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Michele Di Salvo
13 Aug

Napoli e la città che respira

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Napoli, sud, pd, politica, elezioni, partito democratico, Partecipazione

Napoli e la città che respira

Questi sono i primi due articoli del mio piccolo contributo al dibattito sul futuro della mia città. Dal mese di agosto ogni lunedì dalle colonne del Roma cercherò di raccontare quello che vedo, come lo vedo e come lo vivo.
E nel ruolo tipico di chi ha sempre cercato di avere un ruolo intellettualmente provocatorio, cercherò di stimolare il dibattito e la proposta, più che la sterile protesta e i vuoti programmi fatti di intenzioni di cui la storia di questa città è lastricata.
[Se a qualche politico partenopeo qualche critica dovesse sembrare esagerata, parliamone assieme, facendoci un giro per strada, in autobus, tra le persone, e vediamo che ne pensano...]

Dai trasporti a Bagnoli, alle elezioni confrontiamoci sui fatti.
Come tutte le estati la politica si sposta in eventi e feste che si susseguono in quasi tutti i partiti, e che fanno da sfondo alle vicende nazionali. Il tormentone riguardail centro destra, alle prese con la ormai routine del "dopo": dopo Berlusconi, dopo Caldoro, dopo qualsiasi cosa, nome e città alla ricerca del "qualsiasi cosa" faccia vincere. Non pare vada meglio in casa PD. Sul piano nazionale la questione si risolve comunicativamente (la sostanza racconta ben altro) nel dualismo tra "chi è a favore di Renzi" e chi, se fa anche solo qualche appunto (semmai tecnico) sulle riforme istituzionali allora, non è renziano, o peggio ce l'ha con Renzi. Più conplicata la questione "locale", dalla grande città alla più piccola municipalità. Qui la battaglia pare essere tra chi è più renziano degli altri, in un'idea sottintesa di partito in cui esiste o esisterà solo Renzi e i suoi, e tutti gli altri fuori, in una rincorsa alla guerra fratricida fin nel più piccolo comune per inseguire le posizioni migliori in vista delle amministrative, delle regionali e delle politiche. Una microvisione del mondo che si traduce nel consueto dualismo tra vecchia politica di apparato e stare – invece – con e tra la gente. Conta poco e stona moltissimo se poi a ben vedere chi afferma di stare tra la gente è chi fa parte del neoapparato. In questo dibattito, che si trascinerà nelle varie amminstrative e nelle scelte delle regionali, anche in chiave di correttivo di quanto avvenuto alle europee, a sentire vecchi e nuovi, giovani e meno giovani, però, le parole d'ordine restano le stesse, ed anche tra qualche espressione esterofila o internettiana (più per moda che per sostanza), si parla di chi, si citano i contro, si criticano persone, storie ed alleanze, ma pare che manchi, ancora una volta, mettere al centro del discorso qualcosa che possa davvero interessare le persone, i loro problemi, le "questioni reali da affrontare e risolvere". In un megapartito in cui i dirigenti hanno meno di quarantanni pare che il valore klout (misurazione della influenza sui social network) valga più della percezione concreta.

Chi oggi veramente vuole presentare se stesso come nuovo cominciasse – a destra come a sinistra – ad avviare prassi nuove nel dibattito politico, soprattutto quando si affronta il tema delle città metropolitane, dei quartieri, della vivibilità e di tutte quelle cose molto vive e concrete che toccano la vita quotidiana delle persone. Sarebbe un bel cambiamento. Epocale, per non dire rivoluzionario. Si perchè delle amministrazioni precedenti, un pò tutti, hanno gettato a mare tutto: le cose certamente sbagliate, i limiti, ma anche alcune che oggi ci ritroviamo: dalle metropolitane, al biglietto unico, a Piazza Plebiscito, solo per citare alcune macro realizzazioni. Che non appartengono di certo a chi si è candidato a fare rivoluzioni, ma per realizzare cose concrete.

E allora da cittadino mi aspetterei di partire da qui, da quale visione chi domani si candida, ad Acerra come a Napoli, e nella singola municipalità o in Regione, ha ed offre alla città. Con chiarezza e possibilmente concretezza. E lancio qualche tema. Traffico, parcheggi, piano trasporti, Bagnoli, rifiuti. Ecco, se cominciassimo a confrontarci su questi temi concreti, uno al giorno, forse sarebbe tutto più chiaro, concreto, tangibile. Si verificherebbe sui programmi chi ci sta per fare cosa, e anche le vere differenze tra vecchio e giovane, apparato e nuovo. Altrimenti sarà un ennesimo parlarsi addosso, senza idee, solo per giocare ad accaparrarsi poltrone e posizioni, lasciando i problemi lì, senza soluzione e senza nemmeno idee vaghe da cui partire.

il Roma - 04082104

il Roma - 04082104

Basta con i sindaci senza progetti, Napoli deve respirare.
Provate a camminare per Napoli, non da napoletani ma da turisti, mettendo da parte le regole autoctone che abbiamo imparato sin da piccoli, quasi come regole per la sopravvivenza della specie, e scoprirete che la gran parte dei problemi di questa città vi vengono urlati, più che mostrati.
Facendo questo esperimento, immaginiamo di arrivare a Napoli in treno, e consideriamo che ciò che guardiamo dal finestrino entrando in stazione è "l'immagine", la porta di ingresso alla città. Una volta arrivati comincia un percorso ad ostacoli che tra mille difficoltà: chiedere una semplice informazione, un'indicazione, scansare i mille "abusivi" di ogni genere e settore merceologico e non, prima di arrivare in una piazza in cui comincia un vero e proprio percorso di guerra: una viabilità in cui l'idea stessa dei sensi di marcia sfida la fantasia sadomasochista di chiunque, e non contenti di percorsi che ricordano – con affetto e rispetto parlando – i disegni dei bambini dell'asilo, il tutto è accompagnato da un "complessivo stato igienico sanitario" (la parafrasi è d'obbligo!) al di là della decenza.

