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Michele Di Salvo
13 Mar

Il caso B. e uno strano senso della giustizia

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Berlusconi, giustizia, sentenza, centro destra, Cassazione, Coppi, Ruby, Cantone, Alfano

Il caso B. e uno strano senso della giustizia

Di Berlusconi io non parlo quasi mai. Non che non ci siano cose da dire, ma per due ragioni fondamentali. La prima, mi deprime. La seconda, è che nella logica di B. se ne parli va comunque bene perché lo rendi centrale e lo fai esistere.
Ne parlo oggi e prometto (prima di tutto a me stesso) altro pesante silenzio.
Non commento la sentenza, perché nella mia cultura personale e politica e civile le sentenze si accettano – quando ci piace e quando no – le si accetta e possibilmente le si rispetta. E non è una violazione dell'articolo 21 o di chissacché, semplicemente è un elemento fondante del nostro "patto sociale": deleghiamo a un organo una funzione, punto, come l'uso della forza, come la difesa militare...
Il "caso B." tuttavia merita alcune considerazioni, senza entrare nel merito ripeto di una sentenza di cui non conosciamo le motivazioni. E di per sé per me è un assurdo in termini: i giudici dovrebbero pronunziarsi solo "con" le motivazioni, a loro beneficio, per evitare polemiche, e a nostro beneficio, per chiarezza e trasparenza. Cioè, non è che mi condanni (o assolvi oggi) e devo aspettare due mesi per leggere "perché"... ma non divaghiamo.
Da un punto di vista strettamente giudico cito l'avvocato Coppi, difensore di B. "la sentenza ammette che avvenivano fatti di prostituzione con compensi, cosa che non contestiamo nemmeno noi difensori, ma manca la prova che B. sapesse che Ruby era minorenne...". E questa prova non c'è per le testimonianze di persone che hanno detto che "lui non sapeva". Persone condannate o imputate per fatti di prostituzione, induzione alla prostituzione, falsa dichiarazione, falso sotto giuramento.
Quello che a mio modesto avviso passa al cittadino comune è che puoi tranquillamente provare di aver subito un tamponamento portando come testimone un noto spergiuro. E non è un bell'insegnamento. Ma passa anche che puoi tranquillamente commettere un reato o esserne partecipe e favorirlo (tutto quanto connesso alla prostituzione) basta che hai un portafogli pieno per pagare testimoni e un plotone di avvocati. E questo insegnamento non è solo brutto, ma è devastante per quel principio di legge "uguale per tutti" su cui si regge anche il mio "non commentare le sentenze".

Tranquilli, non sono nato ieri, né nel mio caso sono venuto da un altro ingenuo pianeta.
È la stessa magistratura su cui io per primo ho molte cose da dire. Potrei citarvi una mia denuncia per abuso di potere verso un pubblico ufficiale di un piccolo comune della Campania. Dopo cinque anni di "proroga indagini" (eccacchio ce ne hai da indagare!) casualmente al quinto anno mi notificano che "il presunto reato è prescritto".
Ed è la stessa magistratura che per una mia querela nei confronti di un avvocato, mi manda il 7 marzo una notifica di "archiviazione" datata (badate bene) 14 gennaio! Dicendomi che ho dieci giorni per oppormi dalla data del... 14 gennaio! [la notifica non è firmata da nessuno e mi è arrivata in busta chiusa consegnata a mano nemmeno affrancata – solo su questo ci sarebbe da fare un'inchiesta].
Ci sono poi le uniche due querele che ho ricevuto: quella di un "associato esterno a cosa nostra" che ho definito troppo sinteticamente "mafioso", e su questa lo Stato solerte e garantista deve ancora farmi sapere (da tre anni)... e quella di un noto blogger oggi a Bruxelles a spese nostre, che lavorava in Senato a spese nostre, che diceva che le "querele sono armi dei potenti contro i deboli per intimidirli" e mi ha querelato per averlo definito un "diversamente coraggioso". Amen. Attendo con ansia di conoscere anche di questa vicenda "che ne sarà di noi" (cit.) Quindi in fin dei conti, di quali esempio negativi me la voglio mai prendere?

