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Michele Di Salvo
11 Sep

La CosaTv, le accuse di Grillo e qualche precisazione

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  m5s, Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio, La Cosa, web, tv, socialnetwork, twitter, blog

La CosaTv, le accuse di Grillo e qualche precisazione

Ieri è stata una giornata particolare, decisamente densa.
L’articolo pubblicato su L’Unità – che mi aspettavo destasse interesse ma decisamente non così tanto – è stato ripreso praticamente da tutte le testate, soprattutto quelle online, e da numerosi blog.
Qui ne trovate una breve lista.
Ne ho scritti di articoli su Grillo e sul Movimento 5 Stelle, ed ho sempre cercato di distinguere tra ciò che “fa il vertice”(anche in barba al “uno vale uno”) e ciò che è la base; una base che ho sempre definito di persone impegnate, sul serio, nel sociale, e che anzi molte volte e troppo spesso non hanno trovato – colpevolmente – voce nei partiti da cui si sono poi allontanati, spesso con quei toni di risentimento di “un amante tradito”. Toni giustificatissimi per chi fa politica per passione e con semplice impegno civile.
Questa distinzione e questo concetto non sono di oggi, ma sono presenti in tutto ciò che ho scritto e detto pubblicamente in questi mesi, di confronto attivo, spesso aspro, con alcuni del movimento, nel quale – e lo rivendico con orgoglio – ho amici, e nel quale ho conosciuto persone con cui una volta chiariti certi punti, credo di aver costruito un dialogo diretto e costruttivo. Ed anche di questo sono felice e lo rivendico. L’Italia è un Paese che è stato dominato e governato con le divisioni, e nel rispetto delle differenze di ciascuno ritengo che di queste divisioni questo Paese non abbia bisogno.
Ed è per questo che i miei più aspri toni sono in quei momenti in cui hanno prevalso parole di divisione, di odio, di guerra e guerriglia, tese a dividere l’Italia e i suoi cittadini, che sin troppo spesso Grillo usa. E nondimeno ho sempre detto che di certe deviazioni sono proprio le classi dirigenti ad essere quelle più responsabili.
Ma si sa, molti articoli non vengono nemmeno letti, come non esistessero, e ciascuno legge ciò che in quel momento gli è più funzionale. Occasione in più per essere chiari e rilanciarne i contenuti.
Tra le cose che ieri non mi aspettavo c’è stato il “ps-commento-smentita” dal blog di Beppe Grillo.
Non me lo aspettavo per molte ragioni, men che meno con il link al mio blog. Onorato di essere letto dalla Casaleggio (non ne avevo dubbi ma è carino, e non sono ironico).
Tra le cose che mi aspettavo anche meno c’è stata questa “video smentita” (che smentita non è!) proprio da “La Cosa”.
Ed è da qui che vorrei partire. Per chiarire alcuni punti che non sono (per ragioni di spazio) nel pezzo di oggi sul giornale.
Vorrei chiarire che è inutile “giocare” sulle parole. Un decoder è sempre un decoder. Che sia per la tv satellitare, per un pc, per una tv criptata, per una digitale terrestre o via cavo. Un decoder è semplicemente “uno strumento che decodifica un segnale”. Che serva per portare un canale internet o una web tv su un televisore, c’è bisogno di un hardware e un software. Io questo ho detto e questo ho scritto. E conosco bene la differenza.
Mi scuso semmai se per ragioni di spazio il concetto non è risultato chiaro, e ha dato in qualche modo adito a qualche frainteso. Esattamente come forse è stato frainteso il concetto di “mettere in vendita” – che poteva sembrare un’azione diretta, laddove come ho detto e scritto Perché se anche fosse vero che non guadagna nulla dai decoder, quanto aumentano le entrate pubblicitarie e gli incassi per le sponsorizzazioni degli eventi con una tv “personale”?

Ed io stesso ho riportato fedelmente quello che lo stesso redattore della webtv di Grillo ha letto, nei virgolettati che riporto Ufficialmente si tratta di “un progetto opensource senza nessuno scopo di lucro. Il riproduttore potrà essere acquistato solo individualmente direttamente da siti che vendono la Raspberry, come un normale acquisto online.” Costo? 60 euro. Suggerimenti? “Il sito che abbiamo pensato per l’acquisto è modmypi.com”. Ma è lo stesso canale “la Cosa” a tradire la nuova linea, in un web onnipotente alla Casaleggio “l’abbiamo pensata per far arrivare a tante persone che non vanno su internet i nostri contenuti.”

