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Michele Di Salvo
27 Dec

Messora i troll l'incubo di Sparta e la comunicazione spazzatura

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  share, Beppe Grillo, demagogia, Democrazia, libertà, giornalismo, informazione, socialnetwork, Claudio Messora

Messora i troll l'incubo di Sparta e la comunicazione spazzatura

Sui social network si è diffusa l’idea che tanto, dato che quello che si scrive è “virtuale” allora “non ha valore”. Peggio. C’è qualcuno che in nome della sua libertà di espressione, che confonde con “onnipotenza” della sua libertà di dire qualsiasi cosa gli passi per la testa, vende e difende la libertà della rete come luogo in cui chiunque può fare e dire ciò che vuole.
La rete web è un “medium” se non vogliamo definirlo un “media”, e come tale valgono per le azioni e gli scritti in rete gli stessi limiti e principi degli altri “medium”, se proprio non vogliamo estendergli quelli tipici – e giustamente più restrittivi – dei “media”.
E se questi concetti possono trovare qualche attenuante, e maggiore elasticità interpretativa verso “l’utente medio”, non è accettabile pari elasticità verso chi è un “professionista della comunicazione”, ovvero negli eccessi operati ad arte da chi per professione conosce come reagisce un pubblico (esempio personaggi dello spettacolo) o da chi è direttamente impegnato nella comunicazione professionale, sia esso giornalista o professionista assunto proprio in virtù delle sue competenze nell’ambito delle funzioni che esercita (responsabili e consulenti per la comunicazione, blogger, social media manager…).
Nessuno di noi può scrivere liberamente di qualcun altro che è un criminale, un ladro, che è prezzolato, pagato, o qualsiasi altra cosa senza che quanto afferma sia provato o provabile – e in maniera certa, e non con illazioni o presunzioni prive di qualsiasi accertamento e fondamento.
Questo principio a qualcuno potrà sembrare una censura, una limitazione dell’articolo 21 della costituzione o amenità simili: in realtà la sacralità di certi principi sta proprio nella garanzia del fatto che certi limiti non possono essere da nessuno superati, e che chiunque venga accusato di qualcosa di falso può difendersi nelle opportune sedi.
Peggio, quando con malizia, astuzia professionale, si scrive “sopra le righe” mescolando scientemente concetti sacrosanti però adattati e piegati allo scopo di dimostrare e affermare cose false come se in realtà si seguisse un sillogismo socratico.
In questo processo, per il solo fatto di mischiare “con uno scopo preciso” concetti veri a falsi per legittimare i secondi, semmai prendendo articoli e fonti di date lontane tra loro pur di far stare in piedi una tesi ben nota come falsa e non dimostrata né dimostrabile, c’è il dolo. C’è la precisa volontà di screditare, arrecare danno, esplicitamente denigrare “il bersaglio” della propria “generica attività comunicativa”.
Un bersaglio generico, con un’attività generalizzata, allo scopo di tenere coeso il proprio pubblico e creare un “nemico generico” contro cui andare.
La tesi artificiosa e artificiale sta anche nel fatto che dato che non ce la si prende direttamente con qualcuno, ma con categorie generiche, non si è direttamente responsabili dell’azione esplicita e specifica che poi qualcuno direziona a questo o quello.
È un po’ la tesi per cui se uno afferma che “tutti i magistrati sono criminali” non è responsabile se un suo seguace poi dà del criminale a un singolo magistrato chiamandolo per nome e cognome o peggio insultandolo direttamente.
Qualche benpensante potrebbe dire che “in democrazia è lecito criticare”, e avrebbe ragione, se non fosse che tutto si gioca sul limite della critica, che si fonda sul “non sono d’accordo” (e semmai e se va di lusso uno ti spiega anche il perché ed argomenta e propone alternative).
Cosa ben diversa dalla critica è accusare qualcuno in maniera falsa, accusare intere categorie in maniera generica, peggio ancora indicare persone e categorie come “il nemico da abbattere” o come “i responsabili dei mali” che affliggono quelle stesse masse.
Perché se esiste la libertà di pensiero e critica, deve esistere anche una responsabilità precisa e diretta tra ciò che dico pubblicamente e le azioni che possono derivare e sorgere dalle mie affermazioni verso quella persona o quella categoria in funzione diretta da quello che ho detto.
Altro esempio, se sono un sindacalista e dico di fronte ad una massa di lavoratori in cassa integrazione che la colpa del loro status è dei dirigenti, intanto devo provarlo, e seguentemente devo essere responsabile del fatto che qualcuna di quelle persone possa diventare violento nei confronti di quei dirigenti.
può sembrare un principio astratto, o una assurda limitazione, ma sta proprio in questo il concetto di “responsabilità politica” secondo la quale se hai una funzione istituzionale, sociale, collettiva, se hai un qualsiasi ruolo pubblico, hai anche il dovere di tenere un certo “contegno” sia formale che sostanziale, direttamente proporzionale a quel ruolo ed al seguito che hai.
E se non lo fai, come tutti i soggetti adulti, accetti anche le conseguenze delle tue azioni, o semplici “omissioni di controllo e autocontrollo”.

