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Michele Di Salvo
27 Jun

I top-influencers della politica europea su Twitter

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  twitter, influencers, europa, comunicazione, web, Politica, informazione

I top-influencers della politica europea su Twitter

Come è stato rilevato più volte, queste sono state le prime elezioni europee davvero "social", e non solo per l'ormai indiscutibile diffusione e strategicità dei socialmedia, ma anche perché è la prima campagna "unificata" tra tutti i paesi, che avevano schieramenti e candidati omogenei e comuni.
È stata quindi l'occasione per testare ogni possibile sistema di monitoraggio e controllo dell'influenza e del sentiment, non solo sui candidati e sulle parole d'ordine e gli slogan, ma anche sulla capacità degli stessi di "mettere insieme le persone": aggregarle, riunirle, creare piazze virtuali e luoghi di confronto e coordinamento dei militanti.
Molto spesso questo ha fatto sì che, con una precisione anche maggiore rispetto ai sistemi tradizionali di rilevamento e sondaggio, gli analisti si accorgessero per tempo di come e in quale direzione stesse variando "l'umore" dell'elettorato.
Ciò purtroppo non ha significato aver preso queste informazioni nel debito conto, nè implica avere immediatamente una strategia capace di modificare la percezione elettorale in pochi giorni.
Se volessimo fare un paragone, è come quando il comitato elettorale di Nixon era convinto – attraverso i sondaggi telefonici – della vittoria; e tuttavia non era stato adeguatamente considerato che si erano iscritti per la prima volta nelle liste elettorali molti cittadini di condizioni economiche modeste che non avevano un telefono in casa, e che votavano prevalentemente per il partito democratico di Kennedy.
Ecco, il rischio per il futuro è che sottovalutare o non considerare l'incidenza dei socialnetwork possa portare ad avere sondaggi – di percezione e di voto – falsati anche di più punti percentuali, soprattutto se consideriamo che in Europa il web ha "spostato" dall'8 al 15% dei voti, a seconda dei paesi, e ancor più se consideriamo che "siamo solo all'inizio..."

Uno studio di GFK – che ha messo a disposizione gli strumenti di rilevamento – e dell'Università di Vienna – che ha compiuto l'analisi dei dati e corretto i dati statistici – ha fotografato paese per paese i soggetti che su twitter sono stati "più influenti".
Lo studio è particolarmente attendibile se consideriamo che sono stati presi in considerazione oltre 440mila account complessivi, e le statistiche hanno considerato ben 12mila profili direttamente politici.
Dei 1000 top-account figura una rilevanza marginale dei partiti politici, mentre dominanti figurano quelli dei media o di giornalisti particolarmente in vista.

Il dato italiano si distingue sensibilmente dalla media europea.
Invece delle grandi testate – che normalmente investono milioni nella comunicazione web e social – spiccano "profili individuali" legati a personalità del mondo del giornalismo, e ciò ben oltre la media e la casistica di altri paesi, ad eccezione della Spagna in cui dominano invece la scena le ONG e le associazioni.

Se consideriamo la twitter-sfera italiana, emergono alcune considerazioni che farò in prima persona, non solo per aver trattato molte volte l'argomento, ma anche perché "chiamato direttamente in causa".
Nello specifico, il mio account twitter è:
4° tra i top 25 account-media individuali in tutta Europa
1° tra gli italiani tra questi top 25 (7° Ezio Mauro – 11° Mario Calabresi – 12° Luca Sofri...)
4° posto assoluto in Italia, dietro, nell'ordine, Repubblica.it, Beppe Grillo, IlFattoQuotidiano, superando anche SkyTG24, Corriere.it e HuffPostItalia...

Conoscendo il funzionamento di Twitter, molti degli account altrui, e adeguatamente bene il mio, cerchiamo di capire il meccanismo attraverso alcune brevi riflessioni.

  • la politica dei fake-follower che "ingigantiscono" i profili, paga nell'apparenza, ma ovviamente non nella sostanza della comunicazione né dell'influenza, né della capacità virale;

  • paga l'interazione con i follower, lo scambio reciproco, la "risposta" e le doverose menzioni e retwitt, oltre che avere un profilo "affinato": seguaci affini e non generici e soprattutto attivi;

  • non paga essere "twitt-star su un piedistallo", che risponde poco, solo ad altre "star", semmai bloccando i critici e dissidenti.

  • Sbaglierebbe comunque chi pensasse che “i media” in se stessi possano essere “battuti” dal singolo “da solo” (anche nel loro individualismo, i singoli influencer sono generalmente direttori di giornali, o giornalisti molto presenti in televisione – nel mio caso, oltre al mio blog personale, scrivo su l'Unità, su HuffingtonPost, sul Roma e su EuNews...)

Twitter è un social network con caratteristiche proprie, di forte interazione, velocità, presenza, più di altri lontano da "verticalizzazioni sociali". Se tecnicamente non sposta molti voti, certamente alimenta, acutizza, viralizza il dibattito politico. Soprattutto sintetizza parole d'ordine e messaggi attorno cui aggregare attivisti e consenso.
Più di altri socialnetwork, che richiedono maggiore attenzione ai contenuti grafici e media, twitter diventa sempre più strumento essenziale della comunicazione sociale e politica: un grande sms collettivo cui reagire e con cui stimolare attenzione e dibattito – l'unico nato e sviluppato direttamente su una concezione mobile e smartphone. L'unico con una sintassi propria cui adeguarsi per non essere inadeguato.

Certo, esistono applicazioni che facilitano, migliorano e ottimizzano un profilo, ce ne sono altre che ne rendono particolarmente efficace l'utilizzo e la viralità, esistono twitter-social-game che aiutano a migliorare e migliorarsi. Se si seguono molte persone (è il mio caso) è bene inserirle in liste, così da poter seguire davvero molti, semmai in momenti diversi e per aree tematiche o di interesse... Esistono applicativi che ci aiutano a verificare se e quanti fake abbiamo e – se disposti a perdere follower – ad eliminarli...
Ma la regola più semplice, per tutti, è sempre quella di essere se stessi, e possibilmente di essere presenti, attivi, e di relazionarci con i nostri interlocutori.
Puntare in perfetto stile italico sul "io sono... e quindi tu mi devi seguire... e io non perdo tempo a risponderti..." non paga, e studi come quello dell'Università di Vienna lo certificano.
Facciamocene una ragione.

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Lo studio completo di GFK e Università di Vienna

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