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Michele Di Salvo
05 Mar

Anatomia di una dittatura in pectore

Pubblicato da micheledisalvo  - Tags:  Beppe Grillo, dittatura, fascismo, Hitler, Mussolini, nazismo, Politica, scuola italiana, ugo tognazzi

Alcuni mesi fa mi hanno criticato per il parallelismo tra fascismo e la corsa al potere di Beppe Grillo. In parte avevano ragione: il fascismo fu comunque un movimento che aveva una sua ideologia, così come l’aveva il nazismo. Qui invece siamo solo in presenza di una persona arrabbiata e incattivita dall’ostracismo televisivo, che dopo aver tentato in tutti i modi di “prendere il potere” candidandosi finanche alla segreteria del pd, ha fomentato consapevolmente e scientemente la rabbia popolare per una posizione personale. E dalla rabbia e dal revanscismo non nasce mai nulla di buono. Ho pubblicato ieri un articolo – volutamente provocatorio – in cui con una simmetria stucchevole si potevano cogliere gli stessi temi, toni, parole d’ordine, concetti e sintassi di Hitler in Germania con quelli di Grillo oggi. L’unica risposta è stata “Grillo non ha fatto questo discorso”. Ma io non ho mai inteso questo – ho solo mostrato come le parole e i concetti fossero identici.

Una delle pecche della scuola italiana è che quasi mai si arriva con i programmi dell’ultimo anno di liceo al ‘900 – che comunque resta un programma che si fa poco, quando si fa, e male, nella maggior parte dei casi… per ragioni di tempo, di fretta, di vastità del programma, e per le facili implicazioni politiche che comporta. Un generale una volta disse “si fa una guerra quando il popolo ha scordato quella precedente” (se no non la farebbe). Questa frase, per ricordarla alla nazione in un momento complesso della propria storia, viene “ripresa” in una puntata del commissario Pepe, interpretato da Ugo Tognazzi – era il 1970 e di quella frase c’era un gran bisogno. Nel film messa in bocca al pazzo del paese, che girava di notte gridando “non dormite” che mentre voi dormite poi vi risvegliate col fucile in mano e nemmeno ve ne accorgete! Ciò che vale per una guerra, vale anche più per una dittatura. Se ne fa un’altra, quando la prima è stata dimenticata. Già, perché nessuno sa bene – se lo chiedi in giro – come nacque il fascismo, o come salì al potere Hitler… e questa mancanza di memoria e conoscenza è il nostro punto debole come nazione e come popolo. E allora raccontiamo la storia a chi era assente. E chi è presente ragioni e rifletta se l’iter parlamentare che sto per raccontare non sia sin troppo simile ad uno scenario sin troppo possibile anche oggi.

grande-dittatore

Il punto di svolta delle fortune di Hitler giunse con la Grande depressione che colpì la Germania nel 1930. I Socialdemocratici e i partiti tradizionali del centro e della destra si mostrarono inadeguati nel contenere lo shock della Depressione ed erano, inoltre, tutti segnati dall'associazione con il "sistema di Weimar". Nelle elezioni del 14 settembre 1930 il partito nazionalsocialista sorse improvvisamente dall'oscurità e si guadagnò oltre il 18% dei voti e 107 seggi nel Reichstag, diventando così la seconda forza politica in Germania.

Il successo di Hitler si basava sulla conquista della classe media, colpita duramente dall'inflazione degli anni venti e dalla disoccupazione portata dalla Depressione. Contadini e veterani di guerra costituivano altri gruppi che supportavano i nazisti, influenzati dai mistici richiami dell'ideologia Volk (popolo) al mito del sangue e della terra. La classe operaia urbana, invece, in genere ignorava gli appelli di Hitler; Berlino e le città della regione della Ruhr gli erano particolarmente ostili; infatti in queste città il Partito Comunista era ancora forte, ma si opponeva anch'esso al governo democratico, ragion per cui si rifiutò di cooperare con gli altri partiti per bloccare l'ascesa di Hitler.