Un esempio concreto di quello che intendo ce lo offre Claudio Messora, che non è un parlamentare, ma nemmeno un “privato cittadino”. Il suo stipendio, di cinquemila euro lordi al mese, oltre alle spese documentate, lo paghiamo tutti noi, essendo consulente per la comunicazione del gruppo al Senato del Movimento5Stelle, pagato con i fondi dei gruppi parlamentari, circa 200milioni di euro l’anno, cui nessuno, nemmeno il movimento di Grillo ha rinunciato.
Scrive Messora:
C’è sempre chi nasconde dietro ai sorrisi o a una finta preoccupazione l’intento di danneggiare la reputazione di un terzo che vede come un ostacolo al raggiungimento dei suoi obiettivi. Si va dal pettegolezzo alla diffamazione vera e propria (senza contare la calunnia), e raramente a vincere è la vittima. Come si fa, infatti, a difendersi dagli abili costruttori di menzogne, se non si è altrettanto dediti alla raccolta di prove circostanziate e alla ricostruzione capillare dei fatti? Nel migliore dei casi, si rischia di perdere tempo prezioso che si sarebbe potuto meglio impiegare in attività più edificanti e utili… E poi c’è il terreno delle opinioni, che rappresenta una vera e propria distesa di spazi liberi dove il giocatore scorretto può imperversare nella quasi certezza dell’impunità. Dietro al paravento delle legittime divergenze nelle interpretazioni date alle cose o ai fatti, si cela chi ragionevolmente esercita una critica di buon senso, ma anche chi malevolmente usa un diritto legittimo e sacrosanto per influenzare in maniera scorretta e moralmente abietta il comune sentire. Avviene continuamente. Uno degli ambiti dove questo fenomeno è più incisivo è certamente quello dei social network. La facilità con la quale ci si può costruire un’identità virtuale può aiutare le vittime di un sopruso a denunciarlo pubblicamente senza esporsi alle inevitabili conseguenze, ma può anche fornire il piede di porco a gente senza scrupoli per scassinare la reputazione di persone innocenti, che certamente hanno difetti – come tutti – ma non tali da giustificare la mole di insinuazioni, di attacchi feroci, di offese, di calunnie e di violenza verbale che gli si riversa addosso in maniera proporzionale alla forza e alla pericolosità (per gli aggressori) del messaggio di cui sono testimoni e per il quale vengono delegittimati.

Perché ho citato questo lungo pezzo di Messora?
Perché dimostra con chiarezza che lui per primo è conscio e consapevole dei meccanismi della comunicazione, di ciò che avviene o può avvenire in rete, di come funzionano certe dinamiche.
Quindi, proprio lui, non può chiedere alcuna attenuante per se stesso.
Continua Claudio Messora:
E quando a comportarsi in questo modo non sono singoli individui, ma intere organizzazioni o gruppi di potere, tanto a corto di idee e ragioni da essere costretti a ricorrere alla strategia dell’intorbidimento delle acque pur di non soccombere all’evidenza, certo la cosa diventa doppiamente disgustosa e rivelatrice della decadenza di un’intera classe dirigente.

