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Michele Di Salvo
02 Sep

Il Pd napoletano, dalla visita di Renzi alla Fonderia

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Napoli, pd, partito democratico, politica, sud, Renzi, Campania

Il Pd napoletano, dalla visita di Renzi alla Fonderia

La visita lampo di Matteo Renzi e' stata caratterizzata da molta immagine, e decisamente poca sostanza amministrativa. Lo hanno evidenziato in molti a proposito di misure annunciate, impegni sulla carta, decreti ancora da scrivere, e risorse, poche, sempre le stesse di mesi fa. Eppure e' stata una visita dal profondo significato politico.
Matteo Renzi ha chiesto una firma pubblica da sindaco, governatore e vicepresidente della Provincia (che sparirà presto in funzione della nuova "città metropolitana") dello stesso documento - identico - su cui gli stessi firmatari di oggi non avevano trovato un accordo e avevano fatto saltare il tavolo a marzo, quando a proporre le stesse cose era stato l'allora premier Enrico Letta.
Le ragioni di allora si sono sciolte al caldo estivo degli indici di gradimento di Renzi, e dal comune alla regione nessuno ha piu' sollevato alcuna eccezione di opposizione, miracolosamente scomparse in pochi mesi, tutti impegnati a entrare nelle grazie del nuovo premier. Lo stesso tavolo che sino a ieri ha bloccato la nomina all'autorità portuale, gli stessi protagonisti che avevano archiviato la candidatura di Scalella, dopo la visita di Renzi alla K4A di cui e' titolare, oggi parlano di candidatura ancora in piedi.
E Renzi sferza: la classe politica locale si assuma le proprie responsabilità. E fa bene. A pagare lo scontro di potere sulle nomine al porto, del fallimento di Bagnoli futura, dei ritardi sul San Carlo, per le bonifiche, per la ricostruzione di Città della Scienza sono i cittadini. Le responsabilità bipartisan: Regione amministrata dal CentroDestra, Comune dalla giunta della rivoluzione arancione, e qualche voto di appoggio esterno nel momento del bisogno. Una responsabilità che nessuno vede e men che meno sente, che evidenzia se possibile ancor di piu' il vuoto politico di opposizioni credibili, e sufficientemente forti da proporre alternative vere.
Fanno eco al superpremier dichiarazioni di assoluta "profonda sintonia", quasi prona, piu' che bi, addirittura tripartisan. De Magistris, che si e' candidato contro il pd e che aveva detto no allo stesso accordo firmato con Renzi, oggi parla di uscita dall'immobilismo e da vecchie logiche. Caldoro che non spiega perché oggi va bene ciò che ieri ha rifiutato quasi con sdegno. Tutti i parlamentari ed europarlamentari del Partito democratico che esultano per l'impegno di Renzi in Campania, scordando forse con troppa facilità che questo governo e' quello che ha la minore rappresentanza politica campana, ed ha anche stanziato meno risorse e fatto meno interventi. Si sprecano i commenti che trasformano in neorenziani tutti coloro che sino a pochi mesi fa non lo erano affatto. Anche peggio se parliamo di sostanza. Renzi - e fa bene - richiama all'assunzione di responsabilità della classe dirigente locale, a non delegare. Bene. Nessuno di questi pero' che dica anche che l'accordo su Bagnoli sposta la cabina di regia e gli interventi su Bagnoli su Roma, di fatto sottraendo responsabilità e autorevolezza proprio alla politica locale.
Di piu': verrebbe da chiedersi dov'erano e cosa facevano sino a ieri tutti quei politici che dicono oggi "bene assumersi le proprie responsabilità", quasi fossero tutti neoeletti al primo incarico.
Su tutte queste incongruenze trionfa una comunicazione personale del premier che copre e mette a tacere ogni polemica, e di fatto azzera, politicamente, la classe dirigente locale, che ne esce piegata e quasi asservita. Passa addirittura quasi sotto silenzio, delle piccole come delle presunte grandi testate, la mancanza di confronto con la stampa locale, che pero' anch'essa si guarda bene dal sottolineare troppo la cosa... Si sa mai...
Forse, anche nell'era renziana, la ricetta per ricostruire una classe dirigente autentica passa da piccole e antiche ricette: avere un progetto, coerenza e spina dorsale. Qualcosa che da noi forse manca da troppo tempo. Da tutte le parti.

