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Michele Di Salvo
26 Jun

La propaganda del manicheismo

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  PD, pdl, m5s, Beppe Grillo, libertà, giornalismo

La propaganda del manicheismo

Quella appena cominciata sarà probabilmente una delle settimane-manifesto della logica della propaganda della divisione. Lo sarà su tutti i fronti e riguarderà più partiti. Ma non sarà, come può apparire, una comunicazione politica legata alla cronaca imminente, ma partendo da questa rientra nella logica complessiva della propaganda politica, legata ad una necessità coesiva interna.
Il Pd nella necessità di evitare che le logiche congressuali, un processo di alternanza democratica, assembleare, si trasformi in un conflitto lacerante – come molte volte è accaduto, e non solo a livello nazionale – nella ricerca di una coesione necessaria, oltre che utile, per disegnare un percorso comune e unitario, anche all’interno di un rinnovamento indispensabile.
Il Pdl nella necessità di unirsi attorno al capo, di evitare che le spinte verso le primarie possano dare spazio a quelle voci di quella parte dell’elettorato di destra e di centro moderati, che vorrebbero un partito di destra sobrio, liberale, europeista: insomma, una destra normale.
Il M5S, dopo le espulsioni, i processi mediatici, le sconfitte elettorali, il calo dei consensi, i dissensi interni, avrà la necessità, in vista delle elezioni Europee tra un anno, di ricompattare attorno al capo unico e indiscusso (nella sostanza, nella forma, nei metodi e nel metodo) fosse anche un gruppo più ristretto, ma tacito e meramente esecutivo.
Nel pd la chiave della sobrietà sulle vicende giudiziarie di Berlusconi, e l’occasione di confronto interno delle Feste de l’Unità saranno il luogo “normale” in cui avviare questo processo unificante, anche se – soprattutto “i piccoli” che vogliono emergere – coglieranno svariate occasioni per proporre dei distinguo più di immagine che di sostanza.
Nel Pdl si proporrà la consueta logica dello scontro violento e si cercherà di “vendere” l’immagine di un’Italia divisa tra chi è “per le libertà” e chi per il giustizialismo, con le solite retoriche dei poteri forti contro, dei giornali contro, della magistratura persecutiva e della logica persecutoria. In prima linea in questa campagna giornali, televisioni e intellettuali made-in-arcore impegnati nel produrre una visione unica e statica. In questo contesto sarà inevitabilmente – ancora una volta – rinviata ogni ipotesi di ricambio, di primarie aperte, di variazione della classe dirigente e del format, politico e comunicativo, perché il messaggio che passerebbe sarebbe quello di una divisione, non voluta, non necessaria, e soprattutto lacerante (oltre che indebolirebbe il capo nelle sue vicende personali).
Discorso molto più sofisticato – nella sua semplicità – per il M5S. Qui la questione e i toni sono gli stessi di casa PDL, solo che, se possibile, esasperati al massimo, nella consueta logica manichea tra buoni e cattivi, che riguarda ormai anche l’interno del movimento, e dei suoi parlamentari.
L’occasione magistrale sarà il Restitution-Day, creatura perfetta datata anche al momento giusto per non accavallarsi con altri eventi “altrui” a contendersi lo spazio (soprattutto mediatico) ed essere palcoscenico unico per il leader unico per dettare la linea ed essere spot elettorale.
Da un lato il confronto: tutti gli altri alle prese con questioni interne o giudiziarie, non credibili, corrotti e corruttori, noi i buoni che restituiscono anche soldi allo Stato in difficoltà. Mossa semplice per mettere a tacere ogni polemica interna e ogni dissenso, e unire la base: i parlamentari che dissentono sono quelli attaccati a soldi e poltrone. E viene così cancellata ogni polemica.
Da un lato i buoni, dall’altro i cattivi. Nessun distinguo e nessuna via di fuga.

Prendi un cittadino medio, raccontagli che i suoi problemi non derivano da un mondo che è cambiato e da modelli che non ci sono più, cui siamo tutti legati, ma da un “cattivo esterno”. Parlagli degli immigrati che rubano il lavoro, di criminalità che aumenta per colpa altrui, digli che siamo messi economicamente male non perché abbiamo vissuto oltre le nostre possibilità prima, ma perché i politici (tutti) sono ladri e corrotti, e su di loro (e solo loro) ogni colpa e responsabilità.
Raccontagli di valori traditi, di promesse non mantenute, di macchina del fango ordita dai cattivi, parlagli di complotti di “poteri forti” e “interessi altri” che non chiamerai mai per nome. Elencagli le mille cose che tu faresti se avessi il 51% e digli che se non fai nulla anche con meno è perché sei duro e puro e non ti mischi con “le fecce”… Cosa c’è di più facile?

Tutto questo però non serve all’Italia, non serve alle persone normali, a quelle che non arrivano a fine mese, a quelle che non hanno un lavoro né una speranza di averlo, non serve ai ragazzi che devono scegliere se restare qui o andare all’estero, non serve alle imprese, non serve ai commercianti e agli artigiani, non aiuta i terremotati, non risolve alcun problema sociale, né mette un piatto a tavola a chi (e sono molti) non ce l’ha.
E quando ce ne accorgeremo, e prima smetteremo di farci prendere in giro da queste retoriche, meglio sarà per tutti noi, singolarmente e tutti insieme come Paese.

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