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Michele Di Salvo
22 Aug

Il web in Italia - la radiografia di un paese in un appalto

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Italia, Camera, internet, informazione, giovani, open, trasparenza, appalti

Il web in Italia - la radiografia di un paese in un appalto

Esistono vari indicatori del progresso e dell’arretratezza di un paese (e quindi della sua società ed economia) e in genere questi indici sono sempre “relativi”, ossia mettono a confronto uno stesso dato o fenomeno con altri paesi di riferimento. Questi indici, se hanno il vantaggio di darci un raffronto su obiettivi raggiungibili o auspicabili, hanno il grande svantaggio di prestare il fianco a declinazioni e distinguo strumentali; mettiamo insieme altri fattori, altri elementi che con quel dato non c’entrano e tutto finisce in discussione spesso inconcludente e qualunquista. Discussione che ha un solo obiettivo: giustificare e rendere accettabile lo status quo, all’interno di un sistema complessivo.
Stavolta però ho cercato e trovato un dato “assoluto” su cui argomentare e mostrare la distanza tra noi, la nostra logica, il nostro modo di fare le cose e il resto del mondo. E non ci sono declinazioni o raffronti o attenuanti. È tutto scritto “su carta legale”, l’indice è pubblico e ufficiale, e mostra dalla prima all’ultima riga la distanza e il gap tra il nostro sistema paese e il mondo del web, della rete, del digitale, e in senso più ampio mostra quanto “il vecchio” (imprese, imprenditori, politici, personale amministrativo) siano impegnati a difendere se stessi e le proprie nicchie di potere e fatturato nel timore dei giovani, del nuovo e delle nuove competenze e tecnologie.
L’indice che ho inteso adottare è il bando “per l'acquisizione dei servizi di manutenzione e sviluppo del sito web della Camera dei Deputati”. Basta leggere il bando (riferimento 2013/S 135-234661 procedura di gara 255) ed è tutto lì, nero su bianco, in maniera disarmante.
Inutile dire cosa dice quel bando. È una lunga sfilza di requisiti amministrativi e finanziari che mirano a “tagliare su misura” l’appalto di 3,6milioni di euro su poche selezionate aziende. Tra i requisiti si va dall’avere “un fatturato specifico, positivamente collaudato, per lo sviluppo e la manutenzione di software, durante il periodo 1.1.2010 - 31.12.2012, complessivamente non inferiore a 850 000 EUR, IVA esclusa annui” a una serie di requisiti tra cui sempre negli stessi anni “aver eseguito almeno un unico contratto in Stati membri dell'Unione europea, positivamente collaudato, avente ad oggetto la progettazione, realizzazione e/o manutenzione di un sito web per la pubblica amministrazione che preveda l'impiego di componenti Content Management System per un corrispettivo non inferiore a 200 000 euro, iva esclusa; aver eseguito almeno un contratto in Stati membri dell'Unione europea, positivamente collaudato, avente ad oggetto la progettazione, realizzazione e/o manutenzione di un sito web con l'utilizzo di componenti in ambiente open source per un corrispettivo non inferiore a 200 000 euro, iva esclusa e aver eseguito un unico contratto in Stati membri dell'Unione europea, positivamente collaudato, avente ad oggetto l'erogazione di un servizio di assistenza tecnico-sistemistica e di assistenza agli utenti per l'alimentazione di siti web per un corrispettivo non inferiore; a 200 000 euro, iva esclusa”. Per i mal pensanti diciamo che potevano anche scrivere nome e cognome dell’azienda aggiudicatrice, era più facile.
Tra le cose più straordinarie di questo appalto c’è che non è indicato assolutamente cosa deve fare il contraente, salvo un generico “servizio di manutenzione”, sappiamo che non è disciplinato dall’accordo sugli appalti, non sono ammesse variazioni (?!), non è né diviso né divisibile in lotti, non viene richiesto nemmeno che “la prestazione del servizio sia riservata ad una particolare professione” (sic!). Ma sappiamo tre cose: 1 modalità di apertura delle offerte: seduta pubblica; 2 punteggio per l'elemento offerta tecnica: Ponderazione 60. 3 Punteggio per la parte economica: Ponderazione 40… ma dato che non ci sono assolutamente specifiche indicate di nessun tipo e natura, e data la procedura “ristretta”, chi e come e su quali criteri valuterà l’offerta “tecnica”? non datur!
