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Michele Di Salvo
16 Jan

Greta e Vanessa a casa

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Greta Ramelli, Vanessa Marzullo, esteri, sequestro, Siria, ISIS

Greta e Vanessa a casa

Greta e Vanessa sono rientrate in Italia.
Questo è un fatto, ed è la notizia che conta.
Come altri fatti, ed altre notizie che contano, sono gli altri nostri connazionali che sono stati sequestrati in zone di guerra, e venduti come ostaggi per finanziare le bande armate di turno: perché in queste guerre non ci son governi ed eserciti regolari, ma bande che gestiscono un territorio dietro improvvide bandiere di movimenti di liberazione, di religione, di alleanza, di capi vari ed eventuali.
Sono sacerdoti, giornalisti, cooperanti, ingegneri. Ecco chi sono i nostri sequestrati in quete zone.

Nel retroscenismo nazional-popolare si parla di due avventuriere, di due andate "sotto i riflettori", semmai allo sbaraglio, senza sapere né conoscere. Non è così. Ma tanto non conta, al tempo in cui la misura di ciò che dici sono i like su facebook, e spesso la sciocchezza che dici serve a farti notare.

Nel retroscenismo nazional-popolare si parla del "riscatto" dato ai rapitori. Come se esistesse una misura, una forbice data, un "tot"prefissato. E gli stessi che oggi non avrebbero pagato, se fossero state uccise si sarebbero indignati perché "il governo non ha fato tutto il necessario". E si accostano vicende che tra loro non hanno niente a che fare: missioni di pace, F35, gli americani, le missioni di pace, i marò in India. Ma si sa, il popolo dei CT da bar del lunedì, degli economisti del sabato e dei tuttologi di quant'altro sta sui titoli dei giornali, sono anche esperti di queste cose.

Le verità in queste vicende sono molte, e molte "non si possono dire".
Perché non è politicamente corretto, perché spesso è border-line, perché non è sempre un bene, né utile, che tutto si sappia sempre e comunque.

Ci sono uomini e donne in questo paese, come negli altri, che sono pagati e che lavorano con passione e impegno, per "risolvere" questo genere di vicende, e di certo no lo fanno per lo stipendio.
Ci sono persone a cui implicitamente chiediamo e deleghiamo di "portare a casa un risultato" e spesso il come e a che prezzo – come se ci pensiamo bene è giusto che sia – ci interessa poco, e semmai a chi da gli ordini occorre solo "il quadro generale", non certo i dettagli.

Ci sono persone che devono nelle prime ore ottenere informazioni, e di certo queste non provengono sempre da amici, da governi, da fonti raccomandabili o da persone e soggetti con cui ameremmo andare a cena. Ci sono persone che devono valutare, analizzare, vagliare e selezionare le informazioni, tra tante millanterie, in primo luogo per "garantire la sicurezza" di chi è stato sequestrato.
L'unico obiettivo di questo lavoro – che non ha orari, fusi orari, distanze, costi, limite di viaggi – è riportare a casa vive le persone. E se ci pensiamo bene è esattamente quello che più ci interessa. A meno che il costo non siano molte più vite.

È famoso il principio per cui "gli USA non trattano con i terroristi".
È un dogma noto che serve allo Stato che ha più uomini in guerra a "limitare" qualcosa che non è affatto limitabile. È un dogma mediatico, non sostanziale. Perché nessun governo tratta con i terroristi.

Sono uomini e donne che trattano con mediatori che trattano con organizzazioni che contattano qualcuno vicino a qualcuno che può "intercedere" e mediare. E i cd. riscatti – che è bene chiarire che si pagano sempre - non sono mai un bonifico da un governo su un conto corrente di un'organizzazione terroristica. Sono cifre che arrivano ai mediatori. Ciascuno prende la sua parte e la parte di denaro finale – generalmente modesta – alla fine arriva... il grosso di questi "riscatti" in genere è pagato in "mezzi", perché ogni governo ha interesse a che la minore cifra possibile venga resa riutilizzabile in acquisto di armi.

Il grosso di queste cifre si perde nel lungo giro di mediatori prima di arrivare "a destinazione". Sarebbe utile sapere come e quanto? Forse. Ma una vera inchiesta, caso per caso, non si può fare. E nemmeno è utile farla. Perché quel modo "potrebbe servire ancora", e quello che conterà – semmai accadrà di nuovo – è avere presto ed efficientemente una rete in grado di "portare a casa il risultato": riportare vivi i sequestrati.

Il resto sono chiacchiere da bar.
Chi grida allo scandalo è uno sciacallo. Chi pensa che non si doveva pagare, o che altri non lo facciano, o specula scientemente o è semplicemente ignorante e parla di ciò che non conosce.
E tuttavia, se si trattasse di un suo congiunto, sono certo direbbe l'esatto contrario.

Per quel che vale il mio grazie va a quanti non vedremo nei talk show e che per mesi hanno seguito le tracce di Greta e Vanessa. Che ne hanno seguito le tracce deboli, e poi sempre più forti e coerenti., e che hanno lavorato per riportarle a casa.
Che chiudono stamattina questo capitolo per tornare sui tanti altri casi aperti.

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Nebo 01/17/2015 15:28

Questo è l'unico articolo che ho letto sulla vicenda su cui sono assolutamente, totalmente d'accordo. Grazie.