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Michele Di Salvo
22 Jul

Caro Grillo, contro la violenza senza se e senza ma

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  m5s, Grillo, violenza, demagogia, populismo, Beppe Grillo, giornali

Caro Grillo, contro la violenza senza se e senza ma

Il giornalista del Secolo XIX Ilario Lombardo è stato "oggetto di un linciaggio ignobile da parte di più o meno sedicenti simpatizzanti e militanti del Movimento 5 Stelle insieme all'addetto alla portineria che il 24 giugno è stato vittima di un'aggressione verbale, e in parte anche fisica, dal triste sapore squadrista. Il lato grottesco di questa vicenda, che i due "cittadini" in questione non avevano chiaro di cosa stessero parlando, né chi stessero cercando, non diminuisce la gravità di questo episodio, soprattutto dopo che il video in questione ha ricevuto quasi 7mila condivisioni. ... Dispiace peraltro notare che la diffusione di questo filmato accompagnata da insulti, minacce e schedatura fotografica del giornalista sia avvenuta nel silenzio del gruppo ligure del M5S. Dispiace che il blitz di due guappi sia applaudito come esempio di democrazia da una candidata alle scorse elezioni europee in Liguria."

Questa notizia l'avevo citata il primo luglio, nella mia breve replica a Beppe Grillo che mi aveva ri-nominato "giornalista del giorno". Sulla vicenda era spuntato un mini-post, quelle piccole note al margine del blog, in cui, riprendendo il comunicato del comitato di redazione, si legge "Il M5S esprime solidarietà nei confronti della redazione del Secolo XIX. Il M5S è contro qualsiasi forma di violenza e auspica che non accadano più simili episodi di intimidazioni nei confronti di alcuno e allo stesso tempo auspica che finiscano gli episodi quotidiani di diffamazione del M5S sulla stampa".

Credo abbia poco senso prendere le distanze dal gesto – a parole – e continuare a instillare un clima d'odio indistinto verso chiunque dubiti e dissenta dal proprio blog. Quanto si ha un ampio seguito se ne deve essere responsabili anche nelle parole e nelle espressioni che si scelgo di usare, perché è troppo facile (e tendenzialmente vigliacco) prendere le distanze solo dalle azioni che qualcuno – per indole personale o per il caldo – può compiere: quelle azioni sono i semplici effetti di quelle parole, e ciascuno se ne dovrebbe assumere con chiarezza la responsabilità, se non penale quanto meno politica e morale. Questi fatti e questi episodi rischiano di avere una audience ed una emulazione fuori controllo, soprattutto se, oltre ad essere sempre censurati ex-post, vengono di fato tutto sommato se non giustificati comunque motivati, esattamente come è evidente nella breve nota formale riportata a proposito del caso di Genova.
E così accade che ad esempio la "responsabile web" del gruppo M5S alla Camera dei Deputati, prima di pensare, scriva un tweett ormai tristemente noto sul Presidente della Repubblica e chiosi su Facebook affermando che "le battute infelici scappano" scusandosi con il Movimento, per cui lavora e da cui è stipendiata con fondi pubblici, e quindi da tutti noi, per "l'imbarazzo arrecato".
Accade anche che un altro nostro stipendiato, prima lautamente al Senato e adesso a Bruxelles, Claudio Messora, inviti a "non insultare i troll (di per sé un insulto)" specificando il motivo "perché sono giunte al Movimento diverse cause da avvocati del PD pagati apposta!" e chiosando "non facciamoci fregare", come se il problema fosse una denuncia laddove sussiste un reato e non già il reato stesso commesso.
Di episodi anche più gravi, tutti interni al Movimento 5 Stelle abbiamo anche parlato a proposito di alcuni MeetUp, della vita interna sul web e dei comportamenti reali successivi. Ma anche in quel caso, di fronte al riferire di denunce precise, si è glissato, sminuito, e parlato della consueta generica macchina del fango.
Come se il punto non fosse chiaro sin dall'inizio, ed è bene chiarirlo: quanto più vasto è un movimento politico, tanto più è fisiologico che "vi entri di tutto", ed è proprio per questo che esistono organi associativi preposti, nell'interesse generale, a marginalizzare estremismi e violenze.
Non prevederli, negare anche le evidenze di fatti ed atti concreti, non fa bene a un partito, ad un movimento, alla democrazia in generale, e vorrei aggiungere all'ecosistema complessivo della vita sociale di un paese ed alla comunicazione politica di quel partito.
Abbiamo sempre e solo chiesto che Grillo inequivocabilmente ne prendesse atto, e con questo le distanze, senza declinazioni, senza quella davvero odiosa declinazione fatta di "avete frainteso" o "era una battuta" et similaria.
Si perché succede anche – salvo poi cancellare, scordando che "la rete ha memoria" – che la deputata Laura Castelli possa scrivere il 20 maggio sulla propria pagina Facebook che "hanno danneggiato volontariamente il camper, terminato l'incontro coi cittadini di Rapallo, roccaforte ligure del pd... è il segno che facciamo paura, siamo sulla strada giusta..." laddove la stessa scriveva il 21 marzo precedente "Stanotte hanno imbrattato la sede del pd di Torino. A parte che mi chiedo perché questi non mettono una telecamera invece di millantare colpevoli... e poi mi dico... possibile che questo pd non si chieda il perché? Siete certi di stare facendo bene? Magari c'è un motivo no..."
Perché questo filo rosso dei doppi pesi e doppie misure a seconda del caso e dell'opportunismo non sta in piedi in un contesto democratico, ed è davvero poco coerente con chi si auto-definisce non violento e anima le piazze con "siete morti", arrendetevi, siete circondati, siete zombi, vi spazzeremo via e via dicendo, né è ammissibile, ancora, che queste espressioni vengano sistematicamente liquidate come "parte dello show".
Smettere di alimentare un clima di odio e fomentare degli esaltati è facile, basta volerlo.
Così come smettere di ripetere che "chi lo dice che davvero è del movimento?"
la persona che si è resa protagonista dell'episodio alla redazione del SecoloXIX è ben nota nel Movimento, sono frequenti sue foto con esponenti candidati e parlamentari, e finanche con Grillo. È attivo nei MeetUp liguri, presentissimo in rete, dove non perde occasione di minacciare chiunque.
Dopo l'episodio del Secolo è tornato online come un eroe, cui molti, anche parlamentari come Giulia Sarti, hanno addirittura espresso solidarietà. Ove mai a Grillo – giudice unico e garante globale dell'onestà dei suoi – fosse sfuggito, Daniele Tizzanini è già stato condannato a due anni e due mesi di carcere per lesioni e resistenza, ed è noto a Genova (e lui se ne vanta) come capo ultras particolarmente violento.
Ecco, sarebbe davvero un bel gesto che difronte a simili episodi non ci siano ambiguità o attenuanti, e di fronte a queste persone, che ritengono di esercitare in queste forme il proprio dissenso politico, si prendano distanze nette e senza equivoci, e soprattutto senza condanne pubbliche e pacche sulle spalle private.

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