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Michele Di Salvo
26 Apr

Perchè Grillo vince... in 5 minuti di tv

Pubblicato da Michele Di Salvo  - Tags:  Beppe Grillo, Politica, pd, pdl, Bersani, Renzi, comunicazione tossica, comunicazione politica, comunicazione digitale, giovani

Perchè Grillo vince... in 5 minuti di tv

Lunedì 15 aprile sono stato ospite a Piazzapulita, e verso la fine della puntata si è verificato qualcosa che complessivamente può essere considerato al sintesi perfetta della situazione politica italiana.
Un servizio da Torino (min.30 ca.) si è concluso con la testimonianza drammatica di un giovane padre che si è visto costretto a vendere le fedi per dare da mangiare ai figli. Al di là della situazione economica però a me hanno colpito due affermazioni umane, ben più gravi. La prima, il fatto che ha tolto dalle pareti le fotografie di momenti felici e spensierati passati, e questo significa non solo che il ricordo della felicità è un dolore in quella famiglia, ma che è finita anche la speranza che quei momenti possano tornare. La seconda, quando ha detto che “la mente fa presto a impazzire” e che lì vicino c’erano i binari della ferrovia, e che qualche giorno prima già qualcuno si era suicidato; in quegli occhi non c’era solo disperazione, c’era una vera e propria richiesta di aiuto a tutta la nostra comunità.
Tornata la diretta (min.40 ca.), in studio, in una dinamica per me quasi surreale, è iniziato un vivace dibattito di macroeconomia, che potremmo definire di alto livello se fossimo stati nel contesto di un seminario accademico. Questo distacco tra quella realtà, e quelle richieste di aiuto e di risposta, e quello che è avvenuto poco dopo è esattamente la cifra dello scollamento tra la vita reale e la risposta politica e tecnica in questo Paese.
Noi non abbiamo bisogno di tecnici: un vecchio adagio in economia recita che gli economisti sono quelli pronti con un bottone a risolvere tutto, hanno tutti la ricetta giusta, mentre la politica è quella cosa che deve stare attenta a prendere un po’ da tutte le teorie economiche per creare di volta in volta la soluzione più appropriata.
E non abbiamo bisogno nemmeno di “un governo di governanti”, perché non siamo una Spa in cui il Presidente del Consiglio altri non è che un Amministratore Delegato.
Questo Paese non ha bisogno nemmeno di “liste della spesa”, di punti più o meno semplici e/o numerosi da realizzare. Perché anche quelli sono semmai poco più di priorità amministrative della cosa pubblica.

Quel nostro concittadino di Torino, che rappresenta una quantità enorme di nostri concittadini da Bolzano a Lampedusa, per una volta uniti in una situazione comune, chiedono uno slancio, u progetto, un sogno, una visione organica di Paese, una strategia di sviluppo e di crescita.
Chiedono di poter riappendere le foto dei momenti felici, non come ricordo di qualcosa che non è più, ma come momento di speranza e tensione a che possano tornare, vogliono tornare a voler credere che quelle cose torneranno, vogliono tornare a pensare a una ferrovia come uno strumento di lavoro e unione, e anche viaggio, e non come una via drammatica per porre fine a unno strazio vissuto a pelle, e sulla pelle, come un destino ineluttabile.

Sino a quando la politica dei partiti non lavorerà per costruire, tutti insieme, una visione nuova da realizzare, e parlerà a questo popolo di strategia, di economia accademica, di nomi e percentuali, lascerà il campo del consenso a chi con parole semplici, apparirà il più vicino ai nostri cittadini rimasti indietro. Che sono sempre drammaticamente più numerosi ogni giorno.
La via al facile populismo ed alla politica demagogica è sempre dietro l’angolo in una democrazia, e compito della politica è dare quelle risposte concrete che sono l’unico antibiotico possibile.

È facile trincerarsi dietro alla banalità delle proposte di Grillo, al vuoto assoluto del programma politico, alla irrealizzabilità di molti di quei punti, ed anche alla ignoranza istituzionale e costituzionale di molte proposte. Ma quel campo è reso fertile dal vuoto di proposta politica e di visione della società che vada oltre un semplice programma elettorale e che sia invece una visione di un paese nuovo, che tutti insieme dobbiamo concorrere a costruire.

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