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Michele Di Salvo
14 Jan

Mafia Capitale

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Roma, Mafia, Politica, Carminati, Senese, camorra, ndrangheta, Nar, Casamonica, anni di piombo

Mafia Capitale

L'inchiesta battezzata Terra di Mezzo porta in carcere 28 persone e ne ha iscritte ad oggi altre 38 nel registro degli indagati. L'accusa è associazione di stampo mafioso. Ma dai verbali troviamo anche accuse di estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati.
Il cuore dell’indagine del Ros è un sodalizio criminale da anni radicato a Roma e - allo stato delle indagini - facente capo a Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra dei Nar ed ex membro della Banda della Magliana. Il grado della sua capacità di infiltrazione e relazione appare da subito elevato. Ad esempio da alcune intercettazioni tra Carminati e l’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini (tra gli arrestati) è venuto fuori il nome dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, e rapporti "significativi" con alcuni importanti imprenditori romani.
La Guardia di Finanza ha eseguito un decreto di sequestro di beni riconducibili agli indagati per un valore di 200 milioni di euro. Gli inquirenti, ad oggi, hanno documentato un sistema corruttivo finalizzato all'assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate.
In manette sono finiti tra gli altri Riccardo Brugia, Roberto Lacopo, Matteo Calvio, Fabio Gaudenzi, Raffaele Bracci, Cristiano Guarnera, Giuseppe Ietto, Agostino Gaglianone, Salvatore Buzzi, Fabrizio Franco Testa, Carlo Pucci, Franco Panzironi, Sandro Coltellacci, Nadia Cerrito, Giovanni Fiscon, Claudio Caldarelli, Carlo Maria Guarany, Emanuela Bugitti, Alessandra Garrone, Paolo Di Ninno, Pierina Chiaravalle, Giuseppe Mogliani, Giovanni Lacopo, Claudio Turella, Emilio Gammuto, Giovanni De Carlo, Luca Odevaine. Arresti domiciliari per Patrizia Caracuzzi, Emanuela Salvatori, Sergio Menichelli, Franco Cancelli, Marco Placidi, Raniero Lucci, Rossana Calistri, Mario Schina. Il giudice per le indagini preliminari ha invece rigettato la richiesta di misura cautelare nei confronti di Gennaro Mokbel e Salvatore Forlenza, comunque indagati. Perquisita la casa romana e la villa a Sacrofano di Marco Iannilli, il commercialista romano, già finito in carcere e condannato in primo grado per la truffa su Fastweb e Telecom Sparkle e coinvolto nel caso Enav. Domenica gli uomini del Ros hanno effettuato delle perquisizioni nella , in provincia di Roma.

Dai verbali della Procura emerge poi un altro ruolo di Massimo Carminati, individuato come colui che «sovrintende e coordina tutte le attività, impartisce direttive, fornisce loro schede per le comunicazioni riservate, individua e recluta imprenditori, mantiene i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali nonché con esponenti del mondo politico, istituzionale, finanziario con appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti». Suo braccio destro è Riccardo Brugia che «coordina il recupero crediti e l’estorsione e custodisce le armi del sodalizio». Fabrizio Franco Testa, ex presidente di Tecnosky, invece è la «testa di ponte della organizzazione nel settore politico e istituzionale, coordina le attività corruttive dell’associazione, si occupa della nomina di persone gradite alla organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione». Salvatore Buzzi «gestisce le attività economiche della associazione nei settori della raccolta e smaltimento dei rifiuti, della accoglienza dei profughi, della manutenzione del verde pubblico». Franco Panzironi, ex presidente Ama e Riccardo Mancini, ex ad Ente Eur, «a libro paga, partecipano all’associazione fornendo uno stabile contributo per l’aggiudicazione di appalti pubblici, per lo sblocco di pagamenti in favore delle imprese riconducibili all’associazione e sono garanti dei rapporti dell’associazione con l’amministrazione comunale negli anni 2008/2013». Carlo Pucci, dirigente di Eur Spa, «a libro paga, fornisce uno stabile contributo per l’aggiudicazione di appalti pubblici». Luca Odevaine, vicecapo di gabinetto nella giunta Veltroni, è accusato «di orientare le scelte del Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo», di cui fa parte, ricevendo «una retribuzione di 5000 euro mensili».

