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Michele Di Salvo
03 Dec

Tutti gli amici di Matteo Renzi

Pubblicato da micheledisalvo

Tutti gli amici di Matteo Renzi

Ciascun candidato è ciò che è.
È la sua storia personale, ed è chi ha accanto, chi fa strada con lui.
Ma è anche chi lo finanzia, chi gli sta dietro, e gli interessi di cui è portatore.
Per me dovrebbe esistere in certi casi un braccialetto elettronico "al contrario", che impedisca a certe persone di accostarsi a meno di 300 metri dalle “stanze del potere” – ma poi esistono i cellulari e la posta elettronica…
Io ve li presento – in maniera asettica – tanto asettica che i profili sono quelli tracciati dal Fatto Quotidiano, dal Sole 24 Ore, da Espresso, Repubblica e Panorama.
Poi fate voi.
Mi rendo conto che l'articolo è un pò lungo... ma è bene avere qualche informazione in più sui personaggi che ispirano Matteo Renzi nella corsa alla gestione del più grande partito italiano.
E' bene oggi ricordare chi sono, perché quando domani avranno ruoli chiave, nessuno potrà dire "non immaginavo, non sapevo, non me lo avevate detto..."

Ma partiamo da lui, da Matteo Renzi
Nel ‘96 inizia l’attività politica iscrivendosi al PPI facendosi subito notare per l’attivismo nei comitati Prodi. Nel 2004 come presidente della Provincia diventa un importante punto di riferimento del mondo politico e degli affari. Nel 2009 diventa sindaco di Firenze.
Va a questo punto ricordato il ruolo importante che il padre Tiziano Renzi ha svolto nelle fortune politiche del figlio Matteo. Tiziano Renzi ha alle spalle una lunga militanza nella DC, significativi agganci con i poteri forti e rapporti di affari con la Baldassini-Tognozzi-Pontello, una delle più importanti imprese nel comparto edilizio e in quello finanziario della regione toscana. Tiziano Renzi inoltre controlla dagli anni '90 la distribuzione di giornali e di pubblicità in Toscana. Distribuzione della pubblicità, ovviamente, significa controllo di TV, radio, giornali locali, magazines di settore ma, soprattutto, contatti con la concessionaria di pubblicità Publitalia (vedi Berlusconi).
A proposito di business Matteo Renzi sembra essere diventato il punto di riferimento di Comunione e Liberazione, molto business oriented (attraverso la Compagnia delle Opere). Forti simpatie per Renzi sembrano averle anche ambienti strettamente collegati all’Opus Dei. CL e Opus Dei da anni sono i grandi supporter del PDL. E a proposito del PDL ,sono significativi i rapporti tra Matteo Renzi e la fondazione Craxi. Presieduta da Stefania Craxi, ex sottosegretario agli esteri del governo la fondazione vede tra i suoi soci autorevoli rappresentanti del PDL (non ho potuto verificare l’elenco dei soci perché, stranamente, la pagina relativa sul sito web è cancellata).

