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Michele Di Salvo
26 Jan

VeryBello - tutto purché sia virale

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  verybello, cultura, digitale, arte, web, virale, social

VeryBello - tutto purché sia virale

C'è un'idea strana di ciò che funziona o meno in rete.
In generale il parametro di riferimento per la comunicazione online è la "viralità": la velocità e la misura cioè di quanto e come un contenuto si "diffonde" in rete.
Ma c'è di più. Nella misurazione vengono prese in considerazione misure di per sé utili ma non omogenee, come ad esempio le menzioni su twitter, le condivisioni su facebook, le citazioni o relink nei post (specie dei blogger) e via dicendo. L'unica misura riassuntiva che pare conti – alla fine – è "quanto grande è il numero finale" delle condivisioni e quanti accessi genera al sito/contenuto di riferimento.

In sé la comunicazione web sembra replicare nelle sue peculiarità ogni altra forma/strumento di comunicazione. Ad esempio le citazioni per gli articoli della carta stampata, o lo share per la televisione. E tuttavia il web ha anche altri strumenti per un'analisi più profonda e seria dell'efficacia comunicativa.

L'esempio del momento è il sito "verybello". In sé un plagio di noto giocattolo e al contempo un'estrema banalizzazione dell'italian-english.
Sul tema anche Matteo Renzi è stato satireggiato con cura al tempo del suo celebre discorso, un articolo per tutti è su Vice.com dal titolo "Il discorso di Matteo Renzi così come l'ha capito un inglese" citato anche nel pezzo di sintesi di Andrea Barrelli su Blogo.it "Matteo Renzi e l'inglese: l'ironia serpeggia in rete"

Il ministro Franceschini esulta per la scelta, affidando il suo commento a Twitter:
"In 6 ore 500.000 accessi a http://www.verybello.it ! Come speravamo grande pubblicità da ironie, critiche e cattiverie sul web... Verygrazie!"

Sul sito esistono almeno due questioni legali serie, che andrebbero chiarite.

La prima: i criteri ed il contesto normativo sulla gara di affidamento e quindi su tutto quanto ne consegue: quanto è costato, costa e costerà, chi decide, come e con quali criteri, la trasparenza sui contenuti e quant'altro.

La seconda: come mai il sito non è registrato a nome di alcun ente pubblico ma è "privato" di proprietà dell'azienda che lo ha realizzato per conto e a spese del Ministero? E registrato già il 24 novembre scorso... in barba a qualsiasi trasparenza e gara.

Due argomenti e questioni che andrebbero chiarite presto e bene, per cercare di non allungare a dismisura l'ormai scandaloso elenco di tutte le gare "digital" del nostro paese, e su cui abbiamo abbondantemente discusso.

In sintesi quella che Massimo Melica ha definito "Un'offesa alla competenza ed alla creatività italiana" – e io direi solo l'ultima, e non sarà di certo l'ultima.

Sull'analisi qualitativa non mi dilungo, limitandomi a citare l'ottimo articolo di Pier Luca Santoro su DataMediaHub che giustamente e correttamente cita anche tre articoli differenti rispettivamente di Massimo Mantellini sui politici e l'uso che fanno dei social media, di Paolo Iabichino sul caso in sé e quello di Matteo Flora sulle considerazioni tecniche.

E proprio da qui io partirei. Possibile che in un "appalto" così centrale e strategico – al di là dell'importo – non ci sia stata una cabina di verifica pre-lancio che mettesse a fuoco semplici paradigmi e criticità su un sito che, è bene ricordarlo – si candida ad essere il biglietto da visita della proposta culturale durante l'Expo? Ovvero nel periodo di massima visibilità sulla nostra risorsa primaria? Eppure Matteo Flora – per esempio – non è che evidenzia cose marginali o sottigliezze e dettagli, ma cose essenziali e finanche banali e da abc per qualsiasi web-master 1.0.

Quello su cui però questa vicenda ci offre uno spunto importante di riflessione è "la qualità" della comunicazione, la strategia che dovrebbe avere alla base, e – sopratutto – individuare una "qualità" della viralità per il messaggio che vogliamo veicolare.
Interessa davvero che il primo giorno un sito abbia mezzo milione di accessi, quando l'80% sono di critica, di satira, di curiosità? E quegli accessi, in presenza di tante lacune e incompiuteze tecniche, non sono un boomerang mediatico e un danno all'immagine, proporzionale al numero di visite?
Chiosa Santoro "La rea­zione di Fran­ce­schini denota inca­pa­cità di comprensione dei feno­meni e osti­na­zione nell’utilizzo, anche, dei social come canale top-down."

In realtà la crisi è più profonda e dovrebbe interessare tutti gli operatori della comunicazione – non solo politica – su una sana riflessione: qualsiasi cosa va bene purché sia virale, e indipendentemente da cosa la renda virale?
Allora dovremmo ritenere che ciò che è "più clikkato e più virale" sia anche buono, vero, efficace, interessante... e su questa base allora dovremmo abbinare al nostro patrimonio culturale (per restare in tema) keyword sessuali e pornografiche (52% delle ricerche mondiali) oppure inserire linkback alle teorie complottiste (18% dei backlink wiki) piuttosto che usare immagini – semmai ritoccate – di star cinetelevisive... e così via. Certo, abbinare ai bronzi di Riace qualche video di sgozzamento può aiutare, e perché non abbinare ai quadri delle martirizzazioni dei santi del nostro barocco il fighting amatoriale... in fondo a pensarci siamo a tema.

Se "tutto va bene purché se ne parli", a ben rifletterci, è esattamente la precisa antitesi rispetto a quanto ci dovrebbe insegnare il nostro patrimonio artistico e architettonico, ovvero che ciò che resta, che ha un senso, che diventa immortale, non è mai stato ricercato attraverso vie facili, semplici, immediate e di massa, scegliendo la via comoda e semplice.

Ma tutto questo vallo a spiegare...

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