascuno assegna ai vari elementi economici, difficilmente chi si occupa di economia considera irrilevanti i numeri, i dati, le statistiche.
Se questo vale per gli economisti, diverso è tra chi fa politica o la vorrebbe fare. E in genere infatti ci si affida agli economisti per trattare certi argomenti. Tuttavia anche in questo caso l'ordine di grandezza è inversamente proporzionale: più sei populista, demagogico, approssimativo, minore è il numero degli economisti disposti ad affiancarti nella politica economica.
Anche in questo caso, la spiegazione può essere semplice: il solito complotto di una casta trasversale e transnazionale pagata dai poteri forti.
Sta di fatto che ogni volta che Grillo si cimenta in articoli economici, senza entrare nel merito della teoria sottostante, – ove mai vene fosse una – ciò che manca, direbbero gli economisti, sono i fondamentali, ovvero i numeri da cui partire e di cui parlare.

Tralasciamo per ragioni di sintesi il salto paragonabile a una curva gaussiana di due anni fa. Come non ricordare che "il programma del Movimento lo ha scritto Stiglitz" noto premio nobel liberal americano, salvo poi scoprire che il professore non conosceva nemmeno Grillo, e che la lettera di appoggio – non avendo scritto alcunché del programma – altro non era che un pezzo della prefazione ad un libro commissionata dall'editore. Da quell'apice siamo oggi a ben altri livelli di guru ispiratore, ovvero il meno noto e più rampante Eugenio Benetazzo, "economista indipendente tra Italia e Malta". E tralasciamo, sempre per brevità, il sostegno alle teorie sul signoraggio, ormai avvalorate solo dal suo blog e da quello di Messora (responsabile comunicazione M5S senato, ndr.). E tralasciamo le citazioni strumentali di periodici esteri prese a pezzi selezionati (l'ultima quella dell'Economist, che chiedeva semplicemente ulteriori chiarimenti sul Def, mentre Grillo omette che lo stesso settimanale a lui ha dedicato una copertina con il titolo "buffone")
Riepiloghiamo solo le "cifre sparate a caso" dai vari palchi dei vari comizi (tra cui non possiamo dimenticare "il miliardo di fondi all'editoria di partito", che invece sono circa 78milioni all'editoria, in generale).

Debito Pubblico

"L’85% del debito non è in mano nostra [...] è in mano alle banche! Di cui la metà straniere: francesi, inglesi, tedesche." In realtà il debito attribuito a soggetti definibili raggiunge solo il 27,3%, un dato assai lontano dall’85% menzionato. A questo dato va sommata la quota detenuta dalla Banca d’Italia (4%), di conseguenza il debito in mano agli istituti bancari raggiunge il 31,3% mentre la restante somma appartiene a soggetti privati. Le banche straniere detengono soltanto il 12,3% del nostro debito e non il 50% come sostenuto dal genovese.

"Non siamo falliti perchè metà del nostro debito era in mano alle banche francesi e alle banche tedesche. Se fallivamo noi ci portavamo dietro la Francia e la Germania quindi tutta l’Europa." Nel 2010 la Francia aveva in pancia il 20.93% del debito pubblico italiano, mentre la Germania solo il 7.78%, per un totale complessivo di 28.71%. Il debito complessivo nel 2010 era pari a 1.841.912 milioni di euro.

"Metà del nostro debito è in mano a banche straniere – 511 miliardi ce l’hanno i francesi, 200 miliardi i tedeschi". Il dato fornito da Grillo viene smentito dal Bollettino Statistico di Bankitalia. A maggio 2012 il debito in mano a tutti i non residenti ammontava a 690 miliardi, pertanto tedeschi e francesi non potevano avere in pancia 711 miliardi di debito. C’è da aggiungere che questi Paesi non potevano avere il 50% del nostro debito visto il debito complessivo era di 1966 miliardi: ne consegue che potevano avere solo il 35%.