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Jacopo Mazzei: è il presidente dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, nel cui portafoglio è custodito il 3,3% di Intesa Sanpaolo (con due posti nel board) e il 10% di Banca Cr Firenze (sempre controllata dal gruppo milanese). E' cugino di Lorenzo Bini Smaghi, numero uno della Fondazione Palazzo Strozzi, e in questo momento sta cercando un prolungamento dell'incarico che altrimenti scadrebbe a febbraio prossimo: la modifica dello statuto dell'Ente (23 milioni distribuiti al territorio nel 2013) non è ancora passata al vaglio del ministero dell'Economia e si profila una braccio di ferro.
Sulla questione dei rapporti con Davide Serra, e delle miracolose coincidenze rinvio a un articolo di Repubblica. All'epoca il giornale diretto da Ezio Mauro "appoggiava" Bersani, e su queste vicende scavava a fondo. Oggi che appoggia Renzi di certi dettagli pare essersi scordato. Si legge:
«NON rispondiamo alle provocazioni», è la circolare di Renzi. Ma l' Ente Cassa che acquista fondi da Serra è una provocazione?
L' Ente Cassa di Risparmio di Firenze decide a fine settembre di investire 10 milioni di euro nei CoCo bond di Algebris, il fondo che ha come fondatore il finanziere Davide Serra. E un paio di settimane dopo, il 17 ottobre lo stesso Serra, passato alle cronache come il ' finanziere delle Cayman' , organizza un incontrocena a Milano per il candidato Matteo Renzi. Un incontro al quale partecipa, tra gli altri, anche Jacopo Mazzei, che dell' Ente Cassa è l' attuale presidenza. Che sia tutta una coincidenza? «Coincidenza fortuita», s' impunta Mazzei. «Ho conosciuto Serra durante la scorsa estate e abbiamo deciso di investire nel fondo. Non certo per fare favori a qualcuno: pensate che Algebris abbia bisogno dei nostri fondi?», chiede l' erede di una famiglia che ha vissuto la storia della città e della Cassa di Risparmio da protagonista.

Corrado e Marcello Fratini: immobiliaristi (outlet e centri commerciali), imprenditori del settore moda, rappresentano una delle famiglie più patrimonializzate della Toscana e del Paese. Il loro gruppo, Fingen, di cui Jacopo Mazzei è uno dei manager di punta nel campo dello sviluppo immobiliare internazionale, attraversa una fase di riorganizzazione e rifocalizzazione del business, dettata anche dalla crisi.

Enrico Marinelli: presidente del gruppo Frette, fondatore della Guild of the dome association, organizzazione no-profit che raccoglie finanziatori privati di tutto il mondo, che realizzerà il restauro della porta Nord del Battistero di Firenze. Marinelli è l'uomo che due anni fa ha portato Renzi alla famosa cena di Arcore con Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio. Un incontro che doveva rimanere riservato e che invece ha prodotto un mare di polemiche, soprattutto a sinistra.

Tra gli amici del Rottamatore, nel mondo degli intellettuali, devono essere segnalati Giuliano Da Empoli, per quasi due anni assessore alla Cultura del Comune di Firenze con Renzi, attuale presidente della fondazione Big Bang.
Renzi dice che vuole mettere "tutto online" - finanche i bilanci del PD.
Peccato nessuno lo abbia informato che è già così da anni.
Nel frattempo non brilla per trasparenza la fondazoine che da anni finanzia le attività e l'immagine politica del sindaco di Firenze.
Qui due inchieste di Report.
Report sulla Fondazione BigBang