Perché quindi riparto da questo video?
Semplicemente perché, tra i vari commenti, c’è la sintesi della giornata.
Ci sono insulti, ci sono commenti (come sul pezzo di ieri) poco lusinghieri, che francamente dicono più degli autori che non altro, ma ci sono anche delle legittime domande.
Forse, a differenza di altri interlocutori, come quasi sempre (e il quasi è legato al come e quando ho tempo) rispondo. Perché se chiedi a qualcuno di non evitare il democratico confronto con la stampa, tu non puoi sottrarti quando il confronto è civile e pacifico. Ed è successo. Oggi come altre volte.
Nel merito, al di là di questo o quel frainteso, di questa o quella frase che qualcuno, virgole alla mano, può considerare sbagliate, distorte, resta la sostanza del contenuto. Che voleva e vuole essere di monito ad evitare che la politica diventi show, diventi contenuto commerciale, diventi business, diventi un logo, un marchio e una proprietà, e ritorni (ovunque) ad essere collegiale, e democratica.
Se, e ripeto se e laddove, errori o fraintesi ci sono stati o ci possono essere, io me ne scuso.
Prima di tutto con i lettori.
Perché chi mi legge sa da sempre che qualsiasi sia il tema – quando parlo di Grillo come quando parlo di Pd, di Pdl, di Renzi, di F35, di Giovanardi, di Mafia, di rifiuti, di guerra, e le tante volte che parlo di web, di datagate, e di Napoli – possiamo non essere d’accordo, ma c’è sempre onestà intellettuale e ampio riconoscimento quando sbaglio. Non ho padroni, non mi paga nessuno per scrivere quello che scrivo, non ho posizioni consolidate da difendere, non ho padrini cui rispondere.
Ci metto nome, cognome, faccia, non mi nascondo dietro nickname, non ho redazioni che “mi difendono” in rete, né fake e troll a commentare. La mia mail è nota, e anche il mio cellulare è facile da trovare… e questo credo la dice lunga.
Possiamo sempre non essere d’accordo, e per questo diritto padri e nonni di questo paese hanno combattuto e sono morti. Ricordiamocene serenamente quando, tutti i giorni, abbiamo la possibilità di confrontarci a viso aperto.
Forse anche questo è un valore da riscoprire, e di cui l’Italia ha bisogno.

_________________________________________

Ieri abbiamo dato la notizia della evoluzione del canale web La Cosa, indicando che è stato messo a disposizione un decoder, a pagamento, e approntato un software per la sua codifica. A margine di un post sul tema degli inceneritori, il redattore ha aggiunto un p.s. “La Cosa non è una televisione, ma un web channel e non distribuirà alcun decoder come riportato oggi da giornalisti (?) male informati. La Cosa è trasmessa (e lo sarà) solo sul sito ufficiale.” È giusto chiarire e replicare. Mai detto che la Cosa non sia un canale web, ma non corrisponde al vero che “verrà trasmessa solo sul web”. Il concetto è complesso e sfrutta al massimo le nuove tecnologie e le maglie della legge. Attraverso il decoder e la codifica relativa è possibile vedere la cosa in tv. Questo è quello che abbiamo detto, sul piano tecnico, e lo confermiamo. E non solo noi. Il “ps” in qualche modo sottintendeva una richiesta di maggiori informazioni sulla fonte, ed è atto di correttezza verso i lettori de l’Unità darne conto. Alle domande si risponde sempre, e non si scelgono né i luoghi che più ci aggradano né gli interlocutori: lo diciamo a Grillo, quando non rilascia interviste e si rifiuta di parlare con la stampa, non sarebbe corretto da parte mia adeguarmi alla sua linea. La notizia in sé è di almeno un mese fa, ma per correttezza ho atteso che non solo venisse confermata, ma che divenisse anche concreta. Quando ho avuto tutte le conferme ho scritto e proposto il pezzo. La fonte dunque? Beppe Grillo. Per l’esattezza un suo post del 19 luglio, pubblico e reperibile sul suo blog. Ma appunto, non si fanno articoli su semplici post, si attende che quella cosa diventi anche notizia e che venga confermata. Anche quando francamente la fonte in sé dovrebbe essere più che autorevole: cosa meglio del blog di Grillo per parlare di Grillo? Chiarito dunque che a meno che Grillo non smentisca se stesso la notizia è vera, resta il dubbio sul perché dal blog non replichi alla sostanza dell’articolo che affermava “ogni evento che fa oggi Grillo è un contenuto. Vendibile e commercializzabile, se lo trasponi in dvd ad esempio, ma anche remunerativo online, se raggiungi una certa audience. Perché dunque non moltiplicare il pubblico raggiungendo chi non va online? Perché se anche fosse vero che non guadagna nulla dai decoder, quanto aumentano le entrate pubblicitarie e gli incassi per le sponsorizzazioni degli eventi con una tv “personale”? Che male c’è se “per raggiungere direttamente i cittadini” senza “le tv manipolanti dei poteri forti” le uniche telecamere ammesse saranno le loro? Cosa vuoi che sia il diritto di cronaca? Se vuoi vedere e sapere devi “pagare” (perché la pubblicità è l’anima della tv commerciale)! Certo, se qualsiasi altro partito politico desse “l’esclusiva tv” di un suo congresso ad una tv commerciale si griderebbe allo scandalo, ma non dimentichiamo che il movimento 5 stelle un congresso non ce l’ha, e nemmeno un’assemblea e nemmeno organi collegiali, quindi… decidono tutto in due. La domanda semmai è che cosa c’entri lo show business con la politica e con gli interessi delle persone, con i loro bisogni, con la soluzione ai loro problemi reali e concreti. Ma nella Reality-Politik tutto questo non conta, a meno che non faccia audience, per farla, come in tutti i reality, conta dare l’impressione di partecipazione al pubblico.” Del resto anche a Cernobbio Casaleggio ha “chiuso” il suo intervento, preferendo trasformarlo in un “contenuto” da “vendere sul blog e sul sito, creando un finto-caso per generare attesa e accessi. Nessuna novità. Non è stata mossa alcuna accusa “illegittima” a Grillo o alla Casaleggio, semplicemente abbiamo evidenziato come di fatto da oggi quelle che sono manifestazioni politiche pubbliche diventeranno un contenuto trasmesso in tv, con gli introiti pubblicitari conseguenti all’audience raggiunta. Sulla opportunità che ciò avvenga ho solo espresso le mie perplessità, da cittadino e da elettore. E in democrazia si raccontano i fatti, per quello che sono, proprio perché ciascuno possa liberamente farsi una propria idea. se questo da fastidio a Grillo o a Casaleggio, beh, è un altro discorso.