Euro
Secondo Grillo, l’uscita dall’euro è un passo obbligato per l’Italia che potrà "svalutare la cara vecchia lira del 40-50%, e anche se ciò non risolverà tutti i problemi economici del Paese, renderà le nostre esportazioni più competitive". In realtà la svalutazione per essere competitivi con la Cina porterebbe a una riduzione del salario di un 60-70%. La svalutazione riduce il potere d’acquisto dei salari degli stipendi dei lavoratori in modo da renderli uguali a quelli dei cinesi. Se vuoi competere con i cinesi lo fai migliorando i servizi, migliorando lo Stato, migliorando la produttività, migliorando la scuola. Non svalutando, affamando la gente che lavora. Una svalutazione della lira distruggerebbe il potere d’acquisto degli italiani. I prezzi delle materie prime e dei beni di prima necessità costerebbero di più a danno della competitività e c’è il rischio che la nostra amata lira non venga accettata come moneta di scambio.

Per uscire poi dall'euro Grillo propone un referendum
Questa idea è presente nei 20 punti, nel programma dei 5 stelle, insomma, dovrebbe essere una cosa seria, importante, una di quelle cose per cui si faranno eleggere alcune persone.
Mirandola 12 maggio 2013 «Noi consideriamo di fare un anno di informazione e poi di indire un referendum per dire sì o no all'Euro e sì o no all'Europa»
I trattati internazionali non possono essere soggetto di referendum. Almeno secondo l’Articolo 75 della Costituzione.
Ciò premesso ecco l’elenco delle dichiarazioni.
1 dicembre 2011: Ci sono due posizioni opposte sull'euro, entrambe con pari dignità. Occorre referendum in proposito.
20 aprile 2012: Bisogna iniziare a discutere di uscita dall’euro, non deve essere un tabù
26 aprile 2012: L’euro non può essere un tabù. Si deve poter parlare di uscita dall’euro
Primavera 2012: Intervista Sortino a Grillo: “Io sono per valutare una seria proposta di rimanere in Europa ma uscire dall’euro, con il minor danno possibile”. Con altri giornalisti “90 su 100 ci riprendiamo la lira”.
28 giugno 2012: “Io non sono contrario all’euro in principio. Ho detto che bisogna valutare i pro e i contro e se è ancora fattibile mantenerlo. Ma, se usciremo dall’euro, sarà solo a causa del nostro enorme debito pubblico.”
27 dicembre 2012: Referendum sulla permanenza nell’euro
9 febbraio 2013: Grillo ospita nel suo blog un intervento critico sull’euro, a cura del prof . Alberto Bagnai
22 febbraio 2013, Piazza S. Giovanni : “Io non ho mai detto di uscire dall’Europa, io non ho mai detto di togliersi dall’euro. Voglio una consultazione popolare”

Fiscal Compact
"Se vinciamo le europee aboliremo il fiscal Compact".
E tuttavia il Fiscal Compact è un trattato, firmato tra 25 paesi su 28, e non è di competenza dell'europarlamento.

Lira
Nel post intitolato “Il Diavolo veste Merkel”, Grillo pone il nostro paese di fronte ad un’alternativa secca, ristrutturazione del debito oppure ritorno alla lira, per risolvere i problemi e tornare “alla luce”. Nel post il novello economista Grillo fa una serie di errori.
Il più clamoroso è: “Solo così l’Italia tornerà a vedere la luce. Una prova? Usciti dallo SME nel 1992, svalutata la lira di quasi il 20% e riguadagnata la sovranità monetaria, il rapporto debito / PIL scese dal 120% del 1992 al 103% del 2003″.
Sarebbe corretto informare Grillo che la prova da lui citata è completamente falsa, vista la dinamica del debito pubblico italiano. La rapida discesa del nostro indebitamento non è coincisa con la svalutazione della lira, bensì proprio con l’ingresso dell’Italia nell’unione monetaria, formalmente avvenuta nel 1993 – Trattato di Maastricht – e poi sostanzialmente il primo gennaio del 1999, dopo che il nostro governo riuscì a rispettare i parametri previsti dal Patto di Stabilità e Crescita del 1997 adottato al Consiglio europeo di Amsterdam. Fino al 2006/2007 il costo del debito è sceso grazie all’euro, tanto che nessuno all’epoca sapeva cosa fosse lo spread, tanto era minima la distanza tra paesi forti, la Germania, e le nazioni economicamente più deboli, come la Grecia.