Visto in questi termini il fenomeno appare come un'organizzazione prevalentemente tangentizia, e quella che appare è una sorta di "manipulite" romana, dove personaggi legati alla criminalità, attraverso entrature politiche e imprenditoriali, gestiscono talvolta nomine pubbliche e più spesso appalti. E tuttavia è lo stesso Carminati che lascia intendere con una famosa intercettazione che da il nome all'inchiesta che "sotto" c'è tanto altro.
Loro sono "solo" la "terra di mezzo", ovvero ciò che collega la politica e gli affari "alla luce del sole" con il mondo tipicamente criminale e illegale. E quello che appare agli inquirenti è al momento solo questo terreno di "limitrofità e incontro" tra questi mondi.
Un punto di contatto logistico che ritroviamo anche nelle carte della Procura a proposito di un altro personaggio, apparentemente minore, Roberto Lacopo, un benzinaio a Corso Francia e contemporaneamente attivo nel settore «dell’estorsione e del recupero crediti per conto dell’associazione».

A questo punto occorre fare un passo indietro, ai tempi della Banda della Magliana, che fu la prima organizzazione della capitale a unificare in senso operativo la frastagliata realtà della criminalità romana e a diversificare le proprie attività illecite, che andavano dai sequestri di persona, al gioco d'azzardo e delle scommesse (all'epoca ippiche), alle rapine e al traffico di stupefacenti. Fu anche la prima che colse l'esigenza (ed ebbe la forza) di estendere la propria rete di contatti alle principali organizzazioni criminali, da Cosa Nostra alla Camorra, nonché ad esponenti della massoneria, oltre che a numerose collaborazioni con elementi della destra eversiva, della finanza fino a venire coinvolta in presunti rapporti con i servizi segreti.

Nell'ordinanza di rinvio a giudizio per il primo processo alla Banda della Magliana si legge «per cogliere la genesi di questa associazione occorre andare indietro nel tempo, sino all'ultimo scorcio degli anni settanta. A quel tempo, a Roma, si registrò la tendenza degli elementi più rappresentativi della malavita locale a costituirsi in associazione. Sino ad allora, i Romani, dediti ai reati contro il patrimonio, quali furti, rapine ed estorsioni, avevano consentito, di fatto, a elementi stranieri, quali, ad esempio i Marsigliesi, di gestire gli affari più lucrosi, dal traffico degli stupefacenti ai sequestri di persona. Una volta presa coscienza della forza derivante dal vincolo associativo, fu agevole per i Romani riappropriarsi dei commerci criminali, abbandonando definitivamente il ruolo marginale al quale erano stati relegati in precedenza».

La storia si ripete, dopo anni. Con la scomparsa dell'organizzazione - dovuta ai processi, agli arresti, a molti omicidi ed ad alcuni pentimenti - i clan di ogni organizzazione criminale si sono divisi negli anni novanta la Capitale, secondo un modello ben preciso esteso in tutto il nord Italia: considerare i capoluoghi di regione come "città aperte".

Come a Milano, Bologna, Genova, Torino, anche a Roma sono presenti le maggiori organizzazioni criminali nazionali. Nella zona di Flaminio Nord sono presenti le 'ndrine calabresi Morabito, Buzzaniti, Palamara, Speranza, Scriva. A San Basilio la 'ndrina Sergi-Morando. La zona di Ostia è divisa tra i clan Fasciani e Cuntrera-Caruana, il clan Triassi legato a Cosa Nostra siciliana e il clan Senese legato alla Camorra campana, la sui presenza si estende sino a Ciampinno-Centovcelle. La 'ndrangheta è presente alla Borghesiana con la famiglia Ierinò, mentre TorBellaMonaca, Appio, Tuscolano e Anagnina sono sotto il controllo dei locali sodalizi criminali Alvaro e Casamonica. Almeno questa è grossomodo la mappa della "competenza territoriale". Ben più ampio il quadro che emerge incrociando i sequestri di beni e riscontrando le presenze in città: quasi tutti i clan di Camorra negli anni novanta avevano negozi, pizzerie, ristoranti nella capitale. Una presenza essenzialmente radicata su un territorio considerato vergine, di facile penetrazione, con ampie opportunità di riciclaggio, usura, e soprattutto traffico di droga: la sola piazza romana della cocaina, secondo le stime degli inquirenti, è tre volte più estesa di quella milanese.

Negli anni novanta la realtà criminale romana è stata relegata a funzioni di supporto, essenzialmente su due filoni: quello dei rom e dei sinti e del microcrimine di periferia, in funzione di supporto, ricettazione, e fornitura di uomini per le rapine e piccole estorsioni, quello degli "scassisti" di auto, nelle zone del GRA, per il comparto dei furti di auto, fornitura di autisti e mezzi, e qualche volta per lo stoccaggio di armi e droga.
Finiti i processi alla Banda della Magliana nasce l'idea di riappropriarsi della città, stavolta con una formula nuova. Senza sporcarsi le mani direttamente con i traffici illeciti, semplicemente imponendo la propria supremazia e richiedendo una "percentuale" a chiunque operasse entro i confini del Raccordo.
Nasce così un nuovo sodalizio che mette insieme i vari gruppi.