La CosaTv, le accuse di Grillo e qualche precisazione

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Gigi 09/14/2013 11:29

Dire che "Un decoder è sempre un decoder. Che sia per la tv satellitare, per un pc, per una tv criptata, per una digitale terrestre o via cavo. Un decoder è semplicemente “uno strumento che decodifica un segnale”" è un'affermazione troppo generica , cosi' generica da risultare errata nel comune intendere.

Il decoder per una tv criptata è una cosa ben precisa e non puo' essere associato e/o comparato ad pc o ad un'applicazione per leggere contenuti video in internet a meno che il servizio stesso non sia a pagamento.
Faccio un esempio, se domani facessi un canale televisivo (o un giornale o qualunque altra cosa meidatica) e lo facessi assolutamente in maniera gratuita e fruibile da una qualunque smart tv il titolo del pezzo scritto potrebbe essere "Dicono di aver fatto una tv gratis ma il decoder costa circa 1000 euro..."
Se entri in un negozio specializzato cercando "un qualcosa" che ti permetta di vedere i video su internet non chiedi un decoder ma un pc , una smart tv , un tablet... il raspbarry (o"il decoder" come lo chiami impropriamente tu) è solo un pc dai costi contenutissimi fatto per essere alla portata di tutti (60euro).
A casa mia, in sala, ho un apparecchio che decodifica i segnali provenienti da un'unità esterna e me li rende fruibili... ma non mi è mai venuto in mente di chiamarlo "decoder" , lo chiamo termostato :)

Credo che i commenti a volte feroci che ho letto siano dovuti al fatto che nell'articolo non solo si sia fatto una scelta infelice di usare la parola "decoder" usandola improriamente ma che anche che questa parola sia stata messa ad hoc da voi per indurre erroneamente i lettori a pensare che il M5S abbia cercato subdolamente di spacciare per gratis una servizio che gratis non è.
Questo fa incavolare molti e non posso dagli torto.

Massimo 09/12/2013 16:25

Gentile Sig. Di Salvo,
Il Raspberry pi non è un decoder, ma un mini pc.
Lei, nel titolo del suo articolo lascia intendere che grillo si fa una sua televisione commerciale come può essere la7 o canale 5. Se uno vuole vederla deve comprarsi un decoder tipo quello del digitale terrestre. Quindi, lascia intendere una cosa non vera.