Opere Pubbliche
Grillo ha detto in un comizio del 20 febbraio 2013 che “un terzo del pil lo spendiamo per opere che crollano e un altro terzo per aggiustarle”. Quindi il 66% del pil sarebbe speso in opere pubbliche.
Chi, come, dove e quando? Qual è la fonte? Non esiste. Basta leggere il bilancio dello Stato per verificare che tale misura non raggiungeva l'11% due anni fa e il 9% attualmente.

Province
Nel suo post "L'oracolo della Consulta e le province eterne" scrive che i risparmi derivanti dall'abolizione delle province sarebbero di ben 17 miliardi di euro. Ma è così?
In realtà no. O meglio, il costo delle province si aggira intorno a quella cifra (erano 14 miliardi nel 2005). Di quei 14 miliardi del 2005 poco più della metà andava in istruzione pubblica (18%), trasporti (9%) e gestione del territorio (24%)! Il risparmio potrebbe essere (stima ottimistica) di 2 miliardi e non 17.

Slot machines
Le aziende delle slot machines hanno evaso 98 miliardi.
Ecco, sono anni che ripete questa storia, quindi la domanda è: evasi da quando a quando? Negli anni non sono mai aumentati? Che siano l'evaso annuo? No, decisamente no, visto che tutto il gioco d'azzardo nel 2012, il loro anno migliore, ha totalizzato un totale di 80 miliardi di euro. Si tratta in realtà della cifra delle multe stimate e calcolate al secondo per i due anni che le slot machines sono state scollegate dalla rete nazionale dei Monopoli di Stato. Infatti la Corte dei conti stabilì che l'importo reale da pagare era 2,5 miliardi. Vale la pena ricordare che tale importo è stato pagato.

Spread
"L’agenda Monti, sottoscritta con voluttà dal pdmenoelle, prevedeva un solo punto: lo spread, ma lo spread non si mangia e soprattutto non dipende da Monti, ma dalle agenzie di rating internazionali. Lo spread che è salito alle stelle in estate (colpa dei mercati?) e sotto i 300 punti a dicembre (merito di Monti?) è una variabile indipendente dal governo"
Beppe Grillo oltre a trascurare la Costituzione dà una sua interpretazione delle dinamiche che muovono l’economia. Purtroppo lo spread “si mangia”. All’aumentare dello spread aumenta il tasso di interesse che lo Stato deve pagare per collocare i i propri titoli un costo che ricade sui cittadini visto che il debito pubblico di conseguenza aumenta. Secondo Grillo le agenzie di rating determinano l’andamento dello spread. Una falsità inaudita. Lo spread risente delle scelte politiche economiche di un Paese e della situazione economica della zona euro. Le agenzie di rating esprimono i loro giudizi in base a proiezioni macroeconomiche e politiche. Nell’estate del 2011 nonostante i massicci interventi della Bce in difesa dei titoli italiani lo spread aumentava. Quando Monti si è insediato lo spread italiano era a 600 punti. Le riforme strutturali impopolari del governo tecnico hanno portato all’abbassamento dello spread. Le iniezioni della Bce hanno contribuito all’abbassamento dello spread, ma bisogna tenere presente che i mercati vengono influenzati principalmente dall’affidabilità di un Paese nel pagare il proprio debito. Quando Grillo urla alla folla che non vuole pagare il debito fa solo un piacere alla speculazione e non è da meno Berlusconi quando dichiara che lo spread non conta nulla.

