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Michele Di Salvo
21 Apr

lo storytelling del nostro tempo

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  hashtag, instagram, lavoro, mass media, media, nuova voce, precariato, social, socialnetwork, storytelling

storytellingI nuovi media, ed ancor più i social, hanno riconfigurato la struttura e la sintassi della narrazione del nostro tempo e del nostro spazio. Questo non significa che la lingua e la grammatica non restino elemento centrale, anzi. La narrazione diventa possibilmente più efficace quanto più il copywriting e l'editing sono "raffinati", selettivi, accurati. E questo è un primo aspetto cui si da spesso poco peso ed attenzione. I social illudono le persone che chiunque può scrivere "per il pubblico", che qualsiasi cosa "scrivibile" sia anche di per sé "interessante" e debba essere scritta e letta - quanto meno dalla propria cerchia di collegamenti. In realtà una comunicazione efficace - anche nell'era dei social - si basa sulle stesse vecchie e classiche regole della comunicazione; tutt'altro che semplificata e massificata, proprio attraverso le "parole chiave" (siano hashtag o keyword) sia che parliamo di "testo scritto" sia che parliamo di intersezioni visive e multimediali o crossmediali, se possibile oggi è ancora più complesso e scientifico essere efficaci. Ce ne accorgiamo ragionando al contrario, e vedendo quanti brand - anche noti - e quanti politici, personaggi pubblici e del mondo dell'informazione sbagliano, sono poco efficaci, cadono in errori clamorosi proprio per un "fai da te" poco attento e "pensato". Va ancora peggio (o meglio) quando parliamo di "storytelling", una metodologia che consiste "nell'uso di procedure narrative al fine di promuovere meglio valori, idee ed è incentrata sulle dinamiche di influenzamento sociale". La narrazione ha un potenziale pedagogico e didattico, sia come strumento di comunicazione delle esperienze sia come strumento riflessivo per la costruzione di significati interpretativi della realtà.

Lo storytelling è la narrazione autoctona del web. Parte dal "narrami una storia" in forma classica, e su questa base - che deve essere in sé solida - inserisce ogni tipo di contaminazione, non solo in termini di contenuti e strumenti (video, audio, immagini...), ma anche della loro manipolazione (ritocco, montaggio...), per finire con il diventare efficace nel momento in cui è, nasce o diventa, collettiva. Sia in termini di apporto interno (il classico caso degli storify) sia esterno (per esempio la condivisione commentata) sia entrambi; meglio ancora se "partecipativo".

Due esempi apparentemente slegati tra loro sono quelli che vi propongo. E che a loro volta - contenuti autonomi - sono contemporaneamente "pezzi" del complessivo e collettivo "storytelling del nostro tempo", ma anche del nostro spazio, del nostro paese, della nostra lingua...

#Viterinviate e' un format di Alvise Cagnazzo che ha come obiettivo quello di raccontare tutte le forme del precariato moderno. Gli universitari, prim'ancora dei lavoratori, sono dei veri e propri precari? La necessità di avvicinarsi al mondo della cultura è figlia della volontà di sottolineare il principale problematica del nostro paese: l'istruzione. Un paese altamente istruito ma non produttivo è  un paese morto, senza possibilità di collocare le proprie risorse faticosamente formate. A cosa servono più di 40 Università se il mercato del lavoro "europeo" richiede specificità diverse da quelle imposte dal mercato nostrano? Per rispondere questa e altre domande Alvise si affida all'osservazione e all'ascolto delle risposte dei ragazzi universitari intervistati. Un prodotto "a metà" tra le interviste delle Iene e Report - anche nel montaggio.

#Euapiedi ("Eu", che vuol dire Io in portoghese)  nasce dall'esigenza di immaginare una narrazione digitale nuova e del tutto inedita, a differenza di quelle già presenti in rete. L'Io che vive in città, l'elemento umano nella dimensione urbana, è questo il focus che questo hashtagactivism vuole ribadire come centrale. Ma EU è anche lo spazio europeo nel quale oggi ci muoviamo e che ci offre nuove e straordinarie opportunità di futuro.

"Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura. D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda." Il racconto, partito da Potenza (capoluogo di regione più alto d'Italia) e dall'account di Sergio Ragone, ha iniziato ad allargarsi diventando virale. Altri utenti hanno iniziato a raccontare la propria dimensione urbana. L'idea di questo storytelling fotografico urbano certamente non è nuovissima, e parte da un'esigenza che anch'essa è tra le più antiche del mondo: smettere di frequentare gli spazi urbani ed iniziare ad abitarli, raccontandoli. I primi 70 giorni del progetto #euapiedi hanno già prodotto oltre 2000 foto. Lo storytellig che si sta sviluppando, è uno straordinario documento di vita urbana, fatto dai cittadini in prima persona. Quello che voleva essere un "luogo" di narrazione di una sola città si è trasformato ben presto in un'azione collettiva e partecipata che ci sta dando una mappatura, in tempo reale, dello stato delle cose. Un'enorme opera enciclopedica digitale fatta già di oltre 2000 pagine piene di bellezza e verità.

L'invito è farci a "farci un giro" e semmai a partecipare... Questi i due blog di riferimento: http://iovadoapiedi.tumblr.com/  di Sergio Ragone e http://euapiedi.tumblr.com/  e su instagram https://instagram.com/explore/tags/euapiedi/

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[embed]https://youtu.be/LrsWwKpAjww[/embed]

 

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