Luca 09/12/2013 02:45

Mirrorclimbing over 9000. Cerca di rimediare all'enorme figuraccia che ha fatto, facendone una ancora più grossa.

Cito:

"Esattamente come forse è stato frainteso il concetto di “mettere in vendita” – che poteva sembrare un’azione diretta, laddove come ho detto e scritto:
Perché se anche fosse vero che non guadagna nulla dai decoder, quanto aumentano le entrate pubblicitarie e gli incassi per le sponsorizzazioni degli eventi con una tv “personale”?"

Intanto, conoscendo bene la lingua italiana, il "perché se anche fosse vero" presuppone un dubbio tendente alla falsità di questa affermazione. Inoltre l'articolo DA LUI STESSO SCRITTO riportava:

"dalle prossime settimane l’impresa Grillo, Casaleggio & Co. metterà in commercio un decoder, che al prezzo di 60 euro consentirà di vedere tutti i principali eventi «politici» del Movimento Cinque stelle attraverso un canale digitale dedicato"

Il giornalista dovrebbe essere lui, non io, ma nella lingua italiana "metterà in commercio un decoder al prezzo di 60 euro" vuol dire una cosa ben precisa, che non lascia dubbi. Inoltre è inutile che cerchi di arrampicarsi sugli specchi anche sul fattore "parola decoder", è evidente che non avrebbe proprio scritto un articolo del genere se avesse capito subito che quello non è nient'altro che un mini-PC dove puoi vedere ogni cosa (anche YouDem, a scanso di equivoci) utilizzando una CONNESSIONE INTERNET (e non un "canale digitale dedicato", che molti altri articoli scritti da altre volpi hanno riportato come "digitale terrestre").
Ma la parte migliore è il pezzo finale dell'articolo di Di Salvo, che mostra il reale scopo di questo articolo.
Cito solo le ultime due parti:

"Certo, come per ogni tv commerciale serve un palinsesto. Eccolo. Si va dalle dirette streaming delle riunioni dei gruppi parlamentari, a quelle degli interventi in aula dei deputati Cinquestelle (lo potremmo definire Parlamento Reality, peccato che lo stipendio dei partecipanti lo paghiamo noi)..."

Vogliamo forse ricordare a Di Salvo quanto ci sono costate le due web-TV del PD (YouDem e RED, l'ultima poi per fortuna è stata chiusa)? Due milioni di euro all'anno ciascuna delle 2, soldi NOSTRI (rimborsi elettorali). La Cosa è invece interamente finanziata attraverso donazioni e banner pubblicitari.
Concludo con l'ultima parte, che per buona educazione evito di commentare:

"Che male c’è se «per raggiungere direttamente i cittadini» senza «le tv manipolanti dei poteri forti» le uniche telecamere ammesse saranno le loro? Cosa vuoi che sia il diritto di cronaca? Se vuoi vedere e sapere devi «pagare» (perché la pubblicità è l’anima della tv commerciale)! Certo, se qualsiasi altro partito politico desse «l’esclusiva tv» di un suo congresso ad una tv commerciale si griderebbe allo scandalo, ma non dimentichiamo che il Movimento Cinque stelle un congresso non ce l’ha, e nemmeno un’assemblea e nemmeno organi collegiali, quindi… decidono tutto in due. La domanda semmai è che cosa c’entri lo show business con la politica e con gli interessi delle persone, con i loro bisogni, con la soluzione ai problemi reali e concreti. Ma nella Reality-Politik tutto questo non conta, a meno che non faccia audience. Per farla, come in tutti i reality, conta dare l’impressione di partecipazione al pubblico. Manca solo scegliere i parlamentari con il «voto da casa» con gli sms a pagamento."

Quindi beh, il signor Di Salvo dovrebbe solo chiedere scusa, anche solo per il rispetto degli elettori di un movimento che (evidentemente) lui non vota.
Concludo dicendo che il M5S può (e deve) essere criticato sotto molti aspetti, ma attaccarsi a queste cose non è semplicemente il giornalismo che gli italiani vorrebbero.
Signor Di Salvo, Lei scrive per l'Unità, un quotidiano "di parte" (non dica di no) e le sue ideologie politiche, anche se in forte opposizione con le mie, vanno rispettate. Lei faccia lo stesso con noi "grillini", ci critichi ma lo faccia solo dopo essersi documentato a dovere. Un errore può capitare (chi è senza peccato scagli la prima pietra), ma a questo punto un giornalista serio lo ammetterebbe pubblicando una smentita. Mi aspetto dunque un atteggiamento simile da parte sua, saluti e scusi per lo sfogo.