Concetto adeguatamente generico, ed in parte potrebbe apparire condivisibile.
Se non fosse che il blogger e dipendente del terzo gruppo in Senato collega questi concetti alle seguente frase – che contiene una fonte precisa che lui, citandola, riconosce attendibile e legittima.
Già perché se io per dimostrare una mia tesi creo un “link” di fatto lo rendo parte integrante e quindi riconosciuta e attendibile rispetto al mio testo: in altre parole ne fa parte e la condivido.
Eccola:
“Qualche esempio è disponibile nel post “I creatori di Troll” [http://grillodassalto.myblog.it/2013/11/01/i-creatori-di-troll-5747533/], che inchioda la gestione social network del Pd e di Sel alle loro politiche decisamente poco chiare, per usare un eufemismo.”

Il testo è un’accozzaglia di screenshot realizzati senza alcuna valenza né tecnica né scientifica.
Crea una sorta di lista dei “cattivi”, una lista nera di persone che secondo chi ha elaborato la lista sarebbero tra loro in combutta, avrebbero un accordo preciso, per compiere azioni mirate di disinformazione dove non di “attacco informatico”.
Persone messe a caso, individuate partendo da premesse infondate, in una lista realizzata da “un anonimo” che tra le sue conseguenze complottiste.
Chiunque a questo tipo di cose non presterebbe due minuti di attenzione, se non per dire che si tratta di un ennesimo squilibrato.
Il post tuttavia acquista una certa valenza proprio perché rilanciato da Messora – ben due colta nel suo post – quando afferma che:
“Il Partito Democratico stesso, del resto, conta su una task force che dispiega sui social network e che loro chiamano “i 300 spartani”, composta da 10-15 persone che lavorano nella “War Room”, a stretto contatto, e da almeno 300 collaboratori in esterna.”
…Ed altri esempi sono disponibili qui [che è lo stesso link di prima].”

Messora come chiunque altro sa bene che l’articolo che cita è vecchio, datato, fa riferimenti a cos3 che non esistono più – lo sa bene perché è un professionista della comunicazione, e perché si informa sulle cose della rete.
Ma tant’è.
Il gioco serve a dimostrare una tesi, poi è solo un post… che vuoi che succeda…
Tanti click, un po’ di menzioni su twitter, tante lodi da parte dei propri sostenitori, tante condivisioni.

Nel suo post Messora si chiedeva: “Come si fa a difendersi dagli abili costruttori di menzogne, se non si è altrettanto dediti alla raccolta di prove circostanziate e alla ricostruzione capillare dei fatti?”

Fatti appunto.
1. il post che raccoglie gli esempi dei “calunniatori” è un’accozzaglia di immagini ricavate da uno stalker noto di una blogger che scriveva anche per il fatto quotidiano: Barbara Collevecchio;
2. chiunque abbia la minima parte della competenza di Messora – competenza che paghiamo con denaro pubblico 5000 euro più le spese ogni mese – non perderebbe cinque minuti vista la assoluta inconsistenza delle affermazioni di quel post e vista l’accozzaglia di nomi messi assieme dal suo autore;
3. Messora accusa una serie di persone di essere al soldo di un partito politico “suo” avversario e di agire con malizia e dolo per creare notizie false…
…e qui appare che in realtà chi lo abbia fatto – anche prendendo articoli datati e non più rispondenti al vero (e ne è consapevole) sia lui.
4. la questione dei cd. spartani era già stata affrontata e chiarita, e riguarda qualcosa che è durato due mesi - da fine febbraio ad aprile 2013 [ma si sa, che una cosa che lascia trapelare qualche sordido complottismo fa sempre gola a tutti].

