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Michele Di Salvo
18 Feb

La Merkel e internet europeo

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  datagate, web, internet, privacy, europa, Angela Merkel, Germania, libertà

La Merkel e internet europeo

Creare una sorta di “internet europeo” per evitare azioni di spionaggio agevolando la privacy e la sicurezza delle comunicazioni. Il network europeo eviterebbe il passaggio di dati inviati con email o in altro modo attraverso gli Stati Uniti.
È questa l'idea "rivoluzionaria" che fa il giro d'Europa in questi giorni e propugnata fortemente da una Angela Merkel, visibilmente colpita evidentemente sul piano personale dallo scandalo delle intercettazioni NSA.
E come spesso avviene, senza scendere nel merito e verificare se le soluzioni immaginate siano anche percorribili, e quali siano i veri vantaggi e soprattutto se quelle soluzioni sono anche risolutive del problema, un politico toccato sul vivo si sente investo anche di un "sacro furore" in nome della difesa dei cittadini.
Chiariamo subito che la forza di Internet è la sua globalità, e regionalizzarlo è privare tutti gli utenti, in primis nel caso quelli europei, di qualcosa, in termini di accessi, servizi, prodotti, capacità di comunicazione.
Chiariamo anche che "regionalizzare" internet è possibile, anche se ormai tanto possibile quanto immensamente costoso. Oltre ai filtri fisici sulle dorsali di accesso ci sarebbero da modificare tutti i protocolli di comunicazione. Un po' come avviene in Cina per intenderci, dove tuttavia la rete "è nata" così, e da sempre così è stata strutturata.
La domanda tuttavia è "cosa c'entra questo con la sicurezza"?
Perché è facile immaginare che anche con un "internet europeo", se qualcuno ha davvero interesse e utilità ad intercettare dati, lo fa ugualmente. Del resto la Nsa intercetta comunque – in modo più costoso e meno massivo – ciò che avviene in Cina, come del resto dalla Cina e dalla Russia – con maggiore difficoltà e alcune limitazioni sopratutto di velocità e immediatezza – è un fatto noto che comunque gli utenti accedono ai contenuti "chiusi" di Youtube o di Google.
Gli unici effetti reali di un "internet europeo" sarebbero più o meno questi: molti servizi cloud non accessibili, alcune limitazioni a siti social come facebook, molti servizi di Google, come Gmail, del tutto o in parte non accessibili, costi per le grandi aziende di adeguamento delle proprie reti dati, ma sostanzialmente nessun beneficio particolare in termini di sicurezza.
La commissione europea “supporta” la proposta della cancelliera Angela Merkel di lavorare per costruire “un network europeo di internet che offra maggiore sicurezza e protezione dei dati”. È quanto ha spiegato ai giornalisti Ryan Heath, portavoce della commissaria all’Agenda digitale, Neelie Kroes, e lo stesso cancelliere tedesco precisa che le negoziazioni tra gli Stati membri “non saranno semplici” visto che “alcuni Stati hanno livelli di sicurezza inferiori alla Germania e noi non vogliamo che la nostra sicurezza venga annacquata”.
Un altro punto di difficoltà sarà, il fatto che “Google o Facebook, naturalmente si stanziano” in quei Paesi “in cui il livello di protezione dei dati è più basso” e questo “a lungo andare non potrà essere accettato in Europa”.
Ma il portavoce della Kroes precisa che questi interventi “non significano che voglia creare un internet europeo” ma solo che voglia che i Paesi Ue siano in grado di offrire certi servizi che al momento sono offerti solo da aziende Usa. Heath ha ricordato che “la commissione ha fatto 3 proposte concrete” per puntare ad avere “un cloud space comunitario”, ovvero “la new network and information security directive, per far lavorare governi e aziende insieme per denunciare e prevenire le violazioni dei dati”, poi un “pacchetto per la protezione dei dati” e infine “il nuovo regolamento per la riforma del mercato unico digitale”.
Lo scopo è “garantire un internet aperto e universale”, e quando finalmente ci sarà un “vero mercato unico verranno massimizzate le opportunità per le aziende comunitarie di ottenere quella sorta di sicurezza di cui parla Merkel”.
Ed è su almeno due piani concreti che si gioca quindi la vera partita avviata dalla Germania, entrambi che hanno ben poco a che fare sulla sicurezza e sulla privacy dei cittadini, e molto su quello invece del business delle nuove tecnologie, se vogliamo mascherando poco e male il vecchio protezionismo tanto caro alla vecchia Europa.
La Germania infatti è consapevole che la rete sarà in questo secolo quello che è stata l'industria pesante nel '900, e punta, ridefinendo i protocolli e le regolamentazioni sugli standard di sicurezza e accessibilità, a intercettare le possibilità di locazione in europa di aziende e servizi attualmente logisticamente residenti negli Stati Uniti, in India e Brasile.
In nome della privacy dei cittadini si chiede sostanzialmente che i Cloud, le aziende di social network, i servizi di posta elettronica, i server dati e le reti "abbiano una doppia localizzazione" e non si debba necessariamente sempre "andare negli Usa" per accedere a gmail o googlemaps.
E con buona pace dell'Europa, non meno del 80% di questa partita – che per difetto è stimata in 35miliardi di euro – sarebbe naturalmente destinata a essere divisa tra aziende francesi e tedesche.
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