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Michele Di Salvo
23 Aug

The Guardian e il Datagate

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  The Guardian, datagate, Snowden, Alan Rusbridger, Nsa, David Miranda, Glenn Greenwald, intelligence, informazione, giornali

The Guardian e il Datagate

Nella giornata di ieri alcuni agenti dell’agenzia di sicurezza informatica del governo britannico (GCHQ) hanno “supervisionato” la distruzione fisica di alcuni hard-disk del quotidiano inglese the Guardian contenenti le informazioni fornite da Snowden in relazione a Prism e ai sistemi di intercettazioni della NSA. L’ordine esecutivo era stato richiesto alla magistratura per ragioni di sicurezza nazionale (e internazionale) dall’MI6 (il servizio segreto militare) sentita Scotland Yard e conteneva precise indicazioni di rischio e pericolosità che alcune “informazioni estremamente sensibili” fossero in mani non militari. Come spiega il direttore del giornale Alan Rusbridger “poco più di due mesi fa sono stato contattato da un funzionario del governo molto anziano che sostenne di rappresentare il punto di vista del primo ministro; seguirono due incontri in cui il funzionario mi ha esplicitamente chiesto la restituzione o la distruzione di tutto il materiale su cui stavamo lavorando. Il tono era deciso anche se cordiale, ma conteneva la minaccia implicita che altri nel governo sostenevano misure più drastiche.” Non il primo approccio, né la prima richiesta in questo senso. Un mese fa la telefonata da un ministero "Hai avuto il tuo divertimento Ora vogliamo il materiale." Seguirono altri incontri con figure indistinte di Whitehall. La richiesta, pressante, sempre la stessa: consegnare il materiale fornito da Snowden o distruggerlo, con una frase precisa "Hai avuto il tuo dibattito pubblico sull’argomento, non c'è bisogno di scrivere altro." Racconta il direttore “durante uno di questi incontri ho chiesto direttamente se il governo si sarebbe mosso per chiudere la segnalazione del Guardian attraverso un percorso legale, andando in tribunale per costringere la restituzione del materiale su cui stavamo lavorando. Il funzionario ha confermato che, in assenza di consegna o di distruzione, questa era davvero l'intenzione del governo.” Non è pensabile che il governo ignorasse le molteplici copie di quei file che il giornale avrebbe potuto fare e localizzare in varie parti del mondo. È chiaro che il segnale è più intimidatorio che sostanziale. Ma cosa ha portato a questa accelerazione e quali sono i reali timori dell’asse dell’intelligence anglo-americana? Va ricordato che al momento delle consegna del materiale era stato convenuto con Snowden che lo stesso sarebbe stato pubblicato integralmente e in poco tempo. Così non è stato, per una precisa scelta del giornale, che si è limitato a poche slide (sei delle 48 in suo possesso) per rendere chiaro cosa avesse in mano e che le informazioni erano più che credibili e fondate. È stato lo stesso giornale a valutare come “una minaccia inutile alla sicurezza dell’intelligence la pubblicazione integrale delle slide” che mostravano il sistema Prism. Dal primo articolo vari agenti di varie agenzie si sono presentati ala redazione chiedendo la consegna delle pendrive originali (alla ricerca delle fonti originarie delle informazioni) e chiedendo la distruzione o la consegna delle informazioni, senza esito. La legge inglese (forse anche più di quella americana) protegge le fonti e le informazioni giornalistiche contro qualsiasi possibile ingerenza politica, anche più di quella direttamente governativa, essendo la libertà di stampa considerata un pilastro della democrazia e del controllo e del’equilibrio tra poteri. Secondo alcune fonti la minaccia, crescente e recentemente concreta, è che qualcuno – forse in cina, forse in medioriente – sia “fortemente vicino a ottenere” quelle slide, in particolare tre, che mostrerebbero le “porte” e le password per entrare in qualsiasi sistema del web occidentale, rendendo possibile entrare a proprio piacimento in profili social, posta elettronica, sistemi cloud e reti telefoniche. Una breccia che riguarda solo l’occidente, perché i protocolli di rete di altri paesi “canaglia” sono differenti. Un’arma interna nelle mani dei nemici degli usa, servita su un piattio d’argento, direttamente made-in-nsa, e relativamente a poco prezzo: l’incubo peggiore per la security Usa e Inglese. Da qui questa accelerazione e questi messaggi pressanti, culminati con azioni senza precedenti verso la stampa britannica. Contemporaneamente infatti alla distruzione degli hard-disk veniva fermato a Heatrow David Miranda, il compagno di Glenn Greenwald, che con lui lavorava al datagate per il quotidiano britannico. Sette ore – il massimo consentito in assenza di incriminazioni per la nuova legge anti terrorismo – in cui gli è stato sequestrato qualsiasi strumento elettronico. Un duplice scambio pubblico di messaggi: il governo inglese, consapevole che esistono copie del materiale per continuare a scrivere, verso il giornale, per porre un limite, e il giornale che replica pubblicando tutta la storia e svelandone i retroscena confidenziali.