E
Report sulla Consvip

Giorgio Gori fin dalla prima Leopolda, il giornalista e imprenditore televisivo, fondatore della casa di produzione Magnolia, ha giocato il ruolo di regista dell'immagine di Renzi, che infatti di recente ha ritenuto opportuno puntualizzare la sua autonomia di scelte nei contenuti e nella programmazione delle sue sortite pubbliche. Ma Gori è indubbiamente uno dei motori della rincorsa politica del sindaco di Firenze.
Giorgio Gori era stato nel 1994 uno degli artefici del successo di Forza Italia che cominciò a delinearsi nell'autunno del 1993 quando erano apparse in tutte le città italiane una serie di affissioni stradali che raffiguravano un bambino sorridente su sfondo azzurro e lo slogan Forza Italia. Nel gennaio 1994 era partita una campagna di spot basati sul simbolo Forza Italia e un jingle che riecheggiava, attraverso un sapiente mix elettronico, le musiche degli spot di Coca Cola, TV Sorrisi e Canzoni e Mulino Bianco. Questi spot erano andati in onda su Canale 5 (target famiglie), Rete 4 (target casalinghe), Italia1(target giovani) e su una miriade di TV e radio locali controllate da Fininvest in termini di pubblicità. Da un sondaggio riservato (che avevo coordinato quando ero responsabile del settore indagine qualitative alla Rai), e realizzato all'inizio della campagna di lancio di questi spot, cioè nel gennaio 1994, Forza Italia era accreditato come partito nelle intenzioni di voto, al 3%.
Una serie di focus group condotti contemporaneamente accreditava l'immagine di Berlusconi come quella di un cavaliere senza macchia e senza paura che lottava duramente per scacciare i ladri e i delinquenti dal castello (per inciso nessuno degli intervistati associava Berlusconi a Craxi, di cui era stato uno dei più stretti collaboratori, ne all’inchiesta di mani pulite da cui Craxi era stato travolto). Dopo un mese, al termine di questa massiccia e illegale campagna , cioè prima dell'inizio della campagna ufficiale del 24 febbraio, Forza Italia era salita al 18% . Alle elezioni politiche che si tennero il 27 -28 Marzo 1994 Forza Italia raccolse per la Camera dei deputati il 21,0 % delle preferenze posizionandosi al primo posto.
Come super-dirigente Mediaset dal 1989 al 2001 e successivamente con la sua casa di produzione Magnolia (collegata al gruppo multinazionale Zodiak Media Group)che ha come clienti Rai e Mediaset, Giorgio Gori satura la mente degli italiani con format di intrattenimento televisivo che sarebbe difficile considerare educativo dall'Isola dei Famosi al Grande Fratello.

Paolo Fresco, classe '33, ex presidente della Fiat e, prima, big della General Electric negli Usa. Lo chiamavano il "disboscatore", perché cacciava i vecchi al grido di «facce nuove». E così i due si sono piaciuti. «È lui che gli spalanca le porte, in Italia, alla Fiat e negli Usa», ripetono fra i bersaniani. Quel signore che s'è ritirato a Fiesole e produce olio, primo non fiorentino (nasce a Milano, adottivo genovese) a ricevere, proprio da Renzi, il "Fiorino d'oro" per le sue doti, guarda caso, di «mecenatismo e filantropia». Fresco sorride: «Io sono un uomo del passato, Renzi quel prestigio internazionale se lo sta meritando per conto proprio», dice. Ma subito aggiunge: «Non escludo di poterlo finanziare, in modo trasparente. Io sono di centro ma fra Matteo e me c'è assonanza: si deve cacciare il vecchiume della politica». Alle primarie non sa se voterà: «Dipende dalla regole, non voglio aderire al Pd, ma se Matteo si candida premier, allora sì che lo voto». Se gli chiedi della campagna, Fresco fa due conti: «Per me 60 mila sono pochi e 2 milioni sono troppi, ci sarà una via di mezzo».

Ma i due che meritano più attenzione secondo me sono proprio Marco Carrai e Davide Serra.

