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Michele Di Salvo
08 May

De Magistris e la rivoluzione che non si processa

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Luigi De Magistris, Napoli, rinvio a giudizio, manutenzione strade, trasporti, populismo, demagogia, governo, amministrazione

De Magistris e la rivoluzione che non si processa

Ho letto la notizia dell'avviso di garanzia al sindaco di Napoli per la questione dello stato delle strade, e per ciò che questo comporta in relazione alla sicurezza dei cittadini e anche per i risarcimenti conseguenti.
Non sono un grande estimatore di certe logiche giudiziarie, e nondimeno ritengo la cosa un atto dovuto, anche per valutare le responsabilità oggettive o omissive dell'amministrazione nel suo complesso.
La cosa finirebbe qui, e non ci sarebbe molto altro da aggiungere, se non fosse per la risposta del sindaco De Magistris. E questa si che merita qualche analisi.
La prima e' sullo strumento, i social network. Comprendo lo sfogo, ma francamente usa i social solo per urlare, e mai per ascoltare francamente e' in se' una prassi che ha un po' stufato... almeno me.
L'ammissione poi di essere stato sottoposto a 60/70 indagini nel corso della sua carriera, se voleva essere una dichiarazione eroica di vittima perché impegnata, altro non e' che una conferma di una decisamente bassa qualità del proprio lavoro francamente.
De Magistris non e' ne' e' stato ne' il solo ne' il più"impegnato" tra i magistrati, e nondimeno anche se scomodassimo nomi eccellenti, come Falcone e Borsellino, o impegnati in politica, come Ingroia, o comunque molto in vista, come Borrelli, Guariniello, Caselli, non credo troveremo una cosi' alta mole di inchieste sul proprio conto in circa vent'anni.
Ma tant'è, e questa riflessione l'hanno fatta in pochi tra i molti che hanno letto l'auto-apologia del sindaco.
Certo, parlare sempre di macchina del fango, di congiura dei poteri forti contro il sindaco rivoluzionario, di infiltrazioni della camorra, e' facile, soprattutto quando diventa un quasi tormentone comune, anche se a ben vedere queste parole d'ordine sono gli slogan di chi prima prende i voti per fare la rivoluzione, e poi non fa nulla di concreto nei luoghi dove viene eletto. Ed anche questo sarebbe un elemento di riflessione, che decisamente poco si confa' ai veloci e spesso poco riflessivi commenti su facebook.
Nella sostanza poi, il sindaco che aveva il più alto indice di gradimento d'Italia, che attualmente e' tra quelli il cui indice e' maggiormente crollato, si lamenta ed attribuisce tutte le responsabilità, dopo due anni di amministrazione, alla precedente gestione, alla mancanza di fondi, al dissesto.
Non entro in questa sede nel merito della questione, che riguarda quasi tutti i grandi comuni, e che certo non vede tutti i sindaci rinviati a giudizio. Non entro nemmeno nel merito delle tante scelte fatte, e discutibili, in termini sia di spesa, sia di svendita del patrimonio, sia di incapacità programmatica e progettuale, che poi e' quella che attrae investimenti, e nemmeno di tutto cio' che si poteva fare e che non si e' fatto, almeno per limitare gli effetti della crisi.
Pero' entro nel merito di un punto. Come ha vinto De Megistris? Semplice.
Mentre tutti gli altri parlavano di situazione delicata, di ristrettezze finanziarie, di piani difficili e da realizzare con poche risorse, e di impegno per il rilancio, lui parlava di rivoluzione, di grandi cambiamenti e investimenti, di cambiare tutto, di modernità occupazione, e miracoli di ogni tipo e su ogni fronte.
Ecco il nodo. Lui sapeva prima - come e quanto tutti - in che stato reale erano le casse e cosa si poteva e non si poteva fare, e sapeva bene questa e' una città in cui si butta il sangue per fare 500metri di metropolitana. Voglio sperare lo sapesse, se no dovremmo parlare di dilettantismo e incompetenza.
E allora, semplicemente, viene da chiedersi, perché, sapendo tutto questo, ha preso in giro il popolo napoletano? Ed oggi, rispetto alla rivoluzione solo annunciata, non solo non c'e' questa, ma ci ritroviamo un sindaco che si difende dando colpi ad altri, al tempo, alla storia ed alle circostanze, come e peggio di tutti i vecchi politici cui lui dice di non appartenere?
Francamente non credo nessuno abbia bisogno di un sindaco vittimista che si autodenuncia per la "troppa aria che respira sommerso dal duro lavoro", e nemmeno di uno che per ogni decisione sbagliata della giunta, da lui nominata, scarica responsabilità e taglia la testa a questo o quell'assessore...
Un sindaco non si misura per le sue posizioni sui grandi temi della politica nazionale e internazionale, e Napoli non merita un sindaco che usa quella poltrona e quella carica per ricavarsi un ruolo nazionale e avere su di se' i riflettori.
Un sindaco si misura esattamente su quello per cui il De Magistris non vuole essere giudicato: non le gradi parole, ma le delibere amministrative e i problemi quotidiani delle persone.
Un sindaco si misura e valuta sullo stato delle strade, sul traffico, sulla viabilità,sul trasporto pubblico, sul decoro urbano, sulla pulizia delle strade, sul piano per il commercio, sulla sicurezza, sull'illuminazione, sull'integrazione urbana, sugli asili...
Ecco, su queste cose, perché dopo due anni non facciano un bel quadro chiaro di cosa e' stato fatto, davvero e concretamente, e cosa no? Non sarebbe il caso, non sarebbe giusto, corretto e trasparente?