Però questo bando dice, tristemente, molto di più. Parte dal dato di fatto che nessuna azienda creata prima del 2009 potrà mai avere questi requisiti finanziari (fatturato e lavori precedenti). Nessuna azienda piccola o media – indipendentemente dalla capacità e qualità del lavoro – può anche solo presentare domanda. Nessuna start-up, nemmeno in consorzio, nemmeno con l’appoggio delle università può accedere al bando. Se per caso sei stato così onesto da chiedere meno di 200mila euro per l'erogazione di un servizio di assistenza tecnico-sistemistica e di assistenza agli utenti o per la manutenzione di un sito web con l'utilizzo di componenti in ambiente open source… sei fuori!
E non conta quanto tu sia bravo, il tuo curriculum come professionista o quello dei giovani che lavorano nella tua azienda… se non appartieni alla stretta cerchia di quelle aziende vecchie che hanno sempre lavorato con l’amministrazione pubblica succhiando per cose semplici fatture da mezzo miliardo delle vecchie lire, non puoi nemmeno accostarti a proporre idee. Già, le idee. Nel bando per il sito della Camera dei Deputati non vi è alcuna idea, né traccia di “concorso di idee” per verificare cosa serve, cos’è utile, come migliorare l’accessibilità dei contenuti, come avvicinare a aumentare la partecipazione dei cittadini alle istituzioni, come abbattere le barriere sociali e partecipative, come migliorare le fruibilità dei contenuti da parte di disabili e anziani o avvicinare i bambini.
Ciò che conta in quel bando è che devi avere uno storico di anni in cui hai fatto fatture molto alte allo Stato, per aggiudicarti un appalto di 1,2 milioni l’anno per tre anni. Non si sa bene per fare cosa, né chi valuterà chi con quale criterio e competenza tecnica.
C’è una nota in più in quel bando. Qualora impazzissero e volessero partecipare, non potrebbero farlo nemmeno colossi come Facebook o Google, perché nei tre anni precedenti non hanno eseguito “eseguito almeno un contratto in Stati membri dell'Unione europea”.
Se qualcuno pensa che tutto questo sia un problema di “anzianità anagrafica” si sbaglia.
Una giovane mente come Rita Levi Montalcini fece una piccola rivoluzione: bandi di ricerca in cui coloro che proponevano progetti venivano giudicati sul progetto da “propri pari” ovvero giovani docenti e ricercatori, evitando così che i “baroni” si spartissero le borse di ricerca tra adepti.
Quella “legge” è stata presto accantonata. Perché il problema è del vecchiume delle amministrazioni e degli interessi troppo contigui, che generano bandi “chiari solo nella parte escludente”.
E se qualcuno volesse portare questa polemica tra nuova e vecchia politica, beh giova ricordare che ad oltre novant’anni, la nostra senatrice a vita nonché uno dei rari nobel di questo piccolo paese, venne definita “vecchia putt…”, non da signori dei vecchi partiti, ma da Beppe Grillo.
Ecco perché questo bando è davvero significativo.
Senza paragoni con altri paesi, con altre realtà ed economie, mette a nudo quale sarebbe la vera riforma strutturale di questo paese, evidenzia come al di là delle parole e delle dichiarazioni il nostro Stato e la sua amministrazione non danno alcuna vera chance ai giovani, anzi, non gli interessano proprio né le loro idee né le loro capacità. A meno che non servano come dipendenti di aziende altrui, e a meno che non facciano impresa assistita per far guadagnare consulenti e dare un senso alla burocrazia ed alla macchina amministrativa. A meno che non servano da contorno “che fa scena” senza poter mai davvero competere alla pari, o su base qualità, con i soliti noti, blasonati perché blindati.
Ma poi, in tempi di spending review, mi domando, non si poteva fare un bando senza importo, e far fare direttamente le proposte alle aziende? Forse in questo caso si avrebbe avuta qualche idea vera, meno avvoltoi, e anche un’indicazione reale di quanto vale un servizio e di cosa quelle aziende avrebbero potuto proporre e offrire.

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luigi 08/26/2013 07:35

ottimo metodo il tuo, citare fatti come questo dà l'idea del baratro in cui lo statalismo ha trascinato il nostro paese.

marco Genzini 08/22/2013 13:34

Ho letto e trovo la cosa sconfortante. La tristezza è che oggi 22 agosto c'è il tempo di leggere con attenzione e indignarsi poi nella routine quotidiana ci facciamo il callo a questo modo di agire della nostra pubblica amministrazione.