Prima il Clan Senese con a capo Michele Senese che domina i quartieri orientali e la fascia a Sud-Est della città: sicario attivo nelle guerre tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia, trasferitosi a Roma è diventato un boss autonomo. Nonostante una sentenza a 17 anni ridotta a 8 in appello, da sei mesi ha ottenuto gli arresti domiciliari per incompatibilità con il regime carcerario.
Nel territorio limitrofo i Casamonica: sinti, etnia nomade stanziale in Italia, controllano la zona tra Anagnina e Tuscolano: nel gennaio di quest'anno gli è stata contestata l'associazione per delinquere: secondo la Squadra Mobile possono contare su un migliaio di affiliati. Dopo l'arresto del leader di un anno fa, Peppe Casamonica, adesso alla guida del clan c'è la moglie del boss.
Infine Carmine e Giuseppe Fasciani, avrebbero il controllo della fascia Sud-Occidentale, da San Giovanni ai quartieri della Cristoforo Colombo fino ad Ostia. Carmine già compare nei dossier dai tempi della Magliana e anche lui aveva amicizie nei reduci dei Nar. E anche lui ha tenuto rapporti con camorra, 'ndrangheta e Cosa Nostra.
Sarebbero loro, secondo le inchieste giornalistiche e le carte della Procura, a costituire il vertice di un'unica organizzazione messa in piedi e in qualche modo coordinata da Massimo Caminati. Ha rapporti con tutti i gruppi criminali romani, sa come e dove procurarsi e nascondere armi, e ha un nome "pesante" capace di attrarre e di gestire le persone. Visto il suo passato, la sua irriducibilità e spietatezza, tutti possono fare affidamento su di lui. E quando questo non basta, c'è sempre la paura di ritorsioni.
Gli affari che gestisce gli garantiscono flussi da centinaia di milioni di euro. E la sua influenza politica nell'aggiudicarsi gli appalti cresce con la carriera dei suoi ex sodali della lotta di estrema destra. Le sue relazioni arrivano a Gennaro Mokbel, che gestiva i fondi neri per Telecom e Fastweb e a Lorenzo Cola, il superconsulente di Finmeccanica legato ai servizi di mezzo mondo.

Lirio Abbate su l'Espresso li ha chiamati "i quattro re di Roma". In ambienti inquirenti la loro organizzazione viene chiamata "La Lupa". Comunque la si voglia chiamare quella che emerge dagli atti, ma ancor più quello che c'è "sotto" le carte, è un profilo criminale nuovo, nato sull'esperienza delle diverse forme che il crimine organizzato ha avuto negli ultimi trent'anni, prendendo "il meglio" delle esperienze delle organizzazioni tipiche italiane ed estere. E sopratutto un occhio attento alle maglie del codice penale, per non rischiare di restare invischiati in reati in maniera diretta.

Nessuno è direttamente coinvolto nel traffico di stupefacenti, la nuova organizzazione si limita a regolamentarlo, autorizzarlo, garantendosi una lauta percentuale. Lo stesso vale per l'usura, il contrabbando, le estorsioni, il gioco d'azzardo, le scommesse, e il nuovo circuito dei "compro oro". Il ricco traffico di cocaina è finanziato ed alimentato dagli stessi imprenditori secondo il modello colombiano. Gli stessi imprenditori che si rivolgono all'organizzazione per prestiti, finanziamenti, o offrendo "denaro o opportunità" per investire gli ingenti capitali. Percentuali sulle attività vengono richieste alle organizzazioni criminali "storiche" che operano nella Capitale: dalle pizzerie legate ai casalesi, allo spaccio, alla gestione dei locali sul litorale laziale.

Una nuova organizzazione forte di un controllo economico assoluto ma anche di un vero e proprio esercito criminale che, tra tutte le cosche presenti entro il raccordo, raggiungerebbe le duemila unità. Una supremazia riconosciuta e suggellata dalle cosche criminali circa un anno fa. Meglio dividersi i guadagni che farsi una guerra che avrebbe avuto come effetto solo l'inasprimento di controlli da parte delle forze dell'ordine, danneggiando gli interessi di tutti. Una pace forzata garantita dal nuovo gruppo egemone.
In questa ottica vanno letti gli omicidi - almeno undici - del 2013 che avevano fatto alzare il livello di attenzione nelle forze dell'ordine. Apparentemente slegati, in realtà tutti atti collegati tra loro dalla comune matrice di accreditare il nuovo gruppo come l'unico in grado di detenere il "potere punitivo" nell'Urbe.

