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Michele Di Salvo
02 Jun

I veri numeri del voto in Campania

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Caldoro, Campania, De Luca, elezioni, Napoli, pd

deluca-caldoroSono stati detti fiumi di parole per commentare questo risultato elettorale, specialmente in alcune regioni, come la Liguria e la Campania. Le analisi da fare sono molte e riguardano molti aspetti. Se però ci soffermiamo sulla Campania, ancora una volta, quello che abbiamo uno spaccato preciso del quadro politico nazionale. Ed ancora una volta la Campania è uno straordinario laboratorio politico. Se quindi analizziamo il voto per quello che è dobbiamo partire dai numeri, quelli veri. Il primo dato è un astensionismo che ha portato alle urne la metà degli aventi diritto. E questo grazie solo alle molte elezioni comunali. Segno che il sistema politico nel suo complesso non riesce a comunicare l'importanza e la rilevanza della partecipazione. E' come se vi fosse la rassegnazione a che nulla possa cambiare e che il proprio voto è ininfluente. Se poi prendiamo in esame i due candidati governatori, a De Luca sono andati circa 975.000 voti, a Caldoro circa 910.000. Se usciamo dalla logica di parte e dal partitismo, la loro distanza di circa 33mila preferenze, che se spostate da una parte all'altra avrebbero ribaltato il risultato. E' importante fare questo esercizio matematico perché qui entra in gioco la natura e la trasformazione delle coalizioni. Se De Luca vince non è "per sé" o grazie a se stesso, ma grazie alle oltre 115mila preferenze andate a due liste: 62mila al Centro Democratico capeggiato dalla Vassella Pisacane e 53mila dell'UDC di De Mita. Voti sostanzialmente di centrodestra. E senza quei voti Caldoro avrebbe stravinto. Renzi disse "la sinistra che non cambia diventa destra", e almeno in questa occasione sembra essere accaduto esattamente il contrario. Una sinistra (il pd) che pur di vincere diventa destra, o meglio si allea con qualsiasi cosa per fare somma algebrica, dai consentiniani a Pisacane a De Mita. Che diventano pesanti e determinanti. Non va meglio se usciamo da presidenti e schieramenti e andiamo a vedere chi sono gli eletti. Fuori tutta la sbandierata società civile, vincono i consiglieri uscenti, signori di tessere e voti, impresentabili a vario titolo. In entrambe le alleanze. Una corsa più che politica evidentemente a salvaguardare le proprie posizioni, anche badando poco al risultato complessivo (vedasi i vari voti disgiunti). Risultati che consegnano la sentenza di una classe dirigente incapace di rinnovarsi e dipendente da impresentabili e dalla vecchissima e trasformista classe dirigente della nostra regione. Viene quindi da chiedersi, proprio in questo centrosinistra, dove e quale sia il rinnovamento e la rottamazione renziana e da chi sia rappresentata, almeno stando ai nomi dei più votati. Infine resta un tema che da buon senso e senso dello Stato non avrebbe nemmeno dovuto essere sul tavolo della discussione. De Luca vince, e adesso si apre la più grande ed ampia querelle politico-giudiziaria-amministrativa-costituzionale da quando esistono le regioni. E' insediabile? Sarà valido il suo decreto di nomina della giunta e del Vice (vero uomo/donna forte della Regione e che nessuno ha eletto e sa ancora chi sia)? Entreranno in campo - in una regione che doveva essere "normale" - corsi e ricorsi tra Tar, Cassazione, Giudice ordinario ed eventuali appelli sino a Consiglio di Stato e Corte Costituzionale. Sarà un unicum giuridico, e chiunque deciderà, comunque deciderà, non sarà né definitivo né senza polemiche. Anzi. "Da grandi poteri derivano grandi responsabilità". Non è una citazione di un grande statista, ma la massima di Spiderman. Ma visto che Matteo Renzi viene percepito mediaticamente come un supereroe, l'accostamento ci può stare. Su di lui quindi, e sui suoi uomini, ricade la grande responsabilità di questo status in Campania. Così come i suoi grandi poteri certamente faranno uscire dal cilindro un decreto che "salvi temporaneamente la situazione" consentendo quantomeno l'insediamento di un esecutivo regionale. Non senza conseguenze politiche, ovviamente. Il PD che era contro - giustamente - le leggi ad personam ne dovrà fare una, e Berlusconi avrà anche gioco facile a dire per lui non si sono fatte eccezioni e deroghe di alcun tipo. Con buona pace di tanti sindaci dimenticati perché non altrettanto mediaticamente esposti. E con buona pace di chi a Napoli vedeva nella Severino una via breve per mandare a casa De Magistris.

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