Le elezioni del 1930 furono un disastro per il governo di centro-destra di Heinrich Brüning, che si vedeva privato della maggioranza al Reichstag, affidato alla tolleranza dei Socialdemocratici e costretto all'uso dei poteri d'emergenza da parte del Presidente della Repubblica per restare al governo. Con le misure austere introdotte da Brüning per contrastare la Depressione, avare di successi, il governo era ansioso di evitare le elezioni presidenziali del 1932, e sperava di garantirsi l'accordo con i nazisti per estendere il mandato di Hindenburg. Ma Hitler si rifiutò e anzi corse contro Hindenburg nelle elezioni presidenziali, arrivando secondo nelle due tornate elettorali, superando il 35% dei voti nella seconda occasione, in aprile, nonostante i tentativi del Ministro degli Interni Wilhelm Groener e del governo Socialdemocratico della Prussia di limitare le attività pubbliche dei nazisti, soprattutto bandendo le SA.

L'imbarazzo delle elezioni pose fine alla tolleranza di Hindenburg nei confronti di Brüning, e il vecchio Maresciallo di Campo dimise il governo e ne nominò uno nuovo guidato dal reazionario Franz von Papen, che immediatamente abrogò il bando sulle SA e indisse nuove elezioni per il Reichstag. Alle elezioni del luglio 1932 i nazisti ottennero il loro migliore risultato, vincendo 230 seggi e diventando il partito di maggioranza relativa. In quel momento i nazisti e i comunisti controllavano la maggioranza del Reichstag, e la formazione di un governo di maggioranza stabile, impegnato alla democrazia, era impossibile. A seguito quindi del voto di sfiducia sul governo von Papen, appoggiato dall'84% dei deputati, il nuovo Reichstag si dissolse immediatamente e furono indette nuove elezioni per novembre.

Von Papen e il Partito di Centro aprirono entrambi dei negoziati per assicurarsi la partecipazione nazista al governo, ma Hitler pose delle condizioni dure, chiedendo il cancellierato e il consenso del Presidente che gli permettesse di utilizzare i poteri d'emergenza dell'articolo 48 della costituzione. Il tentativo fallito di entrare nel governo, unito agli sforzi nazisti di ottenere il supporto della classe operaia, alienarono alcuni dei precedenti sostenitori e nelle elezioni del novembre 1932 i nazisti persero dei voti, pur rimanendo il principale partito del Reichstag.

Poiché von Papen aveva chiaramente fallito nei suoi tentativi di garantirsi una maggioranza attraverso la negoziazione che avrebbe portato i nazisti al governo, Hindenburg lo dimise e chiamò al suo posto il generale Kurt von Schleicher, che era stato per lungo tempo una forza dietro le quinte e successivamente Ministro della Difesa, il quale promise di poter garantire un governo di maggioranza attraverso la negoziazione con i sindacalisti Socialdemocratici e con la fazione nazista dissidente, guidata da Gregor Strasser.

Quando Schleicher s'imbarcò in questa difficile missione, von Papen e Alfred Hugenberg, Segretario del Partito Popolare Tedesco-Nazionale (DNVP), che prima dell'ascesa nazista era il principale partito di destra, cospirarono per persuadere Hindenburg a nominare Hitler come cancelliere in coalizione con il DNVP, promettendo che sarebbero stati in grado di controllarlo. Quando Schleicher fu costretto ad ammettere il suo fallimento, e chiese ad Hindenburg un altro scioglimento del Reichstag, Hindenburg lo silurò e mise in atto il piano di von Papen, nominando Hitler Cancelliere con von Papen come Vicecancelliere e Hugenberg come Ministro dell'Economia, in un gabinetto che comprendeva solo tre nazisti; Hitler, Göring, e Wilhelm Frick. Il 30 gennaio 1933, Adolf Hitler prestò giuramento come Cancelliere nella camera del Reichstag, sotto gli sguardi e gli applausi di migliaia di sostenitori del nazismo.

