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Michele Di Salvo
14 Jun

Iran tra elezioni e vita vera

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Iran, blog, giornalismo, giovani, primavera araba, Teheran, elezioni, informazione, socialnetwork

Iran tra elezioni e vita vera
Iran tra elezioni e vita vera

La data è il 14 giugno. In Iran si vota per eleggere il nuovo Presidente.
Carica formale, dal momento che il potere vero è in mano al Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, organo religioso che ammette o esclude i candidati alle elezioni.
La situazione è molto complessa e si declina in maniera differente a seconda del punto di osservazione e delle aspettative dell’osservatore.
I due maggiori candidati sono Jalili e Rowhani. Il primo è stato segretario del consiglio di sicurezza nazionale e il negoziatore sul nucleare. Uomo solido e organico, profondo conoscitore della politica estera. Il secondo è anche l’unico membro del clero candidato, ma è anche quello considerato più riformatore, e avrebbe dichiarato che “nessun paese oggi può costruire una barriera attorno a sé”.
Tutti i candidati, e in particolare i due favoriti, stanno conducendo una campagna di rigorosa unità nazionale, e si presentano come “ottimi amministratori” mettendo al centro dei propri programmi il cambiamento della macchina amministrativa.
Chiunque verrà eletto per l’Iran cambierà ben poco in termini di vere e proprie riforme.
Il movimento verde del 2009 non esiste più, non tanto e non solo per le repressioni e le censure, quanto per la disillusione, in un sistema in cui, alla fine, difficilmente qualsiasi riformatore può anche solo candidarsi visto il veto del Consiglio Supremo.
Di certo la scelta, qualsiasi sarà, aiuterà non poco i rapporti con l’occidente, dal momento che l’obiettivo principale pare sia quello di una leadership politica parallela a quella religiosa, senza sovrapposizioni e senza invasioni di campo. E tutto sommato anche secondo gli osservatori diplomatici, una forma di “potere unitario” faciliterebbe non poco i negoziati, ad esempio sul nucleare, perché non si darebbe adito ad usare soluzioni diplomatiche come arma di politica interna.
La campagna elettorale tuttavia è quanto mai gestita con toni bassi, a due settimane dal voto pare che circa il 70% degli iraniani fosse indeciso su chi votare e il 60% finanche su se andare alle urne. Ed è probabile che proprio per questi dati scoraggianti dal primo giugno sia calato il silenzio sulle intenzioni di voto sulla stampa ufficiale.
Quello che è certo è lo scollamento tra questo sistema politico e la realtà di un Paese che è governato da un Consiglio di ultra sessantenni, mentre il 50% dell’elettorato è under 35. Una popolazione molto più colta e meno rurale degli anni ottanta, con uno stile di vita medio decisamente speculare e parallelo rispetto a quanto vorrebbe il clero, e soprattutto rispetto alla nostra percezione.
Metà degli under 35 non è sposato, vive da solo, le famiglie mediamente hanno non più di due figli, il 15% delle donne è portatrice del reddito familiare, in case tutte connesse a banda larga. Uno spaccato che mal si concilia con una stampa ufficiale che condisce ogni notizia, anche di cronaca, con riferimenti religiosi, in cui il modello di servizio pubblico (dalla scuola alla sanità) è ancora incentrato su una rigorosa separazione tra i sessi.
“E’ come vivere due dimensioni parallele” mi dice Jahlila “dentro casa viviamo una dimensione modernissima, io studio con i miei fratelli e litigo con mio padre, e quando usciamo di casa devo mostrargli deferenza. Lui lo sa e quando succede mi dice “adesso la discussione la continuiamo per strada” e ci scherziamo su.” Il fratello di Jahlila fa il giornalista “quando scrivo un pezzo vado direttamente dal mio responsabile e gli dico, tranquillo, ho già cancellato in rosso tutto quello che non va pubblicato, e ci scherziamo su entrambi”.
Hassan gestiva un blog di filosofia, poi bloccato dall’Arabia Saudita, e segnalato ai “fratelli musulmani iraniani” che tempo fa gli avevano scritto sulla porta che era sacrilego e impuro “perché ho pubblicato scritti di Kant, avrei capito Marx! (e aggiunge un sorriso in chat)” e poi aggiunge “l’ultima trovata è vietare gli smartphone (in piena campagna elettorale ndr) perché sono uno strumento di trasmissione di immagini pornografiche… però i politici e i Guardiani hanno i BlackBerry”.
Per loro la rete è un modo di abbattere i confini di un mondo giovane governato da un mondo vecchio che li costringe in una doppia vita, quasi bipolare. Per loro chiunque vinca non cambierà nulla. “Con un’inflazione del 50% e un bilancio statale allo sfascio per il dimezzamento delle entrate dal petrolio paradossalmente nemmeno il nucleare civile è più un affare: nel petrolio ci anneghiamo” aggiunge M. che invece di smartphone ne ha tre, perché lui viaggia per lavoro in tutti i paesi arabi “e credo che questa sarà la scusa per non perdere la faccia e ripensare la strategia nucleare, ma serve una politica senza galli che stonino nel coro”.
Con M. avevo “parlato” a lungo ai tempi del movimento verde “Oggi di quel movimento non è rimasto niente, le persone sono state usate per una battaglia interna per il potere, niente di più, e alla fine non è cambiato niente. Da noi avverrà semplicemente un ricambio generazionale. Quando non ci saranno più i Guardiani sarà inevitabile una svolta.”
Nella blogosfera iraniana, quello che ne rimane, ci sono due anime.
Quella maggioritaria è più che estremista, condanna Ahmadinejad per il suo atteggiamento filoccidentale, anche nell’abbigliamento, per essersi messo in antitesi a Khamanei, e per l’atto sacrilego di aver addirittura “baciato una donna non membro della sua famiglia” (la madre di Chavez ai funerali del figlio ndr) disonorando l’islam.
Una parte minoritaria, per lo più “annidata” nei blog che trattano materie universitarie, considera vecchio e troppo filoccidentale anche Rafsanjani, e quando commenta la politica lo fa in chiave satirica, proponendo un “Come, non li distingui? Guarda la lunghezza della barba!”. Sono i giovani che quasi certamente non andranno a votare. Come la maggior parte della popolazione giovane del paese.

La prima sensazione che ti resta è che l'esito del voto riguardi soprattutto l'Occidente che avrà un interlocutore attendibile quanto più sarà capace di esprimersi con una voce sola - prospettiva che ha più probabilità di realizzarsi se il nuovo presidente sarà in sintonia e coerente con il Consiglio dei Guardiani della rivoluzione - sarà cioè un esecutore e un amministratore (della linea politica di Khamenei) e senza alcun antagonismo o velleità di primeggiare. La seconda sensazione è che sia esattamente quello che vuole anche l’Occidente, che mai come questa volta glissa su queste elezioni, e tace in modo assordante anche nei consueti canali della blogosfera iraniana.
Se ne ricorda oggi, quando ad alcuni giornalisti europei non sono state concesse credenziali piene, oppure con un vago comunicato di Google, che senza dettagli parla di "attacco di phishing" proveniente dall'Iran e su caselle mail iraniane per ottenerne le chiavi di accesso. La routine tuttavia non è nuova, e l'interpretazione che ne dà il comunicato di Google è più uno spot per dire di esserci che qualcosa che effettivamente incide o avrebbe inciso in una tornata elettorale in cui trionferà l'appiattimento politico e soprattutto l'astensionismo.

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