Marco Carrai: coetaneo (37 anni) e amico personale di Renzi, imprenditore del settore edile, cattolico, vicino a Cl (il cugino Paolo è stato presidente della Compagnia delle opere in Toscana), è il principale punto d'unione con il mondo degli affari e con gli ambienti internazionali (soprattutto americani). Il sindaco lo ha messo al vertice della municipalizzata Firenze Parcheggi: una rogna più che un favore. Carrai è anche consigliere d'amministrazione dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
Alla stazione Leopolda c’era, ma - al solito - non si vedeva. Ha lasciato la scena, come sempre, all’amico del cuore Matteo Renzi che è il suo gemello, il suo doppio, il suo coetaneo, complementare. Irruento laddove lui è prudente, solare laddove lui si eclissa, vitale laddove lui è gracile. L’amico rottama, divide, rompe, lui al contrario ricuce. Tra mondi lontani, Opus Dei e finanza laica, l’America dei teocon e quella di Obama, parrocchie e paradisi fiscali. Non lo accompagna la fama di Peter Mandelson, il consigliere più stretto di Tony Blair, il principe delle tenebre, e neppure la rete di relazioni, il profumo d’incenso mescolato all’odore di zolfo, di Gianni Letta cui lo paragonano, non ancora, almeno.
Eppure, se si vuole capire qualcosa di più dell’uomo che si candida a scalare il Pd per governare l’Italia, il sindaco popstar, bisogna fare lo sforzo di abbandonare il palco della Leopolda dove abbondano le lavagne luminose, le biciclette, le vespe d’annata per spostarsi nel retropalco, nel backstage, dove di anno in anno cadono con regolarità gli aspiranti consiglieri del Principe troppo attratti dai riflettori, i Giorgio Gori e i Giuliano Da Empoli, e solo uno resiste. Uno che odia la ribalta e ama l’understatement, come insegnano a fare i grandi maestri del potere, da Niccolò Machiavelli a, per dire di un contemporaneo, Luigi Bisignani che lo descrive asciutto: «Marco Carrai è l’uomo di fiducia del sindaco di Firenze».
Marco Carrai, l’uomo che sussurra a Renzi, è uno scapolo di 38 anni, gracilino, riservato, misterioso. Uno che allontana i fotografi e che si sposta a Firenze su una vecchia Fiat Punto, il massimo della sobrietà, francescana e lapiriana quasi obbligatoria per lui che è un cattolico fiorentino ma è anche molto ricco. Da qualche anno colleziona partecipazioni azionarie e presidenze di municipalizzate, società e consigli di amministrazione: da quando nel 2009 l’amico Matteo è diventato sindaco non si è più fermato.
Una storia partita dal cuore del Chianti, a Greve, comune di 14 mila abitanti a 30 chilometri di Firenze, città del vino, in cui la sua famiglia si è riprodotta e si è moltiplicata riuscendo ad amnistiare la memoria del nonno di Marco, il Carrai su cui pesava l’accusa infamante di aver fatto parte della banda Carità, il gruppo fascista che opera in Toscana tra il ’43 e il ’45 a caccia di partigiani, tra esecuzioni sommarie e torture.
Il capostipite viene messo all’indice, poi lentamente risale negli affari: un’azienda di rivendita del ferro, un’altra di materiale per l’edilizia, infine investimenti immobiliari riusciti, il benessere. Papà ex giocatore di calcio nelle giovanili della Fiorentina, mamma figura forte della famiglia e cattolicissima, nella Toscana rossa i Carrai sono conosciuti per essere moderati, democristiani, fieramente anti-comunisti. Nessuno a Greve si stupisce quando nella campagna elettorale del 1994, tracollato lo Scudocrociato, il 19enne Marco al primo voto politico si impegna nei club della nascente Forza Italia di Silvio Berlusconi. Dura poco, pochissimo, perché ad attendere Carrai c’è il Ppi che si è separato dalla fazione di Rocco Buttiglione, punta sul centrosinistra e sull’Ulivo di Romano Prodi e ha trovato a Firenze un segretario provinciale ragazzino che nel ’94 aveva frequentato le tv berlusconiane da concorrente della “Ruota della fortuna” di Mike Bongiorno: Matteo Renzi.
Matteo e Marco a metà degli anni Novanta cominciano a fare coppia fissa. Uno è il centravanti di sfondamento, l’altro il tessitore di centrocampo. Nel Ppi e poi nella Margherita Renzi è il segretario, Carrai è il braccio organizzativo. Insieme definiscono le liste, le candidature, i convegni: uno congiunto tra i giovani della Margherita e quelli di Forza Italia, nell’abbazia di Vallombrosa, per parlare di «tradizione cristiana nell’impegno politico in Italia e in Europa», Carrai introduce, Renzi conclude.
