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Michele Di Salvo
01 Aug

Silvio I - re della comunicazione

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Silvio Berlusconi, processo, comunicazione politica, comunicazione tossica, Cassazione, giustizia, destra, libertà

Silvio I - re della comunicazione

In questa fase delicatissima della sua storia personale e giudiziaria la carta comunicativa giocata da Silvio Berlusconi non ha antagonismi né precedenti. Tutta la sua strategia è stata basata su un elemento essenziale, che poi è quello che lo ha tenuto politicamente longevo per vent’anni, sempre in posizioni verticistiche, con qualsiasi colore e vicenda parlamentare: far schierare gli altri in pro e contro, e lui nel mezzo, sempre al centro di ogni discussione, e metro unico su cui “gli altri” erano costretti a misurare la propria strategia politica e comunicativa, sia nella vita politica che nel giornalismo. Anche adesso, nella fase più delicata della sua vicenda giudiziaria, che potrebbe portare alla sua estromissione dalle istituzioni, rinnova la sua immagine di grande statista: i suoi ultras fuori a gridare alla persecuzione e lui (apparentemente) sereno ad osservare la vicenda dall’alto “pensando al bene del paese”.


Quella impostata dal PDL e cui stiamo assistendo e' la consueta retorica innocentista e persecutoria, che per altro meglio si presta ad una difesa da ultima spiaggia nelle aule di tribunale che non che non ad una seria e matura classe dirigente di centro destra liberale e moderato, di cui per altro l'Italia avrebbe - finalmente - un gran bisogno. L'idea per cui la magistratura, in una forma omogenea, organizzata, univoca, unidirezionale abbia portato avanti un complotto ad personam - che sarebbe per altro durato vent'anni - per eliminare un personaggio politico, francamente non sta in piedi, se non altro per la improbabile esistenza ed "esistibilità" di una simile organizzazione, che non avrebbe confini territoriali, generazionali, giuridici ne' di livello e grado di giudizio.
E tuttavia questa straordinaria macchina retorica e di propaganda politica riesce nell'operazione di cancellare dal dibattito il tema stesso di quelle vicende e di quei reati sottostanti i procedimenti giudiziari. In estenuanti ore di trasmissioni televisive di (presunto) approfondimento, il pubblico viene portato sistematicamente a doversi schierare tra colpevolisti e innocentisti, garantisti e giustizialisti, sulla semplice valutazione della plausibilità o meno del complotto togato nella persecuzione di Silvio Berlusconi, senza che nessuno riesca mai davvero a comprendere "per cosa" e "in che termini" il sempiterno leader del centro destra sia imputato.

Ed e' anche questo il nodo, che e' bene chiarire subito senza equivoci: in nessun procedimento giudiziario e' inquisito, assolto, prescritto o condannato il leader del centro destra. Se a qualcuno - strumentalmente - fosse sfuggito, quello che viene giudicato, rinviato a giudizio, assolto (raramente), prescritto (moltissime volte) e condannato (talvolta) e' il sig. Silvio Berlusconi, per atti, fatti, comportamenti, nella sua attività di imprenditore e nella sua vita di privato cittadino, che per la legge italiana costituiscono reato. Semmai con l'unica aggravante che alcuni di questi atti, e alcune delle vicende per cui e' stato rinviato a giudizio si sono svolte o protratte nell'esercizio di funzioni pubbliche e istituzionali di enorme rilievo. Per una certa scuola, non di parte politica, ma di rispetto istituzionale, le sentenze non si commentano; anche secondo me e' giusto così, almeno per evitare che anche le sentenze finiscano nel calderone delle "opinioni politiche" e non nel novero degli "atti dello Stato" e quindi finiscano per essere oggetto di impropria, inappropriata e incompetente discussione.
Nondimeno i fatti e gli atti sottostanti sono decisamente oggetto di discussione, e sarebbe anzi opportuno tornassero centrali nel dibattito anche politico. E cioè dovrebbe tornare ad essere oggetto di discussione se un leader politico che ambisce a rappresentare e governare un intero paese, e' anche solo opportuno che non chiarisca fatti penali rilevantissimi sino in fondo usufruendo della prescrizione e non già che dimostri, ove sussista, la propria innocenza piena. Dovremmo tornare a discutere del merito dell'opportunità che chi governa e chiede sacrifici agli italiani, poi possa anche solo essere sospettato di evasione fiscale, o faccia leggi che gliela facilitino e consentano. Dovremmo poterci riappropriare del diritto di indignarci se un presidente del consiglio chiama una questura per togliere dai guai una sua "protetta". Dovremmo tornare a poter ragionare sui conflitti di intessi in termini politici e sociali, senza che questo debba essere assiomatico di manie di persecuzione o di esproprio. E questi temi, e l'opportunità politica sociale e culturale di poterne tornare a parlare, dovrebbero essere ai primi punti di un serio maturo liberale e moderato centro destra, che non sia invece un surrogato o un megafono delle arringhe d'aula, o peggio servo sciocco di un padre-padrone.
Certo, le sentenze non si commentano, ma un paese civile deve poter tornare a riflettere e confrontarsi sui fatti e sui comportamenti senza che tutto venga mistificato dietro al velo del complottismo politico. E nondimeno la politica non può costituire impunita' o improcessabilita' proporzionale ai voti ricevuti, perché se e' vero che il partito di Silvio Berlusconi ne ha presi molti, ciò non significa che tale e tanto sia anche il consenso reale, perché per essere tale il consenso deve anche essere libero, pieno e informato, e non deviato da un dibattito fazioso, violento, omissivo, che non ha detto, non ha chiarito e non ha spiegato, ed in cui e' stato semplicemente detto "difendetemi, mi vogliono solo distruggere politicamente".
Essere - giustamente - garantisti non può significare fasciarsi gli occhi da valutazioni politiche e di opportunità. Non può significare essere tacciati di estremismo e di persecuzione se solo, come cittadini, si fanno delle domande e si chiedono risposte ed un dibattito di merito e sostanza. Un dibattito e una chiarezza che sarebbero finalmente indice di maturità democratica, e che in ultima analisi farebbero bene soprattutto al centrodestra.

