Overblog
Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
Michele Di Salvo
07 Jan

Ciao Charlie

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  parigi, charlie hebdo, satira, terrorismo, informazione, giornalismo, giornali, foto

Ciao Charlie

Prima ti viene la rabbia. Lo sgomento. Attaccare un giornale di satira, così. Senza alcun vero motivo, come se esistesse un motivo anche solo plausibile per un attacco del genere ovunque e verso chiunque. Ti viene da pensare alle mogli, alle fidanzate, alle compagne, ai figli, agli amici. Alle parole non dette, e a quelle che avresti voluto dire. Infondo, come per tutti noi, era un giorno come un altro, uno di quelli che vengono dopo ieri e prima di domani. C'è tempo ti dici, per chiedere scusa, per salutare, per chiamare quell'amico che avevi in testa da tempo e che anche ieri, per la fretta... lo chiamo domani. Un bacio a tuo figlio, una carezza a tua figlia... nelle mille cose di tutti i giorni... vabbè, glielo do stasera. Infondo non sei un militare, non sei un poliziotto, non sei un vigile del fuoco, e non fai uno dei mille mestieri pericolosi o rischiosi di questa terra: tu fai disegni, fai satira, un lavoro banale, semplice, quasi che non sia un lavoro. E a volte ti prendono in giro: cavolo, pagato per due disegni umoristici. E tu forse sorridi dentro di te pensando che ce l'hai fatta. Fai quello che ti piace e ti riesce bene, e vieni anche pagato per farlo. E sei molto più fortunato dei tanti che fanno lavori molto più faticosi. Pensi. Poi arrivi, saluti, un caffè lungo, dolce, con latte, come tutti i francesi. Finalmente il caldo dei riscaldamenti che fuori fa un freddo a Parigi a gennaio. E c'è il vento. Un vento secco che porta via gli odori, e spesso anche i rumori. Sarà per quello che nessuno li ha sentiti arrivare. L'odore acre della polvere da sparo è rimasto congelato. Fermi. Tutti. Amici e colleghi. Disegnatori e redattori. L'ultimo ricordo nella signorina del bar dove andavi tutti i giorni è come al solito sfuggente e tu non le hai ancora chiesto di uscire. L'ultimo ricordo di tua moglie era per la lista della spesa. L'ultima immagine di tuo figlio è la sua cartella di spalle mentre usciva di corsa per non fare tardi e quel bacio ti è rimasto sulle labbra. C'è tempo. E invece oggi no. Di tempo non ce ne era, e non ce ne è stato, e non ce ne sarà. Siamo tutti fermi lì. All'ultimo numero di Charlie uscito presto, e a quello che non uscirà con la tua vignetta. Siamo fermi di fronte a qualcuno che esulta, come se davvero potesse esistere un Dio o una religione che ordini questo. Siamo fermi dinanzi a chi in pochi minuti l'unica cosa a cui ha pensato è come mettere il cappello politico alla rabbia naturale e ovvia di questo gesto. Siamo fermi come congelati dal vento freddo di Parigi, che ti entra nelle ossa a gennaio, mentre dovremmo essere increduli verso chi, ancora, non trova di meglio da fare che seminare odio, in una direzione o in un'altra. E ancora una volta nemmeno questo folle inutile drammatico agghiacciante gesto ha insegnato nulla. Siamo fermi in quel vento freddo che ci ghiacci tutti i sangue nelle vene se ancora non lo ha già fatto. Fermi davanti ad un orrore.

Ciao Charlie
Ciao Charlie
Ciao Charlie
Ciao Charlie
Ciao Charlie
Ciao Charlie
Ciao Charlie
Ciao Charlie
Ciao Charlie
Ciao Charlie
Ciao Charlie

Condividi post