La giornata di sangue più significativa risale al 28 maggio 2013, ad urne appena chiuse.
Tre esecuzioni nello stesso giorno. Il primo morto della giornata è un pensionato di 62 anni, Claudio D’Andria, conosciuto dalle forze dell’ordine per piccole storie di droga, ucciso in vero e proprio agguato, con una calibro 7,65 mentre portava a spasso i cani. Nel tardo pomeriggio a Focene – vicino Fiumicino – il quarantenne Giampiero Rasseni viene freddato con un colpo alla testa sulla porta di casa. Aveva anche lui piccoli precedenti di polizia ed era conosciuto dalle forze dell’ordine come tossicodipendente. Un debito non pagato, forse. Il terzo agguato è avvenuto poco dopo, alle 19.40, in pieno centro ad Anzio, a qualche centinaio di metri dal commissariato, in corso Italia.
Sempre nel 2013 altri omicidi eccellenti avevano visti intrecciarsi i destini di protagonisti dell'eversione nera, della banda della Magliana e delle cosche criminali. Ad essere ucciso a inizio luglio Silvio Fanella, il broker legato al caso Mokbel. C'è poi l’omicidio di Vincenzo Femia, il 67enne esponente di spicco della ’ndrangheta ucciso da undici colpi di pistola il 25 gennaio 2013 a Trigoria. Femia era un potente boss della 'ndrina di San Luca e la sua morte è stata un’esecuzione mafiosa in pieno stile. I nomi eccellenti caduti sotto i colpi d’arma da fuoco, però, sono anche altri. Sempre nel 2013, a marzo, Giorgio Frau ex brigatista rosso, è stato ucciso durante l’assalto ad un furgone portavalori nel quartiere Esquilino. I carabinieri hanno arrestato due malviventi fuggiti subito dopo, trovati all’interno di una vettura poco distante. Tra questi anche Claudio Corradetti, in passato legato agli ambienti dell’estrema destra. Porterebbe alla banda della Magliana anche l’omicidio di Roberto Musci, 33 anni, avvenuto la mattina del 24 gennaio a Casalotti. Solo qualche giorno dopo è morto Edoardo Ruzza, anche lui ucciso per strada a 22 anni. C'è poi l'uccisione di Flavio Simmi tra piazza Mazzini e dal palazzo di giustizia. Figlio di un gioielliere e ristoratore coinvolto nelle inchieste sulla Banda della Magliana e poi assolto, Flavio gestiva un "compro oro" e pochi mesi prima era stato ferito: un solo colpo di pistola ai testicoli.

Anche se con matrici e motivazioni differenti, quegli omicidi hanno tutti la stessa mano, quella della nuova mafia romana. Ed hanno tutti un unico obiettivo: conferire il riconoscimento definitivo ed assoluto del potere di azione punitiva al gruppo di Carminati. Dal 2013, ovvero da una nuova intesa raggiunta circa undici mesi fa, il patto è cambiato: invece di rischiare la reazione dello Stato - come avvenne dopo le stragi del '92 - il gruppo romano "convince" anche gli altri clan a mantenere un profilo basso.

Ancora una volta una strategia di doppio livello. imporre il controllo del territorio e gestire i traffici illeciti, da un lato, e usare la politica per gestire le attività della città, quelle danno posti di lavoro, rafforzando quindi la propria presenza. è questo il senso dei legami con le cooperative, e la scelta di condizionare "un certo tipo" di appalti, non solo remunerativi, ma soprattutto propedeutici ad un controllo diretto del territorio.
Una scelta anche questa mutuata da altre esperienze criminali, come quando i Giuliano di Forcella misero le mani sulle cooperative di ex-detenuti, finendo con il gestire di fato le anagrafi di un esercito enorme e potendo contare sull'appoggio delle loro famiglie. O sul modello con cui la NCO di Cutolo gestiva i territori.

Un accesso privilegiato certamente dalla giunta Alemanno, attraverso i molti che ebbero incarichi amministrativi provenienti da militanze nell'estrema destra eversiva. Ma un accesso ancor più sottile se si considera il basso profilo dell'infiltrazione criminale, che non punta più a determinare l'elezione di parlamentari o consiglieri regionali, ma consapevole della rilevanza delle "cariche amministrative minori", come consiglieri comunali e municipali.
Laddove da un lato bastano meno preferenze per determinare un'elezione, e dall'altro è più diretta la capacità amministrativa locale e minore l'attenzione degli inquirenti e dei media, essendo posizioni ancora considerate marginali.
Eppure sono proprio le somme di consiglieri comunali e municipali che determinano le elezioni alle cariche maggiori, garantendo un accesso più alto alle organizzazioni criminali - semmai attraverso l'attività di prestanome incensurati - e dall'altro di fatto spezzando quel filo diretto che ne può determinare la riconducibilità diretta tra politico e criminale.

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aliba a 695 01/14/2015 08:33

La tempesta perfetta. La politica sempre pronta a tendere la mano, per farsi dare una parte del bottino. Gente miserabile. Senza Marino sindaco e Pignatore procuratore tutto questo sarebbe ignoto.