Il Partito Comunista Tedesco, vincolato da Mosca, ebbe larga parte delle responsabilità nell'ascesa al potere di Hitler. Fin dal 1929 Stalin aveva spinto il Comintern ad adottare una politica di estremo settarismo verso tutti gli altri partiti di sinistra; i socialdemocratici erano trattati come "social-fascisti" e nessuna alleanza doveva essere stretta con loro. Questo serviva ai fini politici interni di Stalin, ma ebbe conseguenze opposte in Germania. Il Partito Comunista, non solo fallì nell'opporsi ai nazisti in alleanza con i socialdemocratici, ma cooperò tatticamente con i primi (soprattutto in occasione dello sciopero dei trasporti pubblici berlinesi del 1932). Furono presto costretti a capire l'errore di questa politica. Usando il pretesto dell'Incendio del Reichstag, Hitler emise il cosiddetto "Decreto dell'incendio del Reichstag" il 28 febbraio 1933, a meno di un mese dall'insediamento. Il Decreto dell'incendio del Reichstag (in tedesco, Reichstagsbrandverordnung) è il termine con cui viene indicata la legge che venne passata dal governo nazista in risposta diretta all'incendio del Reichstag del 27 febbraio 1933. Occorse solo un giorno al governo per farla passare il 28 febbraio, dal momento che bastava soltanto la controfirma del Presidente della Repubblica alla proposta scritta del Cancelliere per farla approvare: era un decreto volutamente inserito dal legislatore come "decreto d'emergenza" e volto a schiacciare i tentativi di colpo di stato, e - come tale - non necessitava dell'approvazione parlamentare per divenire operativa. Il vero nome del decreto è "Verordnung des Reichspräsidenten zum Schutz von Volk und Staat" ("Decreto del Presidente del Reich per la protezione della popolazione e dello stato"). Emanato dall'anziano (e ormai senile) presidente Paul von Hindenburg sulla base dell'articolo 48 sottosezione 2 della Costituzione, che consentiva al Reichspräsident di prendere ogni misura appropriata per rimediare ai pericoli per la sicurezza pubblica, rappresentò uno dei principali passi compiuti dal governo nazista per stabilire il suo dominio, tali passi vengono normalmente indicati dal termine Gleichschaltung.

Il decreto sospese gran parte dei diritti civili garantiti dalla costituzione del 1919 della Repubblica di Weimar. sopprimeva diversi importanti diritti civili in nome della sicurezza nazionale. I leader comunisti, assieme ad altri oppositori del regime, si trovarono ben presto in prigione. Al tempo stesso le SA lanciarono un'ondata di violenza contro i movimenti sindacali, gli ebrei e altri "nemici".

Tuttavia Hitler non aveva ancora la nazione in pugno. La nomina a Cancelliere e il suo uso dei meccanismi incastonati nella costituzione per approdare al potere hanno portato al mito della nazione che elegge il suo dittatore e del supporto della maggioranza alla sua ascesa. In verità Hitler divenne Cancelliere su nomina legale del Presidente, che era stato eletto dal popolo, ma né Hitler, né il partito disponevano della maggioranza assoluta dei voti. Nelle ultime elezioni libere, i nazisti ottennero il 33% dei voti, guadagnando 196 dei 584 seggi disponibili. Anche nelle elezioni del marzo 1933, che si svolsero dopo che terrore e violenza si erano diffuse per lo stato, i nazisti ricevettero solo il 44% dei voti. Il partito ottenne il controllo della maggioranza dei seggi al Reichstag attraverso una formale coalizione con il DNVP. Infine, i voti addizionali necessari a far passare il Decreto dei pieni poteri (Ermächtigungsgesetz), che investì Hitler di un'autorità dittatoriale, furono assicurati con l'espulsione dei deputati comunisti dal Reichstag e con l'intimidazione dei ministri delPartito di Centro. Con una serie di decreti che arrivarono subito dopo, vennero soppressi gli altri partiti e bandite tutte le forme di opposizione. In soli pochi mesi Hitler aveva raggiunto un controllo autoritario senza aver mai violato o sospeso la costituzione del Reich, minando tuttavia il sistema democratico. Sfruttando, infatti, il quadro giuridico fornito dalla Costituzione, Adolf Hitler fece approvare dal Parlamento la legge che gli concesse i pieni poteri. È il 24 marzo del 1933, e tutti i partiti, anche quelli di ispirazione democratica che avevano governato in precedenza, votarono le norme che trasformano la Germania in una dittatura. Dopo l'espulsione dal Reichtstag dei comunisti solo la SPD votò contro la Ermächtigungsgesetz. In base a questo decreto, Hitler sciolse d'imperio tutti i partiti politici tedeschi e promosse soltanto il partito nazista ad unico partito ammesso in Germania (14 luglio 1933).