Situazione che non cambia se arrivassimo a Capodichino: basta prendere l'Alibus (perché da noi il collegamento con la città è stato concepito logicamente dopo l'aeroporto!) in cui i sedili stessi sono stati smontati dal loro rivestimento per far subito adattare l'avventore nella "durezza" della città che il turista impara subito a conoscere dal suo monumento all'incompiuto e agli appalti d'oro: la tangenziale, per continuare in un percorso psicopatologico pensato per livellare le classi sociali dei turisti e far sì che nulla di ciò che devono subire coloro che giungono in treno venga privato a chi invece arriva in città in aereo.

Se poi partiamo da queste considerazioni e torniamo a ragionare da cittadini, possiamo facilmente integrare queste considerazioni con tutte quelle tipiche del vivere quotidiano. Un centro direzionale pensato per aziende che non ci sono, in una regione che non produce, popolato a forza di deportazione di uffici pubblici e di aziende statali e parastatali di un tempo. Un'opera pensata male e realizzata peggio al centro del nulla e collegata col nulla, in cui è quasi una pena alternativa recarsi. Nel dedalo della città dei cento cantieri, delle mille varianti al traffico e delle (oltre) diecimila buche, qualcuno ha introdotto tre innovazioni degne di rilievo.

La pista ciclabile più lunga d'Europa, nella città con maggiori dislivelli d'Europa, attraversando come inno alla salubrità ben due gallerie, normalmente trafficate e altrettanto normalmente mai pulite. La chiusura di via Partenope, che da arteria per lo scorrimento veloce in città è diventato una lingua di asfalto e di nulla, se non in occasione del capodanno e di qualche manifestazione saltuaria che non ha nulla da invidiare alla sagra paesana. La ZTL – zona a traffico limitato – che obbliga le auto a percorsi improponibili nel dedalo dei quartieri spagnoli, e che è stata concepita, come tutto il resto, prima di prevedere due semplici cose: parcheggi veri, nelle zone perimetrali della ztl, e un servizio di trasporto pubblico interno (semmai elettrico e circolare), il che ha avuto come unico vero effetto che il semplice accesso al centro antico sia diventato una iattura e in piena crisi i fatturati di commercianti e artigiani sono ulteriormente scesi di una media del 30%.
Questo breve racconto, apparentemente satirico, concretizza quelli che sulla pelle dei cittadini napoletani sono i temi di cui molto spesso senza altrettanta concretezza chi si candida ad amministrare città e regione parlano: sono la viabilità, il sistema integrato dei trasporti, il decoro urbano, l'igiene pubblica, i parcheggi, il recupero delle aree urbane periferiche. Temi che sentiamo spesso, e di cui parlano tutti, altrettanto spesso "dimenticando" di spiegare concretamente anche cosa fare e come farlo per "trasformare" questo racconto, e quindi trasformare questa città e la sua vivibilità.

Possiamo continuare a raccontarci le belle cose viste in altre città europee, e narrare di come sarebbe bello se oltre ai "Quartieri Spagnoli come Montmartre" avessimo un lungomare come Montecarlo o un Centro Direzionale come Parigi, una metropolitana come Londra, un verde pubblico come Vienna. La verità è che Napoli è unica, nel bene e nel male, e per quanto certi parallelismi siano affascinanti e affabulanti per la politica nostrana non avranno mai alcuna concretezza – e nemmeno è detto che se l'avessero sarebbe anche una cosa buona.
La scelta qui è semplice e disarmantemente banale: scegliere di continuare a candidarsi a Sindaco della città che "vive e sopravvive nonostante tutto", e quindi anche nonostante l'amministrazione comunale, senza alcuna scelta vera, senza alcuna programmazione, senza alcuna strategia, tanto "Napoli c'è sempre stata" negli ultimi tremila anni e continuerà ad esserci. Oppure candidarsi ad essere "il Sindaco della città che respira", vorrei chiamarla così. Una visione complessiva di città non soffocata dalle cose, dai progetti mai realizzati, dal "tanto è sempre stato così, si è sempre fatto così..." Una città respira quando tutte le parti sociali si mettono insieme per realizzare qualcosa che abbia un senso compiuto, in cui un parcheggio venga prima di una strada chiusa, in cui una metropolitana venga prima di un centro direzionale, in cui i problemi – che esistono, come ovunque – sono problemi con una soluzione, e non un'emergenza perenne. Una città – e una classe dirigente – che per una volta ha un margine di respiro non sul “domani”, ma in una visione funzionale almeno al “dopodomani”.

Ecco, nell'afa estiva, in cui si fa ancora più fatica, credo che i cittadini napoletani si aspettino finalmente – e meritino ormai – un sindaco, e una classe politica, di una città che torni a respirare.

il Roma - 11082104

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