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Michele Di Salvo
13 Feb

Da M5S a fattoria degli animali

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Grillo, Casaleggio, m5s, Orwell, Democrazia, Partecipazione

Prima ci hanno detto che "il movimento cinque stelle è un movimento spontaneo senza capi". Poi qualcuno – come il sottoscritto – nel 2012 fece notare che tutto era in mano ad un soggetto proprietario (Grillo), che tutte le attività passavano per un unico luogo (il suo blog) generando accessi e introiti, e che tutte le attività venivano coordinate da una società di comunicazione di Milano, la Casaleggio Associati.
Apriti cielo. Tutti corsero a smentire sdegnati.
Oggi quelle dichiarazioni sono state cancellate dal blog di Grillo. Lui che "la rete ha memoria ed è trasparente" cancella i link. Strano. Però io quel link dell'intervista, di un Fico che non sa e smentisce, l'ho ritrovato. Mannaggia.
Acqua passata.

Così come quella dei famosi "hacker del PD" rei di aver manomesso le "quirinarie" (tutto da rifare casualmente) o rei di aver "sottratto mail di parlamentari pentastellati e di averle divulgate". Anche in quel caso era tutta una vicenda interna. Un "inside job" per usare parole complottiste care a Carlo Sibilia (si, quello che voleva far sposare tra loro animali di ogni razza e specie).

Su quelle vicende è calato un oblio raggelante. Un po' come nella fattoria degli animali di Orwell, quando al mattino tutti si svegliavano e "ricordavano regole diverse..." ma era solo un'impressione.
E proprio come nella fattoria degli animali ogni tanto anche il duo Grillo e Casaleggio cambiano qualche regola, che nessuno ricordava essere stata scritta in quel modo, ma sarà solo un'impressione.
Quella della democrazia diretta ce la ricordiamo?
Si decide con referendum sul blog.

La prima volta era sul tema immigrazione. Grillo disse "se avessimo detto queste cose prima del voto avremmo preso percentuali da prefisso telefonico". Una folla dubbiosa ma solida nella sua fede per il capo-comico-genovese semplicemente annuì. Il dio percentuale uber alles.

Come la farsa del "con chi ci alleiamo in Europa?" ma questa risposta prima del voto non arrivò.
La rete se ne cadeva di attivisti che giuravano e spergiuravano "coi Verdi e con Podemos".
Guai a contraddirli.
Poi si scoprì che i Verdi non volevano avere niente a che fare con Grillo, che Podemos davvero si tagliava i costi e non accettava un fatturone made-in-Casaleggio e, casualità della vita, Farage e i neonazisti svedesi e polacchi diventano i migliori amici di sempre.
Chi lo aveva deciso?

E per blindare un po' meglio la cosa mai notaio fu più utile con una raffica di contrattini (in sé incostituzionali): 250mila euro di multa a chi dissente, la comunicazione affidata alla Casaleggio, il personale scelto da Beppe e Gianroberto, i parlamentari avrebbero dovuto consegnare beni, fondi e strumenti forniti dal parlamento europeo alla Casaleggio... e via discorrendo.
Non si sa se marchino anche il cartellino alla Casaleggio, ma conta poco, perchè tanto lo stipendio glielo paghiamo noi.

Un capitolo a parte è quello delle espulsioni.
Federica Salsi espulsa, rea di essere andata in tv. E non si fa.
Poi Beppe va addirittura da Vespa-zerbino. E la tivvù "morta e sepolta, adesso c'è il web" diventa "strumento utile per il movimento".
Pace fatta con vecchio media, la Casaleggio decide chi, come, dove, quando e perché va in tv.
Almeno da quando ha capito come guadagnarci su. Allora la vecchia tv è cattiva ma sino a un certo punto. A dirla tutta la Casaleggio, che incassa la gran parte dei fondi dei gruppi parlamentari del M5S, decide anche di organizzare "corsi di comunicazione televisiva", e decide, con quei soldi, di farli fare (per esempio) alla fidanzata di Di Maio. Omnia licet.

È l'epoca del direttorio.
Anche questo, chi lo ha deciso? La rete in cui uno vale uno?
Per tornare ad Orwell "tutti gli animali sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri".
Per chiarire come procedere basta qualche esempio.
Anche per vedere come reagisce il popolo a cinque stelle. È la volta dei "quattro senatori".
Secondo Grillo la procedura di espulsione parte da «svariate segnalazioni dal territorio di ragazzi, di attivisti, che ci dicevano che i 4 senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana si vedevano poco e male». Il factchecking attraverso Openpolis dimostra che in 10 mesi di legislatura i senatori espulsi hanno lavorato molto di più dei loro colleghi. Secondo i dati di Openpolis, la loro presenza media in aula è dell'88,15%. Bocchino (quasi 91% di presenze) è primo firmatario di 2 disegni di legge, 2 mozioni, 29 interrogazioni e 165 emendamenti. Orellana (85% di presenze) 19 interrogazioni, 2 mozioni, 1 ddl e 96 emendamenti.
La Taverna – per esempio - invece è presente in aula una volta su due. Alessandro Di Battista il 78,7%. Il tasso di assenza è a livelli del 17%, nella media degli altri partiti tanto criticati dal Movimento 5 Stelle.
Ma di fronte a "svariate segnalazioni" non meglio qualificate, semmai anonime ma di certo su cui di più non è dato sapere... e se lo dice Beppe.
Con meno di 50.000 click, in pratica meno di una municipalità, i votanti sul blog (che nessuno certifica!) hanno deciso per i 9 milioni che votarono il movimento alle scorse elezioni: in urne vere e di persona. Con tutte le garanzie di legge.