Nondimeno questo dibattito è alimentato – a ben guardare – soprattutto dall’esterno del pdl.
Una intera classe dirigente di tutti gli altri partiti è cresciuta nell’antiberlusconismo e il mettere sempre al centro della propria azione politica, di fatto, il proprio avversario, è il modo più semplice per tenerlo in vita in posizione apicale. Questa classe dirigente sarebbe chiamata a ripensare tutta la propria sintassi, e costruire linguaggi e contenuti nuovi e diversi. Ed a questo passaggio forse non solo non è pronta ma potrebbe mostrare un profondo vuoto di contenuti sostanziali.

Berlusconi è anche essenziale alla sussistenza dei cd. “duri e puri” e non schierati. Senza di lui sarebbe impensabile parlare di inciucio, di connivenza, di malaffare e malgoverno ventennale, e la sua scomparsa dalla scena politica imporrebbe un impegno diretto da parte di quegli schieramenti che vivono di “opposizione” totale e che – anche loro – potrebbero in questa ipotesi mostrare un profondo vuoto programmatico e incompetenza pragmatica. Certo, a voler essere tacciati di dietrologia, si potrebbe far rilevare che tante volte se la Lega Nord non si fosse alleata con Berlusconi la sua coalizione avrebbe perso le elezioni e il problema non si sarebbe nemmeno posto. A chi nel Movimento5Stelle sbraita di collusione e confusione tra pd e pdl basterebbe ricordare che se avessero fatto un governo col pd,

Berlusconi sarebbe di fatto scomparso dalla scena politica: non sarebbe stato determinante per la fiducia, non avrebbe imposto ministri, non sarebbe l’ago bilancia di qualsiasi equilibrio istituzionale. Di certe scelte – politiche e della politica – chi fa politica e pretende di farla nell’interesse dei cittadini, non può che assumersi le proprie responsabilità, politiche per l’appunto. Da ultimo, ma essenziale per la comunicazione, il ruolo dei giornalisti, che hanno alimentato una logica da stadio tra ultras, a favore e contro, concedendo quindi una esistenza sempre in prima pagina al leader del Pdl, e riproponendo e rilanciando la questione processuale come pezzo imprescindibile della vicenda politica. Una retorica che rende inutile – sul piano politico – anche questa sentenza.

Come ha ben evidenziato qualcuno, qualsiasi fosse stato il verdetto, se colpevole “sarà la prova dell’accanimento giudiziario di cui è vittima” e se innocente “sarà la prova dell’accanimento giudiziario di cui è vittima”, e io aggiungo che qualsiasi via di mezzo oltre ad essere la prova “dell’accanimento giudiziario di cui è vittima” sarà anche la prova dell’inciucio, e, in sé anche della sua centralità – quasi pietra angolare – della vita politica nelle istituzioni.
E si continuerà a parlare di Silvio Berlusconi e di quello che farà anche dopo, quasi fosse un mantra ed al contempo elisir di lunga vita per il leader del centrodestra, senza che si parli più né di politica, né di problemi del Paese, e nemmeno di un centrodestra.
Berlusconi ha trasformato se stesso in un “oggetto indispensabile” a troppi, al suo partito, al centro sinistra, alla sinistra, alla lega ed al M5S, oltre che a tanti giornalisti e commentatori. Senza di lui, andrebbe riconcepito tutto: vocabolario, sintassi e finanche grammatica della politica italiana.

Silvio I - re della comunicazione

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