Quando Matteo, nel 2004, viene eletto presidente della Provincia di Firenze, Marco è il suo capo segreteria. Nel frattempo è entrato a Palazzo Vecchio come consigliere comunale della Margherita, eletto con le preferenze assicurate da Comunione e liberazione e dalla Compagnia delle Opere che in Toscana è presieduta da Paolo Carrai e da Leonardo Carrai, alla guida del Banco alimentare, altra opera ciellina: i cugini di Marco. Dai banchi del Salone de’ Dugento è un mastino che sorveglia la giunta del diessino Leonardo Domenici con la grinta dell’oppositore, anche se fa parte della maggioranza.
Quando il Comune di Firenze decide di conferire la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro, il papà di Eluana, Carrai vota contro insieme al consigliere Dario Nardella, oggi deputato renziano, «non per senso religioso, ma per laico senso delle istituzioni». Se si tocca la Chiesa il mite Carrai si trasforma in un crociato. Nel 2006, quando esce il film tratto dal romanzo di Dan Brown, pubblica un agile pamphlet su “Il Codice Da Vinci. Bugie e falsi storici”, con lo storico Franco Cardini e il professor John Paul Wauck, prete dell’Opus Dei, molto felice dell’iniziativa. Nel 2007 si presenta al cimitero degli Allori per deporre un cuscino di fiori in onore di Oriana Fallaci, scomparsa un anno prima.
Nel capoluogo della Toscana rossa si costruisce un profilo cattolico e teo-con che promette bene. Ma nel giugno 2009, quando l’amico Renzi schianta l’apparato Ds alle primarie di Firenze e poi viene eletto sindaco, Carrai si ritira dalle polemiche, dalla politica, dai riflettori. E comincia, a soli 34 anni, la sua second life di uomo d’affari. Pubblico e privato.
Consigliere del sindaco (a titolo gratuito), poi amministratore delegato di Firenze Parcheggi, partecipata del Comune, in quota Monte Paschi di Siena, membro dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze che è azionista di Banca Intesa, regista della nomina alla presidenza di Jacopo Mazzei. Siede nel cda del Gabinetto Vieusseux, tra le più importanti istituzioni culturali cittadine, infine è presidente di Aeroporti Firenze, come racconta Duccio Tronci in “Chi comanda Firenze” (Castelvecchi). Intanto coltiva i suoi interessi: il fratello Stefano Carrai è in società con l’ex presidente della Fiat Paolo Fresco nella società Chiantishire che tenta di mettere su un gigantesco piano di appartamenti, resort, beauty farm nella valle di Cintoia, a Greve, bloccato dal Comune.
Fresco è tra i finanziatori della campagna per le primarie del 2012 di Renzi, con 25 mila euro, insieme al finanziere di Algebris Davide Serra, acclamato anche quest’anno alla stazione Leopolda. A raccogliere i fondi a nome della fondazione Big Bang c’è sempre Carrai. Amico degli amici del sindaco: nel cda della scuola Holden di Alessandro Baricco, immancabile oratore alla Leopolda, e vicino a Oscar Farinetti di Eataly, di cui sta curando lo sbarco a Firenze. L’uomo del governo israeliano, per alcuni («Ho da fare a Tel Aviv», ripete spesso), di certo vicino agli americani di ogni colore. Frequenta con assiduità Michael Ledeen, l’animatore dei circoli ultra-conservatori del partito repubblicano, antica presenza nei misteri italiani, dal caso Moro alla P2. È in ottimi rapporti con il nuovo ambasciatore Usa in Italia John Phillips, amante del Belpaese e della Toscana, proprietario di Borgo Finocchietto sulle colline senesi.
C’è anche Carrai quando Renzi banchetta con Tony Blair o quando va ad accreditarsi con lo staff di Obama alla convention democratica di Charlotte del 2012. E quando tre mesi fa il sindaco vola a sorpresa a Berlino per incontrare la cancelliera Angela Merkel, accanto a lui, ancora una volta, c’è il ragazzo di Greve, Carrai. Che nel silenzio accumula influenza e mette fuorigioco altri fedelissimi renziani. C’è chi ha visto la sua manina dietro la nomina di Antonella Mansi alla presidenza di Mps, osteggiata da altri seguaci del sindaco. Ma non c’è niente da fare: Carrai, per Renzi, è l’unico insostituibile. Per questo bisogna seguirlo, il Carrai, nella strada che porta alla conquista di Roma, nella posizione da cui da sempre si governa e si comanda davvero. All’ombra della luce.

