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Michele Di Salvo
03 Oct

Siete caccole!

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  m5s, Beppe Grillo, populismo, demagogia, terrorismo, anni di piombo, mafia, coraggio, giovani

Siete caccole!

Le parole hanno un peso. Che siano dette, scritte, recitate, urlate o sussurrate.
Senza scomodare Wittgenstein o arrivare alla maieutica di Gadamer, le parole hanno un peso, sono dimensione di ciò che diciamo e di ciò che siamo, sono forma e sostanza della nostra vita e delle nostre idee.
Continuare impunemente a nasconderci nell’uso improprio delle parole di tutti i giorni con attenuanti opportunistiche di satira, di “agone politico” di screzio o nervosismo, del parlare comune, del non voler essere sofisticati, della necessità di farsi capire, della rabbia e dell’esasperazione…
Adesso Basta!
Basta giocare all’insulto facile – che tanto è su un social network e tutto passa.
Basta a usare scientemente alcune parole ed espressioni e non assumersi il peso e la responsabilità storica dei richiami concettuali.
Basta con la logica dell’impunità dietro una interpretazione strumentale soggettiva e di parte di un concetto molto strano di “libertà di espressione” del proprio pensiero.
Certi concetti e certe parole hanno un senso preciso e un richiamo morale unico, non deviabile e non accettabile; men che meno oggi, dove qualcuno gioca ad attizzare le braci del risentimento popolare e appiccare fuochi al solo scopo di diventare leader unico di una società di piromani.
E non me ne frega niente se “il malgoverno, i partiti, i soliti nomi, la casta, da ventanni…” e chiunque voglia aggiungere altre banali e populistiche e demagogiche apparenti giustificazioni a cose che giustificazione non hanno.
Siamo usciti da una dittatura, da una guerra che ha diviso la società e il paese, abbiamo affrontato la ricostruzione, abbiamo visto, abbiamo già visto, anni di piombo e terrorismo, facili istigatori di violenza difendersi nei tribunali dichiarando “io ero solo un intellettuale, e non sono responsabile se qualcuno ha preso le armi…”.
Se il mio paese è diventato un terreno di gente inferocita, di certo il mio Paese non ha bisogno di istigatori che dalle piazze, dalla rete o dalle tv urla e sbraita per sventolare ulteriormente teli rossi innanzi al toro, al sicuro della propria barriera protettiva di torero… perché alla fine il toro o si scaglia contro gente inerme o muore, ma lo sventolatore è al sicuro da ogni rischio.

E allora, anche se le persone non hanno memoria storica, faccio un breve elenco.
“Pennivendoli” – è parola coniata dai NAR per descrivere i giornalisti da colpire per metterli fisicamente a tacere.
“Servi di regime” – è frase delle Brigate Rosse per colpire (generalmente gambizzare) chiunque gli fosse contro.
“Servi del potere” – è frase comunque a tutti i volantini di rivendicazione di tutti i soggetti che in questo paese hanno compiuto atti di “banda armata”, indistintamente a sedicente destra e a sedicente sinistra.
“Prezzolati” (luridi e…) – espressione di volantini firmati BR e PCC
“Siete niente” (frase completa “siete niente mischiato al nulla”) – frase mafiosa
Tralascerò gli atteggiamenti – concreti – di “squadrismo digitale” (e meno digitale), le frasi minaccio se e intimidatorie come “sappiamo dove abiti” o “ti aspetto fuori” o “ti veniamo a prendere” o “sappiamo chi sei non ti potrai nascondere” e così via poco edificantemente.

E allora, su queste origini storiche, mi permetto di ricominciare.
Senza scomodare Wittgenstein o arrivare alla maieutica di Gadamer, le parole hanno un peso, sono dimensione di ciò che diciamo e di ciò che siamo, sono forma e sostanza della nostra vita e delle nostre idee.
Continuare impunemente a nasconderci nell’uso improprio delle parole di tutti i giorni con attenuanti opportunistiche di satira, di “agone politico” di screzio o nervosismo, del parlare comune, del non voler essere sofisticati, della necessità di farsi capire, della rabbia e dell’esasperazione…
Adesso Basta!
Tutti coloro che useranno queste espressioni, per me, sono conniventi.
Mafiosi e terroristi – senza nemmeno il coraggio esserlo e di rischiare la galera per ciò che sono.
Chi usa queste espressioni è fiancheggiatore e connivente di una realtà che non vogliamo, fatta di squadrismo, violenza e terrore.
Chi usa queste espressioni è solo un fomenta-popolo arruffone che vuole istigare gli altri, stando seduto al comodo di casa sua, e nascondendosi dietro un computer e spesso senza nemmeno metterci nome e cognome e faccia.
Chi usa queste espressioni non ha nulla a che vedere con la politica, con la dialettica, con il confronto democratico, e quindi non merita alcuna attenuante dettata dalla passione politica e dalla libertà di pensiero di espressione.
Chi usa queste espressioni non ha a cuore alcun problema delle persone, non gli importa nulla di migliorare alcunché delle vite degli altri, perché esiste solo per fare la parte dell’indignato e istigare la violenza negli altri, che davvero sono esasperati.
Chi usa queste espressioni è connivente e continuatore di strategie di violenza che non hanno spazio e residenza nella convivenza democratica della società di questo Paese.
Chi usa queste espressioni non ha alcuna attenuante nel comportamento altrui, e anche meno se è un vigliacco che non ci mette la faccia.
Siete solo dei parassiti del malessere altrui, che usate la sofferenza delle persone per carrierismo e visibilità personale: vergognatevi!

E dato che nessuno l’ha ancora coniata, la do io una definizione:
Siete delle caccole
Siete solo escrementi di piccole dimensioni prodotti dall'organismo umano, pezzi essiccati di muco prodotto dalla mucosa nasale della società, che negli individui sani ha lo scopo di liberare tale via respiratoria dagli agenti estranei, e viene trasportato verso le narici dalle ciglia. E che deve essere espulso.
p.s. La funzione principale del muco, oltre a tenere umida la cavità nasale, è proteggerla dalla polvere e dai batteri che potrebbero entrarvi. Essendo molto viscoso intrappola infatti gli agenti esterni evitando che vengano inalati.

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