Vi ricordate? Scriveva Messora
La facilità con la quale ci si può costruire un’identità virtuale può fornire il piede di porco a gente senza scrupoli per scassinare la reputazione di persone innocenti, che certamente hanno difetti – come tutti – ma non tali da giustificare la mole di insinuazioni, di attacchi feroci, di offese, di calunnie e di violenza verbale che gli si riversa addosso in maniera proporzionale alla forza e alla pericolosità (per gli aggressori) del messaggio di cui sono testimoni e per il quale vengono delegittimati.”
Concordo in pieno.
Come è evidente che Messora ne è consapevole, prima durante e dopo aver scritto questo post.
Soprattutto dopo che ha deliberatamente scelto consapevolmente di non tenere conto di tutte le persone che gli hanno segnalato che la sua fonte era uno stalker, che le sue affermazioni erano infondate, e soprattutto che stavano generando vere e proprie azioni violente in rete, in termini si insulti, aggressioni non solo verbali o scritte, e che quello che lui affermava era legittimante la violenza di qualcuno.

Questa è comunicazione politica?
Messora conclude il suo articolo dicendo “No, “Questa è merda!“, vi rispondo io.”
E ancora una volta io sono d’accordo con lui.
E tuttavia dal momento che questo post rientra proprio nella categoria che lui stesso ha definito come di “chi malevolmente usa un diritto legittimo e sacrosanto per influenzare in maniera scorretta e moralmente abietta il comune sentire” ritengo che la risposta debba essere un’altra.

A seguito delle accuse di Messora, che non solo non ha ridimensionato né corretto, ha anche se possibile alimentato, in rete si sono verificati veri e propri atti di intimidazione e di minaccia tutt’altro che trascurabile.
Messora ha perseverato nel ribadire cose del tipo “Ormai ho imparato che non è niente di personale: lo fanno per contratto.”
E visto che la rete se ne piove di persone che ormai impunemente, dietro l’apparente anonimato di un profilo twitter o facebook finto pensano di poter minacciare, offende e accusare prendendo questi post come veri e attendibili e ripetendone concetti e accuse, è bene che si cominci a metterci un freno.
Perché sembra diventato ormai un costume diffuso quello di fare carriere e fomentando le persone, accusando chiunque di qualsiasi cosa “tanto lo si fa in rete” e chi i querela è un liberticida.
È bene cominciare a mettere un freno per tutti, perché le campagne elettorali si avvicinano, e nessuno credo vuole vivere in un clima di linciaggio mediatico, men che meno questi comportamenti possono limitare la libertà di espressione altrui o indurre qualcuno nel terrore che qualcuno possa decidere di passare dalle azioni ai fatti.

Per questo motivo ho deciso di querelare Messora, per diffamazione e istigazione alla violenza, per ogni suo post successivo a questo che avrà le stesse caratteristiche: ovvero la sciente e volontaria pubblicazione di notizie false e tendenziose, allo scopo di delegittimare, denigrare, creare odio e astio e in rete e fomentare un fenomeno dal quale lui in prima persona trae reddito.
Per questo motivo ho deciso che ogni volta che qualcuno prenderà spunto da questo genere di post, da quelli di Grillo o chiunque altro per ingaggiare vere e proprie attività di persecuzione mediatica, di minacce, dirette o indirette, a me o a persone che conosco, rinnoverò la querela e ne proporrò di nuove.
Con la certezza che quando queste querele saranno numerosissime, la tesi di Messora, che condivido, sarà provata in sé. Ovvero che “chi malevolmente usa un diritto legittimo e sacrosanto per influenzare in maniera scorretta e moralmente abietta il comune sentire” sia sanzionato.

…quanto ai vari cd. “troll”, sappiate che non vi risponderò. Nemmeno quando quello che dite farà ribollire il sangue nelle vene. Farò solo uno screen-shot e una nuova querela.
Parafrasando: ve la vedrete in tribunale, sarà un piacere!

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Pietro waller 12/28/2013 01:14

Messora è sta roba qua:

http://ilpaccoquotidiano.wordpress.com/tag/claudio-messora/

Nel blog anche un "pezzo" in cui il sedicente autorevole ns. dipendente ciancia di un (inesistente) guaio giudiziario di Emma Bonino:
http://www.byoblu.com/post/2013/04/14/e-la-sovranita-popolare-bellezza.aspx