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Michele Di Salvo
21 Jun

Google e la privacy

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Google, privacy, Autority, socialnetwork, social, twitter, facebook, giovani, informazione, Democrazia

Google e la privacy

“La nostra normativa sulla privacy rispetta la legge europea e ci permette di creare servizi più semplici e più efficaci. Siamo stati costantemente in contatto con le diverse autorità coinvolte nel corso di questa vicenda e continueremo a esserlo in futuro” questa la risposta di un portavoce di Google in merito all'istruttoria dei Garanti Privacy di alcuni paesi europei, tra cui l'Italia.

Le varie legislazioni sulla privacy (è bene ricordare che esiste una direttiva generale ma non una legge identica in tutti i paesi né un’unica autority, né tutte hanno gli stessi poteri) tengono conto essenzialmente di dati "individuali" (nome, indirizzo, telefono) che contano poco o nulla per il mercato pubblicitario in rete, che invece richiede macrocategorie sociali, locali, ambientali, culturali, e finanche di gusti e orientamenti soggettivi.
Per la tutela di queste informazioni nulla è stato fatto in Europa, e questo proprio per il ritardo con cui le nostre istituzioni comprendono un sistema sempre più integrato per raccogliere e gestire queste informazioni, attraverso agglomerati di gestori di posta elettronica, social network e motori di ricerca. Attualmente la corsa è per aggiudicarsi il primato nel mercato pubblicitario più grande del mondo, proprio perché non ha confini ormai nemmeno linguistici, e non è legato a gruppi editoriali o testate nazionali, ma supera anche le frontiere normative. Le stime parlano di circa 95miliardi di dollari entro il 2017.
È la pubblicità tagettizzata su un pubblico profilato: un modo per aggregare un determinato gruppo sociale e inviare un messaggio mirato, come solo un web 3.0 potrà fare.
La premessa è l’integrazione tra posta elettronica, motori di ricerca e social network.
Tutti servizi che apparentemente sono gratuiti per i consumatori, ma che invece paghiamo con una merce rara e di altissimo valore aggiunto: i nostri dati personali, ma anche le nostre idee politiche, le nostre amicizie, i nostri gusti personali. Attraverso la fusione di questi tre strumenti si elabora un database formidabile in cui al nostro nome e cognome vengono abbinati residenza, età, luoghi che frequentiamo, relazioni personali, cosa gradiamo e cosa no, con chi stringiamo amicizia, ma anche cosa cerchiamo in rete, cosa scartiamo, e da ultimo quali sono le parole che usiamo mentre scriviamo una mail. Attraverso queste informazioni nascono gruppi sociali nuovi, utili per targettizzare un messaggio pubblicitario; ed è questo che viene “venduto” alle multinazionali della comunicazione, la possibilità di contattare quanti più utenti abbiano i requisiti richiesti, e di fare marketing diretto su di loro, in maniera specifica.
Di fatto, la semplificazione delle restrizioni privacy introdotta da google prevede semplicemente che invece di autorizzare ogni singola applicazione di BigG implicitamente le autorizzi tutte ad integrare i dati, salvo poi poterle escludere una ad una. Una notevole semplificazione Nell’integrazione dei database delle varie applicazioni, ma di fatto, secondo la stretta interpretazione normativa, non c’è violazione, a patto che quelle informazioni non siano abbinate a nome e cognome dell’utente, e che questi dati non vengano “ceduti in forma diretta” a soggetti terzi, cosa che per altro Google non fa perché è lui direttamente a gestire i dati target dei messaggi pubblicitari.
L’indagine coordinata tra le varie Autority, al momento, appare più una sorta di “studio per capire il fenomeno” che non un vero e proprio procedimento sanzionatorio, eventualmente per proporre – successivamente – interventi legislativi più incisivi, mirati ed organici. Ed al massimo si concluderà con qualche modifica negli aspetti di trattamento e conservazione e crittografia dei database.
I paesi occidentali peraltro possono limitare relativamente la gestione dei dati di navigazione, dal momento che delegano in forma esplicita proprio a soggetti come Google il filtraggio di materiale pedopornografico, la segnalazione di violazioni in tema di terrorismo, traffico di droga e pedopornografia, e questi filtri e il registro di queste informazioni prevedono chiaramente che certi monitoraggi siano possibili e che vengano esplicitamente fatti.

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C'è da aggiungere anche un pò di "ipocrisia" da parte nostra, che vogliamo sempre tutto, sempre di più, e lo consideriamo gratis, e quasi lo pretendiamo dalle grandi company del web, e siamo pronti a dare ogni genere di autorizzazione e di dati, salvo poi accorgerci e ricordarci che "c'è la nostra privacy":
Come ha detto nel suo stile di satira dadaista Giovanni Scrofani su facebook "Avete barattato la vostra privacy per gattini di internet, porno gratis, browser game e status di twitstar del pianerottolo. Basta mugugni."

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Articoli completi
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eo-conservato
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