UE
È il caso di dire che sugli sprechi della UE le dichiarazioni e le cifre si sprecano.
Beppe Grillo ha detto che la doppia sede del Parlamento Europeo costa 400 milioni l’anno. Ad essere precisi sono 200. Poi ha detto che un terzo del bilancio europeo è speso per traduzioni. Il bilancio del 2012, a essere precisi, è di 147 miliardi, e le traduzioni sono costate 330 milioni.
Poi ha detto che l’Italia fornisce un terzo del bilancio dell’Unione Europea. A essere precisi è il terzo paese per contributi, che è diverso, perché significa che versa 14 miliardi su circa 140, cioè un decimo. Poi ha detto che i soldi del bilancio vanno in ipermercati e strade e petrolio. La metà dei fondi europei, a essere precisi, vanno in sovvenzioni per l'agricoltura.
Poi ha citato alcuni grattacieli in bambù che Renzo Piano avrebbe progettato in Australia: a essere precisi in Australia non esistono grattacieli in bambù progettati da Renzo Piano, a Melbourne semmai esiste un palazzo di legno (non in bambù e progettato da altri) che comunque è costosissimo. Poi ha detto che la Francia ha un bilancio di 17 miliardi di euro inferiore al nostro. A essere precisi è di 300 miliardi superiore.

Ma l'apice è stato raggiunto qualche giorno fa, quando il Blog si è lanciato in un momento apicale di ignoranza dei fondamentali economici, nel disperato tentativo di replicare al Def di Matteo Renzi.
L’Italia però rimane ancora un paese fallito secondo Beppe Grillo, nonostante lo spread in calo, la ripresa economica (decisamente insufficiente, ne conveniamo) dopo due anni di recessione e qualche timidissimo segnale di speranza dopo i mesi più cupi di fine 2013. La tesi di Grillo è che "Lo Stato italiano spende circa 800 miliardi di euro ogni anno. Di questi, 100 sono di interessi sul debito, senza questa zavorra avremmo un avanzo primario. Le entrate sarebbero superiori alle spese nonostante gli sprechi, che comunque sono enormi, tra i 100 e i 150 miliardi. Stiamo morendo di debito, di interessi sul debito, di crescita esplosiva del debito"

La frase di Grillo è completamente sballata. Non è però assolutamente vero che senza la zavorra degli interessi avremmo un avanzo primario.
L’avanzo primario è proprio il modo di calcolare l’andamento delle entrate e delle spese al netto degli interessi sul debito. L’Italia ha già un avanzo primario, che nel 2013 è stato pari al 2,2% del Pil, quindi pari a circa 35 miliardi di euro.
Secondo l'Istat, l’Italia raggiunge ormai strutturalmente l’avanzo primario. Sono ormai anni che il nostro paese ha i conti a posto, sempre però al netto del debito. Ovvero il nostro bilancio non è in equilibrio per colpa del "blocco di debito" che dobbiamo rinnovare ogni anno per finanziare le nostre attività. Sul debito tutti i soggetti economici sono costretti a ripagare interessi, visto che i creditori prestano denaro dietro corrispettivo di un ritorno economico. Nel mondo reale, quantomeno.

Ora, possiamo discutere di tutte le teorie economiche, delle migliori soluzioni per il Paese, per la società, ripensare il nostro modello di stato sociale e introdurre ogni genere di "revisione di spesa", ma questi errori macroscopici sono qualcosa di più profondo e pericoloso di una semplice idea economica sbagliata o di un errore di calcolo.
Questi errori, questa lunga serie che non è una semplice e occasionale svista, mostrano la pericolosità di affidare lo Stato e l'economia a qualcuno che evidentemente non solo non sa nemmeno leggere un bilancio, ma non ha nemmeno consulenti e tecnici capaci di farlo e di dargli qualche semplice e banale consiglio.

L'unico interesse – questo sì evidente – è sparare cifre a caso per stimolare la rabbia popolare, di quelle persone disposte a credere a qualche sciocchezza sul suo blog senza prendersi nemmeno la briga di informarsi altrove.
Purtroppo per Grillo l'economia, tra tanti limiti, è una scienza seria e i conti pubblici, su cui si regge il Paese, lo sono ancora di più, per poterci permettere il lusso di lasciarli nelle mani di qualche giocoliere improvvisato.

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Michele Venezia 04/22/2014 17:22

Quando siamo tristi con le falsita' di Grillo ci sentiamo di buon'umore.

Andrea 04/22/2014 10:09

Ps: se posso, suggerirei di integrare con la cretinata dei 7.5 miliardi "regalati alle banche"

Andrea 04/22/2014 10:08

La tua analisi è perfetta. Chiara, completa, piena di informazioni. Grazie a nome di chi non ha mandato il cervello all'ammasso