Davide Serra: a capo del fondo d'investimento Algebris, è stato protagonista di un altro "incidente a tavola" di Renzi, dopo l'incontro di Arcore, e cioè la cena con esponenti della finanza milanese e internazionale organizzata proprio da Serra lo scorso ottobre, con strascico di polemiche (sempre soprattutto a sinistra) acuite dalla notizia (riportata dal Fatto Quotidiano) che l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze ha investito 10 milioni in Algebris.
La ricetta del "bandito delle Cayman" per uscire dalla crisi comprende anche un abbattimento delle tasse sul lavoro e un taglio netto alla spesa pubblica. E bisogna agire subito, perché "la sola differenza del costo dei finanziamenti tra Germania e Italia fa crollare gli utili delle nostre aziende del 15%"
“In Italia bisogna alzare le aliquote sulle rendite finanziarie e detassare il lavoro”. Davide Serra ha 42 anni, da 18 vive a Londra. Dopo una rapida carriera da analista di banche a Morgan Stanley, è diventato fondatore e partner del fondo di investimento Algebris che gestisce 1,4 miliardi di euro. Durante le primarie pd ha organizzato
una Milano una cena di finanziamento per Matteo Renzi.
Ed è diventato il “bandito delle Cayman” (lo disse Pier Luigi Bersani). La sua replica, contenuta anche in alcune querele per diffamazione, è che Algebris ha sede a Londra, si appoggia a una struttura alle Cayman per raccogliere i capitali per evitare che alcuni investitori, soprattutto americani, debbano pagare due volte le imposte. Ma la società, e Serra medesimo, le tasse le pagano a Londra (“lo scorso anno ho versato il 45 per cento”).
Sulla questione dei rapporti con Davide Serra, e delle miracolose coincidenze rinvio a un articolo di Repubblica. All'epoca il giornale diretto da Ezio Mauro "appoggiava" Bersani, e su queste vicende scavava a fondo. Oggi che appoggia Renzi di certi dettagli pare essersi scordato. Si legge:
«NON rispondiamo alle provocazioni», è la circolare di Renzi. Ma l' Ente Cassa che acquista fondi da Serra è una provocazione?
L' Ente Cassa di Risparmio di Firenze decide a fine settembre di investire 10 milioni di euro nei CoCo bond di Algebris, il fondo che ha come fondatore il finanziere Davide Serra. E un paio di settimane dopo, il 17 ottobre lo stesso Serra, passato alle cronache come il ' finanziere delle Cayman' , organizza un incontro-cena a Milano per il candidato Matteo Renzi. Un incontro al quale partecipa, tra gli altri, anche Jacopo Mazzei, che dell' Ente Cassa è l' attuale presidenza. Che sia tutta una coincidenza? «Coincidenza fortuita», s' impunta Mazzei. «Ho conosciuto Serra durante la scorsa estate e abbiamo deciso di investire nel fondo. Non certo per fare favori a qualcuno: pensate che Algebris abbia bisogno dei nostri fondi?», chiede l' erede di una famiglia che ha vissuto la storia della città e della Cassa di Risparmio da protagonista.

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Empolese 12/04/2013 14:37

Manca Paolo Regini

cris 12/04/2013 11:38

Lascia perdere. E' una guerra persa. In Italia tutto è combinato da generazioni, i posti e progetti assegnati, cono solo piccole modifiche e limature.