Dopo the Guardian anche the Indipendent sfida il governo britannico

All’inizio il Datagate e la divulgazione delle informazioni di Snowden potevano sembrare uno scoop e una crociata del The Guardian, ma dopo le forti pressioni subite dal giornale per consegnare il materiale e smettere di parlare del caso, e soprattutto dopo l’intervento del governo per distruggere fisicamente gli hard-disk del giornale, la questione è diventata generale, e riguarda il rapporto dell’informazione inglese con il governo e l’esecutivo. L’intervento delle autorità è stato visto come eccessivo ed invasivo anche dagli altri giornali, che temono un precedente pericoloso sul tema complessivo della riservatezza delle fonti e della libertà di pubblicazione delle notizie. All’attacco oggi è il quotidiano The Indipendent che non lascia solo nella sua battaglia il Guardian e rivela indiscrezioni importanti sui documenti sequestrati a David Miranda, il compagno di Glenn Greenwald, il giornalista che per primo ha gestito il rapporto e le informazioni di Snowden. The Indipendent ci va giù duro, e schiera sul caso ben quattro dei suoi migliori cronisti d’inchiesta, Duncan Campbell, Oliver Wright, James Cusick e Kim Sengupta che rivelano “ la Gran Bretagna gestisce direttamente una postazione di monitoraggio di rete segreta posizionata in Medioriente per intercettare ed elaborare grandi quantità di email, telefonate e traffico web per conto di agenzie di intelligence occidentali, la stazione è in grado di attingere e di estrarre i dati direttamente dai cavi di fibre ottiche sottomarine. Le informazioni vengono poi elaborate per l'intelligence e passate al GCHQ e condivise con la National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti.” Il governo sostiene che la stazione è un elemento chiave per l'Occidente nella "guerra al terrorismo" e fornisce un sistema vitale "early warning" per potenziali attacchi in tutto il mondo. The Independent fa sua la linea del Guardian e afferma chiaramente: “The Independent comprende che The Guardian abbia accettato la richiesta del governo di non pubblicare alcun materiale contenuto nei documenti Snowden che potrebbe danneggiare la sicurezza nazionale” e per questo non rivela la posizione della stazione di intercettazione, ma aggiunge anche che “le informazioni sul progetto erano contenuto in 50.000 documenti che Snowden ha scaricato nel corso del 2012”. Il governo ha inoltre chiesto che la stampa non pubblichi i dettagli di come le società di telecomunicazioni nel Regno Unito, tra cui BT e Vodafone, abbiamo segretamente collaborato con il GCHQ per intercettare la maggior parte del traffico Internet in entrata nel paese. Una delle aree di preoccupazione in Whitehall è che i dettagli sulla base di spionaggio posizionata in Medioriente possano identificare la sua posizione, oltre al fatto che Greenwald, dopo l’arresto del compagno, è molto più motivato a pubblicare documenti sensibili in suo possesso. L'operazione di spionaggio, intercettazione e raccolta dati made-in-UK è parte di un progetto di un miliardo di sterline, ancora in fase di completamento. Il sistema di sorveglianza, nome in codice "Tempora", ha il più ampio obiettivo di intercettazione globale delle comunicazioni digitali. L'accesso al traffico del Medio Oriente è diventato fondamentale per entrambe le agenzie di intelligence degli Stati Uniti e del Regno Unito dopo l’11 settembre. NSA e Dipartimento della Difesa hanno spinto per una maggiore collaborazione e condivisione di tecnologie tra le agenzie di intelligence degli Stati Uniti e Regno Unito. La stazione in medioriente è stata istituita nell'ambito di un mandato firmato dall'allora ministro degli esteri David Miliband, che autorizza il GCHQ a monitorare e memorizzare i dati di analisi che passano attraverso la rete di cavi in fibra ottica che collegano internet in tutto il mondo per raccogliere informazioni sulle "intenzioni politiche di potenze straniere", il terrorismo, la proliferazione nucleare, mercenari e società militari private, e le gravi frodi finanziarie. Finanche il budget preciso per questa costosa tecnologia segreta è considerata sensibile da parte del Ministero della Difesa e il Ministero degli Esteri. Secondo Bob Caine – consulente strategico associato di CrossMedia Ltd - la sinergia tra quotidiani è tutt’altro che anomala “in Inghilterra la questione non è sulla notizia in sé ma sulla divisione e indipendenza dei poteri. I quotidiani hanno mostrato la propria parte di responsabilità e patriottismo, il Guardian scegliendo di non pubblicare alcune slide su Prism, e the Indipendent di non rivelare l’ubicazione della base in medioriente, entrambe scelte autonome. Ma rivendicano il diritto assoluto a non ricevere pressioni, men che meno che qualcuno gli dica cosa pubblicare e cosa no. Ancor più quello che è in gioco è la riservatezza delle fonti, senza la quale i giornali non potrebbero fare inchieste, venendo quindi indebolito il proprio ruolo di controllo sul governo e sulla politica, indispensabile verso l’opinione pubblica”.

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