il Roma 19.08.2014

il Roma 19.08.2014

Fonderia. Il pd crei una lega vera, e non l'ennesima amalgama
Francesco Nicodemo l'ha definita "la Fonderia", e anche sul nome c'è stato lo scontro nel PD, a metà tra il serio e il faceto. Certo, prendersela con un nome è abbastanza semplice, anche se quel nome è evocativo di tante cose. Tra cui un tempo in cui a Napoli c'erano industrie degne di questo nome, si produceva qualcosa, e le eccellenze, quelle vere, non passavano per un anonimo e vago concetto di start-up ma per un rapporto strettissimo tra scuola (pubblica) e industria (non solo privata). È il caso di citare ad esempio l'Enrico Fermi, nei cui laboratori c'erano aerei interi, smontati, su cui si preparavano circa 1500 studenti ogni anno che trovavano lavoro nell'indotto di eccellenza del polo aerospaziale. Poi venne il terremoto, e fu la scusa per spostare tutto "al nord". A Torino per esempio. Ma questa è storia dirà qualcuno. Stesso destino per Bagnoli, che una volta chiusa, venduta e liquidata, da trent'anni (sarebbe bene ricordarlo) stenta anche solo ad immaginare un destino e quindi ad avere un progetto. Forse un giorno la parte migliore di questa città si deciderà a chiedere conto di questi trent'anni, dei soldi spesi e dei progetti mai realizzati a tutti coloro che con lauti stipendi e tanti voti hanno costruito la propria carriera su quel territorio. Fosse già per queste ragioni (non solo) evocative, ripartire da lì è una cosa buona: un segnale importante, una occasione. E attaccarla a priori senza sapere cosa sarà è un po' la prosecuzione dello sport cittadino più diffuso: attaccare, accusare, dire no, a che tutto non cambi mai, bocciando le idee altrui perché sono altrui. Che un "tornare a parlarsi" sia necessario credo sia fuori discussione. Chi fa politica si scelga pure luoghi e tempi per farlo, tra opposte componenti e correnti di pensiero (e non solo). Ma scelga anche luoghi e momenti in cui ripristinare come classe dirigente un dialogo vero e autentico con la cittadinanza, per sanare quella frattura tra città e politica che ormai è una ferita ampia, sanguinante, infetta, che ha generato e genera degenerazioni peggiori del male.

Si è sinora detto di tutto sulla Fonderia, cosa sarà e cosa dovrebbe essere. Io provo a dire quello che secondo me non deve essere, e sarà compito (arduo) per gli organizzatori evitare che sia. La Fonderia sarà un male se si tradurrà nella esclusione di qualcuno, nel confronto generazionale, nel dire "visto che tu eri... allora non vai bene...", se sarà la conta delle componenti, se sarà l'ennesimo momento in cui "tutti devono parlare" e dire la loro per dimostrare (a se stessi e pochi altri) di esistere e contare, e semmai uscire sui giornali il giorno dopo grazie all'amico cronista. Se sarà la resa dei conti tra neo renziani, pre renziani, primi renziani e post renziani, o se sarà il palco da cui presentare "i nuovi" (che non lo sono mai) come "il nuovo" che prende il posto del vecchio senza che nulla cambi, nella sostanza, ma soprattutto nel metodo. Perché forse è a questo che dobbiamo ritornare: a pensare un metodo nuovo per fare politica e per dialogare con i cittadini.
Ripartire dall'ascolto, prima che dal parlare, ad esempio, sarebbe una autentica rivoluzione.
E allora, come sempre, la mia provocazione: se la Fonderia fosse un momento in cui, per una intera giornata, invece di parlare i politici, chi ha un qualsiasi ruolo nelle istituzioni, fossero i cittadini e le associazioni? Non quelle note, finanziate, con a capo iscritti ai partiti, ma le molte associazioni che lavorano in silenzio, i molti cittadini impegnati tutti i giorni per "il bene comune", e i politici stavolta in silenzio, semmai a prendere appunti, ad ascoltare... ecco, forse, il secondo giorno, sarebbe anche interessante avere le loro idee, proposte, risposte, sperando per una volta concrete.
Forse il giorno dopo questa città avrebbe qualche idea di chi sta con chi, per fare cosa, e potrebbe anche solo pensare di trovarsi di fronte ad una classe dirigente nuova: non per età anagrafica e ruolo politico, ma "diversa", capace di stare seduta, possibilmente in silenzio, ed ascoltare, e fare proprie, concretamente, le istanze e i suggerimenti che vengono da quella che un tempo chiamavamo "società civile" (almeno sino a che qualcuno non ci ha messo su la sua bandiera, ed anche la società civile è diventata qualcosa di abusato e privo di significato).
Certo, nelle fonderie si forgiano i metalli, si creano le leghe, con le caratteristiche migliori dei singoli metalli che le compongono, ma dalle fonderie vengono fuori anche le amalgame, che sembrano leghe, ma in realtà sono semplici miscugli in cui ogni elemento resta distinto, e spesso restano solo le caratteristiche peggiori di ciascun metallo. Ecco, nel nome “fonderia”, ancora una volta, viene raccontato un pezzo e data una lezione preziosa per i partiti eredi dei grandi partiti di massa.

il Roma 01.09.2014

il Roma 01.09.2014

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