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Michele Di Salvo
23 Apr

Un atto rivoluzionario: chiedere scusa

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Renzi, Bersani, pd, partito democratico, Partecipazione, giovani, chiedere scusa, classe dirigente, rinnovamento

Un atto rivoluzionario: chiedere scusa

Imparare a chiedere scusa. Questo sì che sarebbe veramente un atto rivoluzionario e significativo di una politica “nuova”.
Io credo che il peggiore atto politico che un elettore possa fare è dire al suo partito “rimpiango di averti votato”. Ma questo interessa poco, mi rendo conto.
Invece dobbiamo – tutti – imparare a chiedere scusa.
Affermare che si è cambiamento, che si chiede la partecipazione, che si vuole ripristinare un rapporto di dialogo interrotto, che si fa politica per il bene comune e che si vuole un’Italia giusta, deve essere qualcosa che esce fuori dalla semplice comunicazione politica e che invece declina un modo differente di approcciare le questioni.
Il Partito Democratico – per una volta comunque tutto e tutto insieme – deve chiedere scusa all’Italia per essere stato partecipe di un’ennesima lacerazione, e di aver diviso e non unito, nella massima scelta istituzionale, il popolo italiano.
Il Partito Democratico deve chiedere scusa a milioni di elettori, milioni di militanti e soprattutto a quelle decine di migliaia di volontari che si sono impegnati nelle primarie, mettendoci corpo e anima, cuore gambe braccia cervello, per aver chiesto un consenso per dialogare e unire ed invece aver compiuto ennesime fratture e divisioni tra componenti e visioni interne di partito.
La direzione del Partito Democratico deve chiedere scusa per aver dato occasione a nani politici di apparire dei giganti della mediazione, per aver consentito che chi per dieci anni ha affossato politicamente economicamente e moralmente questo paese e la sua società oggi appaia come statista e moderato.
Gli eletti nel partito Democratico devono chiedere scusa per aver anche solo accettato di votare scheda bianca abdicando al proprio dovere di rappresentanza di quei milioni di cittadini che gli hanno dato fiducia, consenso e voti, nel momento più altro della vita politica e istituzionale del paese.
Sia Renzi sia Bersani hanno l’obbligo morale di chiedere scusa a tutto il partito, e anche più a militanti ed elettori, per aver usato per le proprie beghe questo difficilissimo passaggio, e nel non perdere occasione per rimarcare le proprie distanze consegnando di fatto la vita politica del più grande partito italiano al voyeurismo delle cronache mondane, rendendo evidente che né l’uno né l’altro sono personalità capaci di unire al di là di se stessi.
Il Partito Democratico deve ripartire da queste scuse per riappropriarsi della dignità storica e morale che non è patrimonio di questo o quel dirigente, segretario, parlamentare, ma di tutti i militanti seri, impegnati nel sociale, che meritano di più e di meglio.
Quegli stessi militanti che in privato, in pubblico, in piazza, hanno chiesto scusa all’Italia intera, sentendone il bisogno senza che nessuno glielo chiedesse, proprio perché ricchi di una dignità morale e di un senso civico che evidentemente non appartiene alla sua direzione nazionale.

Consideriamo valore il fatto che in questo Partito si discuta e si dissenta.
Accusiamo gli altri che non lo fanno, quando non lo fanno, e dichiariamo con forza – ed è sacrosanto - che il mancato dibattito interno è un danno per la democrazia che riguarda tutti, dentro e fuori un partito.
Dichiariamo con forza che è assurdo che chi manifesti dissenso venga espulso e messo alla porta.
Ma queste cose, vere e sagge e fondanti una società democratica, devono avere un esito concreto per non restare parole.
Io credo che queste parole siano la cifra da cui trarre una linea politica nuova, che passi dal metterci la faccia sul serio.
E questo non può riguardare “assumere su di sé la responsabilità di governo” ma deve partire dall’assumere su di sé il peso della serietà, della dignità e del rispetto per il consenso ricevuto e verso le persone che l’hanno conferito.
Perché i segretari passano, i dirigenti passano, i candidati passano, ma restano sul territorio le persone che si impegnano per migliorare una società che appartiene a tutti, oltre noi stessi, e quella tensione morale e civile e non merita alcun genere di umiliazione, e deve avere un rispetto tale per cui nessuno domani possa per strada sentirsi additato come parte di queste vicende e come attore di queste tristi pagine di cui il paese non aveva e non ha bisogno.
Non si può essere dirigenti di un grande partito progressista e di massa se non si ha l’umiltà di ammettere dove e quando si sbaglia, se non si ha lo spessore di saper chiedere scusa, se non si ha la dignità morale di non cogliere ogni occasione per attaccare il proprio antagonista interno.

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anna-genova 04/24/2013 21:50

Sono daccordo con te, occorre imparare a chiedere scusa , stiamo ancora aspettando i nomi dei 101 che non hanno votato Prodi, devono dirne il perchè e chiedere scusa a Bersani e a tutti noi

Anna