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Michele Di Salvo
22 Jun

Grillo vs. Unità e la guerriglia digitale

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Unità, Beppe Grillo, comunicazione tossica, comunicazione politica, comunicazione digitale, socialnetwork, giornalismo, giornali

parafrasando... siamo in guerra

parafrasando... siamo in guerra

Grillo vs. Unità e la guerriglia digitale

Il caso di oggi è emblematico della distanza (e degli errori) dei media tradizionali nell’affrontare la “dialettica” nell’epoca della cd. “guerriglia digitale”.
Oggi l’Unità ha fatto un titolo forte – uno di quei titoli secchi quasi fossero hashtag – in cui evidenziava come una certa azione dei parlamentari a 5 stelle di fatto creava un problema anche su misure a favore delle popolazioni vittime dei terremoti. Si può discutere o meno, ma tant’è. E del resto titoli decisamente “forti” sono da sempre quelli di Libero, del Giornale, per non parlare del Fatto Quotidiano.
Cosa ha di anomalo questo titolo? Nulla, se non che come ho evidenziato qualche mese fa – e come del tutto evidente dai commenti e dalla straordinaria attenzione che Grillo mostra verso questo giornale – nella ricerca di espansione del suo “ambiente internet” il sito de l’Unità è tra i suoi primi cinque siti-bersaglio, ovvero quei luoghi di cui e in cui parlare per attingere traffico.
La replica di Grillo a questo titolo è stata semplice, quanto banale: postare la ricevuta di un bonifico e dire “l’Unità fa schifo”, una parola d’ordine diventata hashtag (per la verità poco o per nulla seguito) e un mini-post. La scelta è perfetta per non portare traffico al sito del giornale, finanche il link alla prima pagina non è diretto, ma alla rassegna de Il-Post (gruppo Banzai, che mette sempre tra i “blog del giorno in evidenza” proprio quello di Grillo). E tuttavia le notizie di oggi erano due: c’era quella sul decreto, ma anche quella sul fatto che mentre il M5S affermava che le assunzioni sarebbero state fatte su base di merito e curriculum, questo è stato concretamente fatto solo in 4 casi su 400! Ed è questo che a Grillo non è andato giù. Ed ha risolto (secondo lui) tutto semplicemente dicendo che l’Unità fa schifo e, come sempre, non commentando, non replicando, non entrando nel merito.
L’Unità, un media tradizionale che gestisce il suo portale come un media tradizionale, in maniera decisamente sobria riprende la notizia dell’attacco ricevuto, e riporta, pari pari, il contenuto-spot proposto da Grillo. È questo quello che fa un giornale, riprende e rilancia una notizia.
A questo punto piovono commenti pentastellati, commenti di pari contenuti e forma di quelli postati sul blog di Grillo. Ecco cos’è “guerriglia web”, ed ecco come si guadagna pubblico, e si fa in modo che un sito, teoricamente tuo antagonista, ti dia spazio e rilanci il tuo messaggio. Ed in più ottieni anche il risultato di portare avanti – su un sito altrui – la tua tesi secondo sui sei ingiustamente vittima di un attacco. E tutto questo praticamente gratis.
Se però l’Unità non fosse un giornale serio, e non fosse una testata registrata, con professionisti iscritti all’ordine e soggetti (giustamente) ad un codice etico (ordine e codice che Grillo non riconosce e vuole abolire) potrebbe replicare che Grillo fa schifo perché mente, perché ha falsificato lettere mai ricevute dal Papa e dal Presidente Cinese, per le mille frottole su scie chimiche, biowashball, cellulari-microonde, nobel autori del suo programma e così via, e lo farebbe senza linkare nulla al blog di Grillo, ma semmai rilanciando altri siti e blog di “autori amici”, come fa il blog di Grillo con le news di Travaglio tramite Cadoinpiedi e TzeTze.
Se l’Unità non fosse un giornale serio, ricorderebbe quella strana ambiguità per cui Grillo denunciò Giovanardi per inadempimento dell’articolo 67 della costituzione (così disse, poi non lo fece, come quasi sempre!) salvo poi dire che era un articolo senza senso e da cambiare quando la fattispecie riguardava i suoi parlamentari. O chiederebbe conto di come mai Grillo chiede ai suoi parlamentari di rinunciare ai rimborsi elettorali (che consentirebbero al movimento di fare politica autonomamente da lui e Casaleggio) e non chiede a Casaleggio (che da sei anni chiude i bilanci della sua azienda con fatturato proveniente da risorse pubbliche) di rinunciare a quei soldi.
Questa vicenda – al di là della polemica in sé – tuttavia mostra tutta la distanza tra le testate giornalistiche, i media tradizionali, l’informazione professionale, e l’era della “guerriglia digitale” senza regole, e al di fuori di ogni possibile deontologia. Ed in questo, in termini di numeri ed a scapito della qualità dell’informazione, i blog alla Grillo hanno tutto da guadagnare.
Ma tutto questo rilancia anche il più ampio tema dell’informazione ai tempi di internet, dello spot per cui qualcuno esalta il fatto che “chiunque può scrivere e creare contenuti” e presenta la rete come l’unica vera fonte di informazione libera, e viene da chiedersi – senza entrare nel merito delle opinioni, della massima libertà sui contenuti e senza alcuna censura – se sia davvero ammissibile tutto, anche la menzogna, e qualsiasi tipo e genere di forma; in altre parole se tutto ciò che è possibile debba anche essere di per sé lecito o legittimo. Se davvero questa è la rete che vogliamo e la dialettica che fa bene al paese ed alla società nel suo complesso.

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