Esiste un tribunale, civile e penale ed amministrativo, per il merito del singolo atto e delle singole omissioni, e questi organi lavoreranno come dovranno.
Esiste poi un giudizio morale e politico, e questo vorremmo tutti che non venisse preso sulla base delle parole e degli slogan, ma sula sostanza delle cose fatte.

Gridare alla rivoluzione e' facile, ma per farla bisogna essere rivoluzionari veri, dentro, ed esserne capaci. La rivoluzione si vede, non si grida ne' si sbandiera. Ne' la si usa per i propri scopo di immagine, se no e' farsa, e offesa.

Questa mattina, quando mi hanno notificato l'informazione di garanzia, con un contestuale invito a rendere interrogatorio davanti al pm, la prima reazione è stata quella della sorpresa: chiamare un sindaco come indagato per le buche mi sembrava e mi sembra un fatto inverosimile.
Ho letto l'atto ed, ovviamente, mi difenderò in sede giudiziaria, avendo piena fiducia nella magistratura. L'ho fatto anche in passato, nel corso della mia attività di pm, durante la quale ho ricevuto 60-70 procedimenti di varia natura, per aver fatto solo il mio dovere, rispetto a cui mi sono sempre difeso e da cui sono sempre uscito vincitore.
Accanto alla difesa in sede giudiziaria che condurrò, voglio però rispondere pubblicamente e da subito: è infatti un mio dovere primario parlare alla città e ai cittadini. Accanto allo stupore, questa mattina, ho provato anche rabbia. Un sindaco senza risorse, a cui hanno consegnato un ente in dissesto finanziario, strozzato dai tagli statali e regionali, soffocato dal patto di stabilità e dalla spending review, costretto ad aderire ad un piano di predissesto per evitare il collasso e il crac finanziario dell'ente e dell'intera economia cittadina, cosa avrebbe dovuto fare? Questa amministrazione ha investito tutte le poche risorse disponibili nella manutenzione del manto stradale e nel trasporto pubblico, sempre di più lo faremo perchè crediamo in questa missione che è il governare, anche il governare in condizioni drammatiche, senza soldi e senza aiuti, ma con la sola forza del convincimento e della passione, nell'interesse dei beni comuni e del pubblico.
Tenendo conto del quadro finanziario in cui operiamo, voglio però chiarire che è mia intenzione, a questo punto, autodenunciarmi: il problema delle buche oggetto della indagine, infatti, domani potrà riguardare anche il sistema fognario, le scuole e tutti i servizi cittadini.
Ecco, mi autodenuncerò preventivamente, magari anche di un possibile futuro esproprio di una banca, a cui ci costringeranno per poter continuare ad amministrare garantendo ai cittadini i loro diritti. Forse mi autodenuncerò anche per l'aria che respiro poiché, per sopravvivere al duro lavoro, probabilmente ne ho respirata in eccesso.
Del resto, anche nei mesi scorsi, abbiamo scelto un'altra strada, quella della obbedienza costituzionale, adottando delibere e atti che andavano in direzione della violazione del patto di stabilità, ma che hanno il solo scopo di garantire i diritti dei cittadini secondo Costituzione e senza paura della clava di un formalismo burocratico cieco e ingiusto.
Nonostante le molteplici avversità e gli ostacoli, oggi mi sento ancora più determinato nell'andare avanti, convinto che la nostra azione vada nella direzione giusta: liberare Napoli dalle ingiustizie diffuse e dal malaffare, renderla più vivibile e più bella, darle quella dimensione di capitale del Mezzogiorno che essa merita, dove servizi e diritti sono garantiti a tutte e a tutti senza distinzione.
Che si facciano tutte le indagini possibili: scopriranno che dedico tutta la mia vita alla città nell'interesse pubblico e per il bene comune.

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