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micheledisalvo 03/12/2013 23:19

Andrea tu sei certo che non li vedrai più? Sai a quanti ho sentito dire le stese cose in questi vent'anni?
Segnati i nomi e tra cinque sei anni ne riparliamo liste alla mano ci stai?
Il furore di popolo che Grillo ha fomentato e alimentato ha portato un sacco di persone - serie e impegnate - a votarlo.
Ma che credi, che erano tutti banditi quelli che votavano dc? e psi? e pli? e pri?
io adesso mi rivolgo alla persona in buona fede che è in te e ti chiedo, perchè voi (non altri!) non chiedete a grillo democrazia interna, organi collegiali, organi elettivi, trasparenza sula contabilità, elenchi pubblici dei finanziatori, trasparenza...
non sarebbe un bene per il m5s, per i cittadini, per il paese, per gli elettori, per la democrazia in generale?

Alessio 03/12/2013 14:46

Sono d'accordo con lei.
Infatti credo che la colpa piú grave (se posso esprimermi cosí) che puó essere imputata al popolo italiano e che ci ha portato a questa situazione sia proprio stata quella di essere sempre stati poco vigili, poco attenti, poco informati ed aver sempre delegato ai partiti senza aver preteso da essi nessuna operazione di trasparenza e vicinanza alle esigenze degli elettori.

micheledisalvo 03/12/2013 14:31

Il rischio è che per non creare un certo "blocco" si eviti di indicare i rischi veri che si corrono.
Una cosa è dire "non lo devi votare perchè..." altra è dire "dopo il voto" vigiliamo tutti perchè...
Il mio non è un richiamo a creare un "blocco democratico" in funzione anti... ma semplicemente un esprimere un parallelismo storico e metodologico che deve far stare molti vigili - dopo di che non sta ai partiti o a soluzioni delegate arginare certi rischi (da qualsiasi parte provengano) ma sta a noi cittadini essere seriamente responsabili del futuro del nostro paese.

Alessio 03/12/2013 14:11

Mi devo essere espresso male; non intendevo: lei non abbia paura.
Mi scusi ma non credo che un articolo nel quale si profila la nascita di una dittatura molto simile a quella Nazista (nei modi e negli scopi) sia un articolo che non punti ad incutere una certa paura.
In questo vedo molte analogie con alcuni scritti che circolavano durante il periodo della guerra fredda nei quali, per mantenere immobile la classe dirigente del tempo, si cercava di infondere la paura di una dittatura comunista di stampo sovietico.
Detto questo la ringrazio per le sue informazioni.

micheledisalvo 03/12/2013 13:38

la stampa ci ha messo ci ha messo cinque anni per trovare che uno aveva falsificato un curriculum... ma per favore...
In questo momento grillo "è utile" e "andare contro grillo" decisamente pericoloso...
si cavalca l'onda e si nicchia, anche perchè soprattutto adesso i voti di Grillo servono.
E in questo Paese i partiti hanno sempre pensato "poi tanto con questi un accordo lo troviamo" - in germania, in italia col ventennio...