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Michele Di Salvo
27 Apr

Stipendi a 5 stelle

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Beppe Grillo, M5S, Gianroberto Casaleggio, stipendi, trasparenza, parlamentari, Movimento, demagogia, comunicazione politica

Stipendi a 5 stelle

Francamente la cosa più patologica da osservare è che tutti, dai giornali ai blog, siamo artefici indiretti del successo mediatico a cinque stelle; consapevolmente o meno ci facciamo dettare l’agenda delle priorità da quanto esce dai gruppi parlamentari, che sia rilevante o meno conta poco.
E’ la vittoria mediatica dello stile Grillo: non partecipare, non dire, non confrontarsi, usare lo streaming come fosse trasparenza solo per fare audience ma evitarlo rigorosamente sulle cose serie (tipo la riunione di Fiumicino, o l’espulsione di questo o quel parlamentare, le riunioni pre colloqui, le riunioni tra Grillo e Casaleggio e i parlamentari, le riunioni per decidere il voto in aula…).
Tutto questo genera un’insana e quasi maniacale curiosità, che distoglie tutto e tutti dai temi veri e dalla sostanza delle cose, e fa inseguire la notizia, spesso puramente vouyeristica, anche dove notizia non c’è, lascia al margine le questioni sostanziali, e sposta l’attenzione su quello che Grillo vuole divenga rilevante.

E dopo alcune settimane finalmente arrivò lo stipendio a cinque stelle.
Precisiamo, lo stesso medesimo stipendio calcolato nello stesso identico modo per tutti i parlamentari di tutti i partiti, e come per legge bonificato direttamente sui conti correnti personali indicati dai parlamentari.
Di cosa non si parla? Dei fondi dei gruppi parlamentari, delle spese del gruppo, di chi decide chi assumere ed in che modo, di chi incassa i soldi per la comunicazione, le spese di gestione, e chi amministra quei soldi, e su quali conti correnti, e giustificati come.
Un simpatizzante del M5S potrebbe e dovrebbe anche chiedere conto, semmai, di chi incassa i soldi della pubblicità via web dei contenuti dello streaming parlamentare, del sito del movimento, e chi gestisce e a quale titolo e soprattutto scelto e nominato da chi i proventi dei siti del movimento 5 stelle. Tutte cose chiare limpide e cristalline in tutti i partiti politici, tranne in questo caso.
Andando alla vicenda, le notizie sono due.
La prima, è che lo stipendio lo hanno preso integralmente, e che decideranno in settimana se e cosa farne, come gestire le voci relative alle spese, anche perché non possono restituire alcunché, e devono decidere (non lo si poteva fare prima, in questi due mesi?) quali saranno i criteri della rendicontazione delle spese (se ci saranno) o se saranno forfetari, con al centro il problema che per il fisco dovranno – qualsiasi cosa decideranno – pagare le tasse su tutto.
Il tema ovviamente non ha alcuna rilevanza sul piano sostanziale: un parlamentare serio che volesse affrontare la questione, nell’esercizio del proprio mandato, avrebbe semplicemente presentato una proposta di legge, scritta per bene, con i riferimenti giusti, in cui avrebbe proposto una diversa quantificazione della remunerazione dei parlamentari. Il tema resta invece nell’ambito della comunicazione politica, e potremmo dire elettorale, dal momento che qualsiasi cosa sceglieranno di fare, al massimo potranno, secondo coscienza, ciascuno devolvere qualcosa in beneficenza, senza alcun risparmio reale per l’erario e per la ragioneria generale di Camera e Senato.
La seconda notizia è quella della lettera inviata ieri al Presidente Boldrini, in cui si chiedeva – senza alcun riferimento giuridico e normativo, senza indicare come, quando, in che forma e con quali criteri di gestione – di aprire un conto (?) in cui versare una quota degli emolumenti (?) da gestire per fini da decidere e nelle forme da decidere (?!).
Questa è forse anche più propagandistica della prima, perché come ovviamente risponderanno gli uffici incaricati, gli emolumenti parlamentari sono decisi per legge e regolamento, che ogni variazione fa effettuata con questi strumenti (leggi e regolamenti) e che nemmeno il governo – per rispetto alla separazione dei poteri – può intervenire con decreto in materia.
Buon senso farebbe anche rilevare che anche in questo caso non vi è risparmio per le casse pubbliche.
Restano sul tavolo due questioni.
Il tema della rinuncia ai rimborsi elettorali, che come abbiamo già detto è qualcosa che non esiste, dal momento che non rispettando la legge il Movimento 5 Stelle non ne ha semplicemente diritto e non potrebbe nemmeno presentare la relativa domanda – e quindi appare paradossale rinunciare a qualcosa cui non si ha nemmeno diritto.
E il tema della “futura rinuncia al trattamento di fine rapporto”, ed anche in questo caso si tratta di una intenzione futura, sulla quale non è stata presentata alcuna proposta normativa di abrogazione o modifica, resta una cifra non rinunciabile, e su cui comunque verranno pagate le imposte, se e quanto si porrà concretamente la fattispecie.
Questi i punti in estrema sintesi.
E nondimeno assistiamo a fiumi di parole, commenti, elogi, esaltazioni… sul nulla, semplicemente su una notizia-non-notizia che serve a distogliere l’attenzione dalla sostanza, e continuare a fare propaganda politica.

Nel merito, se non vogliamo girarci attorno demagogicamente, fare il parlamentare costa.
Se ogni parlamentare facesse davvero ciò che deve, ovvero dotarsi di uno staff, avere una doppia sede, un doppio ufficio, andare e venire dal suo collegio, se lavorasse come e quanto dovrebbe, alla fine, non prende poi molto.
Nello spirito della legge poi il parlamentare dovrebbe essere autonomo, e lavorare senza dover finanziariamente dipendere da “interessi e soggetti esterni”, e senza vincolo di mandato.
Se volessimo affrontare in maniera seria la questione, non chiediamo di guadagnare meno, ma entriamo nel merito di cosa fanno e semmai esigiamo – visto che li paghiamo noi – che facciano tutto ciò che gli compete.
Richiamiamoli ad avere un ufficio a Roma e uno nel collegio elettorale, ad avere con un contratto regolare (anche se a termine) due collaboratori, pagandogli contributi e uno stipendio “legale”, richiamiamoli ad dovere di interlocuzione con i cittadini del collegio in cui sono stati eletti, richiamiamoli a rendere pubblico e ad essere valutati per le leggi che presentano, per le mozioni, gli emendamenti, gli ordini del giorno, le presenze in aula, il numero di voti espressi, le interrogazioni parlamentari che fanno…
Una valutazione di questo tipo, pubblica e online, verificabile da tutti, sempre, e aperta alle segnalazioni ed all’interazione, questa si che sarebbe una vera rivoluzione e sarebbe autentica trasparenza.
Anche se mediaticamente è più impegnativa e meno divulgativa di un post qualunquista, banale e demagogico.

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anna-genova 04/28/2013 09:52

xFabiola, spiega per favore, quali sono " le fesserie" di questo articolo, grazie
Anna