Da un punto di vista politico – e la sentenza non c'entra – il rientro alla grande di B. fa tabula rasa del centro destra. Un'altra volta. Mentre vedevamo spiragli di modernità, che quel popolo merita, di apertura a nuove leadership o quantomeno ad un percorso che potesse rendere l'Italia un paese moderno, che so, con primarie anche da loro, da oggi la partita è – ancora una volta – chiusa. È caccia al "traditore", al frondista, a quello che la pensava diversamente. E non è un bene per quella parte politica, ma mi si lasci dire non è un bene nemmeno per il Paese.
Perchè avere un'alternativa politica migliora tutti, ed eleva la qualità di ciascuno, obbligando i partiti e i singoli politici a scelte alte, e non a un gioco "a ribasso" perché tanto sono solo e vinco lo stesso. Ed è anche una scelta sensata: avendo alternative vere, ciascuno si schiera con la parte a sé più affine, e non va in cerca di trasformismi di opportunità perché "c'è un solo partito".

Se B. è stato assolto perché "non sapeva" che Ruby era minorenne buon per lui.
Ma per le ragioni di cui prima non è cosa buona per il senso di giustizia di questo paese, perchè è una sentenza che ammette comunque un reato di fondo, non ne prevede condanna, e stabilisce la legge del più forte, in questo caso del più ricco.
Se B. userà questa sentenza per tornare a fare politica attiva e non lascerà al centrodestra la libertà di vivere di vita propria, una vita che i suoi elettori meriterebbero, non sarà un bene per il paese nel suo complesso, per le ragioni che ho detto poco fa.

Io già so che vedrò ancora meno della mezzora di televisione quotidiana che mi concedo ancora, almeno per i prossimi mesi, perché proprio non ce la faccio a sorbirmi fiumi di vuote parole su questo caso para-giudiziario. E fuggirò da paginate di chi sull'antibelusconismo ha costruito una carriera, lo ha antagonisticamente resuscitato ogni volta che ha potuto, e che si sarebbe sentito orfano senza.
Perderò il mio tempo a trovare qualcosa di plausibile per spiegare un giorno queste vicende a mia figlia che oggi ha nove anni, cui dovrò spiegare i concetti di giustizia, libertà, e cosa dovrebbe essere la politica. E questa roba mette in seria difficoltà il mio lavoro di padre.

Nel frattempo mi concedo una digressione su Cantone, e su certa politica.
Cantone è un magistrato. Tra quelli che consideriamo bravi, e io non ho ragione di dubitarne.
Sempre in quella scuola cui appartengo io – e che devo prendere atto che è chiusa da tempo – mi hanno insegnato che i magistrati devono non solo essere, ma anche "apparire" neutrali ed equidistanti.
E allora se consideriamo tutti Cantone "uno bravo", degno di fiducia, rispetto, tanto che ogni giorno qualcuno vuole affidargli qualcosa da fare... lasciamolo in pace. Facciamolo per noi, e per salvaguardare – soprattutto dopo certi fatti – ciò che resta in questo Paese dell'immagine di una giustizia giusta.
Continuare a "tirarlo per la giacchetta" per incarichi politici, candidature politiche, nomine particolari, non aiuta lui nel suo lavoro: non lo aiuta ad essere un magistrato che oltre ad essere "appaia" anche non-di-parte. Sempre che a qualcuno interesi, e che non lo si voglia affossare. Perchè il rischio c'è, anche se non lo vediamo. E un giorno qualcuno potrebbe dici (e non sarà un fatto nuovo) che "nominato dal pd che lo vuole anche candidare, ha preso una determinata decisione per ragioni politiche e partitiche". Mica sarebbe una novità.

P.s.
A proposito di giustizia, Alfano si esalta e rassicura "raddoppieremo le pene per i furti in appartamento". Ne siamo lieti. Ma si comincia sempre dai reati commessi da quelli che Coppi in cassazione non se lo potranno permettere mai, nemmeno rubando in casa di Coppi? (o forse no)

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Antonino Trovato 03/13/2015 11:30

Forse appartengo alla stessa scuola di Michele Di Salvo e, quindi, condivido appieno e sottoscrivo l' articolo , aggiungendo che non è possibile continuare - mi riferisco ai politici onesti e preoccupati per la sorte della nostra limitata libertà e democrazia - a far finta o sottovalutare la situazione , che sta stancando tante, tante persone che credevano in certi ideali che riflettono la nostra Costituzione e che si allontanano sempre di più.