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Michele Di Salvo
20 Feb

L'Alaska e il Tea Party

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Alaska, Tea Party, twitter, Kock, meetup, Freedom works foundation, Matt Kibbe, petrolio

Golfo dell'Alaska - la linea di incontro tra due oceani

Golfo dell'Alaska - la linea di incontro tra due oceani

Qualche giorno fa ho pubblicato su twitter questa foto, che devo dire è piaciuta molto. Ovviamente non per merito mio, ma per la bellezza della foto.
Mi è venuto in mente che quella foto era stata usata per un manifesto ecologista contro alcune autorizzazioni di trivellazione petrolifera che Sarah Palin stava per concedere ad un noto gruppo industriale americano.
Avete presente vero Sarah Palin? L’ex governatrice dello stato dell’Alaska, appunto, favorevole a caccia, pena di morte, pronta anche alla secessione per rivendicare la sovranità di uno stato contro “lo strapotere federale”, e nota come la prima esponente di punta del Tea Party.
Già, il tea-party, quel movimento “nato dal basso”, indipendente, fatto dai soli cittadini stanchi delle spese eccessive del governo e delle posizioni morbide del partito repubblicano, stanchi degli accordi di palazzo con i democratici, che vogliono, dal basso e senza nessuno alle spalle o dietro o di fianco, presentare gente nuova rispetto alla vecchia politica.
Il nome Tea Party deriva dalla sigla "Taxed Enough Already" (già abbastanza tassati), e dal Boston Tea Party, la protesta del 1773 da parte dei coloni del Nord America contro le tasse inglesi.
Oggi il Tea Party è stimato in circa il 15% del Partito Repubblicano, ma esprime deputati e senatori che hanno ruoli chiave nel partito e nelle istituzioni, e hanno spesso battuto su posizioni estremiste e radicali i loro compagni di partito non solo di lungo corso, ma soprattutto di posizione più moderata.
La forza del Tea Party sta nel condizionare in maniera forte le primarie repubblicane muovendosi in maniera coordinata su tutto il territorio, e viene finanziato da alcune “fondazioni e istituti di ricerca” tra cui Freedom works e American for prosperità.

Il New York Times e un’inchiesta del New Yorker della giornalista Jane Mayer hanno sostenuto che dietro Freedom works e altre organizzazioni gemelle come “American for prosperity” ci siano influenti miliardari il cui obiettivo è quello di costruire un terzo fronte politico come alternativa al tradizionale modello bipolare della politica americana. Tra questi spiccherebbero Charles e David Koch meno conosciuti al grande pubblico rispetto ai grandi donatori democratici come George Soros o Warren Buffet. I fratelli Koch sono i proprietari della Koch Industries che da tempo sposa e sostiene economicamente cause dalle forti tinte liberiste.
Quando fu fondata nel 1984 Freedom works si chiamava “Citizens for a Sound Economy” ed era finanziata proprio dalla Koch Foundation, la fondazione di Charles e David.
Matt Kibbe (presidente e amministratore di Freedom works foundation) nega tutto: «Non mi risulta che i Koch diano soldi a noi o al Tea Party e poi mettere in dubbio la natura popolare del movimento è uno sbaglio madornale». E aggiunge: «il Tea party nasce come un movimento senza leader. Non è il movimento di Glenn Beck o di Sarah Palin. È chiaro che queste importanti personalità vengano utilizzate per raggiungere il maggior numero di americani ma non sono loro i leader, non lo è nessuno proprio per questo si tratta di un vero movimento dal basso».
Parole che ricordano quelle che qualcuno – anche lui a capo di movimento popolari senza leader e contro la partitocrazia – recita da tempo.

Ad ogni buon conto, tornando alla foto, mi veniva in mente che proprio in quei posti un gruppo in particolare stava per ottenere le sue concessioni petrolifere esclusive.
Il governatore di quello Stato era Sarah Palin, e il gruppo erano le Kock Industries.

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