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Michele Di Salvo
29 Sep

La balla dell'Iva per non parlare di cose serie

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Iva, pdl, PD, crisi, governo, Letta, Berlusconi, populismo, m5s, demagogia

La balla dell'Iva per non parlare di cose serie

Cominciamo col dire che pagare le tasse non è esattamente qualcosa di piacevole, per nessuno.
e questo anche se siamo sempre consapevoli, o dovremmo esserlo, che tra mille sprechi quelle tasse servono a pagare scuole (12%), università, polizia, tribunali, sanità pubblica (28%), previdenza e assistenza sociale (40%).
Eccolo diviso per capitoli di spesa, ministero per ministero. E' tutto pubblico e ufficiale, non servono apriscatole, né pattuglie di cittadini che svelano misteri occulti. Basta cercare.
Questa una tabella semplificata comparativa delle spese di bilancio dal 2008 al 2011 – così qualcuno può anche andando a memoria vedere quale governo ha tagliato o aumentato dove.
Certo, nelle logiche della propaganda politica, fa sempre comodo parlare dei privilegio di qualcuno, prendersela e additare a bersaglio lo stipendio di Tizio o di Caio. Non dico che siano spese legittime in sé, ma certamente quelle spese sono di fatto marginali, rivedibili, e non di meno cambierebbero poco o nulla sia al bilancio dello Stato sia – soprattutto – concretamente alle nostre vite e tasche.
Ci si aspetterebbe tuttavia maggiore senso civico e di responsabilità, anche da parte dei cittadini più impegnati: invece della gogna per qualcuno, perché non spulciare davvero “le carte” e, numeri e fatti alla mano, senza cedere all’imbonitore populista e qualunquista di turno, mettere mano ai singoli conti e proporre concretamente questo o quel taglio mirato, preciso e consapevole?
Non servono leggi con maggioranze strane, ma qualche deputato che proponga emendamenti ala legge di stabilità in commissione bilancio – emendamenti veri e non conferenze stampa sdegnate – con motivazioni tecniche argomentate.

L’ultima balla propagandista del momento è questo fantomatico aumento dell’Iva, tema (come in generale tutti quelli economici) che vedono spuntare economisti della domenica come funghi dopo un temporale nel bosco della politica. Tra tanti vegetali, ecco qualcuno che sdegnato grida allo scandalo ritenendo di sapere e parlando di sciagure, di ristagno economico e famiglie vessate, e lui, vessillo difensore dei poveri e oppressi cittadini.
Un concetto che tutte le scuole di pensiero riconoscono in economia è la rilevanza della “percezione” e delle “soglie psicologiche”. Se una popolazione crede ad una notizia quella notizia rischia di diventare vera. Se circola l’idea che quella banca o quella società ha problemi di liquidità, questo spettro si manifesterà proprio a causa della “corsa all’incasso”. Così, per le tassazioni esistono vere e proprie “soglie di percezione”.

Nel caso dell’iva era il motivo della soglia al 19% di qualche anno fa (con le altre aliquote al 10 e al 4% - altre soglie psicologiche).
Una volta superato il muro del 21% la prossima soglia è al 24% - nel senso che sostanzialmente è impercettibile la variazione della propensione marginale di spesa entro quella forbisce.
In pratica aumentare dell1% l’iva significa aumentare di 10 euro ogni 1000 euro di spesa. Se togliamo i generi alimentari, i libri e i beni di prima necessità e i farmaci prescritti (tutti entro il 4 e il 10% di iva e senza aumenti) di fatto parliamo di un aumento concentrato in tutti i beni “di fascia media o alta” che di certo non sono quelli acquistati dalle famiglie in difficoltà, e comunque l’aumento sarebbe minimo, soprattutto se ricordiamo che in contemporanea le tariffe di gas e energia sono diminuite per decreto di 1 e 3 punti percentuali.
Di che parliamo quindi?
Certo, chi oggi può permettersi un televisore al plasma di 2000 euro lo pagherebbe ben 20 euro in più!
E questo il tema delle preoccupazioni degli italiani? Sarebbe per evitare questo aumento che si devono tagliare servizi pubblici, sanità o scuola? Sarebbe per evitare questo aumento concreto che si fa cadere un governo? Davvero è questa la preoccupazione delle centinaia di migliaia di famiglie italiane che hanno difficoltà a mangiare in modo completo a pranzo e a cena?

Il vero tema è che si sta per mettere mano a spese strutturali del nostro sistema.
In ballo in questi mesi ci sono la riforma dello Stato con l’eliminazione e l’accorpamento delle province (parliamo di minore spesa per circa 30miliardi e una enormità di ruoli e incarichi politici in meno) – cosa che se non si fa entro breve, vedrà tra un anno una nuova tornata amministrativa e per cinque anni non potrà cambiare nulla nuovamente!
Si sta per mettere mano alla struttura della spesa pubblica, con tagli di oltre 12 miliardi l’anno. E tanti che vivono solo di questo.
E in ballo c’è la modifica della legge elettorale, che mette a rischio tante posizioni politiche che si reggono su accordi di palazzo, di nomine dirette per scelta diretta dei leader di partito (siano essi Berlusconi o Grillo o chi altri…) restituendo forse un minimo di scelta ai cittadini.

E sono questi i temi difficili da affrontare. E dati i livelli al minimo storico della autorevolezza e e credibilità politica, nessuno all’orizzonte andrebbe in tv a dire “non voglio che cambi il porcellum” o non voglio abolire le province.
E quindi eccoli tutti a difendere il povero cittadino da uno Stato affamatore che vuole “aumentare dell’1% l’iva su alcuni beni” – uno scandalo!
Quanto più le alternative sono complicate (tagli alla Tav, F35, rendite finanziarie…) tanto più è alta la presa in giro, e la deresponsabilizzazione verso il dire la verità, il dire le cose come stanno, e spiegare quel è il tema.
Non servono misure strane in tv, né proclami, ognuno dei quali ha altri effetti che gli economisti della domenica ignorano, ma serve semplicemente essere competenti, leggere le carte, e proporre emendamenti in commissione bilancio per migliorare i conti.
Ecco cosa dovrebbero fare i cittadini smaniosi di apriscatole, andare a vedere cosa fanno in quelle commissioni i propri parlamentari, cosa propongono concretamente e se quelle misure sono fattibili e concrete, e non altrettanto fumo per adescare la pancia di un popolo ormai affamato.

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