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Michele Di Salvo
10 Sep

Lettera aperta ai giovani candidati alle primarie

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  PD, primarie, Renzi, giovani, comunicazione politica, comunicazione digitale, elezioni, partito democratico

Lettera aperta ai giovani candidati alle primarie

Le campagne per le primarie del pd ormai si somigliano tutte.
Hai voglia che Renzi faccia la segreteria aperta, allargata, che dica che “chi si definisce renziano ha seri problemi mentali”, che dica che “chi vuole la 'rivincita' attenda il 2017”... e hai voglia che spieghi che qui non ci sono i D'Alema, Cuperlo e Bersani in campo, ma il singolo politico locale, da promuovere o meno per ciò che ha detto e fatto e per ciò che propone e “per con chi si accompagna” (che conta, non poco).

Conta poco il singolo nome o candidato, ormai è un cliché.
Il punto è che la campagna delle primarie pd è stata “estremizzata”: Renzi veniva da una sconfitta, e i suoi sostenitori volevano una rivincita forte. Il punto però è che se estremizzi troppo, poi è difficile far “cambiare verso” ai tuoi... è un po' come la velocità, quando acceleri troppo e non consideri tempi e distanze per la frenata poi rischi che ti schianti... e ti fai male.
E te li vedi tutti lì che ormai devono cambiareverso a qualcosa, tutti quasi in divisa. Camicia bianca, jeans o pantalone scuro, manica leggermente arrotolata, che sorridono e si selfano con chiunque in ogni luogo e posizione, scimmiottando Renzi sperando di essere Renzi nel loro quartiere sino alla loro regione.
Da un giovane, e da una campagna giovane, innovativa, ti aspetti dei concetti nuovi... e invece pare tutto già visto, già scritto, già letto... tutto ovvio e prevedibile... che ti viene in mente “ma che si fa a fare sta campagna elettorale?”.

Allora provo un esercizio di stile. Vi dico già a seconda di ciò che accade cosa diranno e cosa risponderanno. Poi vediamo se non ho ragione.
Il punto è che se io avrò ragione, loro sono davvero deludenti e vecchi dentro, triti e ritriti nell'ovvio, nel prevedibile e nello scopiazzato, che quasi ti chiedi se non sia un insulto, per questa generazione, che loro si propongano come i rappresentanti di questa generazione.

Se perdi. “hanno vinto i soliti noti, i poteri forti, le vecchie logiche, i vecchi apparati...”
Se perde poi la coalizione, allora è “perché non c'ero io che ero nuovo”
Se vinci. “ha vinto il cambiamento, i giovani, gli onesti... abbiamo rotto/rottamato i vecchi apparati...” [et similaria]
Se ti scrivono una cosa che non ti piace (ove mai rispondi)... “la macchina del fango di chi si oppone al cambiamento” eventualmente con “stupisce e dispiace che alcuni giovani in buona fede cadano in questi tranelli...” o anche “andiamo avanti nonostante simili illazioni prive di fondamento”.
Se siete in pochi “la riunione era solo con i rappresentanti, un gruppo ristretto operativo...”
Se c'era gente... ci pensa il grandangolo... e una piccola piazza diventa Piazza Navona (con tanto di obesi grandangolati in prima fila).
Ogni cosa che fai è rigorosamente un impegno fondamentale realizzato.
(ci manca solo comunicare che “sono andato in bagno, un momento essenziale per il benessere collettivo” oppure “ho preso il caffè, un momento di valorizzazione della tradizione della prima mattina”)
Tutto questo, a ben vedere, sa molto di neo-pentastellarismo, una sorta di neo-manicheismo, una divisione forzata tra “una parte” vs. “quell'altra” che poco e male si addice ad un partito, anche più se democratico.

Allora mi chiedo: dato che tutte queste risposte e queste sintassi politiche sono già state viste e lette, sono tutte cose già dette, sono tutti modi di attrarre un consenso tanto facile quanto vuoto di un seguito reale (e quindi di effettiva autorevolezza politica per fare scelte impopolari ma necessarie) è possibile andare finalmente oltre?
Possiamo – finalmente – sentire qualcosa di diverso? O dobbiamo ancora risentire sempre queste frasi ad effetto che non hanno nulla di effettivo? Il lavoro di neo-guru della comunicazione politica, che parlano di fantomatiche campagne Obama che non hanno mai visto e che immaginano non essendoci mai stati di persona, possono, con quanto vengono pagati, immaginare qualcosa che non sia la copia mal riuscita di un neo Renzi in miniatura?

Lo possiamo chiamare in qualsiasi modo, ma questo cliché autoreplicante, che non tiene conto delle individualità, delle personalità, dei luoghi, delle comunità, che generalizza tutto, in un programma e parole d'ordine evergreen, non è politica, ma scimmiottare uno spot, vendere un prodotto, un detersivo, un logo, un'idea... uno stereotipo. E di questo sia un grande partito che un singolo paese, regione, città, non hanno bisogno. Anzi.

Dice Renzi che “la sinistra che non cambia diventa destra”. È vero il contrario, è proprio la sinistra che cambia che smette di essere sinistra. Ma forse lui intende qualcos'altro, e cioè che la sinistra che non si evolve con e sui tempi rischia di essere conservazione. Ecco, in questa accezione potrei essere d'accordo, ma andrebbe spiegato ai tanti candidati, e loro consulenti alla comunicazione, che si rifanno alla “componente renziana”. Forse sono i primi a non aver compreso Matteo Renzi.

Lettera aperta ai giovani candidati alle primarie
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