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Michele Di Salvo
24 Jun

Erdogan e la rete turca

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Turchia, Erdogan, Istanbul, socialnetwork, Taksim, Gezi park, occupy

Erdogan e la rete turca

Da Ankara a Istanbul sono oltre 600.000 le persone riunite su una pagina Facebook chiamata "Internetime Dokunma!" ovvero "Non toccare la mia rete!" I nuovi filtri proposti dall'Information and Communication Technologies Authority (BTK) - autorità di regolamentazione della Turchia - dovrebbero essere messi in atto nel mese di agosto, obbligatori a monte a tutti i fornitori di servizi Internet locali Ufficialmente la motivazione è dare una gradualità di accesso ai contenuti in rete per la lotta alla pornografia, e i gradi sono famiglia, bambino, domestico, e standard. In realtà a quanto si è appreso sui dettagli che le compagnie sono tenute a predisporre sotto il profilo tecnico entro il 22 agosto, i filtri permetterebbero non solo la censura del governo di siti web, ma anche una maggiore intrusione nelle abitudini online degli abbonati. Inoltre il BTK ha proposto una lista di parole vietate per l'uso nei nomi di dominio. La lista comprende un totale di 138 parole, compresi i termini inglesi "caldo" e "libero", così come un certo numero di parole turche con doppi significati.

Già nel 2007 la legge 5651 sulla rete (denominata “regolamento sulle trasmissioni via Internet e la prevenzione dei reati commessi attraverso tale strumento”) permetteva di filtrare determinati contenuti online a semplice istanza del governo direttamente all’Autority per le Tlc o ad un qualsiasi tribunale. Secondo quella legge possono essere bloccati contenuti osceni; contenuti che costituiscono "crimini contro Ataturk", prostituzione, che forniscono luogo o opportunità per il gioco d'azzardo, l'abuso sessuale su minori; incoraggiamento al suicidio, la fornitura di farmaci pericolosi per la salute o di droghe. La legge tuttavia è stata utilizzata in numerose occasioni per bloccare i siti di hosting con informazioni ritenute "offensive ed oltraggiose verso la nazione turca", tra cui YouTube, che è stato bloccato e continua ad esserlo dal 2007 a causa di alcuni video che ritengono “offensivi”. È la prima volta che per “bloccare un contenuto specifico” viene bloccato un intero portale.

Edip Yuksel è una blogger che ha subito direttamente gli effetti della Legge sulla Internet. Yuksel ha visto bloccato un certo numero di suoi siti in Turchia a seguito delle denunce di Adnan Oktar (nome d’arte Harun Yahya), uno scrittore musulmano creazionista le cui denunce anche comportato nel 2008 addirittura il blocco del sito dell’evoluzionista Richard Dawkins. Nel mese di agosto del 2008, un tribunale ha bloccato Wordpress.com in risposta ad una petizione presentata dai legali di Oktar, sostenendo che Yuksel aveva usato Wordpress per pubblicare contenuti offensivi. Mentre gli avvocati di Oktar inizialmente chiedevano il blocco solo di alcune pagine, il blocco è stato esteso a interi siti e numerose pagine su altri blog Wordpress.com. Il governo ha dichiarato che, ai sensi dell'ordine del tribunale, tutti i siti Wordpress.com sono stati sospesi perché “non esisteva una tecnologia capace di bloccare un singolo blog o pagina. Di fatto, a periodi alterni, Wordpress.com è del tutto bloccato o fortemente limitato sulla rete turca.

Yuksel ha deciso di presentare una querela contro il governo turco presso la Corte europea dei diritti dell'uomo: "Sono passati cinque anni e anche se abbiamo vinto in alcuni tribunali, i siti sono ancora bloccati da altri tribunali. Anche nei casi in cui abbiamo scelto di rimuovere l’articolo oggetto di divieto, il divieto rimane. Tecnicamente non c’è nessuna legge, e nessuna logica in questi divieti." Secondo il rapporto 2011 di Freedom House sono circa 5.000 i siti bloccati a partire da luglio 2010.

La nuova legge introdurrà non solo dei limiti maggiori alla navigazione, una più semplice e veloce chiusura di siti e blog, ma soprattutto consentirà il monitoraggio della navigazione, consentendo al governo di avere accesso alla storia online di ciascun utente.

La risposta di Anonymous non si è fatta attendere a lungo.

“Negli ultimi anni, abbiamo visto come il governo turco abbia rafforzato il suo controllo su internet e ha bloccato migliaia di siti web e blog, mentre procedimenti legali abusivi contro i giornalisti online persistono. Il governo ora vuole imporre un nuovo sistema di filtraggio, il 22 agosto che permetterà di tenere un registro di tutte le attività Internet della gente. Questi atti sono inammissibili. L'accesso e la partecipazione al libero flusso di informazioni è un diritto umano fondamentale. Anonymous non starà a guardare mentre il governo turco viola questo diritto. Porteremo il nostro sostegno per aggirare la censura e ritorsioni contro le organizzazioni che impongono la censura.” Avviando per il momento un forum di confronto sulle strategie e le possibili soluzioni, e dopo aver messo a disposizione dei manifestanti di Gezi Park alcune connessioni in caso di blocco.

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Allego qui un video che è stato realizzato con le foto dei blogger turchi, molte delle quali sono state rimosse dai siti e dai blog personali e non sono visibili in Turchia.
Ve le propongo senza sottofondo e senza commento.
Se però qualcuno dubitava della presenza tra la polizia di membri del partito di Erdogan o dell'addizione di sostanze urticanti all'acqua degli idranti, o del fatto che la polizia sparasse ad altezza d'uomo, beh, qui ci sono sin troppe prove.
La maggior parte delle foto si riferisce a scontri di due settimane fa, quando la situazione, se possibile, era molto più accesa, e la copertura dei media internazionali decisamente minore,

Erdogan e la rete turca

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