La prassi delle espulsioni ormai tocca livelli incredibili.

Si avvicinano le amministrative e, per esempio, a Napoli 36 persone vengono sospese a mezzo posta elettronica: «Le scriviamo in nome e per conto di Beppe Grillo con riguardo ad alcune segnalazioni che ci sono pervenute. Ci risulta che Lei ha (abbia ndr) partecipato a un gruppo segreto "Napoli libera", realizzato allo scopo di manipolare il libero confronto per la formazione del metodo di scelta del candidato sindaco e della lista per le elezioni amministrative che avranno luogo a Napoli nel 2016. Questo comportamento è contrario ai principi del Non Statuto, che vieta categoricamente qualsiasi organizzazione intermedia, comunque realizzata e denominata, che falsi l'efficiente ed efficace scambio di opinioni e libero confronto democratico. Per questo motivo viene sospeso con effetto immediato dal MoVimento 5 Stelle".
Ovvero la colpa sarebbe "aver preso parte a discussioni in un gruppo su Facebook".

In barba alla costituzione italiana – che vieta ogni forma di vincolo di mandato – Grillo e Casaleggio pensano ad un nuovo contrattino: 150mila euro di penale. Stavolta estesa: non se lasci il gruppo, ma se dissenti. E qui si va anche oltre la Costituzione, siamo ai confini dell'abc della democrazia, se non della semplice libertà di pensiero.
Che valore abbia non è dato saperlo. Come ne otterranno la penale men che meno. Resta un contratto tra privati, e a meno di non far firmare una cambiale...

Il popolo pentastellato non si fa più domande.
Non chiede nemmeno i bilanci. Non sa nemmeno dove finiscono i soldi: quel fiume di denaro dei gruppi parlamentari, della comunicazione, quelli raccolti col blog, chi decide chi assumere e chi mandare a casa. Finanche la nomina di Rocco Casalino a "responsabile nazionale comunicazione" è atto comunicato unilateralmente.

Ma di fronte ai 46milioni di euro restituiti dal Movimento...
Ma sarà vero?
Per restituire qualcosa io dovrei prima averla. E per averla ne devo avere diritto.
A guardar bene il Movimento 5 Stelle a quei rimborsi elettorali non ha alcun diritto: non ne ha titolo legale nemmeno per presentarne la domanda. Perché? Perché dovrebbe avere un bilancio certificato e depositato. Si chiama trasparenza: nessuno sindaca su come scegli di spendere i soldi, ma devi renderlo pubblico e dichiararlo.
È come se io domani dicessi "ho fatto risparmiare un milione di euro rinunciando a auto blu e volo di Stato". Sono bravissimo, però non ne ho titolo. Peccato. Se no davvero sarei stato bravo, no?
A pensar male si direbbe che Beppe, quello della trasparenza e del "tutto in streaming", abbia qualcosa da nascondere. A pensar male.

La nuova versione del Movimento 5 Stelle, quello dell'uno vale uno, della democrazia dal basso, della disintermediazione, è quindi riassumibile così:

  • contrari ad una legge sui partiti;

  • non c'è un bilancio pubblico;

  • non esistono organi decisionali elettivi né assembleari (come prevede la legge Anselmi);

  • il logo, il simbolo e l'accreditamento della lista sono di proprietà personale e patrimoniale di una singola persona fisica;

  • questa persona (non una segreteria eletta) nominerà i capolista e di fatto i parlamentari eletti alle prossime elezioni;

  • multe a chi dissente;

  • fondi pubblici dei gruppi versati alla società indicata dal padrone senza possibilità di scelta;

  • nomina unilaterale dei "dirigenti" e dei collaboratori a discrezione personale di Grillo e Casaleggio.

La domanda che sorge spontanea sarebbe: com'era la storia del "partito padronale di Berlusconi" e di "Renzi dittatore pericolo per la democrazia?"
Ma la vera domanda che mi sento di fare è agli elettori del M5S in perfetta buona fede, che hanno votato per legittima protesta in cerca di un partito "meno partito" di altri: ma davvero era quello che volevate? Era questo quello che vi aspettavate? In coscienza, tutto questo, davvero vi sta bene? È questo il modello di democrazia che volete? Ed è davvero migliore del peggiore e migliorabile dei vecchi partiti?

Per sapere. Senza polemiche.
Ma solo per sapere come sono diventati i miei concittadini.

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